Brutte novità sul fronte previdenziale
November 27, 2009 by Raffaella Moretti
Filed under Notizie
ACTA (Associazione Consulenti Terziario Avanzato) lancia un allarme : si prepara un ulteriore aumento dei contributi INPS nella prossima finanziaria per i professionisti autonomi. Si parla infatti di aumentare di 1,2 punti percentuali la contribuzione dei parasubordinati.
Nel 2010 è già previsto un aumento dell’1% dei contributi, che si sperava venisse annullato anche in considerazione della difficile situazione economica, ma secondo alcune anticipazioni della stampa dovrebbe invece essere addirittura pari al 2,2%.
Una situazione inaccetabile
A fronte della crisi, Governo e parti sociali varano le misure per aiutare i lavoratori e attivano gli ammortizzatori sociali. Ma c’è una categoria che in questo contesto non solo non riceve nessun aiuto, ma addirittura rischia di venire penalizzata da un ulteriore aumento dei contributi INPS: i professionisti autonomi.
Già in difficoltà a far fronte a versare rate e anticipi INPS – molti dei nostri soci denunciano ritardi nei pagamenti e cali vertiginosi di lavoro – vedono profilarsi il pericolo di un ulteriore aumento dei contributi, che non trova giustificazioni.
Questi lavoratori, tra cui i traduttori con partita IVA, oltre a lottare contro la crisi senza nessun sostegno, si trovano a dover sostenere una pressione fiscale e contributiva iniqua se confrontata a tutte le altre categorie in Italia e molti di essi dovranno chiudere l’attività.
Inizia la partita… IVA
May 29, 2009 by Antonella Cicchetti
Filed under Primi Passi
Sono pronta. Penso di esserlo, sono una giovane traduttrice, ho buone speranze e possibilità che tutto vada per il meglio. Mi avvio verso il luogo dell’appuntamento, diverse domande si affollano nella mia testa e poi… non ho neanche riflettuto sul significato di quell’acronimo… I.V.A., sarà Intanto Vai Avanti? Ma non sarà che I sta per Ignorante o Irresponsabile, come fai a non sapere queste cose? Sarà la mia prima domanda, d’altronde è per questo che sto andando dal commercialista.
Eccomi, mi accomodo nello studio. La mia prima volta.
L’acronimo I.V.A.
Ci siamo e, per fortuna, la risposta non è quella che temevo: mi spiegano che I.V.A. significa Imposta sul Valore Aggiunto e che la partita IVA è un numero identificativo che viene attribuito dall’Agenzia delle Entrate a coloro che comunicano l’inizio di un’attività economica, sia imprenditoriale che professionale.
Come aprire una partita IVA
Perfetto, fin qui tutto bene, ma come si apre e quali sono le procedure da seguire? È qualcosa di complesso, che richiede magari file estenuanti davanti a uno sportello? Adesso, poi, con questo caldo…
No, scopro che è sufficiente presentare una comunicazione di inizio attività entro trenta giorni dalla data di inizio, tramite il modello AA7/9 (per i soggetti diversi dalle persone fisiche) o AA9/9 (per le imprese individuali e i lavoratori autonomi) all’Agenzia delle Entrate.
Entrambi i modelli (nel mio caso l’AA9/9) devono essere accuratamente compilati con:
- dati anagrafici del contribuente,
- attività esercitata,
- luogo di esercizio,
- volume d’affari presunto (dal quale dipende l’eventuale applicazione di un regime fiscale agevolato)
e ogni altro dato richiesto dal modello. Per fortuna, posso anche presentare la domanda via Internet grazie all’apposito servizio telematico dell’Agenzia delle Entrate.
Quando è necessaria la partita IVA
Ma quali sono le operazioni soggette a IVA? Insomma, quando devo applicarla? Mi spiegano che le operazioni rilevanti ai fini IVA devono contemporaneamente soddisfare tre requisiti:
a) oggettività: ci deve essere una cessione di beni o una prestazione di servizi;
b) soggettività: il soggetto che effettua la prestazione è titolare di un’attività d’impresa o professionale;
c) territorialità: le operazioni avvengono nel territorio dello Stato.
In effetti nel mio caso questi requisiti sono tutti soddisfatti: un lavoro di traduzione è una prestazione di servizi (oggettività), ho avviato un’attività professionale (soggettività) e la svolgo in Italia (territorialità).
