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	<title>European School of Translation &#187; qualità</title>
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		<title>Tradurre, 26 luglio 2011: il futuro della professione del traduttore</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 08:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci ritroviamo tutti online martedì 26 luglio alle 17:00 per seguire Tradurre, il webcast condotto da Andrea Spila e Melani Traini.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2011/07/boat_watching_in_the_bay_cr.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4071" style="margin: 10px;" title="Il futuro della professione" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2011/07/boat_watching_in_the_bay_cr-294x300.jpg" alt="" width="235" height="240" /></a>Dopo la puntata del 30 marzo 2011, che ha suscitato un crescente interesse tra i colleghi su argomenti come la machine translation e il post-editing, la European School of Translation continua la sua preparazione alla full immersion della <strong>Online Summer School 2011</strong> (dal 12 al 30 settembre, tutti i giorni online) con un&#8217;altra puntata di Tradurre sul tema del futuro della professione: ci ritroviamo tutti online <strong>martedì 26 luglio alle 17:00</strong> per seguire Tradurre, il webcast condotto da Andrea Spila e Melani Traini.</p>
<p style="text-align: left;">Melani e Andrea presenteranno il <a href="http://www.e-schooloftranslation.org/online-summer-school-2011/" target="_blank">programma della OSS 2011</a> e faranno una chiacchierata con gli ospiti sulle<strong> nuove opportunità </strong>che l&#8217;evoluzione tecnologica offre ai traduttori, ai project manager e ai revisori.</p>
<p style="text-align: left;">Ospite della puntata, oltre ad alcuni docenti della Online Summer School, <span style="font-weight: normal;"><strong>Marco Cevoli</strong></span><span style="font-weight: normal;">, </span>di<strong> </strong><a href="http://www.qabiria.com/" target="_blank">Qabiria</a>, la società di traduzione che ha offerto la versione italiana delle <a href="http://www.translationautomation.com/guidelines/linee-guida-per-la-postrevisione-di-traduzioni-automatiche.html" target="_blank">Linee guida per la postrevisione di traduzioni automatiche</a> redatte da TAUS (Translation Automaton User Society).</p>
<p style="text-align: left;">Come di consueto, ci sarà la possibilità di <strong>vincere un buono per l&#8217;iscrizione gratuita </strong>alla Online Summer School 2011. Partecipare è semplice: basta avere un collegamento a internet e  un paio di cuffie/casse per ascoltare la puntata.</p>
<p style="text-align: center;"><a title="Registrazione gratuita alla puntata di tradurre" href="https://www1.gotomeeting.com/register/610437961" target="_blank"><strong>&gt;&gt; Clicca qui per prenotare gratuitamente il tuo posto &lt;&lt;</strong></a></p>
<p style="text-align: left;">Vi aspettiamo!</p>
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		<title>Il protagonista che non c’era</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 20:57:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federicacampoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un felice caso di riconoscimento mediatico che ha per protagonista il traduttore della saga di Twilight Luca Fusari mette in luce nuove forme di visibilità della professione che partono dalle culture partecipative del web.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1105" style="margin: 10px;" title="puzzle_articolo" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/04/puzzle_articolo.jpg" alt="puzzle_articolo" width="224" height="149" />Se gli elementi della situazione riportata nel <a title="Intervista a Luca Fusari" href="http://www.youtube.com/watch?v=YBjwXPDEoTU" target="_blank">video della settimana di EST</a> potessero essere riorganizzati come tessere di un puzzle ideale per analoghi scenari, la collocazione dell’ultimo tassello svelerebbe una presenza inattesa. Da una parte un pubblico urlante in pieno delirio di riconoscenza per i romanzi della saga di <strong><em>Twilight</em> </strong>che narrando le vicende di Edward il vampiro e della giovane Bella hanno saputo parlare ai turbamenti e alle passioni crepuscolari degli animi romantici. Dall’altra, sul palco, l’oggetto di tanta acclamazione. Non l’autrice Stephenie Meyer che a partire da <em>Twilight</em> ha dato vita alla fortunatissima saga riproponendo in chiave attuale i principali ingredienti del gotico. Né gli attori protagonisti della versione cinematografica del romanzo, già decretati nuovi idoli delle teenager. Ultimo tassello e inaspettato pezzo a completamento del quadro sarebbe in questo caso il traduttore.</p>
<p>È con questa bella novità che si presenta il primo raduno nazionale dei fan di <em>Twilight</em> tenutosi a Volterra il 19 aprile scorso, con Luca Fusari, traduttore della saga della Meyer in questo caso ma con alle spalle un già solido percorso nella traduzione editoriale, tra i suoi ospiti più acclamati. Una dimensione insolita quella della ribalta per una professione la cui invisibilità, quando non correlata a indeterminatezza di status professionale e a tariffe inadeguate, può essere ascritta a una scelta ben precisa.</p>
