Voci di piazza: le tariffe secondo i forum dei marketplace della traduzione
June 19, 2009 by Silvia Di Persio
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Due sacchetti di uva passa e due misure di grano. È la paga che nel Don Chisciotte riceve il presunto traduttore della storia del più famoso hidalgo della letteratura occidentale. Senza toccare questi estremi, e sollevati dal fatto che tale paga fosse riservata a un traduttore improvvisato, la questione delle tariffe dei traduttori, oggi, nel periodo più nero che l’economia occidentale ricordi, anima le discussioni di settore dei principali marketplace della traduzione sul web: puntare alla competitività assecondando la tendenza al ribasso o mantenere invariate le proprie tariffe accettando una riduzione degli incarichi di traduzione? Il dilemma è uno, ma le strategie adottate dai professionisti della traduzione sono diverse.
Molti traduttori freelance, portando il caso di chi la crisi non la sente affatto, considerano la recessione economica come certi allarmi di pandemie che ciclicamente ritornano: uno spauracchio per ogni stagione. Al riguardo, alcuni ricordano che il mercato non può essere valutato come un’entità unitaria e che uno degli effetti della crisi è il passaggio delle imprese al più conveniente e-commerce, con la conseguenza tutt’altro che negativa di un incremento del settore delle traduzioni IT. La posizione conclusiva in questi casi è quella del vecchio saggio: sedersi ad aspettare e vedere cosa succede, magari potenziando il marketing.
Altri invece optano per una riduzione delle proprie tariffe, riconoscendo di aver finora applicato dei prezzi decisamente elevati e di poter concedere un margine di sconto ai committenti che lo richiedano e che a loro volta si impegnino a offrire al traduttore vantaggi come la possibilità di anticipare i tempi di pagamento delle fatture rispetto a quelli abituali. La maggioranza dei traduttori riduce però a partire da una tariffa che considera normale e in entrambi i casi i tagli si aggirano intorno al 15% – 20%.
Al contrario, ma raramente è il caso di traduttori che hanno l’italiano come lingua di arrivo, alcuni professionisti dichiarano che continueranno ad aumentare la propria tariffa così come hanno sempre fatto periodicamente. E anche Simon Turner, il creatore del Tariffometro, nella puntata di Tradurre dell’11 giugno sottolineava un progressivo spostamento delle tariffe verso i due estremi inferiore e superiore.
Ma le preoccupazioni di tutti gli utenti dei forum convergono nel constatare i sempre più frequenti annunci di lavoro che propongono tariffe non solo più basse, ma decisamente inaccettabili. Dai 3 – 4 centesimi di euro a parola fino agli oltraggiosi 2 quando non 1 centesimo di euro. Il mercato appare così sempre più regolato dalla legge dell’homo homini lupus, il cliente sceglie sempre l’offerta più vantaggiosa e in molti casi anche traduttori di qualità svendono la propria professionalità a queste tariffe.
Fortunatamente, a giudicare dal vero e proprio boom di offerte di lavori di revisione registrato dagli utenti dei forum, si può ben affermare che queste tariffe non paghino per i traduttori così come per i committenti, visto che il fenomeno è letto come conseguenza di un incremento di traduzioni di bassa se non bassissima qualità. Perché, pur ammettendo che come i cattivi traduttori anche dei bravi traduttori sceglieranno un incarico da fame piuttosto che nessun incarico, persino il miglior traduttore, dovendo sostenere ritmi forsennati in condizioni di lavoro frustranti, non sarà in grado di mantenere la qualità abituale della propria traduzione. Come ironicamente suggerito in alcuni forum, bisognerà attendere i progressi della scienza nel campo della clonazione per poter svolgere bene i diversi lavori sottopagati necessari a raggiungere un mensile decente.
