Come si diventa traduttore o interprete giurato in Spagna
November 27, 2009 by Giulia Banchieri
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In Spagna la qualifica di traduttore/interprete giurato è vincolata al superamento di un esame indetto dal Ministerio de Asuntos Exteriores y de Cooperación tramite bando pubblicato sul Boletín Oficial del Estado (Gazzetta Ufficiale spagnola, www.boe.es), di solito a inizio o metà giugno. Per ulteriori informazioni sui requisiti necessari e sulle formalità burocratiche si rimanda al sito del Ministero.
L’esame
L’esame, relativo a una combinazione linguistica (ad esempio spagnolo-italiano), si svolge a Madrid una volta all’anno ed è estremamente selettivo. La percentuale degli idonei non arriva al 3%. Vi sono quattro prove a carattere eliminatorio articolate nel seguente modo:
- Traduzione verso lo spagnolo, senza dizionario, di un testo letterario-giornalistico: un’ora.
- Traduzione verso l’italiano, senza dizionario, di un testo letterario-giornalistico: un’ora.
- Traduzione verso lo spagnolo, con dizionario, di un testo giuridico-economico: un’ora e mezzo.
- Nel caso in cui le suddette prove scritte vengano superate, il candidato è convocato in un secondo tempo per una verifica delle sue capacità orali. Il colloquio prevede la lettura (cinque minuti circa) e il riassunto in italiano e in spagnolo di un testo, solitamente un articolo di giornale, con domande di comprensione.
Esonero dall’esame
Da qualche anno chi è in possesso di una laurea in Traduzione e/o Interpretazione (convalidata nel caso di candidati stranieri) può essere nominato traduttore/interprete giurato dalla Oficina de Interpretación de Lenguas senza dover sostenere l’esame. È necessario attestare la preparazione nel campo della traduzione giuridico-economica, nonché dell’interpretazione orale, tramite riconoscimento di piani di studio, certificazioni accademiche e/o crediti conseguiti in corsi specifici. Per ulteriori informazioni:
Preparazione
Data la vastità e la complessità della materia, un aiuto concreto lo può offrire il forum riservato agli aspiranti traduttori giurati, dove è possibile reperire gli esami degli anni precedenti e scambiarsi consigli e informazioni utili. Si raccomanda di lavorare molto sulla velocità di lettura e di scrittura, perché la lunghezza dei testi (una pagina intera) e lo scarso tempo a disposizione impediscono di fare la brutta copia e consentono a malapena di aprire i dizionari. Onde evitare crampi dell’ultimo minuto, e soprattutto rallentamenti alla stesura degli elaborati, un altro suggerimento è quello di accantonare le tecnologie ed esercitarsi con le care vecchie carta e penna.
Siti utili
Tematiche varie sulla traduzione giurata
http://www.ndelt.com/interprete_jurado.htm
FAQ sulla traduzione giurata
franstrad.brujulayproa.net/docs/FAQTJ09-
04preguntastraduccionjurada%5B2%5D.pdf
Codice etico del traduttore/interprete giurato
http://www.fit-europe.org/vault/etica-atijc.html
Legislazione sui traduttori/interpreti giurati in Spagna
http://www.tcontinental.es/pdfs/legis_interpretes.pdf
Brutte novità sul fronte previdenziale
November 27, 2009 by Raffaella Moretti
Filed under Notizie
ACTA (Associazione Consulenti Terziario Avanzato) lancia un allarme : si prepara un ulteriore aumento dei contributi INPS nella prossima finanziaria per i professionisti autonomi. Si parla infatti di aumentare di 1,2 punti percentuali la contribuzione dei parasubordinati.
Nel 2010 è già previsto un aumento dell’1% dei contributi, che si sperava venisse annullato anche in considerazione della difficile situazione economica, ma secondo alcune anticipazioni della stampa dovrebbe invece essere addirittura pari al 2,2%.
Una situazione inaccetabile
A fronte della crisi, Governo e parti sociali varano le misure per aiutare i lavoratori e attivano gli ammortizzatori sociali. Ma c’è una categoria che in questo contesto non solo non riceve nessun aiuto, ma addirittura rischia di venire penalizzata da un ulteriore aumento dei contributi INPS: i professionisti autonomi.
Già in difficoltà a far fronte a versare rate e anticipi INPS – molti dei nostri soci denunciano ritardi nei pagamenti e cali vertiginosi di lavoro – vedono profilarsi il pericolo di un ulteriore aumento dei contributi, che non trova giustificazioni.