<p>È allo stesso Luca Fusari che rivolgo queste osservazioni: «Le mie apparizioni pubbliche legate a <em>Twilight</em> &#8211; risponde Luca &#8211; in realtà sono state soltanto tre, e in due casi ho parlato di fronte a un pubblico in cui i/le fan erano in minoranza (un incontro con alunni delle scuole superiori del trevigiano, alla fine del 2007, e un dibattito sul rapporto fra traduzione del libro e adattamento della sceneggiatura del film, organizzato lo scorso marzo all’interno del Centro Traduttori della Children’s Book Fair di Bologna); inoltre ho contribuito all’antologia de <em>Il mestiere di riflettere</em> e anche di quella mi è capitato di parlare in occasioni formali. Perciò discutere in pubblico del mio mestiere non è una novità assoluta per me, e sono ben contento di poterci mettere la faccia quando capita: nell’invisibilità preferisco calarmi quando sono davanti al computer o al libro, a lavorare, mentre quando si tratta di fare divulgazione pura e semplice sulla nostra professione o di mettersi in gioco per sottolineare l’importanza del traduttore (come del revisore, del correttore di bozze e del resto dei ruoli ‘invisibili’ della filiera) sono ben contento di non risultare poi così trasparente. E comunque credo che la venerazione delle fan non vada a me in quanto “divo” ma alla figura del traduttore, del catalizzatore che riscrive un libro altrui e lo trasporta all’interno di un’altra cultura, e sia più che altro un tributo all’importanza del lavoro che svolgiamo».</p>
<p>Rimane allora il fatto, positivo, che un simile tributo possa considerarsi un premio per i tanti sforzi che vengono compiuti quotidianamente in direzione di una maggiore visibilità, intesa come rafforzamento dello status della professione attraverso il riconoscimento. A precedere di pochi giorni il raduno di Volterra, l&#8217;intervento sul tema da parte di una delle principali artefici di questi sforzi, la fondatrice di <a title="Biblit" href="http://www.biblit.it/" target="_blank">Biblit</a> Marina Rullo, nella puntata di <a title="Tradurre, il webcast" href="http://www.e-schooloftranslation.org/archivi/tradurre-il-webcast/" target="_blank">Tradurre</a> del 16 aprile dedicata alla visibilità della professione sul <strong>web</strong>.</p>
<p>E del resto è proprio alla rete e alla sua capacità di mettere in comunicazione ambiti altrimenti distinti nella sfera del non-virtuale che la popolarità di Luca presso il grande pubblico di <em>Twilight</em> rimanda, delineando i tratti del nuovo rapporto traduttore-fruitore del prodotto culturale tradotto. È infatti sufficiente inserire il suo nome su Google per incontrare le numerosissime manifestazioni di gratitudine per il lavoro di traduzione svolto da parte delle fan della saga, oltre a un fan club dedicato proprio alla sua figura e al suo lavoro. Sono l’entusiasmo e il sentimento di gratitudine nei confronti di chi rende fruibile il prodotto amato che nutrono questa attenzione nei confronti del traduttore, in modo analogo a quanto si verifica da parte dei fruitori dei prodotti audiovisivi stranieri nei confronti dei sottotitolatori amatoriali delle diverse community web di <strong>fansubbing</strong>.</p>
<p>Una stessa urgenza di fruizione, accanto a una più diffusa conoscenza della lingua inglese, alla base della popolarità di entrambi, che si sviluppa nel più ampio fenomeno delle culture partecipative. Ma se nel caso del sottotitolaggio amatoriale i due fattori stimolavano l&#8217;accesso al lavoro di traduzione e l’inizio di un percorso che si apriva anche a opportunità professionali, nel caso della popolarità di Luca è la curiosità nei confronti della doppia vita linguistica del prodotto amato che alimenta l’attività comunitaria sul web. Come testimoniano in <em>Il mestiere di riflettere</em> Federica D&#8217;Alessio e Chiara Marmugi, le due traduttrici che a partire dal romanzo <em>Eclypse</em> collaborano con Luca, le appassionate di Twilight non si accontentano di leggere il libro in italiano ma confrontano e commentano le due versioni in forum dedicati, valutando in modo continuo la qualità del lavoro di traduzione. Chiedo a Luca se ha mai ricevuto delle critiche o delle contestazioni al riguardo «Certo che sì – risponde &#8211; ma per quanto ne so riguardavano sfumature o casi in cui io e la redazione abbiamo dovuto compiere scelte arbitrarie (questo “I love you” è un “ti amo” o un “ti voglio bene”?), nonché di un ulteriore appiglio per spiegare in pubblico che la traduzione non è sempre una scienza esatta (almeno secondo me)».</p>
<p>Spiegazione pubblica che si riflette in una crescente presa di coscienza rispetto al valore dell’attività traduttiva; una consapevolezza che inevitabilmente si riversa in modo positivo sulla visibilità e sullo status del traduttore.</p>
<p>In questo senso mi chiedo se un tale esempio di riconoscimento mediatico, oltre a nascere a valle del prodotto letterario, dalle passioni dei fruitori, non sia anche frutto di una strategia editoriale mirata a dare la giusta evidenza al ruolo del traduttore nella catena di post-produzione editoriale. Ma a quanto pare non lo è: «Tutto è stato frutto esclusivo della passione delle fan della saga di <em>Twilight </em>–  conferma Luca &#8211; e non c’è stato alcun calcolo o strategia editoriale. Tanto che questa sorta di impennata di popolarità mi ha colto davvero di sorpresa, dal momento che l’ultima traduzione di Stephenie Meyer l’ho consegnata nell’estate del 2008 e nel frattempo mi sono dedicato ad altro, oltretutto lavorando con editori con i quali collaboro da tempo in maniera del tutto autonoma dalle faccende vampiresche. Visto dall’interno, l’exploit di visibilità che ho avuto è una semplice parentesi all’interno di un tran tran lavorativo denso e serrato come, penso, quello di qualunque altro professionista del settore».</p>
<p>Una parentesi, certo, ma che sarebbe bene estendere in favore di una visibilità anche esterna del tran tran lavorativo denso, serrato e silenzioso di ogni traduttore.</p>
