Tradurre – 13 maggio 2010: Tradurre (in) Europa
May 10, 2010 by Raffaella Moretti
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Giovedì 13 maggio alle 17:00 torna l’appuntamento bisettimanale con Tradurre, il webcast condotto da Andrea Spila e Melani Traini.
Durante questa puntata Andrea e Melani incontreranno Camilla Miglio, traduttrice, docente e coordinatrice del festival della traduzione “Tradurre (in) Europa”, che si svolgerà a Napoli dal 22 al 29 novembre 2010.
>>La partecipazione è gratuita! Registrati qui. <<
Il festival della traduzione, patrocinato dall’Unione Europea e inserito nel Programma Cultura 2007-2013, coinvolgerà l’intera città di Napoli: gli incontri si svolgeranno in castelli, piazze, librerie e teatri.
Sarà una settimana dedicata alla letteratura, alla cultura e alla traduzione intesa in senso molto ampio: passaggio e metamorfosi di codici che non sono le lingue diverse, ma i linguaggi dei media, dell’espressione artistica, che accolgono e riscrivono temi, miti, figure.
Sarà presentato il progetto di un centro studi sulla traduzione, iniziato con la creazione di un sito web-rivista, Il Porto di Toledo, già attivissimo nell’ambito della traduzione e del confronto tra gli spazi e le culture.
La European School of Translation parteciperà al festival con una puntata speciale di “Tradurre”, condotta in diretta dal festival.
Intervista ad Antonietta Pastore
May 7, 2010 by Paola Zoppi
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PZ: Innanzitutto ad Antonietta Pastore, docente, scrittrice e traduttrice, vorrei chiedere una prima curiosità, da dove nasce la sua passione per la lingua giapponese, che noi occidentali siamo frequentemente abituati a considerare molto distante da noi?
AP: Mi sono avvicinata alla cultura giapponese per ragioni personali: ho sposato un giapponese, conosciuto in Europa, e con lui mi sono trasferita dopo qualche anno in Giappone. A decidermi a compiere questo passo è stata la fascinazione che il paese ha esercitato su di me durante il mio viaggio di nozze: in quell’occasione sono rimasta estremamente colpita dalla raffinatezza della cultura, la cortesia della popolazione, l’originalità dell’estetica tradizionale. Il desiderio di imparare la lingua è stato una diretta, immediata conseguenza di questa fascinazione.
PZ: Nel suo ultimo libro, Leggero il passo sui tatami, edito da Einaudi, racconta i suoi sedici anni in Giappone, qual è stata la sua esperienza di orientamento in questo paese totalmente sconosciuto?
AP: In realtà mi ci sono sono voluti diversi anni per trovare un rapporto equilibrato con la società giapponese. Dopo un primo periodo di innamoramento incondizionato per questa cultura, sono passata a una fase di totale rifiuto. In seguito ho dovuto compiere uno sforzo notevole per superare il limiti della mia forma mentis, profondamente condizionata dall’educazione ricevuta in Europa, e avvicinarmi a quella giapponese senza pregiudizi e senza preconcetti. Quando mi sono resa conto, concretamente, che il concetto di buon senso è molto relativo e non può avere valore universale, ho compiuto un grande passo avanti.
PZ: Com’è riuscita a tradurre, in sé, questa cultura?
AP: Un grande aiuto l’ho avuto dalla letteratura. Scoprire l’esistenza di scrittori giapponesi come Natsume Soseki, Kawabata Yasunari, e altri grandi e meno grandi, ha aperto uno spiraglio nella cortina di pregiudizi che offuscava la mia percezione della mentalità giapponese. Ho capito che solo un popolo di profonda umanità e ricchezza spirituale poteva produrre una letteratura di tale livello, e ho cominciato a chiedermi se la chiusura non fosse soprattutto mia, e a guardare le persone che mi stavano intorno con occhi diversi. Questo mio mutato atteggiamento ha d’altra parte indotto i giapponesi con cui venivo in contatto a una maggiore apertura nei miei confronti, e da lì è iniziato un percorso evolutivo in cui ho potuto costruire un rapporto più equilibrato con la società in cui vivevo, e adottarne molti valori. Il mio libro Leggero il passo sui tatami parla fondamentalmente di quest’esperienza esistenziale.