Quando conviene aprire la partita IVA
Bene, fin qui non mi sembra così difficile, ma è davvero il momento di aprirla o magari posso continuare a lavorare con la ritenuta d’acconto come sto facendo? Scopro così che l’apertura di partita IVA è obbligatoria per:
“tutti i soggetti che esercitano in via abituale, benché non esclusiva, un’attività d’impresa o professionale con caratteristiche di autonomia che non si configura nel caso di rapporti in qualche modo riconducibili al lavoro subordinato o allo stesso assimilato.”
E ancora, che l’obbligo di apertura della partita IVA decade automaticamente nel caso in cui il soggetto interessato percepisca compensi annui inferiori a € 5.000,00. Fino a questo tetto di guadagno infatti i compensi si considerano riferiti ad attività “occasionali”. Se poi il limite viene superato bisognerà valutare caso per caso se si tratta realmente di esercizio abituale di attività. In questo caso meglio ricorrere al proprio commercialista, a un Centro di Assistenza Fiscale (CAF) o all’Agenzia delle Entrate. In caso affermativo meglio non perdere tempo: ritenuta d’acconto… addio!
Quali vantaggi offre la partita IVA
A questo punto chiedo al commercialista se la partita IVA mi offre anche qualche vantaggio. Per esempio, mi hanno detto che è possibile scalare alcune spese. La mia consulente mi dice che, nel mio caso, è possibile dedurre analiticamente dai compensi percepiti i costi correlati all’attività:
- materiale di cancelleria,
- servizi di stampa,
- fitti e utenze,
- beni strumentali ecc.
Bella notizia: devo giusto aggiornare un po’ di software e rinnovare la cancelleria! Tutta IVA risparmiata. E il CD che ascolto sempre mentre lavoro? Beh meglio non esagerare.
Per ora l’ansia è svanita. Ne so un po’ di più e sono pronta per giocare.
Che la partita abbia inizio.
Sei domande sulla localizzazione
May 8, 2009 by Antonella Cicchetti
Filed under Primi Passi
Competenze informatiche e tecniche da esercitare nell’ambito di progetti di traduzione di dimensioni e complessità generalmente elevate. Sono questi gli aspetti principali del mestiere della localizzazione informatica. Abbiamo incontrato Alessandra Muzzi, traduttrice e localizzatrice freelance dal 1993, docente presso Università pubbliche e private con alle spalle anche un’esperienza di programmatrice, per saperne di più di questo particolare settore della traduzione. In sei domande, a partire dalla più immediata:
1) Cosa si intende per localizzazione, e cosa si localizza?
Nella localizzazione si traduce tutto quanto è traducibile in un prodotto software (o in un sito Web): interfaccia, guida in linea, documentazione, materiale di marketing. Vi possono essere anche dati non linguistici da adattare al diverso contesto in cui il software verrà utilizzato: valute, formati di data, codifica del testo, ma anche immagini o esempi utilizzati nel prodotto o per la sua commercializzazione.
2) C’è una differenza tra localizzazione e traduzione?
Lasciando da parte le definizioni teoriche, in pratica la localizzazione è un settore della traduzione particolarmente specialistico, dove in aggiunta alle competenze linguistiche sono richieste buone competenze tecnico-informatiche.
3) Quali sono le fasi di un lavoro di localizzazione?
A monte di tutto deve esserci l’internazionalizzazione del prodotto, ossia la sua progettazione in modo da renderlo adatto a essere localizzato. A partire da un prodotto correttamente internazionalizzato si può avviare un progetto di localizzazione, che prevede le fasi seguenti:
- Preventivo
- Pianificazione
- Selezione delle risorse
- Analisi e preparazione del materiale
- Scelta degli strumenti da utilizzare
- Traduzione (con eventuali richieste di chiarimenti al cliente)
- Revisione (con eventuale feedback al traduttore)
- Controllo linguistico e funzionale del prodotto localizzato
4) Quali competenze necessita un lavoro di localizzazione?
Oltre alle competenze linguistiche richieste per qualsiasi lavoro di traduzione, sono necessarie competenze tecniche per:
- Comprendere il significato di quanto si sta traducendo e poter quindi fornire una traduzione adeguata
- Utilizzare gli strumenti software richiesti per il progetto
5) Quali sono, se ci sono, difficoltà nel gestire le richieste del cliente?
