Se la crisi c’è il marketing è multilingue
May 8, 2009 by Silvia Di Persio
Filed under Professione
“People don’t buy what they can’t understand”.
Speriamo che a crederlo siano anche le imprese americane alle quali Don DePalma, fondatore e responsabile per la ricerca della società di consulenza e ricerca “Common Sense Advisory” nonché autore del libro sulla globalizzazione delle imprese A Strategic Guide to Global Marketing, indirizza questa sua considerazione dalle pagine del sito americano dedicato al mondo del marketing Chief Marketer!.
Un’esortazione alla localizzazione linguistica, “Translate”, come elemento di una strategia complessiva per l’espansione internazionale delle imprese USA in uno dei periodi più neri dell’economia occidentale. E un segnale della diffusa tendenza ad affrontare la recessione nel senso positivo del potenziamento degli anelli più deboli della catena produttiva e distributiva. Tra questi, appunto, una certa tendenza delle imprese USA ad affidarsi per ragioni diverse alla sola lingua inglese come lingua di commercializzazione del prodotto.
Già nel 2006 DePalma sondava con una ricerca di mercato le potenzialità di una strategia di vendita incentrata sul multilinguismo. La ricerca, condotta su un campione di più di 2.400 consumatori di otto paesi non anglofoni in merito alle relative esperienze di acquisto su siti web in lingua inglese, dimostrava che gli intervistati preferiscono interagire nella propria lingua anche nei casi di una conoscenza di base della lingua inglese. La possibilità di disporre di contenuti nella propria lingua si dimostrava decisiva nel caso di acquisti più dispendiosi o di oggetti di importanza cruciale rispetto allo stile di vita come operazioni bancarie online e assicurazioni.
Di interesse maggiore una successiva inchiesta condotta su un campione di clienti business. Per questo tipo di acquirenti si considerava una certa reticenza delle imprese alla localizzazione linguistica fondata sulla convinzione che quando l’acquirente è un’azienda o un ente pubblico si presume che il prodotto, generalmente high-tech, sia destinato a referenti che si trovano nella sala server o a determinati livelli gestionali e pertanto in grado di parlare un inglese sufficiente all’utilizzo del prodotto. I paesi interessati all’inchiesta erano Francia, Germania, Spagna e Giappone perché rappresentativi dei paesi per i quali le aziende localizzano frequentemente i loro prodotti; Cina e Russia perché mercati in evoluzione di particolare interesse; la Svezia come contesto nazionale di larga diffusione della lingua inglese.
I risultati mostravano una correlazione elevata tra incremento di localizzazione linguistica e aumento delle vendite. Più dell’80% del campione concordava con l’affermazione “La possibilità di disporre di materiale di marketing e di documentazione accessoria a stampa nella mia lingua aumenta la probabilità di acquisto di un prodotto software da parte della mia organizzazione” e solo per gli intervistati svedesi la percentuale scendeva al 60%. Entrambi i casi mostravano comunque che sul multilinguismo si poteva lavorare.
Rispetto ad allora, oggi lo sviluppo della ricerca multilingue delle parole chiave e il conseguente incremento in visibilità costituiscono un incentivo in più e uno strumento in grado di potenziare l’efficacia della localizzazione linguistica per le vendite. Sono diverse le agenzie di consulenza SEO che puntano sull’ottimizzazione multilingue del sito web (MSEO) grazie a strumenti che permettono di modificare i contenuti del sito in modo estremamente dinamico e senza dover creare siti paralleli. La centralità del ruolo del traduttore professionista in questa fase rimane indiscussa al fine di evitare traduzioni appiattite dalla letteralità.