Questi lavoratori, tra cui i traduttori con partita IVA, oltre a lottare contro la crisi senza nessun sostegno, si trovano a dover sostenere una pressione fiscale e contributiva iniqua se confrontata a tutte le altre categorie in Italia e molti di essi dovranno chiudere l’attività.
Tradurre, 14 maggio, ore 17: il lavoro del traduttore
May 8, 2009 by Andrea Spila
Filed under Formazione
In occasione della quinta puntata, Tradurre presenta un’edizione speciale di novanta minuti, suddivisa in due parti:
un incontro con Antonella Andreella, traduttrice e interprete parlamentare, con cui parleremo di Altrinit e delle prospettive di istituire l’ordine professionale dei traduttori e degli interpreti e un laboratorio di traduzione collettiva, in cui Andrea Spila tradurrà (con l’aiuto dei partecipanti collegati al webcast) un testo a sorpresa dall’inglese in italiano.
I partecipanti sono invitati come sempre a intervenire e a interagire con i conduttori e con gli ospiti e a partecipare alle rubriche del webcast tramite chat e sondaggi. Chi lo desidera potrà anche chiedere la parola e intervenire direttamente in trasmissione.
>> Registrati gratuitamente alla quinta puntata di Tradurre <<
Vi aspettiamo!
Melani e Andrea
Lavorare meglio, lavorare tutti
May 8, 2009 by Andrea Spila
Filed under Editoriale

“Lavorare meno, lavorare tutti”. Così recitava uno slogan sindacale degli anni Sessanta e Settanta, che molte aziende hanno recentemente ripreso nella forma dei cosiddetti “contratti di solidarietà” per affrontare l’emergenza occupazionale in questo periodo di crisi.
Forse, parafrasando lo slogan solidale dello scorso secolo, noi traduttori potremmo quantomeno puntare a “lavorare meglio”, per garantire a tutti coloro che hanno scelto questa professione di vivere in modo dignitoso, uscendo così dall’attuale situazione di precariato che non prevede tutele e reti di protezione sociale.
Nella puntata di Tradurre del 30 aprile 2009, Sandro Corradini di AITI ci ha illustrato alcuni dati relativi ai professionisti della traduzione, ossia tutte quelle entità giuridiche che dichiarano, tramite gli studi di settore, di svolgere principalmente attività di traduzione e/o interpretariato. Abbiamo così scoperto quante sono le partite IVA di traduttori e interpreti:
- 3.833 persone fisiche
- 524 società di persone
- 816 società di capitali, enti commerciali e non
- più altre 813 posizioni non inquadrabili.
per un totale di 5.986 posizioni registrate dall’Agenzia delle Entrate per l’anno fiscale 2004, un dato non dissimile da quello di 6.100 unità indicato dall’ISTAT (2006).
Bisogna tuttavia notare che – in base ai dati dell’AITI-Quest del 2008 – solo il 71% dei traduttori/interpreti ha la partita IVA. I dati dell’Agenzia delle Entrate non tengono così conto di altre tipologie di lavoro atipico (ricordiamo tra queste: lavoratori a progetto, coordinati e continuativi, mini Co.Co.Co., occasionali, associati in partecipazione).
Questa situazione così frammentata del mercato del lavoro spiega in parte sia le scarse tutele previdenziali sia il basso livello retributivo dei professionisti della traduzione (sempre secondo i dati dell’AITI-Quest, nonostante l’elevato numero di ore lavorate, oltre il 60% dei professionisti non raggiunge i 30.000 euro l’anno).
La European School of Translation dedica il mese di maggio al lavoro. Dopo esserci occupati della questione della visibilità della nostra professione è arrivata l’ora di capire quali sono i nostri diritti di lavoratori e quali le possibili tutele.
Vogliamo partire dalle vostre e dalle nostre esperienze per capire a che punto siamo e quali passi possiamo compiere per migliorare il mercato del lavoro. Per questo vi chiediamo di raccontarci le vostre storie di lavoratori atipici della traduzione e cercheremo di affrontare insieme le questioni più urgenti con il contributo di esperti dei problemi previdenziali e fiscali. Augurandoci di poter presto migliorare la qualità del lavoro per tutti e tutte!
Buon mese dalla redazione di EST!