Vi saranno senz’altro difficoltà se l’internazionalizzazione del prodotto non è perfetta. Nel caso peggiore la localizzazione potrebbe rivelarsi impossibile. Vi sono poi le difficoltà connesse alle dimensioni dei progetti di localizzazione e alla relativa organizzazione. Nei progetti più grossi e complessi, il localizzatore freelance che collabora con una società di localizzazione è solo un ingranaggio di un vasto meccanismo. Si occupa di una parte del prodotto, mentre altri suoi colleghi, che non conosce e con i quali non può avere contatti diretti, si occupano delle altre parti. Alla fine il prodotto localizzato dovrà risultare omogeneo. Questo comporta la necessità di seguire strettamente rigide regole stilistiche e attenersi inderogabilmente al glossario o ai glossari del progetto. Se si hanno dei dubbi che sarebbe necessario chiarire con il cliente, si devono seguire rigide procedure per inviare delle query, che verranno esaminate da chi è preposto al compito, che non coincide con chi ha scritto il testo originale in quanto vi sono diversi ruoli e vari livelli di intermediazione.
6) La figura del traduttore è, come sappiamo, una figura poco (ri)conosciuta. Quella del localizzatore?
Certamente è ancora meno conosciuta di quella del traduttore. Solo gli “addetti ai lavori” sanno che cos’è un localizzatore. Nei grossi progetti di localizzazione sopra descritti, poi, c’è il rischio di percepire la situazione lavorativa come alienante, in quanto le competenze professionali richieste non sempre coincidono con quelle che il localizzatore vorrebbe poter mettere in campo. Può essere invece molto gratificante collaborare direttamente con piccole società di sviluppo software, dove c’è un contatto immediato con la controparte, si possono chiarire dubbi, dare suggerimenti e avere una visione più completa e unificata del processo di localizzazione.
Foto: “Cable confusion” di i-magic su Flickr Creative Commons.
Tradurre, 14 maggio, ore 17: il lavoro del traduttore
May 8, 2009 by Andrea Spila
Filed under Formazione
In occasione della quinta puntata, Tradurre presenta un’edizione speciale di novanta minuti, suddivisa in due parti:
un incontro con Antonella Andreella, traduttrice e interprete parlamentare, con cui parleremo di Altrinit e delle prospettive di istituire l’ordine professionale dei traduttori e degli interpreti e un laboratorio di traduzione collettiva, in cui Andrea Spila tradurrà (con l’aiuto dei partecipanti collegati al webcast) un testo a sorpresa dall’inglese in italiano.
I partecipanti sono invitati come sempre a intervenire e a interagire con i conduttori e con gli ospiti e a partecipare alle rubriche del webcast tramite chat e sondaggi. Chi lo desidera potrà anche chiedere la parola e intervenire direttamente in trasmissione.
>> Registrati gratuitamente alla quinta puntata di Tradurre <<
Vi aspettiamo!
Melani e Andrea
Lavorare meglio, lavorare tutti
May 8, 2009 by Andrea Spila
Filed under Editoriale

“Lavorare meno, lavorare tutti”. Così recitava uno slogan sindacale degli anni Sessanta e Settanta, che molte aziende hanno recentemente ripreso nella forma dei cosiddetti “contratti di solidarietà” per affrontare l’emergenza occupazionale in questo periodo di crisi.
Forse, parafrasando lo slogan solidale dello scorso secolo, noi traduttori potremmo quantomeno puntare a “lavorare meglio”, per garantire a tutti coloro che hanno scelto questa professione di vivere in modo dignitoso, uscendo così dall’attuale situazione di precariato che non prevede tutele e reti di protezione sociale.
Nella puntata di Tradurre del 30 aprile 2009, Sandro Corradini di AITI ci ha illustrato alcuni dati relativi ai professionisti della traduzione, ossia tutte quelle entità giuridiche che dichiarano, tramite gli studi di settore, di svolgere principalmente attività di traduzione e/o interpretariato. Abbiamo così scoperto quante sono le partite IVA di traduttori e interpreti:
- 3.833 persone fisiche
- 524 società di persone
- 816 società di capitali, enti commerciali e non
- più altre 813 posizioni non inquadrabili.
per un totale di 5.986 posizioni registrate dall’Agenzia delle Entrate per l’anno fiscale 2004, un dato non dissimile da quello di 6.100 unità indicato dall’ISTAT (2006).
Bisogna tuttavia notare che – in base ai dati dell’AITI-Quest del 2008 – solo il 71% dei traduttori/interpreti ha la partita IVA. I dati dell’Agenzia delle Entrate non tengono così conto di altre tipologie di lavoro atipico (ricordiamo tra queste: lavoratori a progetto, coordinati e continuativi, mini Co.Co.Co., occasionali, associati in partecipazione).
