I diritti linguistici e la globalizzazione

November 20, 2009 by Raffaella Moretti  
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16658_209680575630_729620630_4661950_1348797_nIl Forum Nazionale dei Giovani, piattaforma nazionale delle organizzazioni giovanili italiane e membro del Forum europeo della Gioventù, sin dalla sua nascita nel 2004, si occupa di tematiche legate alla partecipazione giovanile e all’inclusione sociale.

Venerdì 27 novembre 2009 presso la Sala delle Colonne alla Camera dei deputati si terrà il seminario “Globalizzazione Linguistica: scenari futuri per una comunicazione transnazionale equosostenibile” organizzato dalla Commissione inclusione sociale e pari opportunità (ISPO) del Forum Nazionale dei Giovani.

Nel corso della giornata verranno analizzate tematiche legate alle conseguenze linguistiche della globalizzazione, dagli scambi studenteschi all’evoluzione del sistema comunicativo linguistico come conseguenza del fenomeno dell’immigrazione.

Tra i relatori che interverranno al seminario, segnaliamo Arnaldo Colasanti, dell’Università di Tor Vergata, e Irene Zerbini, de Il Sole 24 ORE.
Ulteriori dettagli sul programma sono visibili nella pagina Facebook creata per l’evento.

Se la crisi c’è il marketing è multilingue

May 8, 2009 by Silvia Di Persio  
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sleepy_market“People don’t buy what they can’t understand”.
Speriamo che a crederlo siano anche le imprese americane alle quali Don DePalma, fondatore e responsabile per la ricerca della società di consulenza e ricerca “Common Sense Advisory” nonché autore del libro sulla globalizzazione delle imprese A Strategic Guide to Global Marketing, indirizza questa sua considerazione dalle pagine del sito americano dedicato al mondo del marketing Chief Marketer!.

Un’esortazione alla localizzazione linguistica, “Translate”, come elemento di una strategia complessiva per l’espansione internazionale delle imprese USA in uno dei periodi più neri dell’economia occidentale. E un segnale della diffusa tendenza ad affrontare la recessione nel senso positivo del potenziamento degli anelli più deboli della catena produttiva e distributiva. Tra questi, appunto, una certa tendenza delle imprese USA ad affidarsi per ragioni diverse alla sola lingua inglese come lingua di commercializzazione del prodotto.

Già nel 2006 DePalma sondava con una ricerca di mercato le potenzialità di una strategia di vendita incentrata sul multilinguismo. La ricerca, condotta su un campione di più di 2.400 consumatori di otto paesi non anglofoni in merito alle relative esperienze di acquisto su siti web in lingua inglese, dimostrava che gli intervistati preferiscono interagire nella propria lingua anche nei casi di una conoscenza di base della lingua inglese. La possibilità di disporre di contenuti nella propria lingua si dimostrava decisiva nel caso di acquisti più dispendiosi o di oggetti di importanza cruciale rispetto allo stile di vita come operazioni bancarie online e assicurazioni.

Di interesse maggiore una successiva inchiesta condotta su un campione di clienti business. Per questo tipo di acquirenti si considerava una certa reticenza delle imprese alla localizzazione linguistica fondata sulla convinzione che quando l’acquirente è un’azienda o un ente pubblico si presume che il prodotto, generalmente high-tech, sia destinato a referenti che si trovano nella sala server o a determinati livelli gestionali e pertanto in grado di parlare un inglese sufficiente all’utilizzo del prodotto. I paesi interessati all’inchiesta erano Francia, Germania, Spagna e Giappone perché rappresentativi dei paesi per i quali le aziende localizzano frequentemente i loro prodotti; Cina e Russia perché mercati in evoluzione di particolare interesse; la Svezia come contesto nazionale di larga diffusione della lingua inglese.