Una letteralità alla quale non è sfuggita l’agenzia incaricata della localizzazione del sito di lingerie di Victoria Beckham, Victoria’s secret, stando a quanto riporta la stessa rivista Chief Marketer. Alcuni esperti di marketing per utenti ispanofoni, pur riconoscendo l’utilità di una versione spagnola del sito accanto a quella inglese nella complessa situazione di bilinguismo spanglish del mercato USA, segnalano alcune traduzioni improprie perché troppo letterali: l’intestazione della scheda “swim” del sito è stata tradotta come “nadar” che in spagnolo vuol dire “nuotare” quando sarebbe stata più opportuna l’espressione “playa” per indicare la sezione di abbigliamento da mare mentre “check order status” tradotto come “ver estatus del pedido” (lett. “Verificare lo status dell’ordine”) suggerisce una sorta di controllo dello status sociale per l’acquisto. “Come se a farci i conti in tasca non bastasse la crisi” potrebbe pensare l’acquirente ispanofona di fronte all’insolito invito.
Fonte: http://chiefmarketer.com/
Foto: “Sleeping woman with hat” di Stas Kulesh su Flickr Creative Commons
Il protagonista che non c’era
April 29, 2009 by Silvia Di Persio
Filed under Ritratti
Se gli elementi della situazione riportata nel video della settimana di EST potessero essere riorganizzati come tessere di un puzzle ideale per analoghi scenari, la collocazione dell’ultimo tassello svelerebbe una presenza inattesa. Da una parte un pubblico urlante in pieno delirio di riconoscenza per i romanzi della saga di Twilight che narrando le vicende di Edward il vampiro e della giovane Bella hanno saputo parlare ai turbamenti e alle passioni crepuscolari degli animi romantici. Dall’altra, sul palco, l’oggetto di tanta acclamazione. Non l’autrice Stephenie Meyer che a partire da Twilight ha dato vita alla fortunatissima saga riproponendo in chiave attuale i principali ingredienti del gotico. Né gli attori protagonisti della versione cinematografica del romanzo, già decretati nuovi idoli delle teenager. Ultimo tassello e inaspettato pezzo a completamento del quadro sarebbe in questo caso il traduttore.
È con questa bella novità che si presenta il primo raduno nazionale dei fan di Twilight tenutosi a Volterra il 19 aprile scorso, con Luca Fusari, traduttore della saga della Meyer in questo caso ma con alle spalle un già solido percorso nella traduzione editoriale, tra i suoi ospiti più acclamati. Una dimensione insolita quella della ribalta per una professione la cui invisibilità, quando non correlata a indeterminatezza di status professionale e a tariffe inadeguate, può essere ascritta a una scelta ben precisa.
È allo stesso Luca Fusari che rivolgo queste osservazioni: «Le mie apparizioni pubbliche legate a Twilight – risponde Luca – in realtà sono state soltanto tre, e in due casi ho parlato di fronte a un pubblico in cui i/le fan erano in minoranza (un incontro con alunni delle scuole superiori del trevigiano, alla fine del 2007, e un dibattito sul rapporto fra traduzione del libro e adattamento della sceneggiatura del film, organizzato lo scorso marzo all’interno del Centro Traduttori della Children’s Book Fair di Bologna); inoltre ho contribuito all’antologia de Il mestiere di riflettere e anche di quella mi è capitato di parlare in occasioni formali. Perciò discutere in pubblico del mio mestiere non è una novità assoluta per me, e sono ben contento di poterci mettere la faccia quando capita: nell’invisibilità preferisco calarmi quando sono davanti al computer o al libro, a lavorare, mentre quando si tratta di fare divulgazione pura e semplice sulla nostra professione o di mettersi in gioco per sottolineare l’importanza del traduttore (come del revisore, del correttore di bozze e del resto dei ruoli ‘invisibili’ della filiera) sono ben contento di non risultare poi così trasparente. E comunque credo che la venerazione delle fan non vada a me in quanto “divo” ma alla figura del traduttore, del catalizzatore che riscrive un libro altrui e lo trasporta all’interno di un’altra cultura, e sia più che altro un tributo all’importanza del lavoro che svolgiamo».
