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	<title>European School of Translation &#187; localizzazione</title>
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		<title>Se la crisi c&#8217;è il marketing è multilingue</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 16:04:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federicacampoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Professione]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[localizzazione]]></category>
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		<description><![CDATA[“People don't buy what they can't understand". Dalle pagine di una rivista di marketing americana un'esortazione ragionata a puntare sul multilinguismo nella commercializzazione del prodotto, per reagire alla crisi in modo costruttivo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1187" style="margin: 10px;" title="sleepy_market" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/05/sleepy_market-300x199.jpg" alt="sleepy_market" width="240" height="159" />“People don&#8217;t buy what they can&#8217;t understand&#8221;.<br />
Speriamo che a crederlo siano anche le imprese americane alle quali Don DePalma, fondatore e responsabile per la ricerca della società di consulenza e ricerca “Common Sense Advisory” nonché autore del libro sulla globalizzazione delle imprese <em>A Strategic Guide to Global Marketing</em>, indirizza questa sua considerazione dalle pagine del sito americano dedicato al mondo del marketing <a title="Chief Marketer!" href="http://chiefmarketer.com/">Chief Marketer!</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’esortazione alla localizzazione linguistica, “<strong>Translate</strong>”, come elemento di una strategia complessiva per l’espansione internazionale delle imprese USA in uno dei periodi più neri dell’economia occidentale. E un segnale della diffusa tendenza ad affrontare la recessione nel senso positivo del potenziamento degli anelli più deboli della catena produttiva e distributiva. Tra questi, appunto, una certa tendenza delle imprese USA ad affidarsi per ragioni diverse alla sola <strong>lingua inglese</strong> come lingua di commercializzazione del prodotto.</p>
<p style="text-align: justify;">Già nel 2006 DePalma sondava con una ricerca di mercato le potenzialità di una strategia di vendita incentrata sul multilinguismo. La ricerca, condotta su un campione di più di 2.400 consumatori di otto paesi non anglofoni in merito alle relative esperienze di acquisto su siti web in lingua inglese, dimostrava che gli intervistati preferiscono interagire nella propria lingua anche nei casi di una conoscenza di base della lingua inglese. La possibilità di disporre di contenuti nella propria lingua si dimostrava decisiva nel caso di acquisti più dispendiosi o di oggetti di importanza cruciale rispetto allo stile di vita come operazioni bancarie online e assicurazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Di interesse maggiore una successiva inchiesta condotta su un campione di clienti business. Per questo tipo di acquirenti si considerava una certa reticenza delle imprese alla localizzazione linguistica fondata sulla convinzione che quando l’acquirente è un’azienda o un ente pubblico si presume che il prodotto, generalmente high-tech, sia destinato a referenti che si trovano nella sala server o a determinati livelli gestionali e pertanto in grado di parlare un inglese sufficiente all’utilizzo del prodotto. I paesi interessati all’inchiesta erano Francia, Germania, Spagna e Giappone perché rappresentativi dei paesi per i quali le aziende localizzano frequentemente i loro prodotti; Cina e Russia perché mercati in evoluzione di particolare interesse; la Svezia come contesto nazionale di larga diffusione della lingua inglese.</p>
