La puntata di Tradurre con Franco Nasi è online!

December 4, 2009 by Melani Traini  
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fotoÈ ora disponibile online nell’archivio completo delle puntate la registrazione dell’undicesima puntata di Tradurre, il webcast bisettimanale dedicato al mondo dei traduttori, andata in onda venerdì 27 novembre.

In quest’ultima puntata Andrea e Melani hanno incontrato Franco Nasi, docente, traduttore e teorico della traduzione, il quale ha riproposto per European School of Translation una presentazione che ha mietuto applausi alle ultime Giornate della Traduzione Letteraria di Urbino 2009: Scadrilli e squale mobili, titolo misterioso (ma successivamente svelato nel corso dell’intervento) per un ricco e variegato percorso incentrato sull’importanza di rispettare i vincoli interni ed esterni al testo, in particolare quando si traducono poesie per l’infanzia.

I numerosi e appassionanti esempi utilizzati da Nasi si basano sul suo lavoro svolto sulle poesie di Roger McGough, il Gianni Rodari inglese, scoppiettante autore e performer (del quale Nasi ci fa sentire anche la voce) formatosi nel fermento culturale della Liverpool dei favolosi anni Sessanta e dei Beatles.

Una puntata costellata di invenzioni fantasiose, soluzioni brillanti, consigli pratici, fuochi d’artificio sulle rive del Mersey e una torta di compleanno in pixel…

Tradurre – 27 novembre, ore 17: Scadrilli e squale mobili

November 20, 2009 by Raffaella Moretti  
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Roger-McGough-standingIn questa puntata di Tradurre Melani e Andrea incontrano Franco Nasi che ci racconterà la sua ardua (se non a tratti impossibile) impresa, che lo ha impegnato nella traduzione di alcune delle più divertenti poesie per bambini di Roger McGough. Tra giochi di parole, illustrazioni e allitterazioni, Franco Nasi scatena la sua e la nostra fantasia in una piacevole e delicatissima riscrittura.

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Franco Nasi insegna Letteratura Italiana Contemporanea all’Università di Modena e Reggio Emilia ed è stato visiting lecturer alla Loyola University di Chicago e alla University di Chicago dal 1995 al 2001.
Sulla traduzione ha scritto Sisifo e le fatiche del tradurre (Milano, Medusa, 2004), La malinconia del traduttore (Milano, Medusa, 2008) e curato Sulla traduzione letteraria (Longo, Ravenna, 2001) e Per una Fenomenologia del tradurre (Officina, Roma, 2009).
Ha tradotto e curato opere di estetica e poetica di Coleridge, Wordsworth, J.S.Mill e di poesia contemporanea inglese (Roger McGough, Adrian Henri, Brian Patten) e americana (Billy Collins). Dirige la collana di poesia in traduzione Rhythmòs dell’editore Medusa, Milano.

Roger McGough è considerato il Rodari della poesia inglese. Cresciuto nella Liverpool degli anni ‘60, lavora come musicista (vanta una collaborazione con i Beatles), sceneggiatore e autore di libri per bambini. Tra le sue raccolte, ricordiamo The Bee’s Knees (Puffin Poetry), Bad Bad Cats (Gattacci – Einaudi ragazzi, trad. di Franco Nasi) e Lucky: A Book of Poems (Puffin Poetry).
Franco Nasi ha curato la raccolta italiana delle migliori poesie di Roger McGough, Eclissi Quotidiane (Edizioni Medusa).