Rimane allora il fatto, positivo, che un simile tributo possa considerarsi un premio per i tanti sforzi che vengono compiuti quotidianamente in direzione di una maggiore visibilità, intesa come rafforzamento dello status della professione attraverso il riconoscimento. A precedere di pochi giorni il raduno di Volterra, l’intervento sul tema da parte di una delle principali artefici di questi sforzi, la fondatrice di Biblit Marina Rullo, nella puntata di Tradurre del 16 aprile dedicata alla visibilità della professione sul web.
E del resto è proprio alla rete e alla sua capacità di mettere in comunicazione ambiti altrimenti distinti nella sfera del non-virtuale che la popolarità di Luca presso il grande pubblico di Twilight rimanda, delineando i tratti del nuovo rapporto traduttore-fruitore del prodotto culturale tradotto. È infatti sufficiente inserire il suo nome su Google per incontrare le numerosissime manifestazioni di gratitudine per il lavoro di traduzione svolto da parte delle fan della saga, oltre a un fan club dedicato proprio alla sua figura e al suo lavoro. Sono l’entusiasmo e il sentimento di gratitudine nei confronti di chi rende fruibile il prodotto amato che nutrono questa attenzione nei confronti del traduttore, in modo analogo a quanto si verifica da parte dei fruitori dei prodotti audiovisivi stranieri nei confronti dei sottotitolatori amatoriali delle diverse community web di fansubbing.
Una stessa urgenza di fruizione, accanto a una più diffusa conoscenza della lingua inglese, alla base della popolarità di entrambi, che si sviluppa nel più ampio fenomeno delle culture partecipative. Ma se nel caso del sottotitolaggio amatoriale i due fattori stimolavano l’accesso al lavoro di traduzione e l’inizio di un percorso che si apriva anche a opportunità professionali, nel caso della popolarità di Luca è la curiosità nei confronti della doppia vita linguistica del prodotto amato che alimenta l’attività comunitaria sul web. Come testimoniano in Il mestiere di riflettere Federica D’Alessio e Chiara Marmugi, le due traduttrici che a partire dal romanzo Eclypse collaborano con Luca, le appassionate di Twilight non si accontentano di leggere il libro in italiano ma confrontano e commentano le due versioni in forum dedicati, valutando in modo continuo la qualità del lavoro di traduzione. Chiedo a Luca se ha mai ricevuto delle critiche o delle contestazioni al riguardo «Certo che sì – risponde – ma per quanto ne so riguardavano sfumature o casi in cui io e la redazione abbiamo dovuto compiere scelte arbitrarie (questo “I love you” è un “ti amo” o un “ti voglio bene”?), nonché di un ulteriore appiglio per spiegare in pubblico che la traduzione non è sempre una scienza esatta (almeno secondo me)».
Spiegazione pubblica che si riflette in una crescente presa di coscienza rispetto al valore dell’attività traduttiva; una consapevolezza che inevitabilmente si riversa in modo positivo sulla visibilità e sullo status del traduttore.
In questo senso mi chiedo se un tale esempio di riconoscimento mediatico, oltre a nascere a valle del prodotto letterario, dalle passioni dei fruitori, non sia anche frutto di una strategia editoriale mirata a dare la giusta evidenza al ruolo del traduttore nella catena di post-produzione editoriale. Ma a quanto pare non lo è: «Tutto è stato frutto esclusivo della passione delle fan della saga di Twilight – conferma Luca – e non c’è stato alcun calcolo o strategia editoriale. Tanto che questa sorta di impennata di popolarità mi ha colto davvero di sorpresa, dal momento che l’ultima traduzione di Stephenie Meyer l’ho consegnata nell’estate del 2008 e nel frattempo mi sono dedicato ad altro, oltretutto lavorando con editori con i quali collaboro da tempo in maniera del tutto autonoma dalle faccende vampiresche. Visto dall’interno, l’exploit di visibilità che ho avuto è una semplice parentesi all’interno di un tran tran lavorativo denso e serrato come, penso, quello di qualunque altro professionista del settore».