I risultati mostravano una correlazione elevata tra incremento di localizzazione linguistica e aumento delle vendite. Più dell’80% del campione concordava con l’affermazione “La possibilità di disporre di materiale di marketing e di documentazione accessoria a stampa nella mia lingua aumenta la probabilità di acquisto di un prodotto software da parte della mia organizzazione” e solo per gli intervistati svedesi la percentuale scendeva al 60%. Entrambi i casi mostravano comunque che sul multilinguismo si poteva lavorare.

Rispetto ad allora, oggi lo sviluppo della ricerca multilingue delle parole chiave e il conseguente incremento in visibilità costituiscono un incentivo in più e uno strumento in grado di potenziare l’efficacia della localizzazione linguistica per le vendite. Sono diverse le agenzie di consulenza SEO che puntano sull’ottimizzazione multilingue del sito web (MSEO) grazie a strumenti che permettono di modificare i contenuti del sito in modo estremamente dinamico e senza dover creare siti paralleli. La centralità del ruolo del traduttore professionista in questa fase rimane indiscussa al fine di evitare traduzioni appiattite dalla letteralità.

Una letteralità alla quale non è sfuggita l’agenzia incaricata della localizzazione del sito di lingerie di Victoria Beckham, Victoria’s secret, stando a quanto riporta la stessa rivista Chief Marketer. Alcuni esperti di marketing per utenti ispanofoni, pur riconoscendo l’utilità di una versione spagnola del sito accanto a quella inglese nella complessa situazione di bilinguismo spanglish del mercato USA, segnalano alcune traduzioni improprie perché troppo letterali: l’intestazione della scheda “swim” del sito è stata tradotta come “nadar” che in spagnolo vuol dire “nuotare” quando sarebbe stata più opportuna l’espressione “playa” per indicare la sezione di abbigliamento da mare mentre “check order status” tradotto come “ver estatus del pedido” (lett. “Verificare lo status dell’ordine”) suggerisce una sorta di controllo dello status sociale per l’acquisto. “Come se a farci i conti in tasca non bastasse la crisi” potrebbe pensare l’acquirente ispanofona di fronte all’insolito invito.

Fonte: http://chiefmarketer.com/

Foto: “Sleeping woman with hat” di Stas Kulesh su Flickr Creative Commons

GILT, catastrofismo e qualità delle traduzioni

April 23, 2009 by Stefano Spila  
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The best thingStefano Spila ha letto un recente post di Luigi Muzii sul suo blog Il Barbaro in cui si critica la visione della qualità che EST ha proposto nella prima puntata di Tradurre (“l’insistenza sulla qualità è utile ad accattivarsi le simpatie dei colleghi, ma terribilmente fuori sintonia rispetto ai tempi e agli umori di un mercato che guarda ad altro e della qualità ha un concetto del tutto diverso”). Stefano ci ha inviato il suo punto di vista che volentieri pubblichiamo.

Non solo GILT

È indubbio che il settore GILT (Globalisation, Internationalisation, Localisation, Translation) ha sottratto molto lavoro al mercato della traduzione, ma è altrettanto vero che ha assorbito gran parte della committenza “industriale”, per definizione più interessata alla quantità che alla qualità, e a testimoniarlo ci sono le decine, centinaia e migliaia di manuali illeggibili in italiano e in altre lingue.

I mercati della traduzione sono assai articolati e complessi e nessun acronimo potrebbe definirli interamente, inoltre il fenomeno GILT esiste in prevalenza per i grandi committenti di grandi volumi di traduzioni molto ripetitive e adatte per questo settore. L’eccessiva importanza attribuita al fenomeno GILT è un errore alimentato dalle distorsioni che si percepiscono in una fase di crisi come quella attuale, soprattutto in comparti specifici (la crisi a sua volta rafforza in questa fase lo sviluppo del comparto GILT per via delle minori risorse disponibili).

Imputare tutto a questa sigla sarebbe un errore, come è stato un errore sostenere che l’aumento dei prezzi dei cereali registrato un anno fa fosse da imputare all’espansione del mercato dei biocombustibili, e cioè una tendenza di lungo termine, se confermata.