PZ: Lei è certamente una delle più celebri traduttrici delle voci della letteratura giapponese più importanti, voci come quelle di Abe, Izekawa, Inoue, Soseki e il contemporaneo Murakami. Qual è, secondo lei, il rapporto che si instaura fra il traduttore e il testo?
AP: Nel mio caso, quando traduco un testo cerco di tener conto della diversità del contesto culturale in cui è nato. In altre parole, cerco di conservare intatta la personalità dei personaggi, l’atmosfera dei luoghi, la peculiarità delle circostanze. Cioè faccio attenzione a non ‘italianizzare’ il testo, cosa che risulterebbe forse di più facile lettura per il pubblico italiano, ma costituirebbe un ‘tradimento’ nei confronti dell’autore. Questo è uno dei grandi problemi della traduzione, perché se da una parte è necessario rendere il testo scorrevole e vivace, non lo si può trasformare in qualcos’altro. Per fare un esempio, spesso trovo le traduzioni americane molto belle dal punto di vista della scrittura e del linguaggio, ma infedeli in quanto ‘americanizzano’ personaggi e atmosfere. Ora questo non va bene, perché il ruolo del traduttore è sì di rendere al meglio nella propria lingua un testo originariamente scritto in un’altra, ma anche di dare un’immagine fedele di una civiltà e di un paese sconosciuti al lettore. Quindi, anche se mi lascio coinvolgere emotivamente dall’opera che sto traducendo, cerco di conservare nei suoi confronti la mente lucida.
PZ: Sempre nel suo libro, lei arriva a mettere in discussione i propri parametri occidentali per comprendere fino in fondo i meccanismi della società giapponese. Questo è accaduto nel suo mestiere di traduttrice?
AP: La risposta si riallaccia a quella precedente. I parametri di giudizio sono diversi in civiltà diverse, e occorre rispettarli nella traduzione, anche quando il traduttore non li condivide. Faccio un esempio concreto: in italiano l’aggettivo ‘orgoglioso’ in genere ha valore positivo, mentre in giapponese no, viene piuttosto associato al concetto di ‘arrogante’, ‘poco modesto’; la stessa cosa si potrebbe dire dell’aggettivo ‘individualista’, che per un italiano evoca un’idea di indipendenza, mentre per un giapponese è piuttosto sinonimo di ‘poco cooperativo’ ed ‘egoista’. Quando si traducono questi aggettivi in italiano è quindi necessario fare molta attenzione a non trasformare in qualità quelle che nell’intenzione dell’autore non lo sono. Bisogna cioè rispettare i valori dell’autore e della sua civiltà, anche se non sono in sintonia con quelli del traduttore. In casi estremi in cui per motivi etici non si possa accettare di farlo (supponiamo il caso di un testo di propaganda politica), meglio rinunciare alla traduzione in questione.
PZ: Cosa consiglierebbe a chi volesse accostarsi per la prima volta alla lingua giapponese?
AP: Se stiamo parlando di traduzione, meglio scegliere un testo che piace, che sia ‘nelle proprie corde’. Questo è valido sempre, ma in particolar modo per un esordiente. Se invece stiamo parlando di studio della lingua, penso che sia necessario avere delle motivazioni profonde per sostenere lo sforzo che implica. Se queste motivazioni ci sono, ne vale veramente la pena. All’inizio credo che non sia bene insistere troppo sul’apprendimento degli ideogrammi, perché abbiamo una memoria visiva e scrivere le parole giapponesi anche in caratteri latini aiuta a ricordarle. Quanto agli ideogrammi, è bene sapere che si riconoscono meglio se inseriti in un testo, piuttosto che isolati (questo d’altronde è valido per tutto, Gestalt insegna).
