“Mi sono appena laureato/a in lingue, come faccio a diventare traduttore/traduttrice?”, “Ho conseguito una laurea in lingue e traduzione qualche anno fa ma la mia carriera ha preso una strada diversa e ora voglio inserirmi nel mondo della traduzione. Da dove (ri)comincio?”. Questi sono solo alcuni dei mille dubbi e domande che attanagliano coloro che desiderano intraprendere una carriera nell’ambito della traduzione una volta laureati, oppure che vogliono inserirsi in questo settore dopo esperienze lavorative differenti (tra questi ultimi ci sono anche io, ebbene sì!).

La cattiva notizia è che la laurea in lingue, in lingue e traduzione o affini, triennale o magistrale che sia, non basta per proporsi alle agenzie di traduzione (come traduttori interni o come freelance) o ai clienti privati che necessitano di questo servizio. La buona è che, seguendo alcuni percorsi e alcune strategie post lauream, è davvero possibile arrivare a fare il lavoro dei propri sogni. Questo articolo vi dà 5 consigli per incanalare le vostre energie nella direzione giusta.

Continuare o riprendere la formazione

I corsi di laurea in lingue spesso sono troppo generici e quelli in lingua e traduzione spesso non sono abbastanza o per nulla pratici nel consentire agli studenti di capire fino in fondo tutte le competenze, anche tecniche, necessarie a svolgere la professione del traduttore. Tali competenze si acquisiscono con Master o corsi professionalizzanti, anche online, che permettano di “mettere le mani in pasta” nel mestiere.

Ma come scegliere il giusto Master/corso tra la varietà dell’offerta formativa? Innanzitutto, bisogna prediligerne uno che preveda parti pratiche e/o veri e propri laboratori di traduzione, specialmente tramite l’utilizzo dei CAT tool, la conoscenza dei quali è ormai fondamentale se si vuole lavorare in questo ambito e proporsi alle agenzie. Alcuni CAT sono anche utilizzabili online, come Smartcat e Matecat, e hanno buone versioni gratuite. Poi, uno che offra una panoramica completa di tutti i servizi da poter offrire in questo ambito, quindi non solo la traduzione ma anche, per esempio, la localizzazione e il machine translation post editing (MTPE). Inoltre, è bene sceglierne uno che dia anche un’infarinatura di fiscalità e di gestione della parte imprenditoriale, dato che lo sbocco lavorativo sarà principalmente da freelance. Meglio ancora se questo Master/corso permette di specializzarsi in un determinato settore: CAT e specializzazione è ciò che poi le agenzie richiederanno ed è meglio non farsi trovare impreparati. La ciliegina sulla torta sarebbe poi che esso preveda uno stage/tirocinio presso un’agenzia di traduzione o un’azienda fornitrice di servizi linguistici, sia esso in loco oppure online.

Fare uno stage

Se avete già fatto il Master/corso ma lo stage non era previsto, bisogna rimediare: non è consigliabile proporsi direttamente alle agenzie senza o con pochissima esperienza; la maggior parte di esse, infatti, cerca professionisti già esperti in determinati settori. Fare uno stage è invece una tappa decisiva e il trampolino ideale per una carriera futura. Si ha l’opportunità di toccare con mano il mestiere, mettendo in pratica l’utilizzo dei CAT e avendo l’occasione di utilizzarne alcuni di alto livello (come SDL Trados Studio e MemoQ), ci si confronta con diversi tipi di testo e si osserva da dentro come funziona un’azienda di servizi linguistici e come viene gestito il flusso di lavoro e il rapporto con i clienti. Non ultimo, si conoscono le varie figure che la popolano e che ruoli hanno (e di cui molto spesso si sa ben poco), anche per farsi un’idea dei vari sbocchi lavorativi a lungo termine: può sembrare prematuro parlarne, ma ormai bisogna tenersi aperte più porte, specialmente in quest’epoca di cambiamento veloce e costante. Per iniziare uno stage presso un’agenzia, la si può contattare direttamente oppure, se si è ancora addentrati nell’ambiente universitario, ci si può rivolgere all’ufficio tirocini della propria facoltà o ai docenti stessi, magari i responsabili di dipartimento.