Foto copertina di BeatenPaths
Foto articolo di RandomHouse

Vanni Bianconi, poeta e traduttore ticinese

November 20, 2009 by Silvia Di Persio  
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vanni_bianconi_3«Sempre tentato. Sempre fallito. Non importa. Tentare di nuovo. Fallire di nuovo. Fallire meglio». Parola di Samuel Beckett  e parola di Vanni Bianconi, giovane poeta e traduttore ticinese, da diversi anni direttore artistico del Babel festival di letteratura e traduzione, che in questo modo definisce il continuo equilibrismo semantico ed espressivo del tradurre poesia. Nato nel 1977 a Locarno e oggi residente a Londra, Vanni è oggi una delle figure emergenti della poesia contemporanea con la pubblicazione nel 2004 della sua prima silloge poetica, Faura dei morti e la vittoria del Premio Schiller “Incoraggiamento” 2009 con Ora prima. Sei poesie lunghe. All’attività compositiva Vanni Bianconi affianca quella di traduzione di poesia con un lavoro sui testi della poetessa irlandese Eiléan Ní Chuilléanáin realizzato per la sua tesi di laurea, con la traduzione di poemi di Michael Donaghy sulla rivista “Testo a fronte” e con un progetto di traduzione del poema For the Time Being di W.H. Auden ancora in corso. Lo abbiamo incontrato per parlare con lui di poesia, di traduzione poetica e di tradizione  linguistica.

Qual è stato il percorso formativo e intimo che ti ha avvicinato alla poesia e alla traduzione di poesia?

Tutto è partito semplicemente dalla lettura di poesia: leggere poesia mi ha portato “automaticamente” a scrivere poesia, scrivere mi ha portato “automaticamente” a tradurre. Devono essere parti di uno stesso processo, forse quello che fa del poeta uno strumento della lingua, che con la lettura, la traduzione e la scrittura si tempra.

Quanto è stata importante l’eredità genetica del multilinguismo ticinese?

Credo che il Ticino mi abbia portato naturalmente a confrontarmi con altre lingue e quindi con altre letterature, alcune tradotte, ma spesso anche in lingua originale, e così ad allontanarmi presto della poesia italiana, almeno quella contemporanea, e facendomi sentire più “a casa” in quella straniera. Di qui, forse, il desiderio di portare nella propria lingua quegli “amici” stranieri.

Qui a EST abbiamo spesso affrontato la questione dell’invisibilità del traduttore e della necessità di un più ampio riconoscimento (anche economico) della professione. Inutile dire che nel caso della traduzione poetica le cose non vanno meglio. Cosa ne pensi? La consapevolezza del valore della professione è forse maggiore in una realtà territoriale multilingue?

Forse quello che la poesia ha nel suo DNA è piuttosto una consapevolezza della propria invisibilità, a livello pratico. A volte ci si trova a sperare che questa esistenza aliena a leggi di mercato o dettami della moda permetta alla poesia di mantenersi più indipendente dall’effimero. Ma ci si ricrede molto presto. Ad ogni modo, se si traduce poesia forse si è d’entrata più rassegnati alla condizione di assurda invisibilità che tocca ai traduttori, e se lo si fa è esclusivamente per una ricerca propria (ma rimane un lavoro che, idealmente, dovrebbe essere riconosciuto come tale). In Ticino non è diverso, ma in genere in Svizzera le istituzioni sono attente all’importanza della traduzione (ci sono borse federali per i traduttori, case dei traduttori, simposi e convegni, un programma come Moving Words di Pro Helvetia, e un festival di traduzione come Babel).

Hai tradotto all’italiano i testi poetici di Michael Donaghy e Eiléan Ní Chuilléanáin, perché questa scelta e in che modo i due impegni di traduzione si sono rivelati differenti l’uno dall’altro?

Li ho scelti perché sono poeti che stimo molto, ma anche perché li ho conosciuti personalmente. La traduzione di Eiléan, tra le altre cose, mi ha portato a sperimentare una lingua consonantica e gutturale, ad avvicinare la mitologia, la storia, la politica irlandesi, e in qualche modo a cercare di assumere una “prospettiva femminile” sulle cose. La traduzione di Michael, tra le altre cose, a comprendere meglio la metrica inglese e le possibilità della poesia di unire lirico e quotidiano, pubblico e segreto, musica e pensiero.

