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Riscritture: intervista a Teresa Solana

In occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino, Paola Zoppi ha incontrato la scrittrice e traduttrice catalana Teresa Solana.

PZ: Nel tuo libro, Scorciatoia per il paradiso, edito da Sellerio e tradotto da Barbara Bertoni, attribuisci un doppio lavoro al traduttore, che è anche ladro. Cosa ti ha spinto ad affidargli questo ruolo?
TS:
Volevo spiegare ai lettori la difficoltà per i traduttori di sopravvivere; il caso che racconto nel libro è un caso vero: un traduttore che vive in modo precario, non ha un lavoro, poco denaro. Ho cercato, attraverso questo personaggio, di spiegare ai lettori che il lavoro dei traduttori è molto importante, ma è pagato molto male in Spagna, sebbene penso che sia così anche in Italia: conosco molti traduttori italiani, sono miei amici, e conosco bene la situazione.

PZ: Oltre che scrittrice, sei un’importante traduttrice e collabori con la prestigiosa Casa del Traductor di Tarazona. Come hai iniziato il lavoro di traduttrice?
TZ:
Quando ero più giovane lavoravo per una casa editrice, come lettore in lingua originale di romanzi o saggi provenienti da altri paesi; un giorno ebbero bisogno di qualcuno che traducesse dall’inglese un lavoro di Mortimer Wheeler sull’architettura antica di  Roma, cercavano una persona che conoscesse la lingua ma che avesse anche una conoscenza di greco, latino, di lavori antichi, un po’ la mia specializzazione. Ho deciso quindi di tradurre questo libro e ho scoperto il fascino di questo lavoro.

PZ: Quanto sono distanti lo scrittore e il traduttore?
TS: È un lavoro diverso perchè quando traduci, ri-scrivi il testo ma non puoi cambiare le cose: puoi cambiare qualche parola,  qualche frase per renderla leggibile, ma non puoi cambiare il senso, mentre quando scrivi il tuo libro devi essere assolutamente libero di fare quello che vuoi. È  una prospettiva diversa.

PZ: Credi nell’invisibilità del traduttore?
TS:
Assolutamente no. Proprio no. Dico sempre ai miei traduttori “quando pensate che ci sia qualcosa che non funziona nella vostra lingua dovete cambiarla, mantenendo sempre il significato autentico”, ma non sono proprio d’accordo con questa idea che il traduttore debba essere invisibile.

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