<p style="text-align: justify;">I risultati mostravano una correlazione elevata tra incremento di localizzazione linguistica e aumento delle vendite. Più dell’80% del campione concordava con l’affermazione “La possibilità di disporre di materiale di marketing e di documentazione accessoria a stampa nella mia lingua aumenta la probabilità di acquisto di un prodotto software da parte della mia organizzazione” e solo per gli intervistati svedesi la percentuale scendeva al 60%. Entrambi i casi mostravano comunque che sul multilinguismo si poteva lavorare.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto ad allora, oggi lo sviluppo della ricerca multilingue delle parole chiave e il conseguente incremento in visibilità costituiscono un incentivo in più e uno strumento in grado di potenziare l’efficacia della localizzazione linguistica per le vendite. Sono diverse le agenzie di consulenza SEO che puntano sull’ottimizzazione multilingue del sito web (MSEO) grazie a strumenti che permettono di modificare i contenuti del sito in modo estremamente dinamico e senza dover creare siti paralleli. La centralità del ruolo del traduttore professionista in questa fase rimane indiscussa al fine di evitare traduzioni appiattite dalla letteralità.</p>
<p style="text-align: justify;">Una letteralità alla quale non è sfuggita l’agenzia incaricata della localizzazione del sito di lingerie di Victoria Beckham, Victoria’s secret, stando a quanto riporta la stessa rivista Chief Marketer. Alcuni esperti di marketing per utenti ispanofoni, pur riconoscendo l’utilità di una versione spagnola del sito accanto a quella inglese nella complessa situazione di bilinguismo spanglish del mercato USA, segnalano alcune traduzioni improprie perché troppo letterali: l’intestazione della scheda &#8220;swim&#8221; del sito è stata tradotta come “nadar” che in spagnolo vuol dire “nuotare” quando sarebbe stata più opportuna l&#8217;espressione “playa” per indicare la sezione di abbigliamento da mare mentre “check order status” tradotto come “ver estatus del pedido” (lett. “Verificare lo status dell’ordine”) suggerisce una sorta di controllo dello status sociale per l’acquisto. “Come se a farci i conti in tasca non bastasse la crisi&#8221; potrebbe pensare l’acquirente ispanofona di fronte all’insolito invito.</p>
<p>Fonte: <a title="Chief Marketer!" href="http://chiefmarketer.com/" target="_blank">http://chiefmarketer.com/</a></p>
<p>Foto: &#8220;<a title="Sleeping woman with hat" href="http://www.flickr.com/photos/piterpan/3233338515/" target="_blank">Sleeping woman with hat</a>&#8221; di Stas Kulesh su Flickr Creative Commons</p>
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		<title>Sei domande sulla localizzazione</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 15:58:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>manuelamanelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primi Passi]]></category>
		<category><![CDATA[freelance]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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		<category><![CDATA[traduttore]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Alessandra Muzzi, formatrice e localizzatrice freelance, ci illustra i principali aspetti  di un mestiere, quello della localizzazione del software, poco noto ai non addetti ai lavori. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1179" style="margin: 10px;" title="cable_confusion" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/05/cable_confusion-300x219.jpg" alt="cable_confusion" width="240" height="175" />Competenze informatiche e tecniche da esercitare nell&#8217;ambito di progetti di traduzione di dimensioni e complessità generalmente elevate. Sono questi gli aspetti principali del mestiere della localizzazione informatica.  Abbiamo incontrato <strong>Alessandra Muzzi</strong>, traduttrice e localizzatrice freelance dal 1993, docente presso Università pubbliche e private con alle spalle anche un&#8217;esperienza di programmatrice, per saperne di più di questo particolare settore della traduzione. In sei domande, a partire dalla più immediata:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1) </strong><strong>Cosa si intende per localizzazione, e cosa si localizza?