Se gli elementi della situazione riportata nel video della settimana di EST potessero essere riorganizzati come tessere di un puzzle ideale per analoghi scenari, la collocazione dell’ultimo tassello svelerebbe una presenza inattesa. Da una parte un pubblico urlante in pieno delirio di riconoscenza per i romanzi della saga di Twilight che narrando le vicende di Edward il vampiro e della giovane Bella hanno saputo parlare ai turbamenti e alle passioni crepuscolari degli animi romantici. Dall’altra, sul palco, l’oggetto di tanta acclamazione. Non l’autrice Stephenie Meyer che a partire da Twilight ha dato vita alla fortunatissima saga riproponendo in chiave attuale i principali ingredienti del gotico. Né gli attori protagonisti della versione cinematografica del romanzo, già decretati nuovi idoli delle teenager. Ultimo tassello e inaspettato pezzo a completamento del quadro sarebbe in questo caso il traduttore.
È con questa bella novità che si presenta il primo raduno nazionale dei fan di Twilight tenutosi a Volterra il 19 aprile scorso, con Luca Fusari, traduttore della saga della Meyer in questo caso ma con alle spalle un già solido percorso nella traduzione editoriale, tra i suoi ospiti più acclamati. Una dimensione insolita quella della ribalta per una professione la cui invisibilità, quando non correlata a indeterminatezza di status professionale e a tariffe inadeguate, può essere ascritta a una scelta ben precisa.
È allo stesso Luca Fusari che rivolgo queste osservazioni: «Le mie apparizioni pubbliche legate a Twilight – risponde Luca – in realtà sono state soltanto tre, e in due casi ho parlato di fronte a un pubblico in cui i/le fan erano in minoranza (un incontro con alunni delle scuole superiori del trevigiano, alla fine del 2007, e un dibattito sul rapporto fra traduzione del libro e adattamento della sceneggiatura del film, organizzato lo scorso marzo all’interno del Centro Traduttori della Children’s Book Fair di Bologna); inoltre ho contribuito all’antologia de Il mestiere di riflettere e anche di quella mi è capitato di parlare in occasioni formali. Perciò discutere in pubblico del mio mestiere non è una novità assoluta per me, e sono ben contento di poterci mettere la faccia quando capita: nell’invisibilità preferisco calarmi quando sono davanti al computer o al libro, a lavorare, mentre quando si tratta di fare divulgazione pura e semplice sulla nostra professione o di mettersi in gioco per sottolineare l’importanza del traduttore (come del revisore, del correttore di bozze e del resto dei ruoli ‘invisibili’ della filiera) sono ben contento di non risultare poi così trasparente. E comunque credo che la venerazione delle fan non vada a me in quanto “divo” ma alla figura del traduttore, del catalizzatore che riscrive un libro altrui e lo trasporta all’interno di un’altra cultura, e sia più che altro un tributo all’importanza del lavoro che svolgiamo».
Rimane allora il fatto, positivo, che un simile tributo possa considerarsi un premio per i tanti sforzi che vengono compiuti quotidianamente in direzione di una maggiore visibilità, intesa come rafforzamento dello status della professione attraverso il riconoscimento. A precedere di pochi giorni il raduno di Volterra, l’intervento sul tema da parte di una delle principali artefici di questi sforzi, la fondatrice di Biblit Marina Rullo, nella puntata di Tradurre del 16 aprile dedicata alla visibilità della professione sul web.
E del resto è proprio alla rete e alla sua capacità di mettere in comunicazione ambiti altrimenti distinti nella sfera del non-virtuale che la popolarità di Luca presso il grande pubblico di Twilight rimanda, delineando i tratti del nuovo rapporto traduttore-fruitore del prodotto culturale tradotto. È infatti sufficiente inserire il suo nome su Google per incontrare le numerosissime manifestazioni di gratitudine per il lavoro di traduzione svolto da parte delle fan della saga, oltre a un fan club dedicato proprio alla sua figura e al suo lavoro. Sono l’entusiasmo e il sentimento di gratitudine nei confronti di chi rende fruibile il prodotto amato che nutrono questa attenzione nei confronti del traduttore, in modo analogo a quanto si verifica da parte dei fruitori dei prodotti audiovisivi stranieri nei confronti dei sottotitolatori amatoriali delle diverse community web di fansubbing.
Una stessa urgenza di fruizione, accanto a una più diffusa conoscenza della lingua inglese, alla base della popolarità di entrambi, che si sviluppa nel più ampio fenomeno delle culture partecipative. Ma se nel caso del sottotitolaggio amatoriale i due fattori stimolavano l’accesso al lavoro di traduzione e l’inizio di un percorso che si apriva anche a opportunità professionali, nel caso della popolarità di Luca è la curiosità nei confronti della doppia vita linguistica del prodotto amato che alimenta l’attività comunitaria sul web. Come testimoniano in Il mestiere di riflettere Federica D’Alessio e Chiara Marmugi, le due traduttrici che a partire dal romanzo Eclypse collaborano con Luca, le appassionate di Twilight non si accontentano di leggere il libro in italiano ma confrontano e commentano le due versioni in forum dedicati, valutando in modo continuo la qualità del lavoro di traduzione. Chiedo a Luca se ha mai ricevuto delle critiche o delle contestazioni al riguardo «Certo che sì – risponde – ma per quanto ne so riguardavano sfumature o casi in cui io e la redazione abbiamo dovuto compiere scelte arbitrarie (questo “I love you” è un “ti amo” o un “ti voglio bene”?), nonché di un ulteriore appiglio per spiegare in pubblico che la traduzione non è sempre una scienza esatta (almeno secondo me)».
Spiegazione pubblica che si riflette in una crescente presa di coscienza rispetto al valore dell’attività traduttiva; una consapevolezza che inevitabilmente si riversa in modo positivo sulla visibilità e sullo status del traduttore.
In questo senso mi chiedo se un tale esempio di riconoscimento mediatico, oltre a nascere a valle del prodotto letterario, dalle passioni dei fruitori, non sia anche frutto di una strategia editoriale mirata a dare la giusta evidenza al ruolo del traduttore nella catena di post-produzione editoriale. Ma a quanto pare non lo è: «Tutto è stato frutto esclusivo della passione delle fan della saga di Twilight – conferma Luca – e non c’è stato alcun calcolo o strategia editoriale. Tanto che questa sorta di impennata di popolarità mi ha colto davvero di sorpresa, dal momento che l’ultima traduzione di Stephenie Meyer l’ho consegnata nell’estate del 2008 e nel frattempo mi sono dedicato ad altro, oltretutto lavorando con editori con i quali collaboro da tempo in maniera del tutto autonoma dalle faccende vampiresche. Visto dall’interno, l’exploit di visibilità che ho avuto è una semplice parentesi all’interno di un tran tran lavorativo denso e serrato come, penso, quello di qualunque altro professionista del settore».
Una parentesi, certo, ma che sarebbe bene estendere in favore di una visibilità anche esterna del tran tran lavorativo denso, serrato e silenzioso di ogni traduttore.
Foto: “There are no extra pieces in the universe. Everyone is here because he or she has a place to fill, and every piece must fit itself into the big jigsaw puzzle.” di miss_blackbutterfly su Flickr Creative Commons