Un ultimo dato emergente riguarda la tendenza a cercare manodopera a basso costo in determinate aree geografiche. Si riporta il caso di un’agenzia ben quotata che cerca espressamente traduttori latinoamericani per applicare tariffe più basse. Molti traduttori di quei paesi lamentano comportamenti analoghi da parte di diversi committenti stranieri che tendono a offrire una tariffa di 0,02 centesimi di euro a parola come norma di retribuzione per i traduttori latinoamericani. Il costo della vita più basso di quei paesi è la discriminante e la giustificazione più immediata di chi sostiene tale differenziazione tariffaria, ma oltre al fatto che la maggior parte di questi paesi subisce un’inflazione elevatissima e che un traduttore latinoamericano non lavorerà necessariamente nel suo paese di origine, gli utenti sottolineano come per i costi relativi alla professione, ad esempio le quote di iscrizione ad associazioni internazionali di traduttori o i prezzi di acquisto dei programmi CAT, non sia prevista nessuna differenziazione geografica regolata sul costo del pane o del latte del paese di origine del traduttore.
Insomma, da qualsiasi lato lo si consideri è evidente che il problema delle tariffe va oltre la valutazione della contrazione del mercato, richiamando la necessità di stabilire o tornare a stabilire dei comportamenti etici nelle relazioni professionali. Ciò che ci si aspetta è una negoziazione del valore tra domanda e offerta intesa nei termini di due ragioni che, anche cercando di affermare le rispettive istanze, sappiano riconoscere e incontrare quelle della controparte, a fronte di relazioni professionali incentrate sul solo rapporto di forza del prendere o lasciare.
In quest’ultimo caso il rischio sarà quello dei sacchetti di uva passa e delle misure di grano. Con la speranza inevitabilmente affidata alla clonazione.
Foto: “Purchase” di markb120 su Flickr Creative Commons
Se la crisi c’è il marketing è multilingue
May 8, 2009 by Silvia Di Persio
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“People don’t buy what they can’t understand”.
Speriamo che a crederlo siano anche le imprese americane alle quali Don DePalma, fondatore e responsabile per la ricerca della società di consulenza e ricerca “Common Sense Advisory” nonché autore del libro sulla globalizzazione delle imprese A Strategic Guide to Global Marketing, indirizza questa sua considerazione dalle pagine del sito americano dedicato al mondo del marketing Chief Marketer!.
Un’esortazione alla localizzazione linguistica, “Translate”, come elemento di una strategia complessiva per l’espansione internazionale delle imprese USA in uno dei periodi più neri dell’economia occidentale. E un segnale della diffusa tendenza ad affrontare la recessione nel senso positivo del potenziamento degli anelli più deboli della catena produttiva e distributiva. Tra questi, appunto, una certa tendenza delle imprese USA ad affidarsi per ragioni diverse alla sola lingua inglese come lingua di commercializzazione del prodotto.
Già nel 2006 DePalma sondava con una ricerca di mercato le potenzialità di una strategia di vendita incentrata sul multilinguismo. La ricerca, condotta su un campione di più di 2.400 consumatori di otto paesi non anglofoni in merito alle relative esperienze di acquisto su siti web in lingua inglese, dimostrava che gli intervistati preferiscono interagire nella propria lingua anche nei casi di una conoscenza di base della lingua inglese. La possibilità di disporre di contenuti nella propria lingua si dimostrava decisiva nel caso di acquisti più dispendiosi o di oggetti di importanza cruciale rispetto allo stile di vita come operazioni bancarie online e assicurazioni.
Di interesse maggiore una successiva inchiesta condotta su un campione di clienti business. Per questo tipo di acquirenti si considerava una certa reticenza delle imprese alla localizzazione linguistica fondata sulla convinzione che quando l’acquirente è un’azienda o un ente pubblico si presume che il prodotto, generalmente high-tech, sia destinato a referenti che si trovano nella sala server o a determinati livelli gestionali e pertanto in grado di parlare un inglese sufficiente all’utilizzo del prodotto. I paesi interessati all’inchiesta erano Francia, Germania, Spagna e Giappone perché rappresentativi dei paesi per i quali le aziende localizzano frequentemente i loro prodotti; Cina e Russia perché mercati in evoluzione di particolare interesse; la Svezia come contesto nazionale di larga diffusione della lingua inglese.