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella localizzazione si traduce tutto quanto è traducibile in un prodotto software (o in un sito Web): interfaccia, guida in linea, documentazione, materiale di marketing. Vi possono essere anche dati non linguistici da adattare al diverso contesto in cui il software verrà utilizzato: valute, formati di data, codifica del testo, ma anche immagini o esempi utilizzati nel prodotto o per la sua commercializzazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2) </strong><strong>C&#8217;è una differenza tra localizzazione e traduzione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lasciando da parte le definizioni teoriche, in pratica la localizzazione è un settore della traduzione particolarmente specialistico, dove in aggiunta alle competenze linguistiche sono richieste buone competenze tecnico-informatiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3) Quali sono le fasi di un lavoro di localizzazione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A monte di tutto deve esserci l&#8217;internazionalizzazione del prodotto, ossia la sua progettazione in modo da renderlo adatto a essere localizzato. A partire da un prodotto correttamente internazionalizzato si può avviare un progetto di localizzazione, che prevede le fasi seguenti:</p>
<p style="text-align: justify;">- Preventivo</p>
<p style="text-align: justify;">- Pianificazione</p>
<p style="text-align: justify;">- Selezione delle risorse</p>
<p style="text-align: justify;">- Analisi e preparazione del materiale</p>
<p style="text-align: justify;">- Scelta degli strumenti da utilizzare</p>
<p style="text-align: justify;">- Traduzione (con eventuali richieste di chiarimenti al cliente)</p>
<p style="text-align: justify;">- Revisione (con eventuale feedback al traduttore)</p>
<p style="text-align: justify;">- Controllo linguistico e funzionale del prodotto localizzato</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4) Quali competenze necessita un lavoro di localizzazione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oltre alle competenze linguistiche richieste per qualsiasi lavoro di traduzione, sono necessarie competenze tecniche per:</p>
<p style="text-align: justify;">- Comprendere il significato di quanto si sta traducendo e poter quindi fornire una traduzione adeguata</p>
<p style="text-align: justify;">- Utilizzare gli strumenti software richiesti per il progetto</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5) Quali sono, se ci sono, difficoltà nel gestire le richieste del cliente?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vi saranno senz&#8217;altro difficoltà se l&#8217;internazionalizzazione del prodotto non è perfetta. Nel caso peggiore la localizzazione potrebbe rivelarsi impossibile. Vi sono poi le difficoltà connesse alle dimensioni dei progetti di localizzazione e alla relativa organizzazione. Nei progetti più grossi e complessi, il localizzatore freelance che collabora con una società di localizzazione è solo un ingranaggio di un vasto meccanismo. Si occupa di una parte del prodotto, mentre altri suoi colleghi, che non conosce e con i quali non può avere contatti diretti, si occupano delle altre parti. Alla fine il prodotto localizzato dovrà risultare omogeneo. Questo comporta la necessità di seguire strettamente rigide regole stilistiche e attenersi inderogabilmente al glossario o ai glossari del progetto. Se si hanno dei dubbi che sarebbe necessario chiarire con il cliente, si devono seguire rigide procedure per inviare delle <em>query</em>, che verranno esaminate da chi è preposto al compito, che non coincide con chi ha scritto il testo originale in quanto vi sono diversi ruoli e vari livelli di intermediazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>6) La figura del traduttore è, come sappiamo, una figura poco (ri)conosciuta. Quella del localizzatore?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Certamente è ancora meno conosciuta di quella del traduttore. Solo gli &#8220;addetti ai lavori&#8221; sanno che cos&#8217;è un localizzatore. Nei grossi progetti di localizzazione sopra descritti, poi, c&#8217;è il rischio di percepire la situazione lavorativa come alienante, in quanto le competenze professionali richieste non sempre coincidono con quelle che il localizzatore vorrebbe poter mettere in campo. Può essere invece molto gratificante collaborare direttamente con piccole società di sviluppo software, dove c&#8217;è un contatto immediato con la controparte, si possono chiarire dubbi, dare suggerimenti e avere una visione più completa e unificata del processo di localizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Foto:  &#8220;<a title="Cable confusion" href="http://www.flickr.com/photos/52137170@N00/51069522/" target="_blank">Cable confusion</a>&#8221; di i-magic su Flickr Creative Commons.</p>
