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	<title>European School of Translation &#187; famiglia</title>
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		<title>Traduzione e famiglia: consigli per una compatibilità possibile</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 10:30:21 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Primi Passi]]></category>
		<category><![CDATA[Professione]]></category>
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		<category><![CDATA[traduttore]]></category>

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		<description><![CDATA[Le caratteristiche del mestiere del traduttore (flessibilità di orario, autonomia decisionale, lavoro da casa) possono essere vantaggi non trascurabili per chi ha famiglia e magari bimbi piccoli o in età scolare. Tuttavia, possono trasformarsi in un'arma a doppio taglio. Cinzia Sani ci spiega come conciliare lavoro e famiglia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1470" style="margin: 10px;" title="Sanchez family" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/06/sanchez_family-300x229.jpg" alt="Sanchez family" width="240" height="183" />&#8220;Uffa, anche questo week end mi tocca svegliarmi all&#8217;alba per portare avanti una traduzione con scadenza impossibile per il solito cliente che non capisce che anch&#8217;io ho diritto alla domenica e a stare con la mia famiglia&#8221;. Chi di noi traduttori non ha mai almeno una volta detto o pensato questa frase?</p>
<p>Eh sì, diciamocelo francamente: il nostro lavoro a volte non è per niente &#8220;grato&#8221;. Eppure ogni volta la passione e/o la necessità ci spingono ad accettare incarichi impossibili e a passare notti insonni, domeniche e festività al computer, sotto gli occhi sgranati di figli, mariti e genitori che proprio non capiscono cosa vi spinga a fare questo lavoro e perché non abbiate scelto di fare l&#8217;impiegata come tanti altri.</p>
<p>Ebbene, per me (come per molti altri, penso) la traduzione rappresenta innanzitutto una missione, un modo per aiutare persone diverse a capirsi, conoscere nuove culture e, perché no, arricchirsi sempre di nuove conoscenze. Allora analizziamo un po&#8217; pregi e difetti di questo strano mestiere.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/39609980@N00/1331793325/"><br />
</a></p>
<h2>Vantaggi e svantaggi del lavoro da casa</h2>
<p>Sicuramente, il mestiere del traduttore ha alcune<strong> </strong>caratteristiche che lo accomunano al lavoro del commercialista o dell&#8217;avvocato (non sempre a livello remunerativo, ahinoi!) o ancora del commerciante: per esempio flessibilità di oraro e autonomia decisionale.</p>
<p>Inoltre questo lavoro offre il notevole vantaggio di poter essere svolto da casa, e non dico poco! Pensate al vantaggio per chi ha famiglia e magari bimbi piccoli o nei primi anni di scuola, quando hanno ancora bisogno della vostra presenza.</p>
<p>Eppure proprio queste caratteristiche possono trasformarsi in un&#8217;arma a doppio taglio<strong> </strong>e trasformare voi in fantasmi o matti agli occhi dei vostri familiari. Spesso infatti si rischia di ritrovarsi a lavorare anche nei giorni festivi per consegnare una traduzione a un cliente che può diventare insistente ed esigente quanto un capufficio. E tutto questo a discapito della nostra vita sociale.</p>
<p>Tuttavia, conciliare i ritmi e le esigenze lavorative con quelle familiari non è un&#8217;impresa impossibile. Nel corso di questi anni ho adottato alcuni &#8220;escamotage&#8221; che mi hanno aiutato a gestire lavoro e famiglia. Di seguito li voglio condividere con voi nell&#8217;intento di essere utile a qualche collega.</p>
<h2><strong>Conciliare traduzione e famiglia: alcuni consigli</strong></h2>
<p>Ecco quindi gli stratagemmi che uso nel mio piccolo per portare avanti in maniera &#8220;umana&#8221; il lavoro di traduzione senza rinunciare a parenti e amici.</p>
<ol>
<li>&#8220;Adottare un approccio tipo impiegato&#8221; che vuol dire imporsi dei limiti orari e soprattutto cominciare a<strong> </strong>considerare la remuneratività del proprio lavoro in termini di ore di lavoro e non solo di cartelle, tenendo conto anche dei suggerimenti sui limiti orari previsti dalla <a title="Il lavoro al videoterminale" href="http://www.inail.it/Portale/appmanager/portale/desktop?_nfpb=true&amp;_pageLabel=PAGE_PUBBLICAZIONI&amp;nextPage=PUBBLICAZIONI/Tutti_i_titoli/Prevenzione_e_sicurezza/Il_lavoro_al_videoterminale/Il_lavoro_al_videoterminale/info-752957487.jsp" target="_blank">legge per chi lavora al videoterminale</a>. A questo scopo può essere utile stabilire un proprio &#8220;orario<strong> </strong>lavorativo&#8221; su base settimanale, mensile o annua. Personalmente ho optato per la soluzione su base annua e mi sono imposta di lavorare al massimo 2500 ore all&#8217;anno. Con l&#8217;ausilio di un tool timer (gli utenti di OpenOffice lo trovano tra i <a title="Writer's Tools" href="http://extensions.services.openoffice.org/project/writertools" target="_blank">Writer&#8217;s Tools</a>) tengo conto delle ore effettivamente passate al lavoro e se un mese o una settimana ho lavorato molto, il mese o la settimana successiva cerco di &#8220;diluire&#8221; il lavoro in modo da avere un po&#8217; di tempo per me e la famiglia.</li>
