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	<title>European School of Translation &#187; sottotitolaggio</title>
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		<title>Appuntamento italiano con il cinema dell&#8217;Europa centro-orientale</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 16:16:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jelena Zivkovic Frigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[A Est di EST]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[est europa]]></category>
		<category><![CDATA[sottotitolaggio]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Trieste Film Festival Si è appena conclusa a Trieste la ventitreesima edizione del Trieste Film Festival, principale appuntamento italiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Trieste Film Festival</h2>
<h2><a href="www.triestefilmfestival.it"><img class="alignleft size-medium wp-image-5066" style="margin: 10px;" title="Trieste Film Festival 2012" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2012/02/Trieste-Film-Festival-2012-300x130.jpg" alt="" width="300" height="130" /></a></h2>
<p>Si è appena conclusa a Trieste la ventitreesima edizione del <a href="http://www.triestefilmfestival.it/">Trieste Film Festival</a>, principale appuntamento italiano con il <strong>cinema dell&#8217;Europa centro-orientale</strong>. Il festival si è svolto dal 19 al 25 gennaio al Teatro Miela e al cinema Ariston e, sotto la guida della direttrice Annamaria Percavassi, ha dato spazio ai tradizionali <strong>concorsi internazionali</strong> (lungometraggi, cortometraggi, documentari), ma anche ad altre iniziative, incontri con gli autori e rettrospettive.</p>
<p>Il festival è stato aperto con il film MAJKI (Madri/Mothers) di Milcho Manchevski, autore del premiatissimo &#8220;Before the Rain&#8221;, Leone d&#8217;Oro a Venezia nel &#8217;94 e nomination all&#8217;Oscar, e chiuso con ODCHAZENI (Partire/Leaving) di Václav Havel, l&#8217;esordio alla regia cinematografica del drammaturgo e politico scomparso di recente.</p>
<p>I premi delle tre sezioni competitive del festival sono stati assegnati ai seguenti film:</p>
<ul>
<li>per i lungometraggi al film DOM (La casa/The House) di Zuzana Liová (SK/CZ) 2011</li>
<li>per i documentari al film ALEKSANDRINKE (Le donne di Alessandria/The Alexsandrians) di Metod Pevec (SI/IT/ENG) 2011</li>
<li>per i cortometraggi al film APELE TAC (Fiume silenzioso/Silent River) di Anca Miruna Lăzărescu (DE/RO) 2011.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2012/02/aleksandrinke-6.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5070" style="margin: 10px;" title="aleksandrinke" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2012/02/aleksandrinke-6-300x183.jpg" alt="" width="300" height="183" /></a>Il Fondo per l&#8217;Audiovisivo del FVG insieme al Trieste Film Festival ha rinnovato l&#8217;appuntamento <strong>WHEN EAST MEETS WEST</strong> , meeting di coproduzione, con l&#8217;obiettivo di riunire un gran numero di rappresentanti dell&#8217;industria cinematografica europea provenienti dall&#8217;Italia, dall&#8217;Europa dell&#8217;Est e da una singola regione dell&#8217;Europa occidentale, diversa di anno in anno, dedicato in questa edizione ai paesi scandinavi (Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia). Di più su questa iniziativa sul sito <a href="http://www.wemw.it/" target="_blank">www.wemw.it</a>.</p>
<p>Il progetto <strong>EASTWEEK</strong>, giunto alla quarta edizione, porta a Trieste una ventina di <strong>giovani registi, produttori e sceneggiatori</strong> provenienti da scuole e accademie di cinema dell&#8217;Europa centro-orientale dando loro l&#8217;occasione di partecipare, oltre al festival, ad incontri, seminari e proiezioni speciali.</p>
<p>Per chi volesse sapere qualcosa di più sul festival, domenica 5 febbraio alle ore 10.45 su Rai3 andrà in onda il servizio sull&#8217;edizione appena finita.</p>
<p>Ho pensato all&#8217;importanza dei traduttori in un&#8217;iniziativa come questa, dove oltre alle immagini, ogni parola aggiunge o toglie l&#8217;importanza o l&#8217;atmosfera ad ogni film, ogni incontro o dibattito.</p>