<p>Foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/blackbutterfly/3082335820/" target="_blank">“There are no extra pieces in the universe. Everyone is here because he or she has a place to fill, and every piece must fit itself into the big jigsaw puzzle.”</a> di miss_blackbutterfly su Flickr Creative Commons</p>
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		<title>GILT, catastrofismo e qualità delle traduzioni</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 16:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreaspila</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stefano Spila ha letto un recente post di Luigi Muzii sul suo blog Il Barbaro in cui si critica la visione della qualità che EST ha proposto nella prima puntata di Tradurre. Stefano ci ha inviato il suo punto di vista che volentieri pubblichiamo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1048" style="margin: 10px;" title="The best thing" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/04/thebestthing_krikit-300x200.jpg" alt="The best thing" width="240" height="160" />Stefano Spila ha letto un <a title="La qualità come unica proposizione di vendita" href="http://ilbarbaro.splinder.com/post/20215537/La+qualit%C3%A0+come+unica+proposi" target="_blank">recente post di Luigi Muzii sul suo blog Il Barbaro</a> in cui si critica la visione della qualità che EST ha proposto nella prima puntata di <strong>Tradurre</strong> (&#8220;l&#8217;insistenza sulla qualità è utile ad accattivarsi le simpatie dei colleghi, ma terribilmente fuori sintonia rispetto ai tempi e agli umori di un mercato che guarda ad altro e della qualità ha un concetto del tutto diverso&#8221;). Stefano ci ha inviato il suo punto di vista che volentieri pubblichiamo.</p>
<p><strong>Non solo GILT</strong></p>
<p>È indubbio che il <a title="Definizione di GILT" href="http://www.translationdirectory.com/article127.htm" target="_blank">settore GILT</a> (<em>Globalisation, Internationalisation, Localisation, Translation</em>) ha sottratto molto lavoro al mercato della traduzione, ma è altrettanto vero che ha assorbito gran parte della committenza &#8220;industriale&#8221;, per definizione più interessata alla quantità che alla qualità, e a testimoniarlo ci sono le decine, centinaia e migliaia di manuali illeggibili in italiano e in altre lingue.</p>
<p>I <strong>mercati della traduzione</strong> sono assai articolati e complessi e nessun acronimo potrebbe definirli interamente, inoltre il fenomeno GILT esiste in prevalenza per i grandi committenti di grandi volumi di traduzioni molto ripetitive e adatte per questo settore. L&#8217;eccessiva importanza attribuita al fenomeno GILT è un errore alimentato dalle distorsioni che si percepiscono in una fase di crisi come quella attuale, soprattutto in comparti specifici (la crisi a sua volta rafforza in questa fase lo sviluppo del comparto GILT per via delle minori risorse disponibili).</p>
<p>Imputare tutto a questa sigla sarebbe un errore, come è stato un errore sostenere che l&#8217;aumento dei prezzi dei cereali registrato un anno fa fosse da imputare all&#8217;espansione del mercato dei biocombustibili, e cioè una tendenza di lungo termine, se confermata.</p>
<p>Se fosse stato vero, la spirale di quei prezzi sarebbe stata inarrestabile e invece sono tornati indietro  molto rapidamente, a sottolineare che si trattava di guizzi speculativi di breve sullo sfondo di una probabile tendenza di lungo periodo.</p>
<p><strong>Polverizzazione del mercato e qualità</strong></p>
<p>Il mercato appare oggi più polverizzato di prima e in un certo senso torna a essere il mercato classico che si trovava di fronte un traduttore molti anni fa, ed è quindi un mercato che esige proprio la qualità di cui parla la <strong>European School of Translation</strong> e questo per una serie di motivi.</p>
<p>Pensiamo, solo per fare un esempio, agli <strong>studi legali</strong>: il volume di traduzioni che richiedono, la qualità attesa e i budget disponibili nonché la flessibilità e l&#8217;urgenza escludono nella stragrande parte dei casi il ricorso a una traduzione &#8220;industrializzata&#8221;. Ma, soprattutto, si tratta di committenti estremamente competenti in materia che però affidano all&#8217;esterno questi lavori perché il loro tempo ha un valore di norma troppo elevato perché possa essere dedicato alla traduzione.</p>
<p>Ecco che in quei casi la qualità diventa un elemento determinante per raggiungere il cliente, ma soprattutto per mantenerlo e acquisire altri clienti che ruotano attorno a esso, e il portafoglio clienti dei traduttori freelance è fatto in prevalenza di clienti di queste dimensioni, e ove non lo fosse, sarebbe consigliabile rafforzare questa componente.</p>
<p>Altra tendenza che ho riscontrato di persona, del tutto naturale: molti traduttori ex localizzatori si riversano ora sul mercato della traduzione tecnica in senso generale proponendosi in svariati settori tecnici, nell&#8217;economico, nel legale e così via.</p>
<p>E allora a maggior ragione, anche per questo, per i freelance che attingono a un <strong>bacino &#8220;polverizzato&#8221; di clienti di piccola e media dimensione</strong> è il momento di investire sempre più nella qualità, proprio la qualità di cui si parla alla EST e in altri contesti analoghi, per distinguersi ed eccellere ancora di più su quel mercato sempre più popolato che si confronta con clienti che spesso sono molto esigenti e competenti, molto più dei grandi committenti dei lavori &#8220;all&#8217;ingrosso&#8221;.</p>