Questa situazione così frammentata del mercato del lavoro spiega in parte sia le scarse tutele previdenziali sia il basso livello retributivo dei professionisti della traduzione (sempre secondo i dati dell’AITI-Quest, nonostante l’elevato numero di ore lavorate, oltre il 60% dei professionisti non raggiunge i 30.000 euro l’anno).
La European School of Translation dedica il mese di maggio al lavoro. Dopo esserci occupati della questione della visibilità della nostra professione è arrivata l’ora di capire quali sono i nostri diritti di lavoratori e quali le possibili tutele.
Vogliamo partire dalle vostre e dalle nostre esperienze per capire a che punto siamo e quali passi possiamo compiere per migliorare il mercato del lavoro. Per questo vi chiediamo di raccontarci le vostre storie di lavoratori atipici della traduzione e cercheremo di affrontare insieme le questioni più urgenti con il contributo di esperti dei problemi previdenziali e fiscali. Augurandoci di poter presto migliorare la qualità del lavoro per tutti e tutte!
Buon mese dalla redazione di EST!
Riferimenti
http://www.aiti.org/ricerche_mercato.html
Foto: “Colliery Lasses, British Coal Strike“, Library of Congress
Il protagonista che non c’era
April 29, 2009 by Silvia Di Persio
Filed under Ritratti
Se gli elementi della situazione riportata nel video della settimana di EST potessero essere riorganizzati come tessere di un puzzle ideale per analoghi scenari, la collocazione dell’ultimo tassello svelerebbe una presenza inattesa. Da una parte un pubblico urlante in pieno delirio di riconoscenza per i romanzi della saga di Twilight che narrando le vicende di Edward il vampiro e della giovane Bella hanno saputo parlare ai turbamenti e alle passioni crepuscolari degli animi romantici. Dall’altra, sul palco, l’oggetto di tanta acclamazione. Non l’autrice Stephenie Meyer che a partire da Twilight ha dato vita alla fortunatissima saga riproponendo in chiave attuale i principali ingredienti del gotico. Né gli attori protagonisti della versione cinematografica del romanzo, già decretati nuovi idoli delle teenager. Ultimo tassello e inaspettato pezzo a completamento del quadro sarebbe in questo caso il traduttore.
È con questa bella novità che si presenta il primo raduno nazionale dei fan di Twilight tenutosi a Volterra il 19 aprile scorso, con Luca Fusari, traduttore della saga della Meyer in questo caso ma con alle spalle un già solido percorso nella traduzione editoriale, tra i suoi ospiti più acclamati. Una dimensione insolita quella della ribalta per una professione la cui invisibilità, quando non correlata a indeterminatezza di status professionale e a tariffe inadeguate, può essere ascritta a una scelta ben precisa.
È allo stesso Luca Fusari che rivolgo queste osservazioni: «Le mie apparizioni pubbliche legate a Twilight – risponde Luca – in realtà sono state soltanto tre, e in due casi ho parlato di fronte a un pubblico in cui i/le fan erano in minoranza (un incontro con alunni delle scuole superiori del trevigiano, alla fine del 2007, e un dibattito sul rapporto fra traduzione del libro e adattamento della sceneggiatura del film, organizzato lo scorso marzo all’interno del Centro Traduttori della Children’s Book Fair di Bologna); inoltre ho contribuito all’antologia de Il mestiere di riflettere e anche di quella mi è capitato di parlare in occasioni formali. Perciò discutere in pubblico del mio mestiere non è una novità assoluta per me, e sono ben contento di poterci mettere la faccia quando capita: nell’invisibilità preferisco calarmi quando sono davanti al computer o al libro, a lavorare, mentre quando si tratta di fare divulgazione pura e semplice sulla nostra professione o di mettersi in gioco per sottolineare l’importanza del traduttore (come del revisore, del correttore di bozze e del resto dei ruoli ‘invisibili’ della filiera) sono ben contento di non risultare poi così trasparente. E comunque credo che la venerazione delle fan non vada a me in quanto “divo” ma alla figura del traduttore, del catalizzatore che riscrive un libro altrui e lo trasporta all’interno di un’altra cultura, e sia più che altro un tributo all’importanza del lavoro che svolgiamo».
