L’industria della traduzione tra USA e Italia

March 26, 2009 by Sonia Briano  
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Abbiamo incontrato Gianni Davico, autore de L’industria della traduzione. Realtà e prospettive del mercato italiano, il primo libro dedicato al mondo delle imprese di traduzione nel nostro paese (il volume è stato pubblicato da seb 27 nel 2005), nonché di un articolo del 2003 dal titolo Un italiano a Manhattan. Tendenze del mercato americano delle Traduzioni, in cui si è occupato di analizzare il mercato delle agenzie di traduzione negli USA.

L’industria della traduzione fornisce finalmente una descrizione attenta e accurata di ogni aspetto di questa tipologia di impresa nel nostro paese. I sei capitoli del libro sono dedicati ai seguenti argomenti:

  • storia delle agenzie di traduzioni (dalle microagenzie alle multinazionali), una realtà nata negli anni Trenta del secolo scorso
  • gestione del processo di traduzione all’interno delle agenzie
  • ruoli all’interno dell’impresa e rapporti con i traduttori
  • associazioni di categoria (europee ed extraeuropee)
  • strategia aziendale (marketing, concorrenza, investimenti)
  • prospettive future del settore.

Abbiamo iniziato l’intervista con Gianni Davico chiedendogli per quale motivo ha deciso di occuparsi inizialmente del mercato americano delle traduzioni.

Nei primi anni di questo decennio l’attività che avevo fondato stava crescendo, ma sentivo – confusamente – che mancava un pilastro importante alla mia conoscenza: gli Stati Uniti, allora ancor più di oggi nazione trainante nel nostro settore. Sono partito per New York con la mia valigia di cartone, col desiderio di sapere che cosa facevano i miei colleghi al di là dell’oceano. È stato un viaggio di scoperta, un vero percorso verso l’ignoto, ma che mi ha dato molte soddisfazioni. Ho incontrato una decina di miei colleghi e da quegli incontri è nata l’idea dell’articolo. Il motore primo era dunque la mia curiosità, il mio desiderio di conoscere; in secondo luogo il desiderio di cercare di trasmettere questa conoscenza.

La sua analisi sembra indicare la tendenza del mercato della traduzione a concentrarsi sempre di più su segmenti di fascia alta o molto bassa a discapito di quella intermedia. Come si spiega questo meccanismo?

L’idea centrale di questa struttura a farfalla mi sembra ancora oggi valida. Semplificando: da una parte ci sono aziende di traduzioni molto grandi, dall’altra microaziende. Nel caso dei traduttori, la struttura è simile: da una parte traduttori che offrono qualità eccellente a prezzi alti, dall’altra sedicenti traduttori improvvisati che lavorano a qualunque prezzo. (È chiaro che si tratta di una semplificazione, per fortuna la realtà è molto più sfaccettata.) Stare nel mezzo diviene sempre più difficile, per via della forze – prima su tutte la globalizzazione – presenti sul mercato. Non credo che la fascia bassa possa essere intaccata più di tanto, perché per una parte del mercato il prezzo è comunque il discrimine primo.

Sono passati diversi anni dalla pubblicazione dei due scritti e abbiamo chiesto all’autore se sente l’esigenza di scrivere ancora su questo argomento oppure se l’analisi effettuata ha validità ancora oggi, nonostante il tempo trascorso?

Credo che le analisi fatte siano ancora valide; ma più scrivo e leggo, più so di non sapere. Quindi sì, sento forte il desiderio di conoscere di più e di trasmettere questa conoscenza: soprattutto affinché dall’urto nasca una più energica morale, come direbbe il poeta Nelo Risi.

Abbiamo chiesto infine a Davico di offrire qualche consiglio a un giovane traduttore che muove i primi passi in questo settore di mercato.

Un primo consiglio riguarda le tariffe, una delle prime domande che sentiamo porre da chi si affaccia a questo mestiere. Cito spesso l’espressione “Ho guardato il nemico negli occhi, ed ero io” per spiegare che non esistono soluzioni facili, né sempiterne né valide per tutti. Il problema il più delle volte sta nei traduttori stessi, che non sanno dare un valore al proprio lavoro. Quindi la soluzione è duplice: documentarsi innanzitutto e non svendersi poi.

Oltre a questo, aggiungerei la necessità di conoscere molto bene almeno un CAT, e più in generale essere amici dell’informatica, visto che IT e traduzioni sono ormai indissolubilmente legate a filo doppio.