Nell’andirivieni creativo tra la tua attività di poeta e quella di traduzione di poesia, in che modo, se è accaduto, si sono influenzate reciprocamente?

In modo totale. Traduco per scrivere e scrivo per tradurre, entrambi strumenti per affilare le punte espressive e cercare l’attrito tra parole e circostanze.

Ci sono delle scelte traduttive coraggiose delle quali vai particolarmente fiero?

Prima tra tutte la scelta di tradurre l’Oratorio di Natale (For the Time Being) di W.H. Auden, un lungo poema dall’impressionante ricchezza di forme – metri e schemi di rime rigorosi, tradizionali o inventati, parti recitative, ninnananne, filastrocche -, di registri e di toni, dal meditativo al bollettino meteo, dal profetico all’elegiaco. Al suo interno ci sono diverse soluzioni “coraggiose” di cui vado momentaneamente fiero, ma finché le percepisco come tali è probabile che le cambierò – il coraggio in una traduzione è importante, ma deve farsi invisibile anche lui.

Qual è il prossimo poeta o quale la prossima poetessa che ti piacerebbe tradurre e perché?

Al momento, paradossalmente, traduco soprattutto poesie italiane in inglese, per poterne discutere con amici anglofoni. Deve essere ancora un’altra parte dello stesso processo… Per il resto continuo a tradurre poesie di vari poeti che mi piacciono, per capire meglio il loro lavoro e misurarlo sulla lingua italiana, ma non sto pensando a un lavoro su un unico poeta.

Quali sono a tuo avviso i principali strumenti di autopromozione per un traduttore di poesia alle prime armi?

Impegnarsi per raggiungere le armi successive, poi quelle successive, e poi eventualmente pensare all’autopromozione, anche se non so se sia il termine giusto. Credo che si traduca poesia per imparare a scrivere poesia, o comunque per capire meglio un autore. Se poi si ritiene che sia importante portare quel poeta al lettore italiano, e si è soddisfatti del proprio lavoro, a quel punto si cerca di promuovere il libro presso le case editrici. È un’altra accezione dell’invisibilità del traduttore, questa positiva. Non si promuove se stessi ma il libro: questo è il risultato pubblico di una passione privata, un corteggiamento, e in simili casi rimanere invisibile è importante.

Tradurre Poesia: la nona puntata di Tradurre è online

July 10, 2009 by Andrea Spila  
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poemsaboutanything

La registrazione della nona puntata di Tradurre, dedicata alla traduzione di testi poetici, è già online. La trovate, come sempre, nell’archivio completo delle puntate di Tradurre.

Nell’ultima puntata della prima stagione del nostro webcast dedicato al mondo dei traduttori e della traduzione abbiamo invitato due colleghi “poeti” a raccontarci le loro esperienze di traduzione poetica e, più in generale, il loro rapporto con la poesia.

Fiamma Lolli ci ha raccontato come è nato Una poesia al giorno, un gruppo su Facebook che raccoglie oggi quasi mille appassionati di poesia, ai quali Fiamma invia tutti i giorni un poema completo di riferimenti biografici e bibliografici su autore e traduttore. Fiamma ci ha poi proposto la sua nuova traduzione di una poesia di Karl Guillen, già tradotta da lei undici anni fa e pubblicata ne Il Tritacarne (Multimage, 1999).

Domenico Ingenito ci ha parlato del suo grande amore per la poesia persiana classica e delle sfide traduttive che pone l’enorme corpus di canzoni di questa ricca e affascinante tradizione poetica. Domenico ha poi proposto alcune sue traduzioni di poemi persiani, tra cui una triplice versione di un testo di Obeyd-e Zakanì (testo interlineare, ricostruzione ritmica e riscrittura).

La puntata si è chiusa con una lettura a due voci di un testo “misto” della poetessa persiana nota come la Dama del Mondo e di Gaspara Stampa.

Ringraziamo tutti i nostri ospiti di questi primi mesi e il nostro pubblico e vi diamo appuntamento a settembre, per la seconda stagione di Tradurre.