Rimane allora il fatto, positivo, che un simile tributo possa considerarsi un premio per i tanti sforzi che vengono compiuti quotidianamente in direzione di una maggiore visibilità, intesa come rafforzamento dello status della professione attraverso il riconoscimento. A precedere di pochi giorni il raduno di Volterra, l’intervento sul tema da parte di una delle principali artefici di questi sforzi, la fondatrice di Biblit Marina Rullo, nella puntata di Tradurre del 16 aprile dedicata alla visibilità della professione sul web.
E del resto è proprio alla rete e alla sua capacità di mettere in comunicazione ambiti altrimenti distinti nella sfera del non-virtuale che la popolarità di Luca presso il grande pubblico di Twilight rimanda, delineando i tratti del nuovo rapporto traduttore-fruitore del prodotto culturale tradotto. È infatti sufficiente inserire il suo nome su Google per incontrare le numerosissime manifestazioni di gratitudine per il lavoro di traduzione svolto da parte delle fan della saga, oltre a un fan club dedicato proprio alla sua figura e al suo lavoro. Sono l’entusiasmo e il sentimento di gratitudine nei confronti di chi rende fruibile il prodotto amato che nutrono questa attenzione nei confronti del traduttore, in modo analogo a quanto si verifica da parte dei fruitori dei prodotti audiovisivi stranieri nei confronti dei sottotitolatori amatoriali delle diverse community web di fansubbing.
Una stessa urgenza di fruizione, accanto a una più diffusa conoscenza della lingua inglese, alla base della popolarità di entrambi, che si sviluppa nel più ampio fenomeno delle culture partecipative. Ma se nel caso del sottotitolaggio amatoriale i due fattori stimolavano l’accesso al lavoro di traduzione e l’inizio di un percorso che si apriva anche a opportunità professionali, nel caso della popolarità di Luca è la curiosità nei confronti della doppia vita linguistica del prodotto amato che alimenta l’attività comunitaria sul web. Come testimoniano in Il mestiere di riflettere Federica D’Alessio e Chiara Marmugi, le due traduttrici che a partire dal romanzo Eclypse collaborano con Luca, le appassionate di Twilight non si accontentano di leggere il libro in italiano ma confrontano e commentano le due versioni in forum dedicati, valutando in modo continuo la qualità del lavoro di traduzione. Chiedo a Luca se ha mai ricevuto delle critiche o delle contestazioni al riguardo «Certo che sì – risponde – ma per quanto ne so riguardavano sfumature o casi in cui io e la redazione abbiamo dovuto compiere scelte arbitrarie (questo “I love you” è un “ti amo” o un “ti voglio bene”?), nonché di un ulteriore appiglio per spiegare in pubblico che la traduzione non è sempre una scienza esatta (almeno secondo me)».
Spiegazione pubblica che si riflette in una crescente presa di coscienza rispetto al valore dell’attività traduttiva; una consapevolezza che inevitabilmente si riversa in modo positivo sulla visibilità e sullo status del traduttore.
In questo senso mi chiedo se un tale esempio di riconoscimento mediatico, oltre a nascere a valle del prodotto letterario, dalle passioni dei fruitori, non sia anche frutto di una strategia editoriale mirata a dare la giusta evidenza al ruolo del traduttore nella catena di post-produzione editoriale. Ma a quanto pare non lo è: «Tutto è stato frutto esclusivo della passione delle fan della saga di Twilight – conferma Luca – e non c’è stato alcun calcolo o strategia editoriale. Tanto che questa sorta di impennata di popolarità mi ha colto davvero di sorpresa, dal momento che l’ultima traduzione di Stephenie Meyer l’ho consegnata nell’estate del 2008 e nel frattempo mi sono dedicato ad altro, oltretutto lavorando con editori con i quali collaboro da tempo in maniera del tutto autonoma dalle faccende vampiresche. Visto dall’interno, l’exploit di visibilità che ho avuto è una semplice parentesi all’interno di un tran tran lavorativo denso e serrato come, penso, quello di qualunque altro professionista del settore».
Una parentesi, certo, ma che sarebbe bene estendere in favore di una visibilità anche esterna del tran tran lavorativo denso, serrato e silenzioso di ogni traduttore.