Una parentesi, certo, ma che sarebbe bene estendere in favore di una visibilità anche esterna del tran tran lavorativo denso, serrato e silenzioso di ogni traduttore.
Foto: “There are no extra pieces in the universe. Everyone is here because he or she has a place to fill, and every piece must fit itself into the big jigsaw puzzle.” di miss_blackbutterfly su Flickr Creative Commons
Tradurre, 30 aprile, ore 17: visibilità e status della professione
April 23, 2009 by Andrea Spila
Filed under Formazione
La quarta puntata di Tradurre sarà dedicata a visibilità e status della professione.
Abbiamo veramente bisogno di un albo professionale?
In che modo possiamo migliorare la formazione iniziale e quella continua?
Quali sono le iniziative in corso e future per promuovere e tutelare la professione nel suo complesso?
Andrea e Melani ne parlano con Sandro Corradini, presidente dell’AITI.
I partecipanti sono invitati come sempre a intervenire e a interagire con i conduttori e con gli ospiti e a partecipare alle rubriche del webcast tramite chat e sondaggi. Chi lo desidera potrà anche chiedere la parola e intervenire direttamente in trasmissione.
>> Registrati gratuitamente alla quarta puntata di Tradurre <<
Vi aspettiamo!
Melani e Andrea
Foto: “Eyeglasses Bridge” di Jim Epler su Flickr Creative Commons
La traduzione e il web 2.0
April 23, 2009 by Claudia De Angelis
Filed under Primi Passi
Oggi la conoscenza e l’informazione fanno i conti con la rete, dalle cui risorse trae vantaggio anche il mercato della traduzione. Il web 2.0 in particolare è diventato il luogo d’incontro preferito dove si svolgono le conversazioni tra i professionisti del settore. Grazie al web collaborativo, le dinamiche del lavoro sono cambiate. La rete può essere vista come risorsa per cercare lavoro e collaboratori, per reperire informazioni e fare ricerche, per restare informati su temi importanti; il web è anche risorsa per la formazione e per gli aggiornamenti professionali.
Il web 2.0, fondato sulla condivisione e sulla collaborazione tra gli utenti, ha già rivoluzionato il modo di utilizzare la rete moltiplicando risorse e funzionalità: blog, community, sistemi wiki. Si è innescato un meccanismo di rovesciamento grazie al quale gli utenti stessi possono diventare “giornalisti”, chiunque può trovare il proprio spazio, mentre svanisce il confine netto che nei mass media tradizionali separa chi produce contenuti da coloro che leggono, ascoltano e guardano: da una piattaforma di accesso, internet si è trasformata in una piattaforma basata su partecipazione e condivisione.
I meccanismi di funzionamento dei feed e dei social network permettono di affidare a specifiche applicazioni il monitoraggio dei flussi di notizie, utile non solo a chi lavora con l’informazione e ha bisogno di tenere sotto controllo un alto numero di fonti, ma anche per coloro che semplicemente sentono il bisogno di organizzare in modo personale il proprio sistema informativo.
Facendo riferimento più diretto al mondo della traduzione esistono sicuramente molte possibilità per sfruttare al meglio quello che internet mette a disposizione. Non mi riferisco ovviamente a un meccanismo parassitario, di copiatura o, peggio ancora di utilizzo, dei traduttori automatici che ottengono tanta popolarità in rete (con effetti spesso esilaranti). Il web non è fatto solo di algoritmi e spider, il web 2.0 prima di tutto è fatto dagli utenti della rete e i traduttori della nuova generazione devono senza dubbio fare i conti con questo scenario virtuale, dove la conoscenza incontra la rete e i meccanismi del mercato del lavoro sono quasi completamente assorbiti dal mezzo Internet.