Se fosse stato vero, la spirale di quei prezzi sarebbe stata inarrestabile e invece sono tornati indietro  molto rapidamente, a sottolineare che si trattava di guizzi speculativi di breve sullo sfondo di una probabile tendenza di lungo periodo.

Polverizzazione del mercato e qualità

Il mercato appare oggi più polverizzato di prima e in un certo senso torna a essere il mercato classico che si trovava di fronte un traduttore molti anni fa, ed è quindi un mercato che esige proprio la qualità di cui parla la European School of Translation e questo per una serie di motivi.

Pensiamo, solo per fare un esempio, agli studi legali: il volume di traduzioni che richiedono, la qualità attesa e i budget disponibili nonché la flessibilità e l’urgenza escludono nella stragrande parte dei casi il ricorso a una traduzione “industrializzata”. Ma, soprattutto, si tratta di committenti estremamente competenti in materia che però affidano all’esterno questi lavori perché il loro tempo ha un valore di norma troppo elevato perché possa essere dedicato alla traduzione.

Ecco che in quei casi la qualità diventa un elemento determinante per raggiungere il cliente, ma soprattutto per mantenerlo e acquisire altri clienti che ruotano attorno a esso, e il portafoglio clienti dei traduttori freelance è fatto in prevalenza di clienti di queste dimensioni, e ove non lo fosse, sarebbe consigliabile rafforzare questa componente.

Altra tendenza che ho riscontrato di persona, del tutto naturale: molti traduttori ex localizzatori si riversano ora sul mercato della traduzione tecnica in senso generale proponendosi in svariati settori tecnici, nell’economico, nel legale e così via.

E allora a maggior ragione, anche per questo, per i freelance che attingono a un bacino “polverizzato” di clienti di piccola e media dimensione è il momento di investire sempre più nella qualità, proprio la qualità di cui si parla alla EST e in altri contesti analoghi, per distinguersi ed eccellere ancora di più su quel mercato sempre più popolato che si confronta con clienti che spesso sono molto esigenti e competenti, molto più dei grandi committenti dei lavori “all’ingrosso”.

Tra l’altro, la riduzione temporanea del volume di lavoro dovuta alla crisi rappresenta semmai un eccellente momento per investire nella qualità per i traduttori freelance, proprio perché se tra uno o due anni dovesse realmente esserci la ripresa, quella qualità potrà pagare molto.

Commodification, USP e catastrofismi vari

Se osservo singolarmente tutti i miei clienti, io che non mi occupo più di localizzazione da molto tempo, non uno, e dico “nemmeno uno” potrebbe essermi sottratto da nessuna commodification, “industrializzazione” o altro processo o acronimo che sia, e immaginare che possano rivolgersi a chissà quale big player sarebbe come ipotizzare che io mi rivolgessi al mercato indiano o cinese per la revisione della mia caldaia a gas, per quello mi rivolgo a un fornitore locale, se mi dimostra la sua competenza e qualità.

Inoltre dobbiamo ricordarci che il mercato europeo continua a essere radicalmente diverso da gran parte di quello globale: pensiamo ai grandi marchi europei dei settori degli elettrodomestici, delle auto e di tanti altri settori, e vediamo come la Unique Selling Proposition continui a essere dominante sul mercato europeo, perché le aziende che significano qualità continuano a essere ai primi posti, in Europa ma anche nel mondo, indipendentemente dalle dinamiche di globalizzazione. Sintetizzando: la gente quando può compra la qualità e da noi non si vendono auto a tre ruote.

E la qualità la esportiamo, in Europa la qualità è rimasta un valore centrale, e non a caso prevalentemente i prodotti europei “significano” qualità in tutto il mondo.