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		<title>GILT, catastrofismo e qualità delle traduzioni</title>
		<link>http://www.e-schooloftranslation.org/professione-traduttore/gilt-catastrofismo-e-qualita-delle-traduzioni</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 16:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreaspila</dc:creator>
				<category><![CDATA[Professione]]></category>
		<category><![CDATA[gilt]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[internazionalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[localizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Stefano Spila ha letto un recente post di Luigi Muzii sul suo blog Il Barbaro in cui si critica la visione della qualità che EST ha proposto nella prima puntata di Tradurre. Stefano ci ha inviato il suo punto di vista che volentieri pubblichiamo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1048" style="margin: 10px;" title="The best thing" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/04/thebestthing_krikit-300x200.jpg" alt="The best thing" width="240" height="160" />Stefano Spila ha letto un <a title="La qualità come unica proposizione di vendita" href="http://ilbarbaro.splinder.com/post/20215537/La+qualit%C3%A0+come+unica+proposi" target="_blank">recente post di Luigi Muzii sul suo blog Il Barbaro</a> in cui si critica la visione della qualità che EST ha proposto nella prima puntata di <strong>Tradurre</strong> (&#8220;l&#8217;insistenza sulla qualità è utile ad accattivarsi le simpatie dei colleghi, ma terribilmente fuori sintonia rispetto ai tempi e agli umori di un mercato che guarda ad altro e della qualità ha un concetto del tutto diverso&#8221;). Stefano ci ha inviato il suo punto di vista che volentieri pubblichiamo.</p>
<p><strong>Non solo GILT</strong></p>
<p>È indubbio che il <a title="Definizione di GILT" href="http://www.translationdirectory.com/article127.htm" target="_blank">settore GILT</a> (<em>Globalisation, Internationalisation, Localisation, Translation</em>) ha sottratto molto lavoro al mercato della traduzione, ma è altrettanto vero che ha assorbito gran parte della committenza &#8220;industriale&#8221;, per definizione più interessata alla quantità che alla qualità, e a testimoniarlo ci sono le decine, centinaia e migliaia di manuali illeggibili in italiano e in altre lingue.</p>
<p>I <strong>mercati della traduzione</strong> sono assai articolati e complessi e nessun acronimo potrebbe definirli interamente, inoltre il fenomeno GILT esiste in prevalenza per i grandi committenti di grandi volumi di traduzioni molto ripetitive e adatte per questo settore. L&#8217;eccessiva importanza attribuita al fenomeno GILT è un errore alimentato dalle distorsioni che si percepiscono in una fase di crisi come quella attuale, soprattutto in comparti specifici (la crisi a sua volta rafforza in questa fase lo sviluppo del comparto GILT per via delle minori risorse disponibili).</p>
<p>Imputare tutto a questa sigla sarebbe un errore, come è stato un errore sostenere che l&#8217;aumento dei prezzi dei cereali registrato un anno fa fosse da imputare all&#8217;espansione del mercato dei biocombustibili, e cioè una tendenza di lungo termine, se confermata.</p>
<p>Se fosse stato vero, la spirale di quei prezzi sarebbe stata inarrestabile e invece sono tornati indietro  molto rapidamente, a sottolineare che si trattava di guizzi speculativi di breve sullo sfondo di una probabile tendenza di lungo periodo.</p>
<p><strong>Polverizzazione del mercato e qualità</strong></p>
<p>Il mercato appare oggi più polverizzato di prima e in un certo senso torna a essere il mercato classico che si trovava di fronte un traduttore molti anni fa, ed è quindi un mercato che esige proprio la qualità di cui parla la <strong>European School of Translation</strong> e questo per una serie di motivi.</p>
<p>Pensiamo, solo per fare un esempio, agli <strong>studi legali</strong>: il volume di traduzioni che richiedono, la qualità attesa e i budget disponibili nonché la flessibilità e l&#8217;urgenza escludono nella stragrande parte dei casi il ricorso a una traduzione &#8220;industrializzata&#8221;. Ma, soprattutto, si tratta di committenti estremamente competenti in materia che però affidano all&#8217;esterno questi lavori perché il loro tempo ha un valore di norma troppo elevato perché possa essere dedicato alla traduzione.</p>