Intervista a Fabio Cremonesi – Gran Vía
April 30, 2010 by Annalisa Dolzan
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In occasione del BUK Festival della Piccola e Media Editoria di Modena Annalisa Dolzan, docente di traduzione dallo spagnolo presso l’istituto per interpreti e traduttori di Trento (ISIT) ha incontrato e intervistato in merito al rapporto tra editore e traduttore alcuni editori che propongono ai lettori italiani narrativa spagnola e ispanoamericana contemporanea.
Vi proponiamo l’intervista a Fabio Cremonesi, editore di Gran Vía.
Gran Vía
Gran Vía è una piccola casa editrice nata 4 anni fa. Ha 2 collane: una di narrativa ispanoamericana e una di narrativa della Spagna “plurale”, dove per plurale si intende non solo autori che scrivono in castigliano, ma anche in basco, catalano o galiziano, le altre lingue ufficiali del Paese.
Gran Vía produce una decina di titoli all’anno, (con tirature tra le mille e le 3 mila copie). Intorno a questi numeri ci sono diversi traduttori. Alcuni hanno tradotto 4-5 libri e altri, per vari motivi, ne hanno fatto uno solo. Segnaliamo il caso del basco: dal basco all’italiano all’editore risulta vi sia una sola traduttrice, che dunque è monopolista e, per fortuna, – ci dicono – è anche bravissima!
La editrice privilegia autori attenti alla realtà sociale e alla storia contemporanea, piuttosto che punti di vista intimisti, per dare spazio a voci più difficili da trovare tra gli autori italiani.
L’intervista
AD: Cosa dice a un aspirante traduttore letterario?
FC: Nella mia esperienza – come dico ai seminari delle Giornate della traduzione letteraria all’Università di Urbino – è fondamentale il modo di presentarsi professionale. Apprezzo le presentazioni ben fatte: curriculum ben fatto, con un capitolo di assaggio di un testo ben tradotto e corredato dal testo originale.
È importante anche la consapevolezza che la traduzione è importante ma è comunque solo un passo in un ciclo produttivo piuttosto complesso: una settimana di ritardo per il traduttore può quindi essere indifferente, mentre in realtà scombussola il lavoro a valle, per la tipografia, la promozione, la distribuzione ecc. Sono cose che non vanno sottovalutate.
Magari uno per ingenuità o inesperienza, se è consapevole di tradurre bene, pensa che sia l’unica cosa e che giustifichi qualunque altra manchevolezza. Purtroppo non è vero.
AD: Qual è invece la parte più apprezzabile del lavoro del traduttore?
FC: Io sono anche traduttore, per cui faccio più fatica a rispondere, perché sto anche parlando di me.
La cosa che io apprezzo molto del traduttore è anzitutto l’italiano. Per me è più importante della lingua di partenza. Sul testo di partenza qualunque errore si riesce ad aggiustare, sull’italiano di arrivo – se abbiamo una traduzione che parte col piede sbagliato – è molto più difficile ed è laboriosissimo.
Un’altra cosa è saper accogliere il lavoro di chi viene dopo – di chi fa la revisione della traduzione, rivede le bozze ecc.. Non va percepito come un nemico con cui fare il braccio di ferro, ma come un compagno di squadra. Anche perché, in fondo, – e qui parlo come traduttore – è uno che sta lavorando per me ma prende lo stipendio da un altro. A mio avviso è una questione di esperienza del traduttore: più un traduttore è navigato e più accetta costruttivamente, positivamente, il lavoro di chi fa la revisione. Spesso sono proprio i traduttori più giovani o con meno esperienza che se la prendono di più – magari come una cosa personale – pensando ‘devo difendere fino alla morte le mie scelte’. Dopodiché è anche vero che, come in tutti i processi, tutti sbagliano un po’. Per cui ci saranno le volte in cui effettivamente sbaglia il traduttore e le volte in cui sbaglia chi fa la revisione.
AD: Che tipo di rapporto riuscite a instaurare con i vostri traduttori e i vostri editor?
