Impigliato nella rete

March 5, 2009 by Claudio Maioli  
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Reti colorate

Se le cerchi si nascondono. Non sempre. Ma spesso preferiscono affacciarsi quando pare a loro. La prima idea di oggi era uno scritto o una breve serie intitolata Leggere per scrivere e dedicata a alcuni libri fondamentali, i miei livres de chevet, quei libri da tenere sul comodino, da aprire ogni tanto e leggere a caso per trovarvi qualche risposta, qualche buona domanda o un po’ di conforto e da trasformare quando esci in livres de sac à dos per portarteli appresso.

Dunque un titolo c’era. Ma subito l’ipertesto si è messo in moto. Quei libri, ho pensato, sono come breviari. “Ecco”, mi dico, “forse sarebbe meglio Breviario o Breviari, magari senza metterlo subito per creare un pizzico di suspense…”. La suspense, ho letto mille volte in tanti e tanti manuali di scrittura, non è esclusiva di gialli, noir, avventure, meglio se c’è in ogni testo, serve a incuriosire il lettore perché non abbandoni troppo presto… Ci vuole un altro titolo. Mi viene Amici fidati. Non è meraviglioso, anzi è un po’ stucchevole, retorico e… canino. Lo terrò solo come indicazione. Intanto mi occupo del breviario, poi penserò a come costruire la sorpresa.

Cerco in rete. La prima occorrenza è Breviario romano, libro liturgico. A me breviario interessa nel significato esteso di compendio, riassunto, sommario, come trovo alla 3a voce del De Mauro Paravia online:

http://www.demauroparavia.it/lemmario

(TS lett, ovvero tecnico – specialistico in letteratura, dicono le abbreviazioni che precedono il termine Sinonimi).

Potrei tornare a Google, invece indugio. Basta un attimo: accanito, l’ipertesto si rimette a vagare. Gira il mondo gira//nello spazio senza fine… “Come si dirà in inglese? E magari in francese e spagnolo?” “Che te ne importa?” “Lasciami fare.” . L’accanito scalpita. Come per il destino, anche per lui vale che se lo assecondi ti guida, se gli resisti ti trascina. Dunque lo lascio fare, anzi: MI lascio fare.

Apro WordReference (http://www.wordreference.com/It/), dizionario in rete con varie coppie di lingue (una è sempre l’inglese, non sono ammessi gli incroci). Unica traduzione è book of hours. Mi piace, sa di compagnia, la compagnia di un libro evoca belle immagini di quiete, interesse, attenzione ma anche conforto, proprio ciò che tante volte si cerca nei libri da comodino (o da zaino). Bene, vedo ancora la riva, è un conforto, mi quieto. Ma con la troppa quiete non si va lontano. Così metto book of hours nel motore di WordReference, cambio coppie linguistiche, trovo in francese livre d’heures. E allora? Allora lo prendo e lo cerco nell’altra direzione, dal francese all’inglese (non mi chiedo perché, ormai sono lanciato), Trovo questa risposta:

No translation found for ‘livre d’heures’.

Non male. Mi ostino, avevo detto “magari in spagnolo”, ma prima, ormai sospettoso, cerco book of hours verso l’italiano e qui la coppia funziona, mi si restituisce breviario. Vuoi vedere che funziona anche con lo spagnolo? Sì e no. L’espressione non c’è, scorro, scorro e, poiché so, trovo

prayer book, devocionario (religión) e prayer book, libro de oraciones (religión).

Per scrupolo vado fino in fondo alla pagina:

Forum discussions with the word(s) book of hours in the title:

No titles with the word(s) book of hours.

Mi basta. Anche perché si affaccia un’altra urgenza in forma di binomio fantastico, la tecnica inventata da Gianni Rodari per mettere in moto l’immaginazione e produrre storie. Il mio binomio è composto da breviario e spagnolo. Tra le associazioni con spagnolo, che non conosco come lingua, si affaccia per prima una frase: Adelante, Pedro, si puedes.   Torno alla rete e propongo a Google un mio binomio che in realtà è un trinomio: breviario promessi sposi. Trovo un passo già nel primo snippet (vuol dire ritaglio, è il testo subito sotto il link (I promessi sposi: storia milanese del sec. XVII. – Risultati da Google Libri di Alessandro Manzoni - 1828) che in poche righe informa sul contenuto della pagina), poi apro. L’indirizzo è lunghissimo. Meglio il passo, magari dall’inizio:

“Per una di queste stradicciuole, tornava bel bello dal passeggio verso casa, in sulla sera del 7 di novembre dell’anno 1628, don Abbondio, curato d’una delle terre accennate di sopra: il nome di questa, né il casato del personaggio, non si trovano nel manoscritto, né in questo luogo, né in seguito. Diceva tranquillamente il suo uffizio, e alcuna volta, tra un salmo e l’altro, richiudeva il breviario tenendovi entro, per segno, l’indice della mano destra…”

Lo leggo e lo rileggo tante tante volte, sono incantato. E pensare che al ginnasio…

L’idea era un’altra, ho finito per lasciare i miei livres de chevet sul comodino. Ma va bene così, anzi: chissà che non ne aggiunga uno, tornato da tanto lontano. Anche questo può accadere quando si resta impigliati nella rete.

Foto Nets su Flickr di miemo

Il mestiere di scrivere di Luisa Carrada: uno scrigno di consigli

February 19, 2009 by Flavia Cerrone  
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Per chi si avvicina al mestiere della scrittura il libro di Luisa Carrada è una piccola Bibbia da portare sempre con sé.

Il testo, estremamente scorrevole e godibile, rispecchia in pieno uno dei consigli che l’autrice suggerisce ai suoi lettori: usare uno stile il più possibile vicino alla lingua parlata, il che non significa trascrivere il parlato “ma usarlo come un buon punto di partenza per lavorarci su e magari andare molto più lontano”.

Il libro affronta in particolare la tematica della scrittura per il web, dispensando comunque consigli validissimi per tutti i tipi di scrittura (professionale e non),  consigliando come usare la sintassi, cosa prediligere e cosa evitare.

Si parte dal rapporto tra scrittura e immagine e dall’analisi di come un lettore percepisce i testi sul web e di come uno scrittore debba adeguarsi a questo specifico modo di leggere attraverso accorgimenti stilistici e grafici, e sempre tenendo a mente i famigerati motori di ricerca.

Luisa Carrada passa poi in rassegna varie tipologie di testo (abstract, executive summary, comunicato stampa, white paper, brochure, case study, annual report, ecc.) identificando gli scopi di ogni tipo di testo e suggerendo i metodi migliori per affrontare la loro composizione.

Infine, una riflessione sui blog aziendali e personali come laboratori di scrittura (compreso il blog dell’autrice) e sulle e-mail come biglietti da visita del mittente, da scrivere quindi con estrema cautela.

Il tutto è corredato da numerosi esempi, immagini e moltissimi spunti bibliografici e sitografici commentati per aiutare il lettore nella scelta dei testi da approfondire.

Ogni volta che apro questo piccolo libro trovo sempre qualche spunto utile e interessante: un aiuto prezioso, preziosissimo.

Luisa Carrada, Il Mestiere di Scrivere, Apogeo, 216 pp, €13.00 davvero ben spesi.