<p>Tra l&#8217;altro, la riduzione temporanea del volume di lavoro dovuta alla crisi rappresenta semmai un eccellente momento per<strong> investire nella qualità</strong> per i traduttori freelance, proprio perché se tra uno o due anni dovesse realmente esserci la ripresa, quella qualità potrà pagare molto.</p>
<p><strong>Commodification, USP e catastrofismi vari</strong></p>
<p>Se osservo singolarmente tutti i miei clienti, io che non mi occupo più di localizzazione da molto tempo, non uno, e dico &#8220;nemmeno uno&#8221; potrebbe essermi sottratto da nessuna <a title="Definizione di commodification (in inglese)" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Commoditize" target="_blank"><em>commodification</em></a>, &#8220;industrializzazione&#8221; o altro processo o acronimo che sia, e immaginare che possano rivolgersi a chissà quale <em>big player</em> sarebbe come ipotizzare che io mi rivolgessi al mercato indiano o cinese per la revisione della mia caldaia a gas, per quello mi rivolgo a un fornitore locale, se mi dimostra la sua competenza e qualità.</p>
<p>Inoltre dobbiamo ricordarci che il <strong>mercato europeo</strong> continua a essere radicalmente diverso da gran parte di quello globale: pensiamo ai grandi marchi europei dei settori degli elettrodomestici, delle auto e di tanti altri settori, e vediamo come la <em>Unique Selling Proposition</em> continui a essere dominante sul mercato europeo, perché le aziende che significano qualità continuano a essere ai primi posti, in Europa ma anche nel mondo, indipendentemente dalle dinamiche di globalizzazione. Sintetizzando: la gente quando può compra la qualità e da noi non si vendono auto a tre ruote.</p>
<p>E la qualità la esportiamo, in Europa la qualità è rimasta un valore centrale, e non a caso prevalentemente i prodotti europei &#8220;significano&#8221; qualità in tutto il mondo.</p>
<p>Quindi ribadirei che sul mercato europeo le tendenze di lungo vanno distinte dai guizzi di breve termine, e quando si tornerà alla ripresa, catastrofismi permettendo, la tendenza di fondo all&#8217;industrializzazione del nostro settore resterà invariata, ma non incorporerà più questi effetti di breve termine così forti, e sarà, appunto, una tendenza di lungo periodo per il settore nel suo complesso e per determinati suoi comparti in modo particolare, appunto drastica e ripida solo per i settori più adatti e forse addirittura vocati all&#8217;industrializzazione.</p>
<p>Alla fine di questo periodo sul mercato ricompariranno i committenti che sono stati fermi per motivi di bilancio, quelli rimasti scottati e delusi e spesso anche danneggiati gravemente dalle traduzioni a 5 euro a cartella, ci saranno ancora i nostri clienti già acquisiti e i clienti nuovi, e per tutti questi pesci l&#8217;esca più efficace continuerà a essere la qualità, per banale che possa sembrare.</p>
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		<title>È una vita che ti aspetto. Gestire al meglio l’attesa tra un incarico e l’altro</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 18:56:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silviadipersio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I periodi di stasi lavorativa tra un incarico e l’altro costituiscono un fenomeno fisiologico dell'attività del freelance. Imparare a gestirli e a utilizzarli a proprio vantaggio è molto importante. Alcuni consigli per considerare questi momenti come periodi di pausa o come opportunità per acquisire nuove competenze, purché sia bandita l’attesa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-763 alignleft" style="margin: 10px;" title="Waiting for the night bus" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/03/attesa.jpg" alt="attesa" width="239" height="154" />Giorni di attesa, è tutto pronto, bella come il sole l&#8217;aspetto e di lui neanche l&#8217;ombra. Eppure mi sono preparata, la foto più persuasiva, il sorriso aperto, lo sguardo ampio e convincente. E che dire delle conoscenze, delle esperienze, sì, insomma, posso ritenermi un tipo interessante. Eppure, niente, il <strong>lavoro</strong> non si fa vivo. È la crisi, bellezza, mi dice una vocina interiore. No, non solo la crisi, aggiunge il buon senso. Ma anche uno dei normali periodi di stasi lavorativa tra un incarico e l&#8217;altro con i quali ogni <strong>traduttore</strong> <strong>freelance</strong> dovrà imparare a fare i conti. E che dovrà imparare a gestire.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Bandire l’attesa</h2>
<p style="text-align: justify;">Come consiglierebbe ogni posta del cuore che si rispetti, allora, la prima cosa da fare è bandire l’attesa. Abbassare il livello di investimento, occuparsi di altro, pensi a se stessa, direbbe l&#8217;avveduta consigliera, si occupi di tutte quelle cose che non si riescono a fare nei periodi di inteso lavoro. Una gita, il cinema, quante volte ci abbiamo pensato durante una ricerca terminologica interminabile.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Corsi di formazione e workshop</h2>
<p style="text-align: justify;">Oppure, se proprio non si intende uscire dal binario professionale, perché anche il &#8220;voglio concentrarmi sul lavoro&#8221; costituisce un topos dell’attesa sentimentale, puntare sulla formazione continua e approfittare di questi momenti di stasi per potenziare la propria  professionalità sarà sempre una strategia vincente. Sappiamo bene che il mercato è in continuo movimento, che l&#8217;economia e la cultura invertono le proprie direzioni e che il nostro lavoro è in ognuno di questi settori uno strumento che si modula inevitabilmente sui vari mutamenti. I <strong>corsi</strong> di <strong>formazione</strong> e i diversi <strong>workshop</strong> offerti nel campo della traduzione professionale possono diventare una possibilità di esplorazione di settori diversi da quello di specializzazione che fino ad ora non avevamo avuto l’opportunità di valutare. Questo vorrà dire che investire sulla formazione in un nuovo settore di traduzione può equivalere ad aggiungere un sassolino sul nostro percorso futuro. Accanto all’opportunità di contatto e di confronto con altri colleghi, da non sottovalutare in un lavoro in cui la tendenza all’isolamento è fisiologica.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Diversificazione delle competenze CAT</h2>