Riferimenti
http://www.aiti.org/ricerche_mercato.html
Foto: “Colliery Lasses, British Coal Strike“, Library of Congress
Il protagonista che non c’era
April 29, 2009 by Silvia Di Persio
Filed under Ritratti
Se gli elementi della situazione riportata nel video della settimana di EST potessero essere riorganizzati come tessere di un puzzle ideale per analoghi scenari, la collocazione dell’ultimo tassello svelerebbe una presenza inattesa. Da una parte un pubblico urlante in pieno delirio di riconoscenza per i romanzi della saga di Twilight che narrando le vicende di Edward il vampiro e della giovane Bella hanno saputo parlare ai turbamenti e alle passioni crepuscolari degli animi romantici. Dall’altra, sul palco, l’oggetto di tanta acclamazione. Non l’autrice Stephenie Meyer che a partire da Twilight ha dato vita alla fortunatissima saga riproponendo in chiave attuale i principali ingredienti del gotico. Né gli attori protagonisti della versione cinematografica del romanzo, già decretati nuovi idoli delle teenager. Ultimo tassello e inaspettato pezzo a completamento del quadro sarebbe in questo caso il traduttore.
È con questa bella novità che si presenta il primo raduno nazionale dei fan di Twilight tenutosi a Volterra il 19 aprile scorso, con Luca Fusari, traduttore della saga della Meyer in questo caso ma con alle spalle un già solido percorso nella traduzione editoriale, tra i suoi ospiti più acclamati. Una dimensione insolita quella della ribalta per una professione la cui invisibilità, quando non correlata a indeterminatezza di status professionale e a tariffe inadeguate, può essere ascritta a una scelta ben precisa.
È allo stesso Luca Fusari che rivolgo queste osservazioni: «Le mie apparizioni pubbliche legate a Twilight – risponde Luca – in realtà sono state soltanto tre, e in due casi ho parlato di fronte a un pubblico in cui i/le fan erano in minoranza (un incontro con alunni delle scuole superiori del trevigiano, alla fine del 2007, e un dibattito sul rapporto fra traduzione del libro e adattamento della sceneggiatura del film, organizzato lo scorso marzo all’interno del Centro Traduttori della Children’s Book Fair di Bologna); inoltre ho contribuito all’antologia de Il mestiere di riflettere e anche di quella mi è capitato di parlare in occasioni formali. Perciò discutere in pubblico del mio mestiere non è una novità assoluta per me, e sono ben contento di poterci mettere la faccia quando capita: nell’invisibilità preferisco calarmi quando sono davanti al computer o al libro, a lavorare, mentre quando si tratta di fare divulgazione pura e semplice sulla nostra professione o di mettersi in gioco per sottolineare l’importanza del traduttore (come del revisore, del correttore di bozze e del resto dei ruoli ‘invisibili’ della filiera) sono ben contento di non risultare poi così trasparente. E comunque credo che la venerazione delle fan non vada a me in quanto “divo” ma alla figura del traduttore, del catalizzatore che riscrive un libro altrui e lo trasporta all’interno di un’altra cultura, e sia più che altro un tributo all’importanza del lavoro che svolgiamo».
Rimane allora il fatto, positivo, che un simile tributo possa considerarsi un premio per i tanti sforzi che vengono compiuti quotidianamente in direzione di una maggiore visibilità, intesa come rafforzamento dello status della professione attraverso il riconoscimento. A precedere di pochi giorni il raduno di Volterra, l’intervento sul tema da parte di una delle principali artefici di questi sforzi, la fondatrice di Biblit Marina Rullo, nella puntata di Tradurre del 16 aprile dedicata alla visibilità della professione sul web.
E del resto è proprio alla rete e alla sua capacità di mettere in comunicazione ambiti altrimenti distinti nella sfera del non-virtuale che la popolarità di Luca presso il grande pubblico di Twilight rimanda, delineando i tratti del nuovo rapporto traduttore-fruitore del prodotto culturale tradotto. È infatti sufficiente inserire il suo nome su Google per incontrare le numerosissime manifestazioni di gratitudine per il lavoro di traduzione svolto da parte delle fan della saga, oltre a un fan club dedicato proprio alla sua figura e al suo lavoro. Sono l’entusiasmo e il sentimento di gratitudine nei confronti di chi rende fruibile il prodotto amato che nutrono questa attenzione nei confronti del traduttore, in modo analogo a quanto si verifica da parte dei fruitori dei prodotti audiovisivi stranieri nei confronti dei sottotitolatori amatoriali delle diverse community web di fansubbing.