FC: La parte redazionale la facciamo tutta all’interno. È una relazione peculiare, ma non sfugge ai rapporti che intrattengono le persone. Io mi ricordo due o tre episodi spiacevoli, ma molti, molti più episodi positivi e costruttivi.
L’AutoreInvisibile al Salone del libro di Torino
April 22, 2010 by Manuela Manelli
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Come ogni anno si rinnova l’appuntamento con il Salone Internazionale del Libro di Torino, la più grande manifestazione italiana dedicata all’editoria, alla lettura e alla cultura, fra le più importanti in Europa, che si terrà da giovedì 13 a domenica 18 maggio 2010 presso il Lingotto Fiere.
Anche quest’anno, presso la Sala professionali, si terrà un ciclo di incontri dedicati alla traduzione in cui prenderanno la parola i più noti traduttori e professionisti del mondo editoriale italiano.
Il programma
Giovedì 13 maggio
Ore 15.00
Sala Professionali
Tradurre a più mani: esperienze a confronto
Intervengono: Annamaria Biavasco, Edoardo Brugnatelli (Strade Blu Mondadori), Paola Mazzarelli (Scuola di specializzazione per traduttori editoriali di Torino), Mariagrazia Mazzitelli (Salani)
Ore 18.00
Sala Professionali
Per un decalogo della traduzione editoriale
Intervengono: Simona Cives (Casa delle traduzioni – Biblioteche di Roma), Luca Conti (SNS), Ena Marchi (Adelphi), Sandra Ozzola (E/O), Fabio Muzi Falconi (Feltrinelli)
Seguirà aperitivo offerto dall’SNS
Venerdì 14 maggio
Ore 11.00
Sala Professionali
Tradurre giochi di parole, nonsense e filastrocche
Intervengono: Ottavio Fatica, Franco Nasi (Università di Modena), Beatrice Parisi
Ore 14.30
Sala Professionali
La traduzione teatrale
Intervengono: Monica Capuani (Reading Theater), Osvaldo Guerrieri (“La Stampa”), Franco Quadri (Ubu Libri), Luca Scarlini
Ore 17.30
Sala Professionali
Psicologia per traduttori: come ascoltare un testo
Seminario di Rossella Bernascone
Sabato 15 maggio
Ore 15.00
Sala Professionali
La traduzione nella cultura di arrivo
Intervengono: Stefano Arduini (Università di Urbino), Mariarosa Bricchi (Bruno Mondadori), Daniela Marcheschi (Università di Perugia), Tim Parks (IULM)
Ore 18.00
Sala Professionali
Paolo Nori
Sputare negli stivali. Discorso sulla traduzione
Domenica 16 maggio
Ore 10.30
Sala Professionali
Il mestiere di traduttore. Ricordo di Angelo Morino
A proposito dei libri di A. Morino, Quando Internet non c’era (Sellerio) e di S. Basso, Esperienze e divagazioni militanti (Bruno Mondadori)
Intervengono: Susanna Basso, Paolo Collo, Vittoria Martinetto (Università di Torino)
Ore 12.00
Luca Serianni
I sinonimi dell’italiano fra dizionari e prassi
lectio magistralis
Coordina Ilide Carmignani
L’ingresso agli incontri è libero e non richiede prenotazione.
Per l’ingresso al Salone, i visitatori professionali (librai, bibliotecari, traduttori, illustratori, stampatori, ec.) avranno diritto a una tariffa ridotta.
Tradurre – 29 aprile 2010: insegnare la traduzione
April 22, 2010 by Raffaella Moretti
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Dopo una pausa di riflessione e di decompressione dall’intensa serie di incontri della Online Winter School, EST torna con una nuova puntata di Tradurre, il webcast.
Giovedì 29 aprile, dalle 17 alle 18, parleremo di didattica della traduzione: come si insegna la traduzione dentro e fuori le università? Perché appassiona così tanto gli studenti? Quanti spunti interessanti possono scaturire da una “traduzione collettiva” discussa in aula?