<p style="text-align: justify;">Numerose sono invece le offerte di lavoro il cui requisito chiave è la competenza di uno strumento CAT poco noto rispetto ai due o tre più largamente diffusi. Sono frequenti gli annunci in cui si richiede la collaborazione di traduttori freelance che sappiano usare <strong>CAT</strong> sconosciuti ai più. È altrettanto frequente che il numero di risposte non superi le 20 o 50, a fronte delle circa 1000 risposte che si hanno di media nei casi offerte su CAT più noti. Pertanto orientarsi alla conoscenza di questi strumenti di traduzione assistita, a fronte di una competenza di base, richiederà un impegno ridotto rispetto ai vantaggi della diversificazione. <a title="Metatexis" href="http://www.metatexis.com" target="_blank">Metatexis</a> e <a title="OmegaT" href="http://www.omegat.org/it/omegat.html" target="_blank">OmegaT </a>sono alcune proposte.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Diversificazione delle competenze DTP</h2>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;importanza della flessibilità nelle competenze del traduttore professionista, in questo secondo caso rispetto al percorso di impaginazione del testo su cui intervenire, veniva sottolineata nella puntata di <strong>Tradurre </strong>dedicata alla <strong>Qualità delle traduzioni</strong> da Mirko Silvestrini, presidente di Federcentri. Anche in questo caso la professionalità si coniuga con un insieme di competenze diversificate e complete e con una sostanziale autonomia del traduttore rispetto a tutti i problemi che il testo può presentare. A ciò si aggiunga che nei diversi mercati della traduzione, come nel caso della conoscenza dei CAT meno noti, sono numerose le richieste di collaborazione in cui la capacità di utilizzo dei principali strumenti di desktop pubblishing, o <strong>DTP</strong>, quali Quark Express, InDesign, Pagemaker, Framemaker e molti altri costituisce la discriminante della candidatura.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine, ma il tempo è volato, rituffarsi nel mercato con il nuovo bagaglio di competenze, non equivarrà soltanto a cercare nuovi contatti lavorativi ma anche a consolidare la nostra proposta con i committenti con i quali collaboriamo abitualmente. Al riguardo, sempre Mirko Silvestrini consigliava di riproporre con regolarità il proprio <strong>curriculum</strong> alle <strong>agenzie di traduzione</strong> per l’aggiornamento continuo nei rispettivi database. E poi si sa che in amore il momento di rimettersi in gioco arriva sempre e sarà meglio farsi trovare pronti.</p>
<p><em>Foto: “<a title="Waiting for the night bus" href="http://www.flickr.com/photos/joedirkse/1450581315/" target="_blank">Waiting for the night bus</a>” di Mewdotkai su Flickr Creative Commons</em></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Tradurre &#8211; 12 marzo 2009, ore 17: la qualità delle traduzioni</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 16:38:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[norma UNI EN 15038]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[Tradurre]]></category>
		<category><![CDATA[webcast]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella puntata di giovedì 12 marzo di Tradurre parleremo di qualità delle traduzioni con Mirko Silvestrini.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-599 alignleft" style="margin: 10px;" title="radio_itzafineday" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/03/radio_itzafineday-300x199.jpg" alt="Tradurre, prima puntata" width="240" height="159" /></p>
<p style="text-align: justify;">Parliamo di qualità delle traduzioni con Mirko Silvestrini, presidente di Feder.cen.tr.i.</p>
<p style="text-align: right;"><em>La perfezione non è essere perfetti, ma tendere continuamente ad essa. </em></p>
<p style="text-align: right;">(Johann Gottlieb Fichte)</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<a title="Editoriale EST numero 0" href="http://www.e-schooloftranslation.org/2009/02/battere-la-crisi-con-la-qualita/">editoriale</a> per il lancio di EST parla chiaro: l’onnipresente crisi ha investito anche il mercato della traduzione e i clienti, da una parte meno inclini ad affrontare spese, soprattutto se accessorie rispetto a investimenti più essenziali come quelli legati a ricerca e produzione, d’altra parte avvertono la necessità di una comunicazione efficace per conquistare fette di un mercato globale sempre più competitivo. La risposta a entrambe queste esigenze risiede in una sola parola: <strong>qualità</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La sicurezza di ottenere traduzioni perfette consente al cliente di investire con fiducia in testi pronti all’uso, mentre traduzioni fatte male implicano il costo iniziale del lavoro, le ripercussioni economiche ma anche di immagine di una comunicazione insufficiente (pensiamo per esempio a una brochure imperfetta presentata in una fiera, a un sito web dal linguaggio improbabile, a un catalogo prodotti in cui una lingua poco curata potrebbe far pensare a prodotti poco curati), e poi le spese di revisione e/o ritraduzione del testo, la perdita di tempo (= denaro), ecc.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qualità</strong>: un parametro migliorabile non solo sviluppando le nostre competenze e prestazioni di traduttori, ma anche tenendo conto dell’esistenza e delle indicazioni di appositi quadri normativi europei come la <strong>norma UNI EN 15038</strong> del 2006, che definisce i requisiti dei servizi e delle attività delle imprese di traduzione e interpretariato.</p>