Una stessa urgenza di fruizione, accanto a una più diffusa conoscenza della lingua inglese, alla base della popolarità di entrambi, che si sviluppa nel più ampio fenomeno delle culture partecipative. Ma se nel caso del sottotitolaggio amatoriale i due fattori stimolavano l’accesso al lavoro di traduzione e l’inizio di un percorso che si apriva anche a opportunità professionali, nel caso della popolarità di Luca è la curiosità nei confronti della doppia vita linguistica del prodotto amato che alimenta l’attività comunitaria sul web. Come testimoniano in Il mestiere di riflettere Federica D’Alessio e Chiara Marmugi, le due traduttrici che a partire dal romanzo Eclypse collaborano con Luca, le appassionate di Twilight non si accontentano di leggere il libro in italiano ma confrontano e commentano le due versioni in forum dedicati, valutando in modo continuo la qualità del lavoro di traduzione. Chiedo a Luca se ha mai ricevuto delle critiche o delle contestazioni al riguardo «Certo che sì – risponde – ma per quanto ne so riguardavano sfumature o casi in cui io e la redazione abbiamo dovuto compiere scelte arbitrarie (questo “I love you” è un “ti amo” o un “ti voglio bene”?), nonché di un ulteriore appiglio per spiegare in pubblico che la traduzione non è sempre una scienza esatta (almeno secondo me)».
Spiegazione pubblica che si riflette in una crescente presa di coscienza rispetto al valore dell’attività traduttiva; una consapevolezza che inevitabilmente si riversa in modo positivo sulla visibilità e sullo status del traduttore.
In questo senso mi chiedo se un tale esempio di riconoscimento mediatico, oltre a nascere a valle del prodotto letterario, dalle passioni dei fruitori, non sia anche frutto di una strategia editoriale mirata a dare la giusta evidenza al ruolo del traduttore nella catena di post-produzione editoriale. Ma a quanto pare non lo è: «Tutto è stato frutto esclusivo della passione delle fan della saga di Twilight – conferma Luca – e non c’è stato alcun calcolo o strategia editoriale. Tanto che questa sorta di impennata di popolarità mi ha colto davvero di sorpresa, dal momento che l’ultima traduzione di Stephenie Meyer l’ho consegnata nell’estate del 2008 e nel frattempo mi sono dedicato ad altro, oltretutto lavorando con editori con i quali collaboro da tempo in maniera del tutto autonoma dalle faccende vampiresche. Visto dall’interno, l’exploit di visibilità che ho avuto è una semplice parentesi all’interno di un tran tran lavorativo denso e serrato come, penso, quello di qualunque altro professionista del settore».
Una parentesi, certo, ma che sarebbe bene estendere in favore di una visibilità anche esterna del tran tran lavorativo denso, serrato e silenzioso di ogni traduttore.
Foto: “There are no extra pieces in the universe. Everyone is here because he or she has a place to fill, and every piece must fit itself into the big jigsaw puzzle.” di miss_blackbutterfly su Flickr Creative Commons
La traduzione pubblicitaria secondo Giancarlo Livraghi
April 17, 2009 by Silvia Di Persio
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Dal mestiere di scrivere a quello di comunicare passando attraverso la riflessione sulle tecnologie e sui nuovi mezzi espressivi. Con alcune incursioni nel mondo della traduzione come curatore dell’edizione italiana di moltissimi testi. Si potrebbe sintetizzare in questo modo il percorso professionale e di pensiero di Giancarlo Livraghi, uno dei maggiori copywriter ed esperti di comunicazione italiani. Dal 1966 sua la gestione dell’agenzia pubblicitaria McCann-Erickson italiana cui segue nel 1975 il trasferimento a New York come executive vice-president della McCann-Erickson International. Nel 1980 Giancarlo Livraghi torna in Italia come socio di maggioranza della Livraghi, Ogilvy & Mather, diventata in pochi anni una delle principali agenzie italiane, per lasciare nel 1993 il mondo della pubblicità e fondare l’anno successivo ALCEI, l’Associazione per la libertà della comunicazione elettronica interattiva. Oggi i suoi scritti e le sue riflessioni sono liberamente consultabili (e scaricabili) sul sito gandalf.it. Tra questi Ambiguità della lingua inglese (e possibili errori di traduzione), una divertente guida ai falsi amici della lingua inglese già segnalata in un precedente articolo, e un breve scritto sui pericoli della letteralità nella traduzione, La stupidità delle traduzioni. Abbiamo incontrato questo professionista della parola scritta per parlare di traduzione pubblicitaria. Partiamo da una precisazione:
Signor Livraghi, in una sua precedente intervista ho letto che non ama la definizione di “creativo”, preferendo piuttosto quella di “writer”. È sempre questa predilezione per una professionalità più direttamente legata alla scrittura che l’ha portata, nella sua lunga carriera, a confrontarsi anche con il mestiere del traduttore curando l’edizione italiana di diversi volumi stranieri?
Quel percorso è cominciato molto prima – e per altri motivi. Sono pochi i libri stranieri di cui ho curato l’edizione italiana. Non sono traduzioni, ma rielaborazioni dei testi originali, con annotazioni, commenti, aggiunte e approfondimenti.
