Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore
April 22, 2010 by Manuela Manelli
Filed under Notizie
Ogni anno, in tutto il mondo, il 23 aprile si festeggia la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore celebrata dall’UNESCO sin dal 1996, nel giorno dell’anniversario della morte di tre fra i più grandi autori della letteratura mondiale (Miguel de Cervantes, William Shakespeare e Garcilaso de la Vega) e in corrispondenza della festa di San Giorgio quando in Catalogna per ogni libro venduto si regala tradizionalmente una rosa.
Il tema di quest’anno
Ormai divenuto un appuntamento fondamentale nel calendario delle manifestazioni culturali italiane quest’anno la Conferenza Generale Unesco ha recepito le risoluzioni della Assemblea Generale delle Nazioni Unite di celebrare il 2010 come “Anno internazionale del ravvicinamento delle culture” e quindi di avviare un conseguente piano di azione. L’obiettivo da perseguire consiste nel consolidare e intensificare il dialogo tra culture per incrementare il rispetto etico alla diversità e alla mutua comprensione, elementi chiave interni alla Carta delle Nazioni Unite e alla Costituzione dell’UNESCO. Il tema dominante suggerito dall’Unesco sarà quindi incentrato sul libro come avvicinamento e dialogo tra culture.
Con questo intento la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO promuove manifestazioni e incontri in tutta Italia; il centinaio di eventi distribuiti uniformemente su tutto il territorio nazionale testimoniano infatti l’impegno per valorizzare il libro come strumento insostituibile capace di unire popoli e generazioni diverse e permettere il fluire di pensieri liberi, contribuendo all’avvicinamento delle culture e a formare una società globale orientata alla reciproca conoscenza, tolleranza e all’interculturalità.
A questo proposito assumono un ruolo decisamente importante anche le lingue, come mezzo di espressione e comunicazione attraverso cui avviene questo scambio culturale. In un mondo sempre più globalizzato come il nostro, il multilinguismo, è ormai un caposaldo per le politiche educative e culturali di oggi, parallelamente all’apprendimento di lingue straniere, che rivela un atteggiamento di apertura alla diversità e di accoglienza verso altre culture, e alla traduzione che conosce oggi un ruolo senza precedenti nella storia dell’umanità come strumento di conoscenza reciproca e di diffusione culturale.
Come scegliere un buon dizionario
February 19, 2010 by Manuela Manelli
Filed under Primi Passi
Un buon dizionario d’uso monolingue si rivela spesso uno strumento indispensabile per i traduttori che, incerti o meno su un termine, vogliono approfondire le loro ricerche addentrandosi nella definizione di una parola data e scoprire le diverse accezioni della voce in questione (o lemma), quindi i vari usi che i parlanti ne fanno a seconda dei diversi contesti comunicativi.
Anche per i più esperti consultare un dizionario può essere fonte di verifiche e accertamenti, perché il traduttore che punta a un lavoro accurato non dà nulla per scontato.
Le caratteristiche
Quali caratteristiche deve possedere quindi un buon dizionario?
- Deve presentare nell’introduzione le premesse o accorgimenti utili alla consultazione, in modo da convertirsi in uno strumento accessibile anche agli utenti non specialisti.
- Deve essere “economico”, ovvero deve riportare nel minor spazio il maggior numero di informazioni possibili.
- La qualità di un dizionario si riconosce anche dagli esempi riportati per ogni voce e accezione e della fraseologia relativa, che aiutano il linguista a riconoscere gli ambiti d’uso di ogni singola parola.
- In molti dizionari monolingue sono presenti, inoltre, le marche d’uso che danno informazioni relative alla frequenza e al contesto d’uso di ogni parola.
- In più, deve riportare più informazioni aggiuntive (o grammaticali) possibili: la scansione sillabica, la segnalazione dell’accento tonico, la classe lessicale di appartenenza, l’anno di attestazione e l’etimologia della parola, quando possibile (il Devoto Oli ha introdotto, inoltre, una nuova classificazione dei verbi sulla base della loro valenza e del loro tipo di reggenza).
Le versioni in CD-ROM e sul web
Ormai ogni versione cartacea viene accompagnata dalla versione elettronica in CD-ROM. Questo perché la versione elettronica permette ricerche incrociate, la ricerca di parole attraverso l’immissione delle sole iniziali ecc.
Grazie all’evoluzione tecnologico-informatica e all’avvento di internet ora si trovano on-line alcuni tra i più importanti dizionari dell’uso. Uno dei grossi vantaggi di questi dizionari elettronici è che hanno un accesso più immediato; infatti, per un traduttore che lavora per la maggior parte del suo tempo al computer, risultano facilmente fruibili e poco ingombranti.