Melani Traini e Andrea Spila ne parleranno con Roberta Falcone, traduttrice dall’inglese e docente di traduzione all’Università dell’Aquila e con Paola Mazzarelli, traduttrice e docente di traduzione letteraria dall’inglese presso l‘agenzia formativa TuttoEuropa di Torino, che ci racconteranno la loro esperienza di formatrici.
–> La partecipazione è gratuita. Registrati qui! <–
Stiamo inoltre preparando il programma della prossima “Online Summer School: Diventare freelance”, un ciclo di incontri che quest’anno si dividerà in due parti, una a giugno e una a settembre. Durante il webcast ci saranno interessanti anticipazioni… Non mancate!
Intervista a Luca Burei – Edizioni Estemporanee
March 26, 2010 by Annalisa Dolzan
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In occasione del BUK Festival della Piccola e Media Editoria di Modena Annalisa Dolzan, docente di traduzione dallo spagnolo presso l’istituto per interpreti e traduttori di Trento (ISIT) ha incontrato e intervistato in merito al rapporto tra editore e traduttore alcuni editori che propongono ai lettori italiani narrativa spagnola e ispanoamericana contemporanea.
La prima intervista che vi proponiamo è quella fatta a Luca Burei, editore di Edizioni Estemporanee, una piccola casa editrice specializzata in letteratura ispanoamericana attenta soprattutto alle novità (singoli autori o “filoni”), fra le cui uscite recenti c’è la panamense Rosa Maria Britton, una delle scrittrici di maggior peso e valore nel Centro America e prima autrice panamense proposta in Italia.
Edizioni Estemporanee gode di una rete di scouting nei paesi latinoamericani e partecipa ad alcune fiere locali: Guadalajara, Santo Domingo, L’Avana, per citarne alcune.
AD: Chi sono i vostri traduttori?
LB: esistono due tipologie. La prima tipologia è quella del traduttore che si propone con un’opera che ritiene interessante. È un approccio che consiglio vivamente, anche perché viviamo in un momento nel quale tutti si devono rendere conto che è cambiato il mercato, quindi io sono ben contento se arriva un traduttore e mi dice «io conosco questo autore, lo trovo interessante, ho una prova di traduzione».
Trovo addirittura geniale chi fa uno sforzo ulteriore e ha già capito come sono i diritti d’autore, (cioè se sono liberi o se non sono liberi), e, ancora meglio se si è informato su eventuali sovvenzioni alla pubblicazione da parte degli Stati di origine.
Poi abbiamo i traduttori che ci arrivano dalle università, dalle facoltà, dai master in traduzione e così via.
AD: Quanti traduttori lavorano per voi dallo spagnolo?
LB: Abbastanza. Abbiamo alcune traduttrici che hanno lavorato su vari libri. Anche il mio socio, Dario Bonomini, è un traduttore, e ha tradotto Miguel Mejides, un cubano con un linguaggio abbastanza difficile da tradurre- O ormai è diventato il suo traduttore di fiducia, tant’è che su un romanzo sul quale c’era un dubbio se lo pubblicassimo noi o no, l’autore aveva chiesto espressamente a Dario di occuparsi della sua traduzione. Se si instaura un certo tipo di rapporto e se c’è una simbiosi tra un autore e un traduttore è più facile anche per il traduttore mantenere questo rapporto con la casa editrice.
Noi proponiamo anche autori abbastanza difficili da tradurre. Un cubano non è assolutamente facile: lo spagnolo è molto particolare, molto gergale, bisogna aver vissuto a Cuba per capire che cosa vuol dire e darne la traduzione esatta. Quindi, o sei esperto in letteratura cubana o ti sei già cimentato su traduzioni di autori cubani, oppure il testo che ne viene fuori deve essere attentamente ricontrollato.
Edizioni Estemporanee attualmente ha 14 titoli di letteratura latinoamericana, due sono in programma per quest’anno: il secondo romanzo di Miguel Mejides e probabilmente un altro romanzo di un giovane autore argentino.