Si tratta in molti casi di risorse generaliste, in altri di strumenti mirati e settoriali. Il caso più evidente è quello delle comunità dei traduttori, social network pensati per la categoria, che sono allo stesso tempo uffici virtuali e uffici di collocamento per cercare lavoro e nuovi clienti, bacheche dove informarsi su eventi e seminari, archivi terminologici e piattaforme di ricerca, grazie alla disponibilità di glossari inseriti da colleghi interessati alla diffusione di conoscenza, in modalità di condivisione.
Il luogo prescelto per la conversazione e l’incontro è quello dei forum, dove ci si interroga, si chiede, si risponde e si corregge in chiave collaborativa. La community più conosciuta è Proz.com, ma ne esistono di altre altrettanto valide, come Translators Café o Globtra.com. In tutti i casi queste community sono nate per il bisogno di creare uno spazio dove farsi trovare, per cercare lavoro; sono poi diventate quello che rappresenta la rete per i traduttori, ovvero conoscenza, informazioni, strumento per le ricerche e accesso a banche dati. Ma anche confronto con i propri colleghi, che suggeriscono e commentano, esaltano e si complimentano per una soluzione geniale o che, al contrario, ne stroncano una completamente sbagliata.
Ma le possibilità offerte dal web 2.0 non sono solo quelle suggerite e messe a disposizione dalle community online. Il lavoro autonomo può fare ricorso anche ad altre risorse, come social bookmarking e blog.
Il social bookmarking è una modalità di knowledge management efficiente e vantaggiosa che si basa sulla catalogazione dei segnalibri attraverso i tag, ovvero le parole chiave. Utilizzando strumenti web based come ad esempio de.li.cio.us, oltre a non correre il rischio di perdere la propria biblioteca di link utili al lavoro, è anche possibile organizzarli in maniera efficiente. Sul piano individuale è garantita la possibilità di organizzare un archivio sulla base delle proprie necessità, sul piano sociale è anche possibile condividerli con chi fa parte del proprio network e scoprire risorse selezionate da altri.
Il blog può diventare la propria vetrina in cui pubblicare il curriculum, i contatti e gli articoli legati alla professione. La presenza di contenuti di qualità e di parole chiave mirate aiuteranno ad attrarre il traffico di potenziali clienti, interessati a conoscere i lavori già effettuati e a valutarne la qualità. Pubblicare sulle pagine del blog piccoli esempi di traduzione è un modo efficace per mostrare la professionalità acquisita e attirare clienti che operano nello stesso settore. Allo stesso modo viene data la possibilità di costruire una rete di contatti, probabilmente fonte in futuro di nuove collaborazioni. Navigare per credere.
Proz.com
Globtra
Translators Café
De.li.cio.us
Wordpress
Wiki Words
Tradurre – 16 aprile 2009, ore 12: la visibilità della professione sul web
April 10, 2009 by Andrea Spila
Filed under Formazione

La terza puntata di Tradurre sarà dedicata alla visibilità del traduttore sul web.
Qual è l’immagine che proponiamo della nostra professione?
Come possiamo educare i nostri clienti?
In che modo il web può aiutarci a crescere professionalmente?
Andrea e Melani ne parlano con Marina Rullo, traduttrice e fondatrice di Biblit.
I partecipanti sono invitati come sempre a intervenire e a interagire con i conduttori e con gli ospiti e a partecipare alle rubriche del webcast tramite chat e sondaggi. Chi lo desidera potrà anche chiedere la parola e intervenire direttamente in trasmissione.
>> Registrati gratuitamente alla terza puntata di Tradurre <<
Vi aspettiamo!
Melani e Andrea
Traduzione letteraria e traduzione tecnica: due professionalità separate?
April 3, 2009 by Stefano Spila
Filed under Professione
I due settori della traduzione letteraria e della traduzione tecnica vengono considerati spesso come nettamente distinti tra loro. A mio avviso ci sono molte ragioni che dovrebbero spingere un traduttore professionista a operare in entrambi i settori con vantaggi per tutte e due le specializzazioni.