Foto: “There are no extra pieces in the universe. Everyone is here because he or she has a place to fill, and every piece must fit itself into the big jigsaw puzzle.” di miss_blackbutterfly su Flickr Creative Commons
È una vita che ti aspetto. Gestire al meglio l’attesa tra un incarico e l’altro
March 19, 2009 by Silvia Di Persio
Filed under Professione
Giorni di attesa, è tutto pronto, bella come il sole l’aspetto e di lui neanche l’ombra. Eppure mi sono preparata, la foto più persuasiva, il sorriso aperto, lo sguardo ampio e convincente. E che dire delle conoscenze, delle esperienze, sì, insomma, posso ritenermi un tipo interessante. Eppure, niente, il lavoro non si fa vivo. È la crisi, bellezza, mi dice una vocina interiore. No, non solo la crisi, aggiunge il buon senso. Ma anche uno dei normali periodi di stasi lavorativa tra un incarico e l’altro con i quali ogni traduttore freelance dovrà imparare a fare i conti. E che dovrà imparare a gestire.
Bandire l’attesa
Come consiglierebbe ogni posta del cuore che si rispetti, allora, la prima cosa da fare è bandire l’attesa. Abbassare il livello di investimento, occuparsi di altro, pensi a se stessa, direbbe l’avveduta consigliera, si occupi di tutte quelle cose che non si riescono a fare nei periodi di inteso lavoro. Una gita, il cinema, quante volte ci abbiamo pensato durante una ricerca terminologica interminabile.
Corsi di formazione e workshop
Oppure, se proprio non si intende uscire dal binario professionale, perché anche il “voglio concentrarmi sul lavoro” costituisce un topos dell’attesa sentimentale, puntare sulla formazione continua e approfittare di questi momenti di stasi per potenziare la propria professionalità sarà sempre una strategia vincente. Sappiamo bene che il mercato è in continuo movimento, che l’economia e la cultura invertono le proprie direzioni e che il nostro lavoro è in ognuno di questi settori uno strumento che si modula inevitabilmente sui vari mutamenti. I corsi di formazione e i diversi workshop offerti nel campo della traduzione professionale possono diventare una possibilità di esplorazione di settori diversi da quello di specializzazione che fino ad ora non avevamo avuto l’opportunità di valutare. Questo vorrà dire che investire sulla formazione in un nuovo settore di traduzione può equivalere ad aggiungere un sassolino sul nostro percorso futuro. Accanto all’opportunità di contatto e di confronto con altri colleghi, da non sottovalutare in un lavoro in cui la tendenza all’isolamento è fisiologica.
Diversificazione delle competenze CAT
Numerose sono invece le offerte di lavoro il cui requisito chiave è la competenza di uno strumento CAT poco noto rispetto ai due o tre più largamente diffusi. Sono frequenti gli annunci in cui si richiede la collaborazione di traduttori freelance che sappiano usare CAT sconosciuti ai più. È altrettanto frequente che il numero di risposte non superi le 20 o 50, a fronte delle circa 1000 risposte che si hanno di media nei casi offerte su CAT più noti. Pertanto orientarsi alla conoscenza di questi strumenti di traduzione assistita, a fronte di una competenza di base, richiederà un impegno ridotto rispetto ai vantaggi della diversificazione. Metatexis e OmegaT sono alcune proposte.
Diversificazione delle competenze DTP
L’importanza della flessibilità nelle competenze del traduttore professionista, in questo secondo caso rispetto al percorso di impaginazione del testo su cui intervenire, veniva sottolineata nella puntata di Tradurre dedicata alla Qualità delle traduzioni da Mirko Silvestrini, presidente di Federcentri. Anche in questo caso la professionalità si coniuga con un insieme di competenze diversificate e complete e con una sostanziale autonomia del traduttore rispetto a tutti i problemi che il testo può presentare. A ciò si aggiunga che nei diversi mercati della traduzione, come nel caso della conoscenza dei CAT meno noti, sono numerose le richieste di collaborazione in cui la capacità di utilizzo dei principali strumenti di desktop pubblishing, o DTP, quali Quark Express, InDesign, Pagemaker, Framemaker e molti altri costituisce la discriminante della candidatura.
Alla fine, ma il tempo è volato, rituffarsi nel mercato con il nuovo bagaglio di competenze, non equivarrà soltanto a cercare nuovi contatti lavorativi ma anche a consolidare la nostra proposta con i committenti con i quali collaboriamo abitualmente. Al riguardo, sempre Mirko Silvestrini consigliava di riproporre con regolarità il proprio curriculum alle agenzie di traduzione per l’aggiornamento continuo nei rispettivi database. E poi si sa che in amore il momento di rimettersi in gioco arriva sempre e sarà meglio farsi trovare pronti.
Foto: “Waiting for the night bus” di Mewdotkai su Flickr Creative Commons