<p>Ecco che in quei casi la qualità diventa un elemento determinante per raggiungere il cliente, ma soprattutto per mantenerlo e acquisire altri clienti che ruotano attorno a esso, e il portafoglio clienti dei traduttori freelance è fatto in prevalenza di clienti di queste dimensioni, e ove non lo fosse, sarebbe consigliabile rafforzare questa componente.</p>
<p>Altra tendenza che ho riscontrato di persona, del tutto naturale: molti traduttori ex localizzatori si riversano ora sul mercato della traduzione tecnica in senso generale proponendosi in svariati settori tecnici, nell&#8217;economico, nel legale e così via.</p>
<p>E allora a maggior ragione, anche per questo, per i freelance che attingono a un <strong>bacino &#8220;polverizzato&#8221; di clienti di piccola e media dimensione</strong> è il momento di investire sempre più nella qualità, proprio la qualità di cui si parla alla EST e in altri contesti analoghi, per distinguersi ed eccellere ancora di più su quel mercato sempre più popolato che si confronta con clienti che spesso sono molto esigenti e competenti, molto più dei grandi committenti dei lavori &#8220;all&#8217;ingrosso&#8221;.</p>
<p>Tra l&#8217;altro, la riduzione temporanea del volume di lavoro dovuta alla crisi rappresenta semmai un eccellente momento per<strong> investire nella qualità</strong> per i traduttori freelance, proprio perché se tra uno o due anni dovesse realmente esserci la ripresa, quella qualità potrà pagare molto.</p>
<p><strong>Commodification, USP e catastrofismi vari</strong></p>
<p>Se osservo singolarmente tutti i miei clienti, io che non mi occupo più di localizzazione da molto tempo, non uno, e dico &#8220;nemmeno uno&#8221; potrebbe essermi sottratto da nessuna <a title="Definizione di commodification (in inglese)" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Commoditize" target="_blank"><em>commodification</em></a>, &#8220;industrializzazione&#8221; o altro processo o acronimo che sia, e immaginare che possano rivolgersi a chissà quale <em>big player</em> sarebbe come ipotizzare che io mi rivolgessi al mercato indiano o cinese per la revisione della mia caldaia a gas, per quello mi rivolgo a un fornitore locale, se mi dimostra la sua competenza e qualità.</p>
<p>Inoltre dobbiamo ricordarci che il <strong>mercato europeo</strong> continua a essere radicalmente diverso da gran parte di quello globale: pensiamo ai grandi marchi europei dei settori degli elettrodomestici, delle auto e di tanti altri settori, e vediamo come la <em>Unique Selling Proposition</em> continui a essere dominante sul mercato europeo, perché le aziende che significano qualità continuano a essere ai primi posti, in Europa ma anche nel mondo, indipendentemente dalle dinamiche di globalizzazione. Sintetizzando: la gente quando può compra la qualità e da noi non si vendono auto a tre ruote.</p>
<p>E la qualità la esportiamo, in Europa la qualità è rimasta un valore centrale, e non a caso prevalentemente i prodotti europei &#8220;significano&#8221; qualità in tutto il mondo.</p>
<p>Quindi ribadirei che sul mercato europeo le tendenze di lungo vanno distinte dai guizzi di breve termine, e quando si tornerà alla ripresa, catastrofismi permettendo, la tendenza di fondo all&#8217;industrializzazione del nostro settore resterà invariata, ma non incorporerà più questi effetti di breve termine così forti, e sarà, appunto, una tendenza di lungo periodo per il settore nel suo complesso e per determinati suoi comparti in modo particolare, appunto drastica e ripida solo per i settori più adatti e forse addirittura vocati all&#8217;industrializzazione.</p>
<p>Alla fine di questo periodo sul mercato ricompariranno i committenti che sono stati fermi per motivi di bilancio, quelli rimasti scottati e delusi e spesso anche danneggiati gravemente dalle traduzioni a 5 euro a cartella, ci saranno ancora i nostri clienti già acquisiti e i clienti nuovi, e per tutti questi pesci l&#8217;esca più efficace continuerà a essere la qualità, per banale che possa sembrare.</p>
