Ci mancava solo la crisi a rendere il lavoro ancora più precario di quanto non lo fosse già, e il mercato della traduzione non è immune da questo tipo di dinamiche. Se è vero quello che dicono gli esperti, ovvero che si uscirà dalla recessione soltanto tra qualche anno e che le opportunità di lavoro subiranno una drastica diminuzione, è bene essere pronti al peggio armandosi di competenza per non restare tagliati fuori dal mercato.
Premessa poco incoraggiante per i principianti, per i neolaureati, per coloro che hanno deciso di intraprendere il percorso difficile verso questa professione e che, soprattutto, non sanno bene da che parte cominciare. In questo articolo voglio provare a dare qualche consiglio a questa categoria che si sente un po’ spaesata. Allora tutti insieme – me compresa – facciamo un po’ come Marzullo, facendoci delle domande e dandoci delle risposte!
Il livello di conoscenza della mia lingua di lavoro è abbastanza elevato da assicurare un servizio valido?
Se sei arrivato fino a questo punto è probabile che tu sia un brillante studente di lingue, forse vicino alla laurea, già rinfrancato dall’aver risposto positivamente alla prima fatidica domanda. Bene, perfetto… ma non basta. Sono in molti a essere convinti che l’ottima conoscenza di una o più lingue straniere sia requisito necessario e sufficiente per diventare un traduttore professionista. A volte si dimentica, purtroppo, che il vero traduttore effettua il proprio lavoro, quello vero, sulla lingua di arrivo. Possibilmente la propria lingua madre. Allora la vera domanda da porsi è questa: qual è il rapporto con la mia lingua madre, e soprattutto con la scrittura? Sono in grado di gestire un testo scritto in registri diversi? Se la risposta a questa domanda è positiva, allora siamo già a un ottimo punto.
Che tipo di traduttore voglio diventare?
I traduttori non sono tutti uguali, esistono diverse specializzazioni e ovviamente chi è alle prime armi non sa ancora bene a quale settore dedicarsi. È bene distinguere tra diverse categorie: la traduzione tecnica, la traduzione editoriale, quella che si dedica ai sottotitoli, la localizzazione, per nominarne solo qualcuna. La direzione può essere suggerita dalle proprie passioni, dai propri studi, dalle proprie competenze specifiche. Pensare di iscriversi a un corso professionale o a un master universitario che si concentra su un settore specialistico è un ottimo metodo per acquisire non solo le competenze, ma anche le qualifiche per affacciarsi al mondo del lavoro con una carta in più.
Come faccio a farmi un’esperienza?
Bella domanda! Un curriculum completamente vuoto serve a ben poco, soprattutto se la tua combinazione linguistica non è affatto competitiva. Una buona occasione per riempire i campi vuoti del CV è quello di offrirsi come traduttore volontario. Le ONG, le associazioni e diverse riviste in rete (come Cafèbabel, ad esempio) sono disposte a vagliare proposte di collaborazione per la traduzione di materiale utile a campagne e a progetti che coinvolgono diversi paesi. Si tratta di un buon compromesso per fare esperienza e per offrire la propria professionalità a cause che abbiamo a cuore.
E se mi proponessi per uno stage?
Ottima idea. Ottenere un periodo di stage presso un’agenzia di traduzione probabilmente non è facilissimo, ma tentare non costa nulla. Dopo aver scritto un ottimo curriculum e una convincente lettera di presentazione, contatta le agenzie selezionate. Chi è ancora iscritto all’università può richiedere di effettuare il proprio tirocinio presso un’agenzia facendosi “sponsorizzare” dalla propria facoltà.
In un mondo competitivo, qual è il mio valore aggiunto?
Una sola parola: professionalità. Non avere nessuna esperienza non ci esonera dall’avere un comportamento professionale. È molto importante dimostrare fin dalle prime esperienze un comportamento serio e affidabile. Questo si traduce nel rispetto dei tempi di consegna, nella chiarezza e nella trasparenza nel rapporto con il committente, nella capacità di saper porre domande sensate per sciogliere eventuali dubbi sul testo di partenza. Non ultime nell’onestà e nell’umiltà di comprendere se il lavoro che ci è stato offerto sia al di sopra delle nostre competenze o se non abbiamo sufficiente tempo da dedicarvi. Impara a dire di no quando è il momento. Essere sicuri delle proprie capacità, ma anche dei propri limiti, è importante per il professionista di ogni settore.
In conclusione…
Se vuoi diventare traduttore dovrai dimenticare lo stipendio fisso e la sicurezza di un lavoro stabile. Se lo diventerai sarai un professionista a tutti gli effetti e ti troverai sul mercato a competere con altri freelance preparati e competitivi; se ottieni il primo contratto non sentirti arrivato, ma solo all’inizio di una carriera che va continuamente aiutata. Restare aggiornati è di vitale importanza, il che significa essere al passo con la tecnologia, conoscere i software più diffusi, frequentare corsi di aggiornamento, partecipare a fiere e seminari, frequentare i forum e i portali dedicati al mondo della traduzione. Se è vero che quello del traduttore è un lavoro solitario, è altrettanto vero che oggi la rete mette a disposizione mille risorse e mille mezzi per restare in contatto con i colleghi, non solo per scambiare consigli e opinioni, ma anche per sentirsi parte integrante di una comunità. Le risorse sono tante e l’ultimo consiglio che mi sento di dare è quello di sfruttarle.