<p>Per scoprire qualcosa di più su questo mondo curioso della traduzione nell&#8217;industria cinematografica, ho fatto un paio di domande a <strong>Evelyn Dewald,</strong> responsabile insieme a <strong>Edward Catalini</strong>, dei <strong>sottotitoli italiani</strong> di questo festival.</p>
<h2>Intervista a Evelyn Dewald</h2>
<p><strong>Come ha iniziato a tradurre per l&#8217;industria cinematografica?</strong></p>
<p><strong></strong>23 anni fa, facendo parte della neonata associazione Alpe Adria Cinema dovemmo affrontare il problema di tradurre i film che sarebbero stati presentati alla prima edizione del Festival. Mi fu chiesto in quella occasione di occuparmene visto che in quegli anni in Italia c&#8217;era solo una ditta che faceva sottotitoli elettronici e per noi i costi erano eccessivi visto il budget a nostra disposizione.<br />
In quel periodo, oltre a far parte dell&#8217;Associazione Alpe Adria Cinema, facevo parte del direttivo de La Cappella Underground e lavoravo insieme a Piero Percavassi alla gestione del cinema Ariston. Frequentando vari Festival mi ero già da tempo appassionata al mondo dei sottotitoli che mi permettevano di godermi i film in lingua originale e così la richiesta di occuparmi dei sottotitoli per la prima edizione del nostro Festival mi entusiasmò subito.</p>
<p><strong>Che percorso formativo ha seguito?</strong></p>
<p>In quegli anni non vi erano corsi formativi specifici.<br />
La conoscenza delle lingue era un mio bagaglio personale essendo cresciuta parlando tre lingue correntemente.<br />
Negli anni successivi ne ho aggiunte altre due durante gli anni scolastici.<br />
Per quanto riguarda i sottotitoli mi sono dovuta affidare all&#8217;attenzione con cui negli anni precedenti avevo seguito i film sottotitolati, poi l&#8217;esperienza che ho accumulato man mano ha fatto il resto.<br />
Nei primi anni mi sono occupata esclusivamente dei sottotitoli per Alpe Adria Cinema, poi, con il prezioso incoraggiamento di Cristina Sain (presidente di Alpe Adria Cinema) abbiamo creato insieme la UNDERLIGHT e insieme abbiamo iniziato a lavorare per altri festival e manifestazioni cinematografiche in tutta Italia.<br />
Da qualche anno la Underlight è una ditta personale, ma ovviamente è molto importante la scelta delle persone che collaborano in occasione delle manifestazioni più grandi. A questo proposito devo sicuramente ringraziare Edward Carl Catalini che è diventato un pilastro fondamentale nel mio lavoro.</p>
<p><strong>Quali sono le difficoltà da affrontare in questo tipo di traduzione?</strong></p>
<p>Sicuramente riuscire a rendere al meglio lo spirito dei dialoghi tenendo presente che c&#8217;è la necessità di essere stringati per permettere al pubblico di seguire anche visivamente il film.</p>
<p><strong>Una grande responsabilità la sua. Lei svolge altri tipi di traduzione oltre a queste?</strong></p>
<p>No, mi occupo esclusivamente di sottotitoli per le manifestazioni cinematografiche.</p>
<p><strong>Fa parte di qualche associazione? Se sì, ha ottenuto qualche vantaggio?</strong></p>
<p>Non faccio parte di nessuna associazione.</p>
<p><strong>Un episodio divertente che riguarda il suo lavoro?</strong></p>
<p>Ricordo con molto piacere quando nel 1997 io e Cristina ci siamo recate a Bisacquino in Sicilia in occasione del centenario della nascita di Frank Capra. La Regione Sicilia aveva organizzato una rassegna dei suoi film in lingua originale. I film venivano proiettati in piazza su un telo davanti alla chiesa e la gente si portava da casa le sedie per assistere alle proiezioni.<br />
Ci sembrava di essere finite in una scena del film Cinema Paradiso di Tornatore.<br />
Temevamo che con il passare dei giorni il pubblico non abituato ai sottotitoli si sarebbe ridotto drasticamente, invece con nostro grande piacere ogni sera la piazza era sempre più affollata. Per il resto, più che episodi divertenti mi vengono in mente situazioni in cui siamo stati messi a dura prova dagli imprevisti, ma devo dire che sono anche le situazioni che alla fine ci hanno dato maggiore soddisfazione.</p>