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		<title>Il catalogo è questo: errori di traduzione celebri e non, catturati dalla rete</title>
		<link>http://www.e-schooloftranslation.org/lingua-e-stile/errori-di-traduzione-in-rete</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 11:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silviadipersio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[errori di traduzione]]></category>
		<category><![CDATA[falsi amici]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[localizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[passaparola]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[The Millionaire]]></category>

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		<description><![CDATA[Una rassegna di errori di traduzione celebri e meno noti raccolti in rete. Dal più attuale errore nell’adattamento italiano del film di Danny Boyle candidato all'Oscar come miglior film straniero The Millionaire, a un errore classico della letteratura fantascientifica degli anni '60, passando per  curiose etichette di cibi cinesi. E un'utile risorsa in rete per non cadere negli stessi errori. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Sarà sempre gratificante vedere riconosciuti i meriti e le responsabilità della propria professione, ma può risultare di volta in volta dannoso, agghiacciante, esemplare o esilarante passarne in rassegna gli errori. Nel caso specifico della professionalità del traduttore, è la rete che costituisce una vera e propria miniera di errori di traduzione clamorosi o meno noti raccolti e riferiti dal <strong>passaparola</strong> degli utenti.</p>
<h2 style="text-align: left;">Errori nel mondo cinematografico: The Millionaire</h2>
<p style="text-align: left;"><img class="alignleft size-medium wp-image-356" style="margin: 10px;" title="843953060_7c4921d6f0_b" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/02/843953060_7c4921d6f0_b-225x300.jpg" alt="843953060_7c4921d6f0_b" width="225" height="300" />Il caso di attualità sotto gli occhi di tutti è l’errore di traduzione nell’<strong>adattamento </strong>italiano di <strong>The Millionaire</strong>, la pellicola distribuita da Lucky Red e candidata all’Oscar come miglior film straniero. L’errore in questione riguarda la sequenza di un’aggressione di massa in cui viene uccisa la madre dei due protagonisti e durante la quale una voce fuori campo grida &#8220;Sono mussulmani scappate!&#8221;. Peccato che nella versione in lingua originale sottotitolata in inglese alla stessa frase corrisponda &#8220;They are muslims, get them&#8221;, ovvero &#8220;Sono mussulmani prendeteli&#8221;, e che si confonda così l&#8217;aggredito con l&#8217;aggressore.</p>
<p style="text-align: left;">Per chiunque abbia visto il film, la sequenza risultava in effetti stranamente ambigua e poco chiara nella corrispondenza tra quanto veniva detto e ciò che veniva mostrato. Per la comunità islamica invece, alla luce dell&#8217;attuale congiuntura storico-politica l&#8217;errore ha avuto i tratti del pregiudizio religioso. Risolto l&#8217;inaspettato incidente diplomatico con le scuse immediate di Lucky Red, alla casa di produzione ora l&#8217;onere economico e logistico di correzione dell&#8217;errore sul dvd di prossima uscita, non essendo più possibile intervenire sul film in sala.</p>
<h2 style="text-align: left;">La terra della chirurgia estetica</h2>
<p style="text-align: left;">È invece una pietra miliare tra quelle citate in rete, la traduzione nei libri di fantascienza degli anni 60/70 dell’espressione Silicon Valley con &#8220;Valle di Silicone&#8221;. Un errore che oggi farebbe sorridere se non incrementare l&#8217;afflusso dei vip nostrani verso quelle terre di California, ma che allora, in quegli anni del boom economico, passava del tutto inavvertito allo sguardo di un paese e di una cultura non ancora alle prese con una terminologia in grado di rilevare la non concordanza tra le implicazioni tecnologiche del silicio e quelle tecnico-estetiche del silicone. E sembra che lo stesso <strong>falso amico linguistico</strong> sia presente nei film di 007 in espressioni come “chip al silicone” o “bomba al silicone”. Ai fan della spia inglese l&#8217;onere della verifica.</p>
<h2 style="text-align: left;">Anche nei telefilm non si scherza</h2>