“El símbolo perdido”, ovvero tradurre Dan Brown in spagnolo
March 12, 2010 by Giulia Bancheri
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Quando deve uscire un best seller, il tempo è tiranno e il nervosismo nella casa editrice alle stelle. La traduzione in spagnolo dell’attesissimo romanzo di Dan Brown, El símbolo perdido (Il simbolo perduto), ha richiesto enormi sforzi da parte dei traduttori, e dei revisori, coinvolti nel progetto. Le scadenze erano così strette che il lavoro è stato giocoforza assegnato a più persone.
Dopo una riunione iniziale a Barcellona presso la casa editrice Planeta per decidere la strategia di azione e discutere eventuali proposte sull’approccio traduttivo migliore, i tre traduttori in questione si sono tenuti sempre in contatto via mail per risolvere i problemi linguistici comuni che si presentavano di volta in volta. A tal fine, prima di iniziare a tradurre, ognuno ha letto il libro e stilato un elenco di parole ed espressioni “problematiche” che in seconda battuta il revisore ha cercato di uniformare il più possibile nel testo di arrivo. I traduttori scelti erano ben noti alla Planeta, che non ha voluto “sorprese” dell’ultimo minuto, preferendo affidare il lavoro a persone esperte onde risparmiare tempo in fase di editing. E infatti così è stato.
Ciascun traduttore ha dovuto tradurre la parte assegnata in quindici giorni esatti, né uno di più né uno di meno, con uno scarto di un giorno o due tra una consegna e l’altra. La sincronia perfetta è stata fondamentale e per fortuna tutti sono riusciti a rispettare la tempistica, nonostante l’enorme pressione e gli ovvi disagi.
Per quanto concerne il pagamento, la casa editrice ha applicato un aumento sulla tariffa abituale, anche se forse non del tutto proporzionale alla particolare urgenza del lavoro. Il lato buono della medaglia è che in Spagna i traduttori editoriali ricevono, per contratto, una percentuale sulla vendita di qualsiasi tipo di opera pubblicata, e un best seller vende molto.
Bologna Children’s Book Fair
January 22, 2010 by Manuela Manelli
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Dal 23 al 26 marzo 2010 tornerà l’appuntamento con l’editoria per ragazzi presso le Fiere di Bologna.
Tanti appuntamenti previsti tra cui: una serie di incontri che affrontano le problematiche legate alla traduzione di libri per bambini e per ragazzi; workshop di traduzione dall’inglese e dal francese; incontri sugli aspetti contrattuali e fiscali legati alla traduzione e tanto altro ancora…
Tutto questo presso il Centro Traduttori, gestito dall’Associazione Biblit, che quest’anno si troverà presso il padiglione 25 stand B/93 e che anche quest’anno metterà a disposizione il World Directory of Children’s Book Translators, il repertorio di traduttori professionali specializzati nella letteratura per ragazzi che si propone come punto d’incontro tra la domanda e l’offerta di servizi di traduzione editoriale a cui i traduttori possono registrarsi anche in fiera.
Il concorso “In altre parole”
Inoltre, il Centro Traduttori, in collaborazione con Biblit, bandisce quest’anno, in occasione della fiera, il concorso In Altre Parole rivolto ad aspiranti traduttori e a traduttori esordienti di libri per ragazzi dalle lingue inglese, tedesco e spagnolo all’italiano.
L’iniziativa si propone di dare ai giovani traduttori l’opportunità di cimentarsi in una prova di traduzione che sarà valutata da una giuria composta da traduttori professionisti allo scopo di selezionare i traduttori più promettenti e fornire loro l’occasione di prendere i primi contatti con il mondo dell’editoria per ragazzi.
Le traduzioni dovranno pervenire – in formato pdf – entro il 27 gennaio 2010, assieme al modulo di partecipazione debitamente compilato, agli indirizzi e-mail indicati nel regolamento a seconda delle lingue.
Infine, entro il 5 marzo, i traduttori potranno usufruire di un coupon per l’acquisto del biglietto d’ingresso alla fiera a prezzo ridotto (12 Euro) scrivendo a translator@bolognafiere.it.
