Online training for translators
Ritratti

Intervista a Emanuela Cervini

Per chi si appresta a leggere Hotel Bosforo di Esmahan Aykol, edito da Sellerio, si renderà conto, subito, della straordinaria traduzione, dal tedesco, di Emanuela Cervini: traduttrice professionista che rivela, in questa intervista, il fascino della traduzione.

PZ: Come si è avvicinata al mondo della traduzione?
EC:
Le lingue straniere mi sono sempre piaciute. Dopo l’esame di maturità ho deciso di frequentare l’istituto per interpreti e traduttori per approfondire la mia conoscenza di inglese e tedesco concentrandomi sugli aspetti più concreti. Ho capito subito che l’interpretazione non faceva per me e mi sono innamorata della traduzione. Adoro riflettere su parole e frasi, consultare dizionari, fare ricerche, cercare di rendere al meglio ogni sfumatura. Ho terminato gli studi a Milano (dopo due anni a Varese) proprio per potermi specializzare in traduzione e ho avuto la fortuna di incontrare ottimi professionisti da cui ho imparato molto. Grazie a una delle mie docenti ho firmato il primo contratto con una casa editrice. Oggi lavoro prevalentemente in campo editoriale, ma faccio anche traduzioni di altro tipo quando ne ho la possibilità.

PZ: Solitamente legge tutto il libro e poi inizia la traduzione oppure procede, passo dopo passo, senza sapere come si svolge la storia?
EC:
Il tempo è poco e non riesco quasi mai a leggere il libro prima di cominciare la traduzione. L’ho fatto solo una volta, approfittando di una vacanza in montagna. Comunque non mi dispiace scoprire poco per volta come si dipana la storia. Così mi trovo nella stessa situazione del lettore finale; non sapendo cosa succede dopo, non corro il rischio di anticipare involontariamente qualche particolare traducendo un termine o una frase in un modo anziché in un altro. Comunque non c’è niente di male nel leggere tutto il libro prima di iniziare. Se escludiamo il fattore tempo, è solo questione di preferenze.

PZ: Crede che sia importante la formazione accademica oppure è una sorta di dote innata saper tradurre: insomma si è traduttori o lo si diventa?
EC:
Per svolgere bene questo mestiere ci vogliono senz’altro delle doti innate. Non a caso molti traduttori, almeno tra quelli che conosco io, hanno caratteristiche comuni: precisione quasi maniacale, abitudine alla riflessione, orecchio per la lingua (italiana e straniera)… Per chi traduce narrativa credo sia importante anche la capacità di immedesimarsi nell’autore e nei personaggi. Però anche la formazione è fondamentale. Io ho imparato molto frequentando l’istituto per traduttori e interpreti. Avendo a che fare con docenti che erano (e sono) anche professionisti affermati ho acquisito un metodo di lavoro. Il metodo, sommato alle doti naturali e affinato con l’esperienza, mi ha permesso di andare avanti. Comunque non si finisce mai di imparare, si cresce con ogni libro tradotto.

PZ: Quale consiglio potrebbe dare a chi volesse diventare un traduttore?
EC:
All’aspirante traduttore direi di pensarci bene. È un lavoro impegnativo, faticoso non solo dal punto di vista mentale, spesso si lavora fino a tardi, anche di notte e nel weekend. C’è il vantaggio che si può lavorare a casa, ma può anche essere uno svantaggio. Bisogna amare la solitudine e avere buone capacità organizzative. L’aspetto peggiore, però, è quello retributivo. Le tariffe sono molto basse, è difficile vivere di sola traduzione editoriale. Ci vogliono passione e spirito di sacrificio, ma è anche importante non farsi mettere i piedi in testa, conoscere il proprio valore e non svendersi. Chi è deciso a imboccare questa strada deve avere un’ottima conoscenza della lingua straniera, ma soprattutto un’ottima conoscenza dell’italiano. L’offerta formativa è vasta, ci sono corsi di ogni tipo, ma bisogna fare attenzione, non tutti sono seri e utili. Entrare in contatto con le case editrici non è facile, all’inizio si ottengono pochissime rispose. Ecco il mio consiglio per gli aspiranti traduttori: cominciate proponendovi come lettori (in pratica dovrete leggere libri in lingua straniera e compilare una scheda di valutazione in base alla quale la casa editrice deciderà se acquistare o meno i diritti di traduzione). Stabilito un primo contatto, dovrebbe essere più facile ottenere un testo di prova per passare dal ruolo di lettore a quello di traduttore. Altro consiglio: leggete bene la sezione “Traduttori si diventa” del sito www.biblit.it e la pagina delle FAQ di www.traduttorisns.it.

I commenti sono stati disabilitati.

Twitter