<p style="text-align: justify;">I requisiti stabiliti dalla norma riguardano le risorse umane e tecniche, la gestione della qualità e del progetto, il contesto contrattuale e le procedure del servizio.<br />
In particolare sono poste in rilievo le competenze professionali di traduttori e revisori, dalla capacità comprovata di traduzione alla competenza linguistica e testuale nelle lingue di partenza e di arrivo, le capacità di ricerca ed elaborazione delle informazioni, la competenza culturale e tecnica.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chiunque desideri sapere di più su questa norma, forse ancora poco conosciuta, nella <strong>puntata di giovedì 12 marzo di Tradurre</strong> incontreremo Mirko Silvestrini, presidente di <a title="Sito web Feder.cen.tr.i" href="http://www.federcentri.org">FEDER.CEN.TR.I</a> (Federazione Nazionale dei Centri di Traduzione e Interpretariato), per parlare dell&#8217;importanza della qualità nelle traduzioni e per rivolgergli le nostre e vostre curiosità sull’argomento.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi aspettiamo!</p>
<p style="text-align: justify;">Melani e Andrea</p>
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		<title>La traduzione audiovisiva e il fenomeno del fansubbing: nuove interferenze</title>
		<link>http://www.e-schooloftranslation.org/professione-traduttore/sottotitoli-traduzione-audiovisiva-fansubbing-qualita</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 15:58:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silviadipersio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Professione]]></category>
		<category><![CDATA[italiansubs]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[sottotitoli]]></category>
		<category><![CDATA[subsfactory]]></category>

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		<description><![CDATA[Silvia Di Persio ci offre alcune riflessioni su un fenomeno in crescita: il sottotitolaggio amatoriale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-590 alignleft" style="margin: 10px;" title="mastroianni_indiewench" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/03/mastroianni_indiewench-300x214.jpg" alt="La notte" width="240" height="171" />Ragazzi e ragazze dai 20 ai 25 anni, studenti universitari delle facoltà più disparate, ma anche il quindicenne, la casalinga, l’avvocato, il medico. Attenzione, il traduttore della vostra serie preferita potrebbe essere chiunque: il vostro medico curante, ecco la ragione di quelle borse sotto gli occhi, e voi che pensavate fosse a causa del sacro fuoco di Ippocrate; oppure il figlio della vicina, sempre davanti al computer, e i genitori che si lamentano per la scarsa attenzione durante l’orario scolastico; o ancora &#8211; come non pensarci! &#8211; ma sì, l’idraulico, in fondo con quello che guadagna avrà tutto il tempo di coltivare il suo hobby.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma la caccia al <strong>fansubber</strong>, il <strong>sottotitolatore amatoriale</strong> che di notte traduce gratuitamente i sottotitoli della sua serie preferita e di giorno si dedica a una professione distinta, è aperta. Tante le possibilità e un solo inequivocabile segno particolare: una insaziabile e inguaribile dipendenza audiovisiva.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Culture partecipative</h2>
<p style="text-align: justify;">È su questa base che nascono le community web di <strong>traduttori volontari</strong> di prodotti audiovisivi stranieri: tra i più noti menzioniamo <a href="http://www.italiansubs.net/" target="_blank">Italiansubs</a> e  <a href="http://www.subsfactory.it/" target="_blank">Subsfactory</a> per quanto riguarda i sottotitoli delle serie americane di prossima uscita, e <a href="http://www.asianworld.it/" target="_blank">Asianworld</a> per il settore di nicchia di produzione asiatica che non ha un mercato di distribuzione italiano. Un fenomeno ampio quello del fansubbing che si identifica nella dimensione<strong> &#8220;Culture partecipative&#8221;</strong> della fruizione audiovisiva, una fruizione arricchita dalla partecipazione creativa dell’utente appassionato ai media di riferimento. Ma anche un fenomeno che coinvolge una professionalità che ha la sua ragione di esistere nell&#8217;industria multimediale: quella del traduttore audiovisivo. In questo senso una prima obiezione a una diffusione del fenomeno del fansubbing riguarda la qualità del prodotto. Cosa aspettarsi da queste traduzioni amatoriali?</p>
<h2 style="text-align: justify;">Qualità: un falso problema?</h2>
<p style="text-align: justify;">In realtà quello della <strong>qualità delle traduzioni</strong> appare fin da subito come un falso problema se si considera come nel caso del fansubbing sia chiaramente subordinato alla possibilità di consumo anticipato del prodotto rispetto ai tempi lunghi della trasmissione televisiva o a quella di consumo tout court per i prodotti fuori mercato. Per il consumatore appassionato il sottotitolo non è che una guida ai contenuti mentre l&#8217;aspetto qualitativo è tutto affidato al prodotto audiovisivo in sé. Eventuali lagnanze sulla qualità dei sottotitoli, quando ci sono, riguardano generalmente un certo <strong>appiattimento </strong>della versione italiana dovuta a interpretazioni troppo letterali, soprattutto per le espressioni idiomatiche. Ma bisogna comunque rilevare che le stesse critiche vengono rivolte anche al sottotitolaggio professionale, sul quale il fansubbing, grazie al contesto di produzione e di fruizione circoscritto e puramente amatoriale, gode del vantaggio di una tolleranza qualitativa maggiore rispetto alla traduzione audiovisiva ufficiale.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Una nuova realtà di mercato</h2>