Saper affrontare la terminologia in letteratura
Tempo fa lessi la traduzione italiana di un romanzo di un noto scrittore americano che narrava la storia di un lungo viaggio in acque interne a bordo di una barca. La parte più letteraria del racconto era stata tradotta molto bene, ma non appena i protagonisti salivano a bordo dell’imbarcazione o discutevano di aspetti tecnici legati alla navigazione, iniziavano grandi problemi terminologici, di comprensione e resa in italiano degli aspetti tecnici/nautici del testo originale.
Già questa mi sembra un’ottima ragione per non perdere di vista l’importanza, anche per coloro che scelgono la traduzione editoriale/letteraria, di imparare a documentarsi a fondo su argomenti tecnici specifici e di saperli tradurre. Le case editrici, altrimenti, dovranno sempre ricorrere a revisori esperti di determinate materie, benché l’ideale per loro sarebbe vedere le due figure riunite in una sola.
L’importanza dello stile nella traduzione tecnica
Al tempo stesso, però, ci sono valide ragioni per le quali anche un traduttore tecnico dovrebbe svolgere, quando possibile, il ruolo di traduttore letterario. Questo per non perdere di vista l’importanza dell’eleganza nella scrittura, la capacità di alleggerire i periodi più pesanti, di ribaltare certe costruzioni riportandole nell’ordine più naturale per la sua madrelingua e di “riscrivere” nella propria lingua il testo laddove necessario.
In questo modo, il traduttore renderà più leggibili anche le traduzioni tecniche, spesso pesanti e per questo meno comprensibili.
È inoltre importante alternare manuali e documenti tecnici con la traduzione di testi più stimolanti e meno alienanti, affiancando la traduzione tecnica a quella di un libro interessante, che lasci maggiore spazio alla creatività e alla ricerca di soluzioni nuove per rendere l’originale nella propria lingua, soluzioni che naturalmente potranno poi andare anche a vantaggio di testi di altra natura.
Le tariffe: diversità di trattamento
Rendendo complementari le due attività sarà possibile inoltre innalzare la tariffa media, poiché nella traduzione tecnica è possibile ottenere compensi più elevati, mentre nella traduzione letteraria le tariffe sono solitamente più basse. Inoltre, il traduttore potrà bilanciare un lavoro alienante con un lavoro più gratificante dal punto di vista creativo.
Anche il tema delle retribuzioni, infatti, non può essere ignorato. In Italia, anche se alcuni parlano di punte di 33 euro a cartella, le retribuzioni più diffuse nell’editoria oscillano tra gli 8 e i 15/18 euro a cartella da 1.800 e in alcuni casi da 2.000 battute. D’altra parte, la traduzione tecnica permette di ottenere compensi decisamente più elevati anche grazie all’uso di software di traduzione assistita che migliorano la produttività.
La visibilità
Altre correlazioni tra queste due attività sono evidenti se pensiamo al tema della visibilità del traduttore. Nel campo della traduzione tecnica il più grande riconoscimento che un traduttore possa ricevere è anche il più paradossale. Quando ti dicono che per anni nessuno si è accorto che i testi che hai tradotto erano delle traduzioni, ottieni il massimo riconoscimento proprio per non essere stato riconosciuto; a pensarci bene lo stesso accade per esempio anche ai restauratori, artigiani anch’essi: il loro lavoro è un successo quanto più il loro intervento risulta “invisibile”. A differenza di un architetto, che si offenderebbe se gli dicessero che una sua costruzione non sembra progettata da un architetto, un traduttore tecnico sarà entusiasta della sua invisibilità.
Dall’altro lato, nel campo della traduzione letteraria, il traduttore si pone l’obiettivo di garantirsi la massima visibilità possibile, ad esempio facendo sì che il proprio nome sia citato in copertina. Tra l’altro la visibilità in quel caso è garanzia di qualità e retribuzioni adeguate, perché aiuta a mettere in evidenza i nomi dei traduttori migliori. Quindi anche qui l’invisibilità del traduttore tecnico risulterebbe bilanciata efficacemente dalla sua visibilità nella sua veste parallela di traduttore letterario.