L’industria della traduzione
Realtà e prospettive del mercato italiano
Laissez-Passer – 6
Pagine: 136
Anno: 2005
ISBN: 88-86618-45-X
Prezzo: € 12.00
Scheda del libro sul sito di Seb 27

È una vita che ti aspetto. Gestire al meglio l’attesa tra un incarico e l’altro

March 19, 2009 by Silvia Di Persio  
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attesaGiorni di attesa, è tutto pronto, bella come il sole l’aspetto e di lui neanche l’ombra. Eppure mi sono preparata, la foto più persuasiva, il sorriso aperto, lo sguardo ampio e convincente. E che dire delle conoscenze, delle esperienze, sì, insomma, posso ritenermi un tipo interessante. Eppure, niente, il lavoro non si fa vivo. È la crisi, bellezza, mi dice una vocina interiore. No, non solo la crisi, aggiunge il buon senso. Ma anche uno dei normali periodi di stasi lavorativa tra un incarico e l’altro con i quali ogni traduttore freelance dovrà imparare a fare i conti. E che dovrà imparare a gestire.

Bandire l’attesa

Come consiglierebbe ogni posta del cuore che si rispetti, allora, la prima cosa da fare è bandire l’attesa. Abbassare il livello di investimento, occuparsi di altro, pensi a se stessa, direbbe l’avveduta consigliera, si occupi di tutte quelle cose che non si riescono a fare nei periodi di inteso lavoro. Una gita, il cinema, quante volte ci abbiamo pensato durante una ricerca terminologica interminabile.

Corsi di formazione e workshop

Oppure, se proprio non si intende uscire dal binario professionale, perché anche il “voglio concentrarmi sul lavoro” costituisce un topos dell’attesa sentimentale, puntare sulla formazione continua e approfittare di questi momenti di stasi per potenziare la propria  professionalità sarà sempre una strategia vincente. Sappiamo bene che il mercato è in continuo movimento, che l’economia e la cultura invertono le proprie direzioni e che il nostro lavoro è in ognuno di questi settori uno strumento che si modula inevitabilmente sui vari mutamenti. I corsi di formazione e i diversi workshop offerti nel campo della traduzione professionale possono diventare una possibilità di esplorazione di settori diversi da quello di specializzazione che fino ad ora non avevamo avuto l’opportunità di valutare. Questo vorrà dire che investire sulla formazione in un nuovo settore di traduzione può equivalere ad aggiungere un sassolino sul nostro percorso futuro. Accanto all’opportunità di contatto e di confronto con altri colleghi, da non sottovalutare in un lavoro in cui la tendenza all’isolamento è fisiologica.

Diversificazione delle competenze CAT

Numerose sono invece le offerte di lavoro il cui requisito chiave è la competenza di uno strumento CAT poco noto rispetto ai due o tre più largamente diffusi. Sono frequenti gli annunci in cui si richiede la collaborazione di traduttori freelance che sappiano usare CAT sconosciuti ai più. È altrettanto frequente che il numero di risposte non superi le 20 o 50, a fronte delle circa 1000 risposte che si hanno di media nei casi offerte su CAT più noti. Pertanto orientarsi alla conoscenza di questi strumenti di traduzione assistita, a fronte di una competenza di base, richiederà un impegno ridotto rispetto ai vantaggi della diversificazione. Metatexis e OmegaT sono alcune proposte.

Diversificazione delle competenze DTP

L’importanza della flessibilità nelle competenze del traduttore professionista, in questo secondo caso rispetto al percorso di impaginazione del testo su cui intervenire, veniva sottolineata nella puntata di Tradurre dedicata alla Qualità delle traduzioni da Mirko Silvestrini, presidente di Federcentri. Anche in questo caso la professionalità si coniuga con un insieme di competenze diversificate e complete e con una sostanziale autonomia del traduttore rispetto a tutti i problemi che il testo può presentare. A ciò si aggiunga che nei diversi mercati della traduzione, come nel caso della conoscenza dei CAT meno noti, sono numerose le richieste di collaborazione in cui la capacità di utilizzo dei principali strumenti di desktop pubblishing, o DTP, quali Quark Express, InDesign, Pagemaker, Framemaker e molti altri costituisce la discriminante della candidatura.

Alla fine, ma il tempo è volato, rituffarsi nel mercato con il nuovo bagaglio di competenze, non equivarrà soltanto a cercare nuovi contatti lavorativi ma anche a consolidare la nostra proposta con i committenti con i quali collaboriamo abitualmente. Al riguardo, sempre Mirko Silvestrini consigliava di riproporre con regolarità il proprio curriculum alle agenzie di traduzione per l’aggiornamento continuo nei rispettivi database. E poi si sa che in amore il momento di rimettersi in gioco arriva sempre e sarà meglio farsi trovare pronti.

Foto: “Waiting for the night bus” di Mewdotkai su Flickr Creative Commons