Due sacchetti di uva passa e due misure di grano. È la paga che nel Don Chisciotte riceve il presunto traduttore della storia del più famoso hidalgo della letteratura occidentale. Senza toccare questi estremi, e sollevati dal fatto che tale paga fosse riservata a un traduttore improvvisato, la questione delle tariffe dei traduttori, oggi, nel periodo più nero che l’economia occidentale ricordi, anima le discussioni di settore dei principali marketplace della traduzione sul web: puntare alla competitività assecondando la tendenza al ribasso o mantenere invariate le proprie tariffe accettando una riduzione degli incarichi di traduzione? Il dilemma è uno, ma le strategie adottate dai professionisti della traduzione sono diverse.
Molti traduttori freelance, portando il caso di chi la crisi non la sente affatto, considerano la recessione economica come certi allarmi di pandemie che ciclicamente ritornano: uno spauracchio per ogni stagione. Al riguardo, alcuni ricordano che il mercato non può essere valutato come un’entità unitaria e che uno degli effetti della crisi è il passaggio delle imprese al più conveniente e-commerce, con la conseguenza tutt’altro che negativa di un incremento del settore delle traduzioni IT. La posizione conclusiva in questi casi è quella del vecchio saggio: sedersi ad aspettare e vedere cosa succede, magari potenziando il marketing.
Altri invece optano per una riduzione delle proprie tariffe, riconoscendo di aver finora applicato dei prezzi decisamente elevati e di poter concedere un margine di sconto ai committenti che lo richiedano e che a loro volta si impegnino a offrire al traduttore vantaggi come la possibilità di anticipare i tempi di pagamento delle fatture rispetto a quelli abituali. La maggioranza dei traduttori riduce però a partire da una tariffa che considera normale e in entrambi i casi i tagli si aggirano intorno al 15% – 20%.
Al contrario, ma raramente è il caso di traduttori che hanno l’italiano come lingua di arrivo, alcuni professionisti dichiarano che continueranno ad aumentare la propria tariffa così come hanno sempre fatto periodicamente. E anche Simon Turner, il creatore del Tariffometro, nella puntata di Tradurre dell’11 giugno sottolineava un progressivo spostamento delle tariffe verso i due estremi inferiore e superiore.
Ma le preoccupazioni di tutti gli utenti dei forum convergono nel constatare i sempre più frequenti annunci di lavoro che propongono tariffe non solo più basse, ma decisamente inaccettabili. Dai 3 – 4 centesimi di euro a parola fino agli oltraggiosi 2 quando non 1 centesimo di euro. Il mercato appare così sempre più regolato dalla legge dell’homo homini lupus, il cliente sceglie sempre l’offerta più vantaggiosa e in molti casi anche traduttori di qualità svendono la propria professionalità a queste tariffe.
Fortunatamente, a giudicare dal vero e proprio boom di offerte di lavori di revisione registrato dagli utenti dei forum, si può ben affermare che queste tariffe non paghino per i traduttori così come per i committenti, visto che il fenomeno è letto come conseguenza di un incremento di traduzioni di bassa se non bassissima qualità. Perché, pur ammettendo che come i cattivi traduttori anche dei bravi traduttori sceglieranno un incarico da fame piuttosto che nessun incarico, persino il miglior traduttore, dovendo sostenere ritmi forsennati in condizioni di lavoro frustranti, non sarà in grado di mantenere la qualità abituale della propria traduzione. Come ironicamente suggerito in alcuni forum, bisognerà attendere i progressi della scienza nel campo della clonazione per poter svolgere bene i diversi lavori sottopagati necessari a raggiungere un mensile decente.
Un ultimo dato emergente riguarda la tendenza a cercare manodopera a basso costo in determinate aree geografiche. Si riporta il caso di un’agenzia ben quotata che cerca espressamente traduttori latinoamericani per applicare tariffe più basse. Molti traduttori di quei paesi lamentano comportamenti analoghi da parte di diversi committenti stranieri che tendono a offrire una tariffa di 0,02 centesimi di euro a parola come norma di retribuzione per i traduttori latinoamericani. Il costo della vita più basso di quei paesi è la discriminante e la giustificazione più immediata di chi sostiene tale differenziazione tariffaria, ma oltre al fatto che la maggior parte di questi paesi subisce un’inflazione elevatissima e che un traduttore latinoamericano non lavorerà necessariamente nel suo paese di origine, gli utenti sottolineano come per i costi relativi alla professione, ad esempio le quote di iscrizione ad associazioni internazionali di traduttori o i prezzi di acquisto dei programmi CAT, non sia prevista nessuna differenziazione geografica regolata sul costo del pane o del latte del paese di origine del traduttore.
Insomma, da qualsiasi lato lo si consideri è evidente che il problema delle tariffe va oltre la valutazione della contrazione del mercato, richiamando la necessità di stabilire o tornare a stabilire dei comportamenti etici nelle relazioni professionali. Ciò che ci si aspetta è una negoziazione del valore tra domanda e offerta intesa nei termini di due ragioni che, anche cercando di affermare le rispettive istanze, sappiano riconoscere e incontrare quelle della controparte, a fronte di relazioni professionali incentrate sul solo rapporto di forza del prendere o lasciare.
In quest’ultimo caso il rischio sarà quello dei sacchetti di uva passa e delle misure di grano. Con la speranza inevitabilmente affidata alla clonazione.
Foto: “Purchase” di markb120 su Flickr Creative Commons