I risultati mostravano una correlazione elevata tra incremento di localizzazione linguistica e aumento delle vendite. Più dell’80% del campione concordava con l’affermazione “La possibilità di disporre di materiale di marketing e di documentazione accessoria a stampa nella mia lingua aumenta la probabilità di acquisto di un prodotto software da parte della mia organizzazione” e solo per gli intervistati svedesi la percentuale scendeva al 60%. Entrambi i casi mostravano comunque che sul multilinguismo si poteva lavorare.
Rispetto ad allora, oggi lo sviluppo della ricerca multilingue delle parole chiave e il conseguente incremento in visibilità costituiscono un incentivo in più e uno strumento in grado di potenziare l’efficacia della localizzazione linguistica per le vendite. Sono diverse le agenzie di consulenza SEO che puntano sull’ottimizzazione multilingue del sito web (MSEO) grazie a strumenti che permettono di modificare i contenuti del sito in modo estremamente dinamico e senza dover creare siti paralleli. La centralità del ruolo del traduttore professionista in questa fase rimane indiscussa al fine di evitare traduzioni appiattite dalla letteralità.
Una letteralità alla quale non è sfuggita l’agenzia incaricata della localizzazione del sito di lingerie di Victoria Beckham, Victoria’s secret, stando a quanto riporta la stessa rivista Chief Marketer. Alcuni esperti di marketing per utenti ispanofoni, pur riconoscendo l’utilità di una versione spagnola del sito accanto a quella inglese nella complessa situazione di bilinguismo spanglish del mercato USA, segnalano alcune traduzioni improprie perché troppo letterali: l’intestazione della scheda “swim” del sito è stata tradotta come “nadar” che in spagnolo vuol dire “nuotare” quando sarebbe stata più opportuna l’espressione “playa” per indicare la sezione di abbigliamento da mare mentre “check order status” tradotto come “ver estatus del pedido” (lett. “Verificare lo status dell’ordine”) suggerisce una sorta di controllo dello status sociale per l’acquisto. “Come se a farci i conti in tasca non bastasse la crisi” potrebbe pensare l’acquirente ispanofona di fronte all’insolito invito.
Fonte: http://chiefmarketer.com/
Foto: “Sleeping woman with hat” di Stas Kulesh su Flickr Creative Commons
Sei domande sulla localizzazione
May 8, 2009 by Antonella Cicchetti
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Competenze informatiche e tecniche da esercitare nell’ambito di progetti di traduzione di dimensioni e complessità generalmente elevate. Sono questi gli aspetti principali del mestiere della localizzazione informatica. Abbiamo incontrato Alessandra Muzzi, traduttrice e localizzatrice freelance dal 1993, docente presso Università pubbliche e private con alle spalle anche un’esperienza di programmatrice, per saperne di più di questo particolare settore della traduzione. In sei domande, a partire dalla più immediata:
1) Cosa si intende per localizzazione, e cosa si localizza?
Nella localizzazione si traduce tutto quanto è traducibile in un prodotto software (o in un sito Web): interfaccia, guida in linea, documentazione, materiale di marketing. Vi possono essere anche dati non linguistici da adattare al diverso contesto in cui il software verrà utilizzato: valute, formati di data, codifica del testo, ma anche immagini o esempi utilizzati nel prodotto o per la sua commercializzazione.
2) C’è una differenza tra localizzazione e traduzione?
Lasciando da parte le definizioni teoriche, in pratica la localizzazione è un settore della traduzione particolarmente specialistico, dove in aggiunta alle competenze linguistiche sono richieste buone competenze tecnico-informatiche.