<p style="text-align: left;">Passando dalla letteratura e dal cinema alla tv di casa nostra, l’utente di un newsgroup riferisce, con grande perplessità, il caso di un telefilm attualmente in onda nel quale si parla di un assassino che ha tagliuzzato il viso della vittima con uno “scalpello” affilato. Curiosa perversione o tentativo di tv sperimentale che vuole sviare lo spettatore dalla soluzione del caso, indirizzandone le ipotesi verso il mondo dell&#8217;arte e della scultura? Nessuna delle due; la tv è sempre la stessa e anche le perversioni seguono le regole del senso comune, lo dimostra il fatto che una delle traduzioni dell’inglese “scalpel” è “bisturi”, certamente lo strumento più appropriato a un’azione di taglio.</p>
<h2 style="text-align: left;">Improbabili ghiottonerie</h2>
<p style="text-align: left;"><img class="alignleft size-medium wp-image-351" style="margin: 10px;" title="1452518357_eb51a3078a_b" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/02/1452518357_eb51a3078a_b-300x207.jpg" alt="1452518357_eb51a3078a_b" width="173" height="120" />Ne fa un caso di relativismo etno-gastronomico la comunità cinese di Sassari dell’errore di traduzione su un prodotto che dovrebbe essere del concentrato di pesce ma la cui etichetta riporta “Succo d’orecchia”. Assicurando che non esiste un tale prodotto nella cucina cinese, l&#8217;interessato ha citato un prodotto altrettanto improbabile tra quelli della cucina italiana: il formaggio con i vermi, se gli italiani lo mangiano… La gustosa notizia è riportata sul <a title="Il blog di &quot;El giramundo&quot;" href="http://giramundo.splinder.com/post/12349836/Succo+d%E2%80%99orecchia%3F+Un+errore+di+traduzione" target="_blank">blog di un giramondo</a>.</p>
<h2 style="text-align: left;">Errore o distrazione?</h2>
<p style="text-align: left;">E che dire invece di sviste che richiamano il traduttore alla cura di preliminari scontati ma comunque in grado di influire negativamente sulla <strong>qualità </strong>del lavoro? Sembrerebbe il caso riportato dagli utenti di un noto telefono palmare sul cui menù in lingua italiana compariva il comando &#8220;diapositiva siguiente&#8221;. Gli utenti indicavano anche come il comando inverso &#8220;diapositiva precedente&#8221; fosse invece scritto correttamente in italiano. Chiunque conosca la lingua spagnola sa bene che l’espressione &#8220;diapositiva precedente&#8221; è identica a quella italiana e che, pertanto, più che a una meno probabile interferenza tra due lingue sorelle nella mente del traduttore, l&#8217;errore nella <strong>localizzazione </strong>potrebbe essere banalmente dovuto all&#8217;erronea impostazione del correttore automatico sulla lingua spagnola invece che su quella italiana, nell&#8217;editor del proprio computer. Bel paradosso per un prodotto di altissima tecnologia.</p>
<p style="text-align: left;">A voler proseguire con il catalogo virtuale innumerevoli sono gli errori citati così come gli ambiti di traduzione coinvolti. Ma in questo caso come in altri, la rete oltre a indicare il male offre anche la cura. Interessante in tal senso, e utile alla <strong>formazione</strong> di traduttori che muovono i primi passi, un &#8220;<a title="&quot;Ambiguità di alcune parole inglesi&quot; - Giancarlo Livraghi" href="http://gandalf.it/ambigui.pdf" target="_blank"><strong>prontuario di falsi amici</strong></a>&#8220;<strong> </strong>della lingua inglese redatto con altri e liberamente distribuito da Gianfranco Livraghi, uno dei principali esperti di comunicazione italiani.</p>
<p style="text-align: left;">Consultiamo e… meditiamo.</p>
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		<title>Il mestiere della localizzazione linguistica e l’Araba fenice globale</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 11:59:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silviadipersio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[localizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Un mestiere che nel bene e nel male cavalca le onde del mercato, della produttività e dell’industria. Nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-thumbnail wp-image-127 alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Silvia Di Persio" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/02/silvia-150x150.jpg" alt="Silvia Di Persio" width="105" height="105" align="left" /></p>