Sono molte, invece, le circostanze in cui mi sono trovato, e mi trovo, a lavorare e comunicare quotidianamente in più di una lingua.
Per esempio il mio libro Il potere della stupidità, nato all’origine da alcuni articoli che avevo scritto in inglese, ha avuto poi tre edizioni italiane – e ora, nel maggio 2009, uscirà (per la prima volta come libro) in inglese. Non è una traduzione, ma un testo ripensato e riscritto in una lingua diversa.
Nella sua lunga esperienza di copywriter si è sempre affidato a dei traduttori o le è capitato di tradurre lei stesso delle campagne pubblicitarie?
Ho sempre lavorato in un contesto internazionale e perciò non mi è mai capitato di dover ricorrere a traduttori “esterni” – mentre è sempre stato, e ancora è, frequente che mi trovi a trasferire in un’altra lingua lo stesso concetto. Nello sviluppo delle campagne erano coinvolti, secondo le esigenze di ciascuna, i nostri colleghi di nazionalità e lingue diverse – con le loro capacità non di “tradurre”, ma di interpretare strategie e forme espressive secondo le situazioni culturali e di mercato.
Quali sono state le campagne che ricorda come più problematiche nella localizzazione sul mercato italiano?
Quelle in cui il concetto originale non era adatto alla nostra lingua, alla nostra cultura o alle esigenze di comunicazione in Italia, e perciò doveva essere cambiato o rielaborato. Cosa, in molti casi, capita bene da tutti e perciò gestita efficacemente e senza contrasti. Talvolta più difficile e complessa quando era meno facile spiegare i motivi delle differenze.
Vuole raccontarci un episodio aneddotico riguardo ai problemi posti dalla traduzione pubblicitaria?
Gli aneddoti potrebbero essere tanti, ma la sostanza è una. Nella la mia esperienza non si tratta mai di traduzioni, ma di ridefinire una campagna, quando si trasferisce da un paese all’altro, secondo le esigenze di ciascun paese e di ciascuna situazione. È importante (anche se purtroppo non tutti lo sanno fare bene) che se una strategia o un concetto è destinato a diffusione internazionale sia concepito fin dall’inizio in modo da essere “declinabile” in contesti diversi.
Se vuole un episodio curioso, eccolo. Incredibile, ma vero. Ai tempi in cui per i film si usava ancora la pellicola, un mio collega a Milano scrisse a New York chiedendo una “pizza”. Gli americani furono molto confusi dall’ipotesi di un catering transatlantico.
Cos’è cambiato da allora a oggi per quanto riguarda la traduzione pubblicitaria?
Nella sostanza, nulla. I problemi nel trasferimento da una lingua a un’altra di un testo o di un pensiero sono sostanzialmente gli stessi da migliaia di anni. Oggi, con sistemi spesso fortemente “centralizzati”, accade che le organizzazioni locali si sentano “deresponsabilizzate” e perciò adattino passivamente, con risultati spesso inadeguati, talvolta grotteschi. Ma accade anche il contrario, cioè che ci siano resistenze ingiustificate, del tipo “questo non va bene in Germania”, quando basta capire come un concetto possa funzionare se lo si ridefinisce in un diverso contesto culturale anziché banalmente tradurlo in un’altra lingua.
Una riflessione sulle peculiarità culturali nella localizzazione da diverse lingue all’italiano: quali sono a suo avviso i problemi che si pongono in termini socio-culturali nel caso della localizzazione sul mercato italiano di campagne nordamericane rispetto a quella di campagne spagnole?
Non mi sembra che ci siano differenze “standardizzabili”. La sostanza dei problemi di traduzione è la stessa in tutte le lingue. Ovviamente con lo spagnolo si può essere ingannati dalla somiglianza (parole simili hanno significati diversi) e con l’inglese c’è il problema degli inglesismi, cioè parole che in italiano hanno assunto un significato diverso (o, viceversa, si può trattare di parole italiane usate diversamente in inglese). Ma le “generalizzazioni” servono più a disorientare che a capire. Ogni caso deve essere gestito e “vissuto” nella sua individualità.
Un fatto di cui è bene tener conto è che ci sono rilevanti differenze nell’uso dell’inglese (quello britannico è diverso dall’americano – e ci sono altre varianti). Anche lo spagnolo ha parecchie variazioni nell’America latina rispetto al “castigliano” originale. Il brasiliano è diverso dal portoghese. Eccetera…
Lei ha scritto:
Quando avevo diciott’anni … mi occupavo di un minuscolo giornale. Ho imparato fin da allora a combattere con le “tirannie dello spazio”, con chi voleva cambiare un mio articolo o con chi aveva scritto qualcosa che sentivo di dover cambiare, con chi faceva titoli che non c’entravano col testo … E in infinite altre occasioni mi sono trovato a combattere con “grafici” che badano a una loro soggettiva idea dell’estetica e rendono i testi illeggibili.