Tradurre, 9 luglio, ore 17 – Tradurre poesia

July 3, 2009 by Andrea Spila  
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new_persian-loveLa nona puntata di Tradurre, l’ultima prima della pausa estiva, è una puntata speciale in tutti i sensi: novanta minuti dedicati alla traduzione di poesia con la partecipazione di Fiamma Lolli e Domenico Ingenito.

Fiamma è traduttrice, editor e fondatrice/curatrice di Una poesia al giorno, di cui ci parlerà durante il webcast.

Domenico si occupa di fotografia, teoria della traduzione e poesia persiana medievale e contemporanea e tradurrà con noi una poesia dal persiano durante il webcast.

I partecipanti sono invitati come sempre a intervenire e a interagire con i conduttori e con gli ospiti e a partecipare alle rubriche del webcast tramite chat e sondaggi. Chi lo desidera potrà anche chiedere la parola e intervenire direttamente in trasmissione.

>> Registrati gratuitamente alla nona puntata di Tradurre <<

Vi aspettiamo!

Melani e Andrea

Tradurre poesia

July 3, 2009 by Fiamma Lolli  
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A lake, a lane, a line, a loneDa dove cominciare?

Dal fatto che di quella che ho tradotto*, per una ragione o per l’altra ben poca è edita?

O dal fatto che la parola tradurre rima con sedurre e dedurre e produrre e ricondurre?

Ma (chi obietti che non si comincia una frase con ”ma” può rileggersi L’infinito) è poi tanto importante la rima, tanto più che non sempre è possibile mantenerla e certo è ancor più raro farlo senza perdere di vista in parte, o del tutto, il significato e il senso?

È forse meglio concentrarsi sul rimando interno, sull’assonanza, sull’omofonia, sulla danza delle sillabe?

La metrica, già, dove la mettiamo? Renderla da qualsiasi lingua a qualsiasi altra lingua è possibile? I versi sciolti sono dunque più facili?

”La poesia andrebbe letta in originale”, mi sento dire spesso. Alzi la mano chi è in grado di goderne in più di quattro lingue (beato) e ci dica: e per tutte le altre?

E ancora, che tariffa applicare? M’illumino d’immenso sono venti caratteri giusti giusti, a 20 euro a cartella da 2000 fa 0,20 euro. Lordi. Che affare, vero?

Quante domande! Ma che cos’altro è la poesia se non una domanda, che cos’altro cercarvi se non domande, che cos’altro è veramente importante se non chiedere, chiedersi, interrogare? E una domanda che non ne porti altre – perché la poesia è ricerca, tradurre è ricerca, scrivere, capire, leggere!, comunicare è ricerca: di ponti, di un gesto che avvicini, di cittadinanza – a chi e a che cosa serve? Sette mesi fa, su facebook, ho iniziato a inserire una poesia al giorno (http://www.facebook.com/group.php?gid=30664122271): oggi siamo quasi mille persone che ogni giorno leggono e si pongono domande (su testi, traduzioni, autorialità primaria e secondaria, lingua, senso e significato): che cosa richiediamo alla poesia? Che cosa pensiamo ci richieda?

Che cosa chiediamo noi umani gli uni agli altri? La domanda resta aperta.

La redazione di EST ringrazia Fiamma Lolli per l’editoriale del mese di luglio 2009.

Per saperne di più su Fiamma Lolli andate in
http://quantestorie.noblogs.org/post/2008/05/23/note-biografiche-pi-o-meno;
per saperne di più sulle sue traduzioni, in
http://www.proz.com/profile/595920

* Dall’inglese Karl L. Guillen, Jim Koller, Jesse Marsh, Robin Morgan, Thich Nhat Hanh; dallo spagnolo Gioconda Belli, Mario Benedetti ed Ernesto Cardenal, più un altro autore che ancora per qualche mese rimarrà misterioso… ma poi si saprà, oh se si saprà!