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	<title>European School of Translation &#187; catalogna</title>
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		<title>Cinema? Sì, grazie, ma in catalano</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 15:11:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’ultima proposta del Governo autonomo di Catalogna ha messo sul piede di guerra i distributori cinematografici operanti in Spagna e all’estero]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/01/pellicola.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2404" style="margin: 10px;" title="pellicola" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/01/pellicola-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a>È noto che i catalani sono particolarmente gelosi e orgogliosi della propria lingua e della propria cultura, però l’ultima <strong>proposta del Governo autonomo </strong>ha messo sul piede di guerra i distributori cinematografici operanti in Spagna e all’estero. Tutto è nato dal fatto che la programmazione delle sale non prevede, salvo casi sporadici, <strong>film tradotti in catalano</strong>, quindi gli spettatori devono rassegnarsi alle pellicole doppiate in castigliano oppure in lingua originale con sottotitoli sempre in castigliano. Tuttavia nel 2011 le cose potrebbero cambiare, se verrà approvata la controversa <strong>legge sul cinema catalano</strong> attualmente allo studio.</p>
<h2>La proposta di legge</h2>
<p>In base alla proposta formulata, i distributori saranno obbligati a doppiare in catalano almeno la metà delle copie di ogni film in lingua straniera, pena sanzioni che andranno da 4.000 a 75.000 euro. Quanto alla versione originale sottotitolata in catalano, sarà incentivata grazie a una <strong>tassa </strong>che penalizzerà l’opzione del <strong>doppiaggio </strong>rispetto a quella del sottotitolaggio, anche nell’intento di avvicinare il pubblico alle lingue straniere.</p>
<h2>Le reazioni</h2>
<p>La voce contraria dei distributori non si è fatta attendere. L’estate scorsa il ministero della Cultura è tornato all’attacco, cercando di rabbonire le major che distribuiranno pellicole in catalano con la promessa di accollarsi le relative spese e di sostenere l’industria con gli aiuti necessari. La risposta è stata picche.</p>
<p>L’equilibrio linguistico tra catalano e castigliano si è ormai raggiunto in tutti gli ambiti culturali – teatro, letteratura, televisione e stampa – per converso al cinema la sproporzione balza agli occhi: 96,5 % di film in castigliano contro un misero 3,5% in catalano. Stando all’assessore alla Cultura, sarebbe auspicabile che l’offerta di pellicole in catalano arrivasse almeno a un 30%, rispettando così la libertà di scelta del consumatore.</p>
<p>La battaglia sarà molto dura: da un lato le major potrebbero decidere di escludere dai loro circuiti le sale catalane, dall’altro anche i distributori indipendenti verrebbero scoraggiati a causa dei <strong>costi di traduzione e di doppiaggio</strong> troppo elevati. Neanche gli esercenti delle sale sono d’accordo, benché la legge non preveda per loro l’obbligo di versare alcuna quota e anzi li sostenga qualora decidessero di utilizzare le copie doppiate o sottotitolate in catalano.</p>
<h2>Un potenziale precedente?</h2>
<p>A prescindere dalle opinioni sulla misura adottata, emerge chiaramente come ormai la <strong>traduzione </strong>non sia un mero veicolo e tramite culturale, bensì anche uno<strong> strumento socio-politico ed economico. </strong>Quello che più si teme è che la legge possa creare un precedente a livello nazionale ed europeo. Tutte le Autonomie con lingua propria, come la Galizia, la Comunità valenciana o i Paesi Baschi, in futuro potrebbero ventilare la stessa proposta, generando quello che per taluni è uno sconquasso inutile e niente affatto redditizio.</p>
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