Per cosa ha dovuto invece combattere con i traduttori?
Come ho già spiegato, nella mia esperienza le traduzioni, o più in generale la necessità di esprimersi in lingue diverse, sono sempre state esperienza quotidiana. Talvolta c’era qualche difficoltà se una traduzione, che poteva sembrare “letteralmente” corretta, non trasferiva efficacemente un concetto o un’idea.
Un problema diverso è che mi trovo continuamente, e con parecchio fastidio, a “combattere con i traduttori” quando leggo un libro, un articolo o qualcos’altro in cui un errore di traduzione stravolge il significato o un’ambiguità linguistica (o culturale) provoca incomprensioni e malintesi.
Darebbe un consiglio, uno spunto o un vademecum su come muovere i primi passi verso la professione di “traduttore pubblicitario” agli utenti di EST interessati a questo ambito di traduzione?
Non fare traduzioni “letterali”. Capire la sostanza, le intenzioni, lo stile, il tono, gli obiettivi e il contesto per potersi esprimere in modo concettualmente efficace, anche quando per esserlo deve sembrare meno “fedele” all’originale. Evitare i manierismi, i pressapochismi, le banalità e i “modi di dire” che impoveriscono il linguaggio e ne compromettono la chiarezza e l’efficacia.
Tradurre – 16 aprile 2009, ore 12: la visibilità della professione sul web
April 10, 2009 by Andrea Spila
Filed under Formazione

La terza puntata di Tradurre sarà dedicata alla visibilità del traduttore sul web.
Qual è l’immagine che proponiamo della nostra professione?
Come possiamo educare i nostri clienti?
In che modo il web può aiutarci a crescere professionalmente?
Andrea e Melani ne parlano con Marina Rullo, traduttrice e fondatrice di Biblit.
I partecipanti sono invitati come sempre a intervenire e a interagire con i conduttori e con gli ospiti e a partecipare alle rubriche del webcast tramite chat e sondaggi. Chi lo desidera potrà anche chiedere la parola e intervenire direttamente in trasmissione.
>> Registrati gratuitamente alla terza puntata di Tradurre <<
Vi aspettiamo!
Melani e Andrea
Facciamoci vedere insieme
April 3, 2009 by Redazione
Filed under Editoriale

Aprile è il mese della visibilità qui a EST e abbiamo deciso di fare un piccolo esperimento, per capire qual è l’immagine che i “non addetti ai lavori” hanno della nostra professione.
Abbiamo chiesto a venti persone di rispondere a un miniquestionario, quattro domande sul lavoro del traduttore. I risultati non hanno ovviamente alcun valore statistico, ma forse possono aiutarci a gettare luce sul modo in cui viene considerato il nostro mestiere.
Alla prima domanda (Che cosa è e che cosa fa un traduttore?) quasi la metà degli intervistati ha risposto facendo riferimento all’interprete (“una persona che traduce tra persone di lingue diverse”, “il traduttore è uno che traduce all’istante, che può interpretare e riformulare il pensiero di chi parla”, “quello che traduce in televisione”). La figura del traduttore letterario o editoriale è risultata la più citata mentre solo un decimo dei rispondenti ha citato il traduttore tecnico.
Quando abbiamo chiesto quali sono le competenze o abilità che deve possedere un traduttore, la maggior parte delle persone ha fatto riferimento alla conoscenza della lingua straniera e solo un terzo alla capacità di comunicare in modo adeguato nella propria lingua materna.
Pochissime le risposte in cui venivano citate le competenze tecniche o relative ai linguaggi specialistici. Solo il 10% ha poi fatto esplicitamente riferimento alle competenze informatiche.
Altri hanno parlato di “arte oratoria”, conoscenze culturali, formazione umanistica e sensibilità personale.
Quando abbiamo chiesto se il traduttore può essere considerato un libero professionista, alla stregua di avvocati o architetti, una minoranza (25%) ha risposto positivamente.
La domanda finale, volta a conoscere i committenti e datori di lavoro, ha confermato i risultati precedenti: i traduttori vengono spesso considerati dipendenti (soprattutto di case editrici, agenzie letterarie o di traduzione, ministeri) e i freelance sarebbero richiesti soprattutto da giornali e media in genere e dall’editoria. Una percentuale minima di rispondenti indica le aziende (ad es. import/export) tra i potenziali clienti dei servizi di traduzione.
