Ragazzi e ragazze dai 20 ai 25 anni, studenti universitari delle facoltà più disparate, ma anche il quindicenne, la casalinga, l’avvocato, il medico. Attenzione, il traduttore della vostra serie preferita potrebbe essere chiunque: il vostro medico curante, ecco la ragione di quelle borse sotto gli occhi, e voi che pensavate fosse a causa del sacro fuoco di Ippocrate; oppure il figlio della vicina, sempre davanti al computer, e i genitori che si lamentano per la scarsa attenzione durante l’orario scolastico; o ancora – come non pensarci! – ma sì, l’idraulico, in fondo con quello che guadagna avrà tutto il tempo di coltivare il suo hobby.
Insomma la caccia al fansubber, il sottotitolatore amatoriale che di notte traduce gratuitamente i sottotitoli della sua serie preferita e di giorno si dedica a una professione distinta, è aperta. Tante le possibilità e un solo inequivocabile segno particolare: una insaziabile e inguaribile dipendenza audiovisiva.
Culture partecipative
È su questa base che nascono le community web di traduttori volontari di prodotti audiovisivi stranieri: tra i più noti menzioniamo Italiansubs e Subsfactory per quanto riguarda i sottotitoli delle serie americane di prossima uscita, e Asianworld per il settore di nicchia di produzione asiatica che non ha un mercato di distribuzione italiano. Un fenomeno ampio quello del fansubbing che si identifica nella dimensione “Culture partecipative” della fruizione audiovisiva, una fruizione arricchita dalla partecipazione creativa dell’utente appassionato ai media di riferimento. Ma anche un fenomeno che coinvolge una professionalità che ha la sua ragione di esistere nell’industria multimediale: quella del traduttore audiovisivo. In questo senso una prima obiezione a una diffusione del fenomeno del fansubbing riguarda la qualità del prodotto. Cosa aspettarsi da queste traduzioni amatoriali?
Qualità: un falso problema?
In realtà quello della qualità delle traduzioni appare fin da subito come un falso problema se si considera come nel caso del fansubbing sia chiaramente subordinato alla possibilità di consumo anticipato del prodotto rispetto ai tempi lunghi della trasmissione televisiva o a quella di consumo tout court per i prodotti fuori mercato. Per il consumatore appassionato il sottotitolo non è che una guida ai contenuti mentre l’aspetto qualitativo è tutto affidato al prodotto audiovisivo in sé. Eventuali lagnanze sulla qualità dei sottotitoli, quando ci sono, riguardano generalmente un certo appiattimento della versione italiana dovuta a interpretazioni troppo letterali, soprattutto per le espressioni idiomatiche. Ma bisogna comunque rilevare che le stesse critiche vengono rivolte anche al sottotitolaggio professionale, sul quale il fansubbing, grazie al contesto di produzione e di fruizione circoscritto e puramente amatoriale, gode del vantaggio di una tolleranza qualitativa maggiore rispetto alla traduzione audiovisiva ufficiale.
Una nuova realtà di mercato
Il discorso cambia però nel momento in cui il fenomeno supera la sua sfera puramente amatoriale per andare a posizionarsi nella sfera ufficiale della professionalità della traduzione audiovisiva e a definirsi come interlocutore di realtà aziendali e produttive del settore. Una evoluzione in questo senso è già attualità e sono le stesse community di fansubbing a comunicarcelo: proprio sul sito di Itasa leggiamo che a novembre 2008 il suo staff ha partecipato alla sesta edizione della rassegna cinematografica N[ever]land, fornendo i sottotitoli per il film documentario su David Lynch, “Lynch”. Dalla stessa fonte, un articolo di Repubblica.it dell’8 dicembre 2008 riporta che i traduttori di Italiansubs hanno avviato un servizio a pagamento rivolto alle emittenti televisive e che Subsfactory è il fornitore dei sottotitoli per il Telefilm festival di Milano. E ancora dal sito:
Qoob è la rete televisiva underground per eccellenza, costola di MTV. Italiansubs fornisce i sottotitoli per decine dei corti visibili sul sito e trasmessi sul digitale terrestre e sul satellite.
Si fa strada la necessità di nuove regole
È a questo punto che un discorso sulla qualità si impone nel suo senso più ampio di rispetto delle regole stabilite in termini di procedura operativa, tariffario e comportamenti professionali etici. La necessità di assegnare un ruolo sul mercato ben preciso a queste realtà è importante tanto alla luce dei cambiamenti descritti quanto sulla base di segnali poco incoraggianti come il notevole calo tariffario che i traduttori professionisti lamentano nei diversi forum di settore. Indicativo al riguardo il caso riportato da un subber di Itasa in una intervista su Radio2, relativo a un errore nel sottotitolaggio da parte della community su un noto telefilm che si sarebbe successivamente verificato identico nella messa in onda ufficiale dello stesso telefilm.
Insomma sarà il caso di stabilire delle regole, magari prima che qualche traduttore audiovisivo professionista accarezzi l’idea di indossare un camice bianco. Pensando magari che tutte quelle serate davanti a Dr House saranno pure servite a qualcosa.