<li>&#8220;Far valere la propria autonomia&#8221;<strong> </strong>vale a dire far capire al cliente che anche voi avete diritto a godervi sabati, domeniche e giorni festivi. Spesso capita che un cliente mi chiami il venerdì per una traduzione urgente per lunedì. In molti casi la &#8220;minaccia&#8221; di applicare la maggiorazione per il lavoro nei giorni festivi (il che rientra in parte nell&#8217;approccio descritto al punto 1) è sufficiente perché la traduzione non sia poi così urgente. Ma se il cliente insiste ci sono tre possibili vie: innanzitutto considerare sempre le proprie priorità,<strong> </strong>e<strong> </strong>se il cliente è importante posso fare uno sforzo. Se invece ho già una traduzione in consegna e il cliente non è importantissimo, ma non voglio perderlo, è una buona idea affidarsi alla collaborazione dei colleghi. Col tempo ho trovato utile stabilire una sorta di &#8220;banca delle cartelle&#8221; con una rete di colleghi fidati che possano aiutarmi quando proprio non riesco a fare una traduzione. Infine, se proprio non trovo nessun collega disponibile e/o ho già alcuni lavori inderogabili in scadenza, imparare a dire di no.<strong> </strong>Quest&#8217;ultima cosa per me è stata la più difficile da applicare, ma dopo che una volta mi sono ridotta a dormire 4 ore per notte per due mesi, rischiando di finire in ospedale per esaurimento, ho capito che proprio non ne vale la pena.</li>
<li>&#8220;Approfittare dei periodi morti<strong>&#8221; </strong>ossia non disperatevi se il lavoro non arriva tutte le settimane e godetevi un po&#8217; di riposo. Ricordo che quando è nata mia figlia, ero preoccupata perché dormiva a orari impossibili durante il giorno e non la notte. La pediatra mi consigliò semplicemente di seguire i suoi ritmi, cioè dormire quando lei dormiva, tanto non potevo imporle di dormire quando volevo io. Ho adottato lo stesso principio nel lavoro: dato che non possiamo decidere noi quando un cliente o diversi clienti ci chiameranno per affidarci un incarico, ho imparato a sfruttare i momenti vuoti e quando una settimana non vedo lavori all&#8217;orizzonte penso subito che sarà una buona occasione per stare in famiglia, vedere amici, andare a farmi un massaggio o dal parrucchiere, seguire un corso di traduzione assistita oppure di yoga o semplicemente stare a casa a giocare con mia figlia. Credetemi, il lavoro arriverà e certamente tutto insieme, tanto che sarete affogati e vi pentirete di non esservi riposati quando ne avevate l&#8217;occasione. E poi personalmente anche una sola ora di gioco con mia figlia mi ricarica tanto da poter fare mille traduzioni. In fondo il bilancio dell&#8217;attività si fa a fine anno e non è il caso di disperarsi se per qualche giorno (non mesi ovviamente) ve ne state in &#8220;panciolle&#8221;.</li>
<li>&#8220;Coinvolgere la famiglia nel proprio lavoro&#8221; ossia cercare di far capire che ciò che fate non è un lavoro da marziani. Questo ovviamente è applicabile con mariti, genitori e figli grandi (almeno in età scolare), ma a me ha dato buoni risultati. Io, per esempio, coinvolgo mio marito e perfino i miei genitori nella revisione delle mie traduzioni, cosa che si rivela utile anche perché a volte uno sguardo distaccato vede di più e meglio. Io spesso ho ancora in mente l&#8217;originale e così non riesco a staccarmi abbastanza dal testo per notare quello che invece loro vedono subito! Con mia figlia, invece, ho creato una specie di gioco: lei fa i suoi compiti e io i miei, poi vediamo chi li ha fatti meglio. A volte le chiedo anche di fare finta di tradurre qualcosa, oppure dove posso le faccio vedere il testo sul video o le chiedo quale parola le piace di più. Ho scoperto che a volte i bambini riescono a tirare fuori delle espressioni molto più semplici e pregnanti di noi che abbiamo in mente spesso tanti paroloni!</li>
</ol>
<p>Beh, mi sembra di averci messo tutto, anzi anche troppo forse! Spero comunque che questo mio articolo vi abbia messo alcune &#8220;pulci nell&#8217;orecchio&#8221; e magari vi spinga a &#8220;sperimentare&#8221; nuove soluzioni o a condividere quelle che avete già trovato! A presto, cari colleghi e colleghe!</p>
<p><em>Foto:  <a title="Sanchez Family" href="http://www.flickr.com/photos/knmurphy/2882333486/" target="_blank">Sanchez Family</a> su Flickr<br />
</em></p>
<p><strong><br />
Cinzia Sani</strong></p>
<p><span style="color: #333333; font-family: 'Verdana';"><span style="font-size: x-small;">T</span></span><span style="color: #333333; font-family: 'Verdana';"><span style="font-size: x-small;">raduttrice</span></span><span style="color: #333333; font-family: 'Verdana';"><span style="font-size: x-small;">, interprete e corrispondente in lingue estere dal 1993, si è laureata </span></span><span style="color: #333333; font-family: 'Verdana';"><span style="font-size: x-small;">in Interpretazione</span></span><span style="color: #333333; font-family: 'Verdana';"><span style="font-size: x-small;"> per le lingue Inglese e Russo nel 1998 presso la Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori di Forlì.<br />
Dal 2006 ha intrapreso lo studio della lingua ucraina e attualmente traduce principalmente da russo ed ucraino verso l&#8217;italiano</span></span><span style="color: #333333; font-family: 'Verdana';"><span style="font-size: x-small;">. Adora viaggiare, nuotare, leggere e &#8230; studiare. Nel tempo libero si rilassa praticando yoga e feldenkrais.</span></span></p>
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