Infine, entro il 5 marzo, i traduttori potranno usufruire di un coupon per l’acquisto del biglietto d’ingresso alla fiera a prezzo ridotto (12 Euro) scrivendo a translator@bolognafiere.it.
A ogni traduttore la sua casa
January 8, 2010 by Giulia Bancheri
Filed under Professione
Dal 1993 i traduttori letterari di tutta Europa convengono alla Casa del Traductor di Tarazona, in provincia di Saragozza. Questa pittoresca cittadina di dodicimila abitanti circa, che nel Medioevo fu un’enclave importante per le traduzioni dall’arabo al latino, accoglie un’istituzione pubblica unica in Spagna, dedicata segnatamente alla traduzione letteraria, ma non solo. Nata nel 1988 su iniziativa di Francisco J. Uriz, traduttore di lingue nordiche e Premio Nazionale di Traduzione, la Casa del Traductor fa parte della Rete Europea delle Case e dei Collegi di Traduttori Letterari, che annovera molti altri centri illustri dove i traduttori possono condividere le proprie esperienze in un clima di scambio e di confronto proficui.
Ogni anno, tra settembre e ottobre, la Casa del Traductor organizza le Jornadas en torno a la traducción literaria, un appuntamento molto atteso che richiama traduttori e scrittori, nonché teorici della traduzione, professori universitari, studenti, linguisti e addetti al settore editoriale. L’edizione 2009 ha dato ampio spazio alla traduzione teatrale e audiovisiva (cinema e teatro) con conferenze, tavole rotonde e workshop tenuti da stim
ati registi, sceneggiatori, scrittori, revisori e traduttori. L’intenzione per le prossime edizioni è quella di rendere gli appuntamenti sempre più “tematici”.
Vista l’importanza che riveste questo organismo, attualmente si sta valutando di spostare la sua sede definitiva nella più prestigiosa Residencia de El Cinto, che offrirà alloggio, una vasta biblioteca ricca di opere classiche e moderne, riviste specializzate, dizionari ed enciclopedie, una sala computer ultratecnologica e un collegamento a Internet per le attività di documentazione, con la possibilità di acquisire materiale per particolari progetti di traduzione letteraria anche nelle lingue orientali. A tale proposito, l’anno scorso è stato organizzato un workshop di poesia cinese finanziato dal Ministero della cultura che ha riscosso un notevole successo.
Al fine di promuovere e diffondere la traduzione letteraria in tutti i suoi aspetti, e anche per uscire dal tradizionale isolamento in cui vivono i traduttori in generale, la Casa del Traductor mette a disposizione borse di studio per chi avesse un progetto da sviluppare e volesse vivere un’esperienza decisamente appagante dal punto di vista linguistico, umano e culturale.
Abbonamento Pre-Agenda OWS fino al 10 gennaio
January 4, 2010 by Andrea Spila
Filed under Formazione
Il 2010 inizia con una buona notizia: abbiamo posticipato la data di scadenza dell’abbonamento più conveniente a domenica 10 gennaio.
Chi si iscrive alla Online Winter School entro il 10 gennaio 2010 potrà quindi ancora ottenere l’abbonamento superscontato di euro 225,00 (IVA inclusa), mentre dall’11 gennaio al 24 gennaio sarà possibile ottenere un abbonamento Early Bird al prezzo di euro 315,00 (IVA inclusa). Il prezzo pieno (euro 420,00 + IVA) entrerà in vigore dal 25 gennaio.
Per effettuare l’iscrizione:
http://www.e-schooloftranslation.org/winter-school-est-2010-iscrizione/
Per informazioni sul programma provvisorio:
http://www.e-schooloftranslation.org/2009/12/online-winter-school-il-programma-di-febbraio-2010/
Per informazioni sul funzionamento dei nostri corsi online:
http://www.e-schooloftranslation.org/guida-alla-formazione-online/
Per ulteriori informazioni potete contattarci allo 06 5809666.



La
Online Summer School 2010 - "Diventare freelance" si terrà a giugno e settembre e durerà sei settimane.