Aggiungerei anche che, in tempi di crisi come questi, il settore della traduzione tecnica possa risultare più sensibile al ciclo economico, mentre quello editoriale lo è in misura minore, quindi il traduttore che opera nei due campi avrebbe anche un vantaggio in termini di diversificazione.
Per queste ragioni, per molte altre e per tutti i vantaggi reciproci ottenibili, queste due professionalità possono e forse dovrebbero opportunamente coesistere tra loro.
Il traduttore freelance, questo sconosciuto
February 26, 2009 by Raffaella Moretti
Filed under Professione
Luoghi comuni e credenze popolari sulla professione del traduttore
Il problema della scarsa visibilità dei traduttori si riflette nella vita di tutti i giorni.
Presentarsi a qualcuno e dire di essere un avvocato, un medico o un bidello non provoca le stesse reazioni stupite e a volte interrogative che spesso affrontiamo dicendo che siamo traduttori, per giunta freelance, che spesso lavorano da casa. Diciamoci la verità, nemmeno molti di noi sapevano come si svolgesse realmente la giornata lavorativa di un traduttore, prima di intraprendere questo mestiere.
La svalutazione (spesso anche economica) della professione deriva principalmente dai numerosi pregiudizi che circolano tra chi non è del mestiere. Si crede che la corrispondenza tra le lingue sia automatica e biunivoca e che i traduttori siano delle macchine in grado di riprodurre qualsiasi frase o espressione gli si proponga, nell’unica soluzione valida possibile. Si può così assistere a scene del tipo:
“Ma cosa traduci?”
“In genere libri.”
“Eh, capirai la fatica, è tutto già pronto, tu devi solo ricopiarlo in un’altra lingua.”
(episodio raccontato dalla collega Chiara Marmugi)
Molti lamentano la scarsa considerazione da parte degli “addetti ai lavori”, ad esempio dell’editoria, che fanno poco per contribuire alla visibilità di professionisti, i quali restano relegati nel loro cantuccio dietro le quinte. Ma questo è nulla se confrontato con la difficoltà di dover spiegare alla gente comune che si tratta di un lavoro vero e proprio, un lavoro intellettuale che richiede studio, aggiornamento professionale e sacrifici.
C’è l’amico laureando in medicina che ti chiede di tradurgli un libro di 200 pagine che deve leggere “il più presto possibile” (concetto interpretabile in una misura di tempo che va da una settimana a massimo tre), che te lo paga, certo, mica pretende che tu glielo faccia gratis: te lo pagherà 50 euro, 100 se è un amico generoso.
C’è poi invece la persona totalmente sconosciuta, presentata da amici di amici di amici, che chiacchierando del più e del meno ti chiede:
“E che fai di bello nella vita?”
“La traduttrice.”
“Ah, e in che lingue traduci?”
“Traduco dall’inglese in italiano.”
Ti guarda con la faccia stralunata e interdetta di chi ha finalmente scoperto una nuova fonte di guadagno e dice:
“Sai, anche io so tradurre. Io già da ragazzino traducevo i testi delle canzoni!”
È ovvio che in determinati frangenti lo sforzo sovrumano per evitare di ridere e/o offendere la persona che si ha dinanzi è tale da provocare una gastrite lacerante.
Inutile parlare, poi, di quando si estrae dal cilindro la parola freelance: il tutto si fa molto più complesso. Flavia Cerrone parla con la sua fisioterapista:
“Che lavoro fai?”
“Sono una traduttrice, lavoro da freelance.”
“Ah che bello! E dove si trova Freelance?”
“Ehm, a Roma, sicuro che non lo conosci…”
Foto: “Surprise? Horror?” di Karynsig su Flickr Creative Commons

La
Online Summer School 2010 - "Diventare freelance" si terrà a giugno e settembre e durerà sei settimane.