3) Quali sono le fasi di un lavoro di localizzazione?
A monte di tutto deve esserci l’internazionalizzazione del prodotto, ossia la sua progettazione in modo da renderlo adatto a essere localizzato. A partire da un prodotto correttamente internazionalizzato si può avviare un progetto di localizzazione, che prevede le fasi seguenti:
- Preventivo
- Pianificazione
- Selezione delle risorse
- Analisi e preparazione del materiale
- Scelta degli strumenti da utilizzare
- Traduzione (con eventuali richieste di chiarimenti al cliente)
- Revisione (con eventuale feedback al traduttore)
- Controllo linguistico e funzionale del prodotto localizzato
4) Quali competenze necessita un lavoro di localizzazione?
Oltre alle competenze linguistiche richieste per qualsiasi lavoro di traduzione, sono necessarie competenze tecniche per:
- Comprendere il significato di quanto si sta traducendo e poter quindi fornire una traduzione adeguata
- Utilizzare gli strumenti software richiesti per il progetto
5) Quali sono, se ci sono, difficoltà nel gestire le richieste del cliente?
Vi saranno senz’altro difficoltà se l’internazionalizzazione del prodotto non è perfetta. Nel caso peggiore la localizzazione potrebbe rivelarsi impossibile. Vi sono poi le difficoltà connesse alle dimensioni dei progetti di localizzazione e alla relativa organizzazione. Nei progetti più grossi e complessi, il localizzatore freelance che collabora con una società di localizzazione è solo un ingranaggio di un vasto meccanismo. Si occupa di una parte del prodotto, mentre altri suoi colleghi, che non conosce e con i quali non può avere contatti diretti, si occupano delle altre parti. Alla fine il prodotto localizzato dovrà risultare omogeneo. Questo comporta la necessità di seguire strettamente rigide regole stilistiche e attenersi inderogabilmente al glossario o ai glossari del progetto. Se si hanno dei dubbi che sarebbe necessario chiarire con il cliente, si devono seguire rigide procedure per inviare delle query, che verranno esaminate da chi è preposto al compito, che non coincide con chi ha scritto il testo originale in quanto vi sono diversi ruoli e vari livelli di intermediazione.
6) La figura del traduttore è, come sappiamo, una figura poco (ri)conosciuta. Quella del localizzatore?
Certamente è ancora meno conosciuta di quella del traduttore. Solo gli “addetti ai lavori” sanno che cos’è un localizzatore. Nei grossi progetti di localizzazione sopra descritti, poi, c’è il rischio di percepire la situazione lavorativa come alienante, in quanto le competenze professionali richieste non sempre coincidono con quelle che il localizzatore vorrebbe poter mettere in campo. Può essere invece molto gratificante collaborare direttamente con piccole società di sviluppo software, dove c’è un contatto immediato con la controparte, si possono chiarire dubbi, dare suggerimenti e avere una visione più completa e unificata del processo di localizzazione.
Foto: “Cable confusion” di i-magic su Flickr Creative Commons.
L’industria della traduzione tra USA e Italia
March 26, 2009 by Sonia Briano
Filed under Risorse
Abbiamo incontrato Gianni Davico, autore de L’industria della traduzione. Realtà e prospettive del mercato italiano, il primo libro dedicato al mondo delle imprese di traduzione nel nostro paese (il volume è stato pubblicato da seb 27 nel 2005), nonché di un articolo del 2003 dal titolo Un italiano a Manhattan. Tendenze del mercato americano delle Traduzioni, in cui si è occupato di analizzare il mercato delle agenzie di traduzione negli USA.
L’industria della traduzione fornisce finalmente una descrizione attenta e accurata di ogni aspetto di questa tipologia di impresa nel nostro paese. I sei capitoli del libro sono dedicati ai seguenti argomenti:
- storia delle agenzie di traduzioni (dalle microagenzie alle multinazionali), una realtà nata negli anni Trenta del secolo scorso
- gestione del processo di traduzione all’interno delle agenzie
- ruoli all’interno dell’impresa e rapporti con i traduttori
- associazioni di categoria (europee ed extraeuropee)
- strategia aziendale (marketing, concorrenza, investimenti)
- prospettive future del settore.