Quindi ribadirei che sul mercato europeo le tendenze di lungo vanno distinte dai guizzi di breve termine, e quando si tornerà alla ripresa, catastrofismi permettendo, la tendenza di fondo all’industrializzazione del nostro settore resterà invariata, ma non incorporerà più questi effetti di breve termine così forti, e sarà, appunto, una tendenza di lungo periodo per il settore nel suo complesso e per determinati suoi comparti in modo particolare, appunto drastica e ripida solo per i settori più adatti e forse addirittura vocati all’industrializzazione.

Alla fine di questo periodo sul mercato ricompariranno i committenti che sono stati fermi per motivi di bilancio, quelli rimasti scottati e delusi e spesso anche danneggiati gravemente dalle traduzioni a 5 euro a cartella, ci saranno ancora i nostri clienti già acquisiti e i clienti nuovi, e per tutti questi pesci l’esca più efficace continuerà a essere la qualità, per banale che possa sembrare.

L’industria della traduzione tra USA e Italia

March 26, 2009 by Sonia Briano  
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Abbiamo incontrato Gianni Davico, autore de L’industria della traduzione. Realtà e prospettive del mercato italiano, il primo libro dedicato al mondo delle imprese di traduzione nel nostro paese (il volume è stato pubblicato da seb 27 nel 2005), nonché di un articolo del 2003 dal titolo Un italiano a Manhattan. Tendenze del mercato americano delle Traduzioni, in cui si è occupato di analizzare il mercato delle agenzie di traduzione negli USA.

L’industria della traduzione fornisce finalmente una descrizione attenta e accurata di ogni aspetto di questa tipologia di impresa nel nostro paese. I sei capitoli del libro sono dedicati ai seguenti argomenti:

  • storia delle agenzie di traduzioni (dalle microagenzie alle multinazionali), una realtà nata negli anni Trenta del secolo scorso
  • gestione del processo di traduzione all’interno delle agenzie
  • ruoli all’interno dell’impresa e rapporti con i traduttori
  • associazioni di categoria (europee ed extraeuropee)
  • strategia aziendale (marketing, concorrenza, investimenti)
  • prospettive future del settore.

Abbiamo iniziato l’intervista con Gianni Davico chiedendogli per quale motivo ha deciso di occuparsi inizialmente del mercato americano delle traduzioni.

Nei primi anni di questo decennio l’attività che avevo fondato stava crescendo, ma sentivo – confusamente – che mancava un pilastro importante alla mia conoscenza: gli Stati Uniti, allora ancor più di oggi nazione trainante nel nostro settore. Sono partito per New York con la mia valigia di cartone, col desiderio di sapere che cosa facevano i miei colleghi al di là dell’oceano. È stato un viaggio di scoperta, un vero percorso verso l’ignoto, ma che mi ha dato molte soddisfazioni. Ho incontrato una decina di miei colleghi e da quegli incontri è nata l’idea dell’articolo. Il motore primo era dunque la mia curiosità, il mio desiderio di conoscere; in secondo luogo il desiderio di cercare di trasmettere questa conoscenza.

La sua analisi sembra indicare la tendenza del mercato della traduzione a concentrarsi sempre di più su segmenti di fascia alta o molto bassa a discapito di quella intermedia. Come si spiega questo meccanismo?

L’idea centrale di questa struttura a farfalla mi sembra ancora oggi valida. Semplificando: da una parte ci sono aziende di traduzioni molto grandi, dall’altra microaziende. Nel caso dei traduttori, la struttura è simile: da una parte traduttori che offrono qualità eccellente a prezzi alti, dall’altra sedicenti traduttori improvvisati che lavorano a qualunque prezzo. (È chiaro che si tratta di una semplificazione, per fortuna la realtà è molto più sfaccettata.) Stare nel mezzo diviene sempre più difficile, per via della forze – prima su tutte la globalizzazione – presenti sul mercato. Non credo che la fascia bassa possa essere intaccata più di tanto, perché per una parte del mercato il prezzo è comunque il discrimine primo.