Tra questi citiamo, per l’italiano:
- il Grande Dizionario di Italiano Garzanti, contenente una sezione dedicata ai sinonimi e ai contrari; tavole di coniugazione dei verbi; una grammatica essenziale con numerosi esercizi per approfondire le conoscenze lessicali e le competenze linguistiche di base; e un’altra sezione in cui si possono trovare le risposte ai dubbi più frequenti nell’uso della lingua italiana.
- L’edizione on-line tratta dal Sabatini-Coletti “Un dizionario che si consulta non solo per controllare l’esatta grafia e l’esatta pronuncia delle parole o per conoscere il significato di quelle ignote, ma altrettanto e anche più frequentemente per controllare l’esatta costruzione delle frasi e per guidare alla scelta in base a criteri di efficacia comunicativa”.
- Il Dizionario online tratto da il Grande Dizionario Italiano con CD-ROM di Gabrielli Aldo (Hoepli).
- Il De Mauro (Paravia) non risulta più attivo.
Per l’inglese:
- Cambridge Dictionaries online
- Merriam Webster Online
- Oxford English Dictionary
- www.thefreedictionary.com
- www.dictionary.reference.com
Per lo spagnolo:
Scrittori-traduttori: un binomio che funziona
February 19, 2010 by Manuela La Porta
Filed under Professione
Manuela La Porta è andata a curiosare per i lettori di EST tra le interviste condotte da Rai Educational a più di 80 scrittori protagonisti della nostra letteratura più recente. Scrittori per un anno è un programma giunto alla terza edizione che raccoglie percorsi, impressioni e ricordi attraverso interviste molto intime e spontanee, selezionabili anche in base a percorsi tematici ben strutturati.
Avventura affascinante, viaggio verso l’opera, scoperta del tessuto linguistico. È ad Ulisse che Antonio Tabucchi paragona la figura del traduttore che, come un viaggiatore ed esploratore solitario, ha bisogno di due requisiti opposti ma paradossalmente imprescindibili per affrontare con successo la sua traversata della creazione letteraria: arroganza e umiltà.
Come Tabucchi anche Ivan Cotroneo sostiene che tradurre sia un importante esercizio di scrittura, una vera e propria disciplina. Il suo ingresso nel mondo della traduzione è stato casuale. Acquistata, da giovane e con fatica, una copia abbastanza costosa della traduzione di una sceneggiatura e rimastone deluso, decide di scrivere una lettera di protesta all’editore e di contro ottiene un’offerta di lavoro come consulente presso la casa editrice. Da qui parte la sua avventura di editor di testi inglesi e americani e poi di traduttore di Michael Cunningham e Hanif Kureishi. La traduzione, dice Cotroneo, aiuta a diventare più pazienti verso la propria scrittura, a essere disposti al cambiamento, alla negoziazione.
Un mestiere duro, quindi, quello del traduttore, tanto che Valerio Magrelli, traduttore di prosa, poesia e teatro, docente e scrittore tradotto a sua volta, legge, nella sua intervista, la traduzione di un testo francese del XVII secolo intitolato Contro la traduzione in cui l’autore afferma di essere contrario all’imitazione, di essere stufo di servire, di essere spossato dall’ingrato compito di capire “chi neppure si capì da se stesso”. Magrelli racconta poi di aver lavorato per Einaudi a un interessante esperimento letterario e linguistico, alla pubblicazione cioè della collana trilingue Scrittori tradotti da scrittori di cui fanno parte ad esempio il volume dedicato ad E.A. Poe tradotto in francese da Baudelaire e in italiano da G. Manganelli, L. Koch ed E. Mazzarotto o quello dedicato a J. Joyce con la traduzione in francese di Samuel Beckett, in italiano dello stesso Joyce insieme a N. Frank e con in appendice una nuova traduzione integrale dall’inglese di L. Schenoni.
L’avventura di traduttore di Carlo Fruttero inizia all’Einaudi, nei primi anni Cinquanta, e con Italo Calvino come compagno di stanza. Da lì, in quegli anni, passavano tutti i maggiori scrittori e intellettuali del tempo: Vittorini, Antonicelli, Venturi. Fruttero parla della sua esperienza di editor, traduttore e revisore e dei “furori” derivanti dall’ingrato compito di confrontarsi con traduzioni non sempre ben riuscite. Parla poi della sua collaborazione con Lucentini, l’incontro tra due personalità diversissime – Lucentini più razionale e controllato, Fruttero più amante della scoperta e della sorpresa – ma capaci insieme di trovare il giusto compromesso per dar vita a un’opera a quattro mani.