<p style="text-align: justify;">Il discorso cambia però nel momento in cui il fenomeno supera la sua sfera puramente amatoriale per andare a posizionarsi nella sfera ufficiale della professionalità della traduzione audiovisiva e a definirsi come interlocutore di realtà aziendali e produttive del settore. Una evoluzione in questo senso è già attualità e sono le stesse community di fansubbing a comunicarcelo: proprio sul sito di Itasa leggiamo che a novembre 2008 il suo staff ha partecipato alla sesta edizione della rassegna cinematografica <a href="http://www.neverlandonline.org/2008/home.html" target="_blank">N[ever]land</a>, fornendo i sottotitoli per il film documentario su David Lynch, &#8220;Lynch&#8221;. Dalla stessa fonte, un <a href="http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/spettacoli_e_cultura/sottotitolatori-italiani/sottotitolatori-italiani/sottotitolatori-italiani.html" target="_blank">articolo di Repubblica.it dell’8 dicembre 2008</a> riporta che i traduttori di Italiansubs hanno avviato un servizio a pagamento rivolto alle emittenti televisive e che Subsfactory è il fornitore dei sottotitoli per il <strong>Telefilm festival</strong> di Milano. E ancora dal sito: <a href="http://it.qoob.tv/" target="_blank"></a></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://it.qoob.tv/" target="_blank">Qoob</a> è la rete televisiva underground per eccellenza, costola di MTV. Italiansubs fornisce i sottotitoli per decine dei corti visibili sul sito e trasmessi sul digitale terrestre e sul satellite.</p>
</blockquote>
<h2 style="text-align: justify;">Si fa strada la necessità di nuove regole</h2>
<p style="text-align: justify;">È a questo punto che un discorso sulla qualità si impone nel suo senso più ampio di rispetto delle regole stabilite in termini di procedura operativa, <strong>tariffario </strong>e <strong>comportamenti professionali etici</strong>. La necessità di assegnare un ruolo sul mercato ben preciso a queste realtà è importante tanto alla luce dei cambiamenti descritti quanto sulla base di segnali poco incoraggianti come il notevole calo tariffario che i traduttori professionisti lamentano nei diversi forum di settore. Indicativo al riguardo il caso riportato da un subber di Itasa in una intervista su Radio2, relativo a un errore nel sottotitolaggio da parte della community su un noto telefilm che si sarebbe successivamente verificato identico nella messa in onda  ufficiale dello stesso telefilm.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma sarà il caso di stabilire delle regole, magari prima che qualche traduttore audiovisivo professionista accarezzi l’idea di indossare un camice bianco. Pensando magari che tutte quelle serate davanti a Dr House saranno pure servite a qualcosa.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il catalogo è questo: errori di traduzione celebri e non, catturati dalla rete</title>
		<link>http://www.e-schooloftranslation.org/lingua-e-stile/errori-di-traduzione-in-rete</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 11:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silviadipersio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[errori di traduzione]]></category>
		<category><![CDATA[falsi amici]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[localizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[passaparola]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[The Millionaire]]></category>

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		<description><![CDATA[Una rassegna di errori di traduzione celebri e meno noti raccolti in rete. Dal più attuale errore nell’adattamento italiano del film di Danny Boyle candidato all'Oscar come miglior film straniero The Millionaire, a un errore classico della letteratura fantascientifica degli anni '60, passando per  curiose etichette di cibi cinesi. E un'utile risorsa in rete per non cadere negli stessi errori. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Sarà sempre gratificante vedere riconosciuti i meriti e le responsabilità della propria professione, ma può risultare di volta in volta dannoso, agghiacciante, esemplare o esilarante passarne in rassegna gli errori. Nel caso specifico della professionalità del traduttore, è la rete che costituisce una vera e propria miniera di errori di traduzione clamorosi o meno noti raccolti e riferiti dal <strong>passaparola</strong> degli utenti.</p>
<h2 style="text-align: left;">Errori nel mondo cinematografico: The Millionaire</h2>
<p style="text-align: left;"><img class="alignleft size-medium wp-image-356" style="margin: 10px;" title="843953060_7c4921d6f0_b" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/02/843953060_7c4921d6f0_b-225x300.jpg" alt="843953060_7c4921d6f0_b" width="225" height="300" />Il caso di attualità sotto gli occhi di tutti è l’errore di traduzione nell’<strong>adattamento </strong>italiano di <strong>The Millionaire</strong>, la pellicola distribuita da Lucky Red e candidata all’Oscar come miglior film straniero. L’errore in questione riguarda la sequenza di un’aggressione di massa in cui viene uccisa la madre dei due protagonisti e durante la quale una voce fuori campo grida &#8220;Sono mussulmani scappate!&#8221;. Peccato che nella versione in lingua originale sottotitolata in inglese alla stessa frase corrisponda &#8220;They are muslims, get them&#8221;, ovvero &#8220;Sono mussulmani prendeteli&#8221;, e che si confonda così l&#8217;aggredito con l&#8217;aggressore.</p>