<p>Un consiglio da dare ai giovani traduttori che vorrebbero lavorare nell&#8217;industria cinematografica?</p>
<p>Credo che sia importante una buona cultura cinematografica, perché aiuta molto per una giusta interpretazione dei film che ci si appresta a tradurre.<br />
Attualmente in Italia sono nate molte ditte che si occupano principalmente di sottotitolare programmi TV, che si concentrano però quasi esclusivamente a Roma e Milano.<br />
Chi voglia intraprendere questa carriera deve comunque tener presente che i tempi sono sempre molto stretti.</p>
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		<title>Tradurre l&#8217;opera</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 16:47:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Professione]]></category>
		<category><![CDATA[opera]]></category>
		<category><![CDATA[sincronizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[sottotitolaggio]]></category>
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		<category><![CDATA[spagna]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[tradurre l'opera]]></category>

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		<description><![CDATA[Il binomio opera-traduzione può sicuramente offrire uno sbocco professionale interessante da non sottovalutare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/02/palau-arts-reina-sofia.jpg"><img class="size-medium wp-image-2445   alignleft" style="margin: 15px;" title="palau-arts-reina-sofia" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/02/palau-arts-reina-sofia-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a></p>
<p>Ormai il mondo parla lingue diverse e anche i teatri si devono adeguare per superare le barriere linguistiche. Quando si assiste a un’opera in lingua straniera, di solito la <strong>traduzione del libretto </strong>appare su un pannello luminoso posto sul boccascena, con i cosiddetti <strong>sopratitoli </strong>che vengono proiettati allo stesso tempo in cui è cantato il testo originale.</p>
<p>Il <strong>Palacio de las Artes Reina Sofía di Valencia</strong> (nella foto a sinistra), inaugurato nel 2005, ha optato per una soluzione più tecnologica e modernista, installando un<strong> sistema di sottotitolaggio</strong> con display collocati sullo schienale delle 1.500 poltrone della sua sala principale. In questo modo agli spettatori viene offerta la possibilità di scegliere la traduzione di opere italiane, francesi, inglesi o tedesche in quattro lingue: quella originale, il castigliano, il valenciano e l’inglese. Da una cabina di regia il traduttore-adattatore di libretti trasmette dal vivo il segnale simultaneo delle quattro lingue che arriva a ciascun display.</p>
<h2>Le fasi della traduzione</h2>
<p>In sintesi il procedimento è il seguente: dopo una prima fase di editing, in cui si eliminano eventuali ripetizioni e ridondanze, il testo originale viene suddiviso in <strong>sottotitoli di una o due righe </strong>di 32 caratteri ciascuna, che successivamente si traducono nelle lingue di arrivo previste e si <strong>sincronizzano </strong>con il testo originale.</p>
<h2>I requisiti professionali</h2>
<p>Come in ogni traduzione che si rispetti, anche in questo caso i tempi per sottotitolare un libretto sono alquanti stretti: una quindicina di giorni. Si tratta di un lavoro per il quale è indispensabile saper leggere le partiture e possedere nozioni approfondite di musica e solfeggio in generale. Oltre alla traduzione accurata, si richiede che il sottotitolo “lanciato” sia in perfetta <strong>sincronia con la voce</strong>, quindi il traduttore deve seguire lo svolgimento della rappresentazione dall’inizio alla fine.</p>
<p>Il sottotitolaggio si realizza da un computer primario (master) collegato a uno slave che funziona in parallelo, in modo che se il master si blocca, tramite un pulsante è possibile continuare a sottotitolare senza problemi. Comunque, per sicurezza, si fanno sempre almeno due prove prima dello spettacolo. Attualmente i tecnici stanno potenziando il programma affinché in futuro possa trasmettere<strong> fino a otto traduzioni simultanee</strong>. Il binomio opera-traduzione può sicuramente offrire uno <strong>sbocco professionale </strong>interessante da non sottovalutare.</p>