Jacqueline Risset, madrelingua francese a lungo vissuta in Italia, si affaccia alla traduzione con l’arduo compito di tradurre dal francese all’italiano, la sua seconda lingua, esperimento grazie al quale entra in contatto intimo con il nostro idioma e che le è servito per cimentarsi poi con una prova quasi impossibile, tradurre Dante in francese. La Divina commedia è un viaggio iniziatico, dice Jacqueline, e solo se siamo capaci di sentirne il ritmo potremo compierlo insieme all’autore. Il ritmo, sì, quando entriamo nel ritmo di un testo siamo in grado di tradurlo. Per questo motivo, secondo Risset, l’inizio di una traduzione difficilmente riesce bene.
E dell’importanza del ritmo parla anche Paolo Nori in un’interessante analisi del rispetto, da parte del traduttore, delle intenzioni non solo di senso dell’autore ma anche di suono. A riprova di ciò Nori ci legge l’inizio di un romanzo di Dostoevskij Memorie dal sottosuolo, una vera e propria “trottola sonora” generata dalla presenza costante ma ogni volta cambiata di posto di pronome, sostantivo e aggettivo all’interno delle prime tre frasi. Un ordine delle parole preciso, che ci restituisce, oltre al ritmo della narrazione, l’immagine del personaggio e che se non viene rispettato comporta una perdita doppia.
Tradurre poesia
July 3, 2009 by Fiamma Lolli
Filed under Editoriale
Da dove cominciare?
Dal fatto che di quella che ho tradotto*, per una ragione o per l’altra ben poca è edita?
O dal fatto che la parola tradurre rima con sedurre e dedurre e produrre e ricondurre?
Ma (chi obietti che non si comincia una frase con ”ma” può rileggersi L’infinito) è poi tanto importante la rima, tanto più che non sempre è possibile mantenerla e certo è ancor più raro farlo senza perdere di vista in parte, o del tutto, il significato e il senso?
È forse meglio concentrarsi sul rimando interno, sull’assonanza, sull’omofonia, sulla danza delle sillabe?
La metrica, già, dove la mettiamo? Renderla da qualsiasi lingua a qualsiasi altra lingua è possibile? I versi sciolti sono dunque più facili?
”La poesia andrebbe letta in originale”, mi sento dire spesso. Alzi la mano chi è in grado di goderne in più di quattro lingue (beato) e ci dica: e per tutte le altre?
E ancora, che tariffa applicare? M’illumino d’immenso sono venti caratteri giusti giusti, a 20 euro a cartella da 2000 fa 0,20 euro. Lordi. Che affare, vero?
Quante domande! Ma che cos’altro è la poesia se non una domanda, che cos’altro cercarvi se non domande, che cos’altro è veramente importante se non chiedere, chiedersi, interrogare? E una domanda che non ne porti altre – perché la poesia è ricerca, tradurre è ricerca, scrivere, capire, leggere!, comunicare è ricerca: di ponti, di un gesto che avvicini, di cittadinanza – a chi e a che cosa serve? Sette mesi fa, su facebook, ho iniziato a inserire una poesia al giorno (http://www.facebook.com/group.php?gid=30664122271): oggi siamo quasi mille persone che ogni giorno leggono e si pongono domande (su testi, traduzioni, autorialità primaria e secondaria, lingua, senso e significato): che cosa richiediamo alla poesia? Che cosa pensiamo ci richieda?
Che cosa chiediamo noi umani gli uni agli altri? La domanda resta aperta.
La redazione di EST ringrazia Fiamma Lolli per l’editoriale del mese di luglio 2009.
Per saperne di più su Fiamma Lolli andate in
http://quantestorie.noblogs.org/post/2008/05/23/note-biografiche-pi-o-meno;
per saperne di più sulle sue traduzioni, in
http://www.proz.com/profile/595920
* Dall’inglese Karl L. Guillen, Jim Koller, Jesse Marsh, Robin Morgan, Thich Nhat Hanh; dallo spagnolo Gioconda Belli, Mario Benedetti ed Ernesto Cardenal, più un altro autore che ancora per qualche mese rimarrà misterioso… ma poi si saprà, oh se si saprà!

La
Online Summer School 2010 - "Diventare freelance" si terrà a giugno e settembre e durerà sei settimane.