Abbiamo iniziato l’intervista con Gianni Davico chiedendogli per quale motivo ha deciso di occuparsi inizialmente del mercato americano delle traduzioni.
Nei primi anni di questo decennio l’attività che avevo fondato stava crescendo, ma sentivo – confusamente – che mancava un pilastro importante alla mia conoscenza: gli Stati Uniti, allora ancor più di oggi nazione trainante nel nostro settore. Sono partito per New York con la mia valigia di cartone, col desiderio di sapere che cosa facevano i miei colleghi al di là dell’oceano. È stato un viaggio di scoperta, un vero percorso verso l’ignoto, ma che mi ha dato molte soddisfazioni. Ho incontrato una decina di miei colleghi e da quegli incontri è nata l’idea dell’articolo. Il motore primo era dunque la mia curiosità, il mio desiderio di conoscere; in secondo luogo il desiderio di cercare di trasmettere questa conoscenza.
La sua analisi sembra indicare la tendenza del mercato della traduzione a concentrarsi sempre di più su segmenti di fascia alta o molto bassa a discapito di quella intermedia. Come si spiega questo meccanismo?
L’idea centrale di questa struttura a farfalla mi sembra ancora oggi valida. Semplificando: da una parte ci sono aziende di traduzioni molto grandi, dall’altra microaziende. Nel caso dei traduttori, la struttura è simile: da una parte traduttori che offrono qualità eccellente a prezzi alti, dall’altra sedicenti traduttori improvvisati che lavorano a qualunque prezzo. (È chiaro che si tratta di una semplificazione, per fortuna la realtà è molto più sfaccettata.) Stare nel mezzo diviene sempre più difficile, per via della forze – prima su tutte la globalizzazione – presenti sul mercato. Non credo che la fascia bassa possa essere intaccata più di tanto, perché per una parte del mercato il prezzo è comunque il discrimine primo.
Sono passati diversi anni dalla pubblicazione dei due scritti e abbiamo chiesto all’autore se sente l’esigenza di scrivere ancora su questo argomento oppure se l’analisi effettuata ha validità ancora oggi, nonostante il tempo trascorso?
Credo che le analisi fatte siano ancora valide; ma più scrivo e leggo, più so di non sapere. Quindi sì, sento forte il desiderio di conoscere di più e di trasmettere questa conoscenza: soprattutto affinché dall’urto nasca una più energica morale, come direbbe il poeta Nelo Risi.
Abbiamo chiesto infine a Davico di offrire qualche consiglio a un giovane traduttore che muove i primi passi in questo settore di mercato.
Un primo consiglio riguarda le tariffe, una delle prime domande che sentiamo porre da chi si affaccia a questo mestiere. Cito spesso l’espressione “Ho guardato il nemico negli occhi, ed ero io” per spiegare che non esistono soluzioni facili, né sempiterne né valide per tutti. Il problema il più delle volte sta nei traduttori stessi, che non sanno dare un valore al proprio lavoro. Quindi la soluzione è duplice: documentarsi innanzitutto e non svendersi poi.
Oltre a questo, aggiungerei la necessità di conoscere molto bene almeno un CAT, e più in generale essere amici dell’informatica, visto che IT e traduzioni sono ormai indissolubilmente legate a filo doppio.
L’industria della traduzione
Realtà e prospettive del mercato italiano
Laissez-Passer – 6
Pagine: 136
Anno: 2005
ISBN: 88-86618-45-X
Prezzo: € 12.00
Scheda del libro sul sito di Seb 27

La
Online Summer School 2010 - "Diventare freelance" si terrà a giugno e settembre e durerà sei settimane.