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		<title>Cinema? Sì, grazie, ma in catalano</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 15:11:18 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<description><![CDATA[L’ultima proposta del Governo autonomo di Catalogna ha messo sul piede di guerra i distributori cinematografici operanti in Spagna e all’estero]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/01/pellicola.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2404" style="margin: 10px;" title="pellicola" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/01/pellicola-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a>È noto che i catalani sono particolarmente gelosi e orgogliosi della propria lingua e della propria cultura, però l’ultima <strong>proposta del Governo autonomo </strong>ha messo sul piede di guerra i distributori cinematografici operanti in Spagna e all’estero. Tutto è nato dal fatto che la programmazione delle sale non prevede, salvo casi sporadici, <strong>film tradotti in catalano</strong>, quindi gli spettatori devono rassegnarsi alle pellicole doppiate in castigliano oppure in lingua originale con sottotitoli sempre in castigliano. Tuttavia nel 2011 le cose potrebbero cambiare, se verrà approvata la controversa <strong>legge sul cinema catalano</strong> attualmente allo studio.</p>
<h2>La proposta di legge</h2>
<p>In base alla proposta formulata, i distributori saranno obbligati a doppiare in catalano almeno la metà delle copie di ogni film in lingua straniera, pena sanzioni che andranno da 4.000 a 75.000 euro. Quanto alla versione originale sottotitolata in catalano, sarà incentivata grazie a una <strong>tassa </strong>che penalizzerà l’opzione del <strong>doppiaggio </strong>rispetto a quella del sottotitolaggio, anche nell’intento di avvicinare il pubblico alle lingue straniere.</p>
<h2>Le reazioni</h2>
<p>La voce contraria dei distributori non si è fatta attendere. L’estate scorsa il ministero della Cultura è tornato all’attacco, cercando di rabbonire le major che distribuiranno pellicole in catalano con la promessa di accollarsi le relative spese e di sostenere l’industria con gli aiuti necessari. La risposta è stata picche.</p>
<p>L’equilibrio linguistico tra catalano e castigliano si è ormai raggiunto in tutti gli ambiti culturali – teatro, letteratura, televisione e stampa – per converso al cinema la sproporzione balza agli occhi: 96,5 % di film in castigliano contro un misero 3,5% in catalano. Stando all’assessore alla Cultura, sarebbe auspicabile che l’offerta di pellicole in catalano arrivasse almeno a un 30%, rispettando così la libertà di scelta del consumatore.</p>
<p>La battaglia sarà molto dura: da un lato le major potrebbero decidere di escludere dai loro circuiti le sale catalane, dall’altro anche i distributori indipendenti verrebbero scoraggiati a causa dei <strong>costi di traduzione e di doppiaggio</strong> troppo elevati. Neanche gli esercenti delle sale sono d’accordo, benché la legge non preveda per loro l’obbligo di versare alcuna quota e anzi li sostenga qualora decidessero di utilizzare le copie doppiate o sottotitolate in catalano.</p>
<h2>Un potenziale precedente?</h2>
<p>A prescindere dalle opinioni sulla misura adottata, emerge chiaramente come ormai la <strong>traduzione </strong>non sia un mero veicolo e tramite culturale, bensì anche uno<strong> strumento socio-politico ed economico. </strong>Quello che più si teme è che la legge possa creare un precedente a livello nazionale ed europeo. Tutte le Autonomie con lingua propria, come la Galizia, la Comunità valenciana o i Paesi Baschi, in futuro potrebbero ventilare la stessa proposta, generando quello che per taluni è uno sconquasso inutile e niente affatto redditizio.</p>
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