Il nostro minisondaggio presenta una situazione che forse in parte già immaginavamo: gli interpreti sono i professionisti della lingua più visibili (e rubano così la scena – oltre al nome – ai colleghi che lavorano con la lingua scritta). Pochi danno attenzione alle competenze di scrittura in L1 e quasi nessuno dà importanza alle abilità (o agli strumenti) di carattere informatico o tecnologico.
Tra i traduttori, già poco visibili e poco conosciuti dal punto di vista professionale, la figura più invisibile è senz’altro quella del traduttore tecnico o tecnico-scientifico.
Noi di EST pensiamo che se la nostra professione è poco conosciuta e quasi invisibile dipende anche da noi. Per alcuni il problema è rappresentato dalla mancanza di un albo professionale. Per altri dalla mancanza di un’adeguata tutela contrattuale e sindacale. E poi c’è il problema delle tariffe, dei rapporti tra traduttori e agenzie di traduzione, dell’educazione del cliente, della formazione e della crescita professionale.
Noi di EST crediamo che per migliorare la visibilità della professione dobbiamo muoverci tutti insieme, trovando un linguaggio comune e idee condivise per farci vedere. Qualche idea ce l’abbiamo e ne parleremo con voi durante il mese. Non perdetevi le nostre nuove puntate di Tradurre e i primi due webinar di presentazione dei corsi dedicati alla Terminologia e a Wordfast. E soprattutto comunicateci le vostre idee e le vostre proposte scrivendo un commento qui sotto!
Buona lettura, buon ascolto e buona visione su e-schooloftranslation.org!
La Redazione
Foto “My cool glasses” su Flickr
Conferenza EMT 2009
March 13, 2009 by Raffaella Moretti
Filed under Notizie
La globalizzazione pone per le imprese europee il problema della gestione di un sistema di comunicazione che si fa sempre più internazionale. Inoltre con l’allargamento dell’Unione Europea si è arrivati a utilizzare ben 23 lingue ufficiali. La richiesta di traduttori all’interno della realtà imprenditoriale e culturale europea è quindi in crescita e pone il problema della necessità di trovare professionisti tecnicamente preparati e specializzati nel settore richiesto.
La Commissione Europea è consapevole della necessità di favorire l’incontro del mondo del lavoro con quello dei neolaureati, che spesso lamentano la mancanza di una formazione professionale sufficiente ad affrontare praticamente il mestiere del traduttore.
Il progetto European Master’s in Translation
A questo scopo nasce il progetto European Master’s in Translation (EMT), coordinato dalla Direzione Generale Traduzione della Commissione Europea, che si occupa della gestione pratica del multilinguismo all’interno dei Paesi dell’Unione Europea. L’EMT negli anni scorsi si è occupato della delineazione di un profilo delle principali competenze del traduttore professionista, allo scopo di accrescere nei responsabili della formazione (atenei in primis) la consapevolezza della necessità di un’alta formazione in questo settore. Esso inoltre ha tra i suoi principali obiettivi quello di promuovere la traduzione in quanto professione.
La conferenza dell’EMT, che si terrà il 16 e il 17 marzo 2009 a Bruxelles, è ormai giunta alla sua terza edizione. Le discussioni di quest’anno verteranno principalmente su tre temi:
- criteri di ammissione alla rete del progetto EMT, nonché vantaggi e responsabilità dei membri della rete e degli aspiranti tali;
- piano d’azione per il futuro del progetto EMT;
- dibattito su formazione universitaria e idoneità al mondo del lavoro.
Tra i relatori, interverranno numerosi rappresentanti di università europee e della Direzione Generale Traduzione.
Sarà possibile seguire in streaming i dibattiti e i discorsi (in inglese) collegandosi alla pagina dedicata alla conferenza.
foto “European Commission” di Stuart Chalmers su Flickr Creative Commons
La traduzione audiovisiva e il fenomeno del fansubbing: nuove interferenze
March 5, 2009 by Silvia Di Persio
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Ragazzi e ragazze dai 20 ai 25 anni, studenti universitari delle facoltà più disparate, ma anche il quindicenne, la casalinga, l’avvocato, il medico. Attenzione, il traduttore della vostra serie preferita potrebbe essere chiunque: il vostro medico curante, ecco la ragione di quelle borse sotto gli occhi, e voi che pensavate fosse a causa del sacro fuoco di Ippocrate; oppure il figlio della vicina, sempre davanti al computer, e i genitori che si lamentano per la scarsa attenzione durante l’orario scolastico; o ancora – come non pensarci! – ma sì, l’idraulico, in fondo con quello che guadagna avrà tutto il tempo di coltivare il suo hobby.