Sono passati diversi anni dalla pubblicazione dei due scritti e abbiamo chiesto all’autore se sente l’esigenza di scrivere ancora su questo argomento oppure se l’analisi effettuata ha validità ancora oggi, nonostante il tempo trascorso?

Credo che le analisi fatte siano ancora valide; ma più scrivo e leggo, più so di non sapere. Quindi sì, sento forte il desiderio di conoscere di più e di trasmettere questa conoscenza: soprattutto affinché dall’urto nasca una più energica morale, come direbbe il poeta Nelo Risi.

Abbiamo chiesto infine a Davico di offrire qualche consiglio a un giovane traduttore che muove i primi passi in questo settore di mercato.

Un primo consiglio riguarda le tariffe, una delle prime domande che sentiamo porre da chi si affaccia a questo mestiere. Cito spesso l’espressione “Ho guardato il nemico negli occhi, ed ero io” per spiegare che non esistono soluzioni facili, né sempiterne né valide per tutti. Il problema il più delle volte sta nei traduttori stessi, che non sanno dare un valore al proprio lavoro. Quindi la soluzione è duplice: documentarsi innanzitutto e non svendersi poi.

Oltre a questo, aggiungerei la necessità di conoscere molto bene almeno un CAT, e più in generale essere amici dell’informatica, visto che IT e traduzioni sono ormai indissolubilmente legate a filo doppio.

L’industria della traduzione
Realtà e prospettive del mercato italiano
Laissez-Passer – 6
Pagine: 136
Anno: 2005
ISBN: 88-86618-45-X
Prezzo: € 12.00
Scheda del libro sul sito di Seb 27

Conferenza EMT 2009

March 13, 2009 by Raffaella Moretti  
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commissioneLa globalizzazione pone per le imprese europee il problema della gestione di un sistema di comunicazione che si fa sempre più internazionale. Inoltre con l’allargamento dell’Unione Europea si è arrivati a utilizzare ben 23 lingue ufficiali. La richiesta di traduttori all’interno della realtà imprenditoriale e culturale europea è quindi in crescita e pone il problema della necessità di trovare professionisti tecnicamente preparati e specializzati nel settore richiesto.

La Commissione Europea è consapevole della necessità di favorire l’incontro del mondo del lavoro con quello dei neolaureati, che spesso lamentano la mancanza di una formazione professionale sufficiente ad affrontare praticamente il mestiere del traduttore.

Il progetto European Master’s in Translation

A questo scopo nasce il progetto European Master’s in Translation (EMT), coordinato dalla Direzione Generale Traduzione della Commissione Europea, che si occupa della gestione pratica del multilinguismo all’interno dei Paesi dell’Unione Europea. L’EMT negli anni scorsi si è occupato della delineazione di un profilo delle principali competenze del traduttore professionista, allo scopo di accrescere nei responsabili della formazione (atenei in primis) la consapevolezza della necessità di un’alta formazione in questo settore. Esso inoltre ha tra i suoi principali obiettivi quello di promuovere la traduzione in quanto professione.

La conferenza dell’EMT, che si terrà il 16 e il 17 marzo 2009 a Bruxelles, è ormai giunta alla sua terza edizione. Le discussioni di quest’anno verteranno principalmente su tre temi:

  • criteri di ammissione alla rete del progetto EMT, nonché vantaggi e responsabilità dei membri della rete e degli aspiranti tali;
  • piano d’azione per il futuro del progetto EMT;
  • dibattito su formazione universitaria e idoneità al mondo del lavoro.

Tra i relatori, interverranno numerosi rappresentanti di università europee e della Direzione Generale Traduzione.

Sarà possibile seguire in streaming i dibattiti e i discorsi (in inglese) collegandosi alla pagina dedicata alla conferenza.

foto “European Commission” di Stuart Chalmers su Flickr Creative Commons