<p style="text-align: justify;">Un mestiere che nel bene e nel male cavalca le onde del mercato, della produttività e dell’industria. Nel bene e nel male. E ogni traduttore freelance che si affacci con regolarità su uno dei tanti mercati del lavoro è consapevole di trovarsi sul lato scomodo del binomio. Accade così che, nel mare della domanda e dell’offerta, quando le difficoltà maggiori non riguardano più il restare a galla e magari trovare l’onda perfetta ma evitare lo spiaggiamento sui lidi di speculazioni non del tutto etiche, si cerchino altri lidi, altri paradisi, luoghi esotici dove continuamente le culture super-sviluppate hanno sognato di riconquistare l’innocenza perduta. E di ripartire da zero.</p>
<h2 style="text-align: justify;">LISA Forum Asia 2009</h2>
<p style="text-align: justify;">Possiamo interpretare così, come un proposito di rinascita dalle ceneri dell’economia senza regole, il <strong>LISA Forum Asia 2009</strong> che si terrà a Taipei dal 6 al 12 aprile.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>LISA, Localization Industry Standard Association</strong>, si definisce come un’organizzazione senza scopo di lucro che offre a tutte le aziende del settore una piattaforma comune per lo scambio di informazioni e di procedure ottimali destinata a sostenere il settore della localizzazione. In questo campo più che in altri il legame profondo tra traduzione e mercato diviene non solo centrale ma giunge ad assumere una connotazione programmatica. La LISA in effetti, oltre a occuparsi della standardizzazione dei processi di modificazione di prodotti o servizi per l’adattamento alle diversità dei mercati, si propone di aiutare le imprese a trarre vantaggio dalle risorse linguistiche aziendali. Ciò che resta da capire è se da questo presupposto e dalla nuova prospettiva asiatica partiranno davvero nuovi propositi di crescita del settore che possano coinvolgere in modo positivo il mestiere del traduttore, in particolar modo quello riferito alla localizzazione.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Design globale e innovazione</h2>
<p style="text-align: justify;">Il Forum dedica questa edizione a Design globale e innovazione. Come sempre, un’attenzione agli standard di globalizzazione, ma in misura più ampia uno sguardo mirato all’analisi della qualità dei processi che precedono la nascita di un determinato prodotto a successive nazionalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra gli <strong>interventi </strong>rilevanti per ipotizzare quale sarà ruolo dell&#8217;industria linguistica nel panorama economico prossimo futuro, ricordiamo<strong> “The Language Industry as a Driver for Technological Change in a Global Economy”</strong> di Karl-Johan Lönnroth, Presidente del consiglio di amministrazione del Centro di traduzione degli organi dell&#8217;Unione europea (European Commission Directorate-General for Translation, DGT) e alcuni tra gli interventi relativi a uno dei settori di traduzione che negli ultimi tempi sembra assorbire una quota di mercato sempre più ampia: la traduzione di videogiochi e di giochi online. In questo senso saranno interessanti gli interventi <strong>“Turning 花鳥風月 into a Painkiller: Extreme Cultural Adaptation for Fun and Games”</strong> del Dr. Minako O’Hagan e della Dr.ssa Carmen Mangiron, Dublin City University e <strong>“Localizing Games for Mobile Phones</strong><strong>”</strong> di Leonie Troy, ricercatore presso l&#8217;Institute of Technology a Blanchardstown.</p>
<p style="text-align: justify;">I <strong>workshop </strong>verteranno invece sui due momenti della localizzazione in cui la traduzione assume un ruolo primario: quello di progettazione con l’analisi della traducibilità e quello successivo alla localizzazione linguistica del prodotto con l’analisi della traduzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per approfondire i temi del Forum, con particolare riguardo alla standardizzazione e al ruolo strategico della traduzione, consulta la <a title="LISA Forum Asia 2009 (in inglese)" href="http://www.lisa.org/Taipei.859.0.html" target="_blank">pagina del LISA Forum Asia 2009</a>.</p>
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