Insomma la caccia al fansubber, il sottotitolatore amatoriale che di notte traduce gratuitamente i sottotitoli della sua serie preferita e di giorno si dedica a una professione distinta, è aperta. Tante le possibilità e un solo inequivocabile segno particolare: una insaziabile e inguaribile dipendenza audiovisiva.
Culture partecipative
È su questa base che nascono le community web di traduttori volontari di prodotti audiovisivi stranieri: tra i più noti menzioniamo Italiansubs e Subsfactory per quanto riguarda i sottotitoli delle serie americane di prossima uscita, e Asianworld per il settore di nicchia di produzione asiatica che non ha un mercato di distribuzione italiano. Un fenomeno ampio quello del fansubbing che si identifica nella dimensione “Culture partecipative” della fruizione audiovisiva, una fruizione arricchita dalla partecipazione creativa dell’utente appassionato ai media di riferimento. Ma anche un fenomeno che coinvolge una professionalità che ha la sua ragione di esistere nell’industria multimediale: quella del traduttore audiovisivo. In questo senso una prima obiezione a una diffusione del fenomeno del fansubbing riguarda la qualità del prodotto. Cosa aspettarsi da queste traduzioni amatoriali?
Qualità: un falso problema?
In realtà quello della qualità delle traduzioni appare fin da subito come un falso problema se si considera come nel caso del fansubbing sia chiaramente subordinato alla possibilità di consumo anticipato del prodotto rispetto ai tempi lunghi della trasmissione televisiva o a quella di consumo tout court per i prodotti fuori mercato. Per il consumatore appassionato il sottotitolo non è che una guida ai contenuti mentre l’aspetto qualitativo è tutto affidato al prodotto audiovisivo in sé. Eventuali lagnanze sulla qualità dei sottotitoli, quando ci sono, riguardano generalmente un certo appiattimento della versione italiana dovuta a interpretazioni troppo letterali, soprattutto per le espressioni idiomatiche. Ma bisogna comunque rilevare che le stesse critiche vengono rivolte anche al sottotitolaggio professionale, sul quale il fansubbing, grazie al contesto di produzione e di fruizione circoscritto e puramente amatoriale, gode del vantaggio di una tolleranza qualitativa maggiore rispetto alla traduzione audiovisiva ufficiale.
Una nuova realtà di mercato
Il discorso cambia però nel momento in cui il fenomeno supera la sua sfera puramente amatoriale per andare a posizionarsi nella sfera ufficiale della professionalità della traduzione audiovisiva e a definirsi come interlocutore di realtà aziendali e produttive del settore. Una evoluzione in questo senso è già attualità e sono le stesse community di fansubbing a comunicarcelo: proprio sul sito di Itasa leggiamo che a novembre 2008 il suo staff ha partecipato alla sesta edizione della rassegna cinematografica N[ever]land, fornendo i sottotitoli per il film documentario su David Lynch, “Lynch”. Dalla stessa fonte, un articolo di Repubblica.it dell’8 dicembre 2008 riporta che i traduttori di Italiansubs hanno avviato un servizio a pagamento rivolto alle emittenti televisive e che Subsfactory è il fornitore dei sottotitoli per il Telefilm festival di Milano. E ancora dal sito:
Qoob è la rete televisiva underground per eccellenza, costola di MTV. Italiansubs fornisce i sottotitoli per decine dei corti visibili sul sito e trasmessi sul digitale terrestre e sul satellite.
Si fa strada la necessità di nuove regole
È a questo punto che un discorso sulla qualità si impone nel suo senso più ampio di rispetto delle regole stabilite in termini di procedura operativa, tariffario e comportamenti professionali etici. La necessità di assegnare un ruolo sul mercato ben preciso a queste realtà è importante tanto alla luce dei cambiamenti descritti quanto sulla base di segnali poco incoraggianti come il notevole calo tariffario che i traduttori professionisti lamentano nei diversi forum di settore. Indicativo al riguardo il caso riportato da un subber di Itasa in una intervista su Radio2, relativo a un errore nel sottotitolaggio da parte della community su un noto telefilm che si sarebbe successivamente verificato identico nella messa in onda ufficiale dello stesso telefilm.
Insomma sarà il caso di stabilire delle regole, magari prima che qualche traduttore audiovisivo professionista accarezzi l’idea di indossare un camice bianco. Pensando magari che tutte quelle serate davanti a Dr House saranno pure servite a qualcosa.