<p style="text-align: left;">Per chiunque abbia visto il film, la sequenza risultava in effetti stranamente ambigua e poco chiara nella corrispondenza tra quanto veniva detto e ciò che veniva mostrato. Per la comunità islamica invece, alla luce dell&#8217;attuale congiuntura storico-politica l&#8217;errore ha avuto i tratti del pregiudizio religioso. Risolto l&#8217;inaspettato incidente diplomatico con le scuse immediate di Lucky Red, alla casa di produzione ora l&#8217;onere economico e logistico di correzione dell&#8217;errore sul dvd di prossima uscita, non essendo più possibile intervenire sul film in sala.</p>
<h2 style="text-align: left;">La terra della chirurgia estetica</h2>
<p style="text-align: left;">È invece una pietra miliare tra quelle citate in rete, la traduzione nei libri di fantascienza degli anni 60/70 dell’espressione Silicon Valley con &#8220;Valle di Silicone&#8221;. Un errore che oggi farebbe sorridere se non incrementare l&#8217;afflusso dei vip nostrani verso quelle terre di California, ma che allora, in quegli anni del boom economico, passava del tutto inavvertito allo sguardo di un paese e di una cultura non ancora alle prese con una terminologia in grado di rilevare la non concordanza tra le implicazioni tecnologiche del silicio e quelle tecnico-estetiche del silicone. E sembra che lo stesso <strong>falso amico linguistico</strong> sia presente nei film di 007 in espressioni come “chip al silicone” o “bomba al silicone”. Ai fan della spia inglese l&#8217;onere della verifica.</p>
<h2 style="text-align: left;">Anche nei telefilm non si scherza</h2>
<p style="text-align: left;">Passando dalla letteratura e dal cinema alla tv di casa nostra, l’utente di un newsgroup riferisce, con grande perplessità, il caso di un telefilm attualmente in onda nel quale si parla di un assassino che ha tagliuzzato il viso della vittima con uno “scalpello” affilato. Curiosa perversione o tentativo di tv sperimentale che vuole sviare lo spettatore dalla soluzione del caso, indirizzandone le ipotesi verso il mondo dell&#8217;arte e della scultura? Nessuna delle due; la tv è sempre la stessa e anche le perversioni seguono le regole del senso comune, lo dimostra il fatto che una delle traduzioni dell’inglese “scalpel” è “bisturi”, certamente lo strumento più appropriato a un’azione di taglio.</p>
<h2 style="text-align: left;">Improbabili ghiottonerie</h2>
<p style="text-align: left;"><img class="alignleft size-medium wp-image-351" style="margin: 10px;" title="1452518357_eb51a3078a_b" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/02/1452518357_eb51a3078a_b-300x207.jpg" alt="1452518357_eb51a3078a_b" width="173" height="120" />Ne fa un caso di relativismo etno-gastronomico la comunità cinese di Sassari dell’errore di traduzione su un prodotto che dovrebbe essere del concentrato di pesce ma la cui etichetta riporta “Succo d’orecchia”. Assicurando che non esiste un tale prodotto nella cucina cinese, l&#8217;interessato ha citato un prodotto altrettanto improbabile tra quelli della cucina italiana: il formaggio con i vermi, se gli italiani lo mangiano… La gustosa notizia è riportata sul <a title="Il blog di &quot;El giramundo&quot;" href="http://giramundo.splinder.com/post/12349836/Succo+d%E2%80%99orecchia%3F+Un+errore+di+traduzione" target="_blank">blog di un giramondo</a>.</p>
<h2 style="text-align: left;">Errore o distrazione?</h2>
<p style="text-align: left;">E che dire invece di sviste che richiamano il traduttore alla cura di preliminari scontati ma comunque in grado di influire negativamente sulla <strong>qualità </strong>del lavoro? Sembrerebbe il caso riportato dagli utenti di un noto telefono palmare sul cui menù in lingua italiana compariva il comando &#8220;diapositiva siguiente&#8221;. Gli utenti indicavano anche come il comando inverso &#8220;diapositiva precedente&#8221; fosse invece scritto correttamente in italiano. Chiunque conosca la lingua spagnola sa bene che l’espressione &#8220;diapositiva precedente&#8221; è identica a quella italiana e che, pertanto, più che a una meno probabile interferenza tra due lingue sorelle nella mente del traduttore, l&#8217;errore nella <strong>localizzazione </strong>potrebbe essere banalmente dovuto all&#8217;erronea impostazione del correttore automatico sulla lingua spagnola invece che su quella italiana, nell&#8217;editor del proprio computer. Bel paradosso per un prodotto di altissima tecnologia.</p>
<p style="text-align: left;">A voler proseguire con il catalogo virtuale innumerevoli sono gli errori citati così come gli ambiti di traduzione coinvolti. Ma in questo caso come in altri, la rete oltre a indicare il male offre anche la cura. Interessante in tal senso, e utile alla <strong>formazione</strong> di traduttori che muovono i primi passi, un &#8220;<a title="&quot;Ambiguità di alcune parole inglesi&quot; - Giancarlo Livraghi" href="http://gandalf.it/ambigui.pdf" target="_blank"><strong>prontuario di falsi amici</strong></a>&#8220;<strong> </strong>della lingua inglese redatto con altri e liberamente distribuito da Gianfranco Livraghi, uno dei principali esperti di comunicazione italiani.</p>
<p style="text-align: left;">Consultiamo e… meditiamo.</p>
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