Iscriversi ai portali e aderire alle associazioni di traduttori

Tra i maggiori portali a cui iscriversi come traduttori, ci sono senza dubbio ProZ e TranslatorsCafè. Detti anche marketplace, sono luoghi virtuali in cui sono presenti, oltre che i traduttori, anche le agenzie. Queste ultime possono pubblicare lavori e/o cercare traduttori, mentre i traduttori possono non solo cercare le agenzie, ma anche leggerne le recensioni e scambiarsi pareri e consigli traduttivi con i colleghi attraverso i forum. Alcune funzionalità sono disponibili solo nelle versioni a pagamento, ma già quelle gratuite sono dei buoni punti di partenza per iniziare a orientarsi.

Per quanto riguarda le associazioni di traduttori, due delle più note sono sicuramente AITI e ANITI. Quasi tutte propongono servizi speciali riservati ai membri: offerte di lavoro, corsi, sconti interessanti in formazione, consulenza legale e fiscale, nonché la possibilità di entrare in contatto con altri professionisti.

Farsi vedere e farsi conoscere (e non avere paura di farlo)

Questo consiglio è complementare al precedente. Infatti, per mettersi in gioco a 360 gradi, è importantissimo curare la propria immagine professionale. Avere un profilo LinkedIn completo è di grande aiuto per acquisire visibilità anche da parte di potenziali clienti, meglio ancora se lo si rende disponibile anche in altre lingue, magari quelle di specializzazione. Inoltre, avere un sito Web professionale e dettagliato o una pagina Facebook riguardante la propria attività sicuramente permette di spiccare ancora di più.

Un altro aspetto fondamentale è fare networking: iscriversi e partecipare ai numerosi gruppi Facebook di settore è molto utile, poiché anch’essi possono aiutare al confronto tra colleghi alla pari e con colleghi più esperti, che possono indirizzarci verso una maggiore comprensione della nostra situazione attuale e di come poterla migliorare. Ottime occasioni di networking sono anche gli eventi e le conferenze, sia online sia di persona (quando sarà di nuovo possibile!), sia di settore sia generici ma sempre relativi al mondo della libera professione, e le belle iniziative volte all’incontro e al confronto tra traduttori nella propria città, come il LocLunch. Iscriversi alle newsletter o seguire le pagine social di tali eventi o iniziative aiuta a tenersi informati e a non perdere di vista i vari appuntamenti.

Tradurre come volontari

A questo punto potrebbe sorgere spontanea la domanda: “Ma dopo il Master/corso e lo stage, come posso incrementare la mia esperienza intanto che mi propongo alle agenzie?”. Un’ottima maniera è quella di fare del volontariato presso le ONG, in modo da fare del bene tenendo allenate le proprie abilità e competenze traduttive. Due ONG da tenere in considerazione sono senz’altro Translators without Borders, che su richiesta invia anche tramite email un’attestazione della quantità di parole tradotte e dei progetti a cui avete preso parte, e Khan Academy.

 È innegabile che l’avvio della propria professione come traduttore presupponga un investimento: di denaro, di tempo e di energie. Ma con pazienza e tenacia e, soprattutto, con intraprendenza e fiducia nelle proprie capacità e competenze, tale investimento viene ricompensato. A mio avviso (e questo è il mio personalissimo consiglio numero 6), vale la pena almeno tentare, se questo è davvero il lavoro tanto desiderato.

E voi, come avete iniziato la vostra carriera nel mondo della traduzione? A che punto siete del vostro percorso? Trovate utili questi consigli o ne suggerireste altri? Scrivetecelo nei commenti.

Martina Stea
Martina Stea

Romana, classe 1987, consegue la Laurea magistrale in Letterature e traduzione interculturale nel 2012 presso l’Università degli Studi Roma Tre. Nel 2017 consegue un Master in Traduzione specializzata tecnico-scientifica nelle combinazioni linguistiche EN>IT ed ES>IT, presso l’Agenzia formativa tuttoEUROPA di Torino. Da allora è felicemente una traduttrice freelance, ma da ottobre 2018 fa anche dell’altra sua passione un lavoro: tra una traduzione e l’altra, infatti, Martina gira il mondo zaino in spalla come coordinatrice di viaggi di gruppo. La sua ambizione è diventare quanto più nomade digitale possibile.

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