Incontro con Guergana Radeva, vincitrice del Concorso Lingua Madre 2011, indetto dal Salone Internazionale del Libro di Torino
Spesso le persone che vivono in un Paese diverso dal proprio non hanno la possibilità di tradurre in parole i loro pensieri, i sentimenti e opinioni. A volte bravissimi a esprimersi nella loro lingua madre, non fanno mai in tempo a impadronirsi della lingua del nuovo Paese e così restano testimoni muti degli avvenimenti. Succede anche che quando imparano la nuova lingua in fretta non ci sia nessuno ad ascoltarli. Le donne, ancora più degli uomini, restano spesso confinate tra le mura domestiche, avvolte nel silenzio.
A queste persone hanno pensato le autrici del Concorso Lingua Madre, che da sei anni indicono al Salone Internazionale del Libro di Torino un concorso per le donne straniere residenti in Italia che scrivono in italiano. Oltre alla sezione dedicata alle straniere, esiste anche una sezione per le donne italiane che scrivono sui temi dell’emigrazione.
Le partecipanti provengono da paesi di tutto il mondo: dal Sud America all’Asia, dall’Africa all’Europa. Ogni anno le autrici dei racconti vincitori vengono premiate al Salone del libro e viene pubblicato un volume con i racconti selezionati. Quest’anno il libro “Lingua Madre 2011 – Racconti di donne straniere in Italia”, Seb27 Edizioni, è stato presentato a maggio e si troverà nelle librerie italiane in autunno.
È già stato pubblicato il bando del prossimo concorso, per il 2012, che si può trovare su questa pagina e che scade il 31.12.2011.
Intervista a Guergana Radeva
La vincitrice dell’ultima edizione del concorso 2011 è Guergana Radeva, proveniente dalla Bulgaria.
Il suo racconto “Sconfini” è stato premiato per la capacità narrativa e per la rielaborazione dell’esperienza di sradicamento e passaggio attraverso la memoria. Ecco una piccola parte del suo racconto:
Il poliziotto nel gabbiotto di vetro sopprime uno sbadiglio e ti restituisce la carta d’identità senza manco guardarti in faccia. La vita è tutta un mentre, ti senti tentata a dirgli, un affinché, un siccome fintantoché, la vita non è che una congiunzione, copulativa, avversativa, disgiuntiva, congiunzione attraverso quale cerchiamo un modo fluido per legare il passato al futuro, evitando diligentemente di inciampare nel presente… questo vorresti dire all’uomo in divisa che non ti nota neppure, intento a scavalcare il proprio presente, e invece non dici nulla, irritata con te stessa per l’irrazionalità delle tue ansie. Sei una cittadina UE, anzi, lo sei doppiamente, hai due cittadinanze, una bulgara e l’altra italiana. Hai due carte da giocare, due identità, due lingue …
Due lingue, appunto. Qual è la sua lingua?
Nel momento in cui sto rispondendo a questa domanda, la mia lingua è senza dubbio l’italiano. In Italia leggo, scrivo e sogno nella lingua di tutti i giorni, in Bulgaria, invece, la mia lingua del tutto naturalmente torna ad essere il bulgaro.
Lei è ingegnere di professione, come e quando ha iniziato a scrivere?
Strano ma vero, ho iniziato a scrivere prima di aver imparato a leggere. Avevo circa cinque anni e un giorno, incantata dalla vista del mare, composi una sequenza di versi, tutti con la stessa rima baciata. Questa è una poesia, mi spiegò mia madre e la trascrisse in un quaderno. Quanto alla mia istruzione tecnica, ricordo che ai tempi mio padre mi disse: la matematica non è un opinione, mentre la tua maniera di esprimerti scrivendo è troppo soggettiva, non passerai mai gli esami per le materie umanistiche. Correvano gli anni del socialismo reale e in effetti aveva ragione.
Se dovesse consigliare uno scrittore italiano e uno bulgaro, quali sceglierebbe?
Antonio Tabucchi e Blaga Dimitrova
Immagino che preferisca leggere i libri in lingua originale. Le è mai capitato di leggere lo stesso libro in bulgaro e poi tradotto in italiano, e se sì, com’era il confronto?
Per quanto riguarda la prosa, trovo le traduzioni abbastanza valide, ma da qualche anno ho definitivamente rinunciato a leggere poesia tradotta. Non è solo questione di rime, bensì di ritmo e musicalità. Le raccolte di versi tradotti hanno senso solo se in forma bilingue.
Qui si parla di traduzioni: secondo lei, è più semplice tradurre le parole in un’altra lingua oppure i pensieri in parole?
In entrambi i casi usiamo dei codici; la traduzione, però, si attiene a corrispondenze più strette, mentre il proprio pensiero si può esprimere in tanti modi, a questo punto credo dipenda dalle inclinazioni individuali. Personalmente faccio molta fatica a tradurre ciò che scrivo, a un certo punto mi ritrovo a improvvisare liberamente, inseguendo la melodica della seconda lingua.
Ma secondo lei, la Bulgaria è Est oppure è Europa?
Ora, geograficamente parlando, la Bulgaria è il più longevo stato europeo, esistente tutt’oggi con lo stesso nome e pressoché negli stessi confini, per cui la Bulgaria è in Europa ormai da 1400 anni… e da più di 1000 anni, ogni 24 maggio festeggia l’alfabeto, la scrittura e il libro, una festa particolare, nata come celebrazione religiosa dei Ss. Cirillo e Metodio, ma rispettata come festa nazionale anche durante il socialismo, e in questo forse traspira l’anima slava, l’Est.






