Vita da freelance, comodi divani e testi ottimizzati

Una decina di giorni fa ho partecipato a un interessante incontro che si è tenuto presso la libreria Assaggi di Roma. Si parlava della trasformazione del lavoro e della necessità di trovare nuove risposte ai problemi che affliggono categorie anche molto diverse di lavoratori, come precari e autonomi, soprattutto i cosiddetti lavoratori della conoscenza, i freelance delle nuove professioni legate alla rete, spremuti dal fisco e dalla previdenza sociale e privi di qualsiasi tutela e diritto.
Sergio Bologna
– uno degli intellettuali italiani più attenti al mondo del lavoro, partito dagli studi sull’operaismo per approdare all’analisi delle figure professionali postfordiste – ha pubblicato insieme a Dario Banfi, Vita da Freelance, un libro che può essere utile a tutti i lavoratori (dipendenti e indipendenti) per cominciare a vedere la realtà con uno sguardo diverso, superando gli stereotipi a cui ci hanno abituato sindacalisti e politici.
Ce ne parla Elena Doria in The Checklist, in un articolo uscito in occasione della presentazione romana del libro che si è tenuta alla libreria Feltrinelli di piazza Colonna giovedì 28 aprile. “Il tipico individualismo del lavoratore indipendente, chiuso nella sua casa-ufficio e collegato al mondo solo per via remota, subisce un profondo cambiamento in virtù di una nuova spinta all’associazionismo, alla coalizione, alla community. Passando da New York a Londra, da Parigi a Milano, gli autori seguono le tracce di un movimento associativo di segno nuovo, che si confronta direttamente con lo stato e il mercato su questioni fiscali, previdenziali, normative. I lavoratori indipendenti vogliono un riconoscimento del loro ruolo nell’economia della conoscenza.”
E voi condividete in qualche modo questo nuovo e sempre più diffuso desiderio che provano gli indipendenti di uscire dalla rete, di incontrarsi e far valere collettivamente le proprie rivendicazioni?

Fa piacere scoprire che traduttori, insieme ad altre categorie di lavoratori indipendenti, stanno uscendo dai propri uffici per coalizzarsi e far sentire la propria voce, reclamando diritti sacrosanti come quello a una pensione dignitosa, al salario minimo garantito, alla maternità.

E fa anche piacere scoprire che i traduttori sono sempre sensibili al tema della comodità e dell’intimità del proprio spazio lavorativo. Localization News segnala un bell’articolo di Corinne McKay sulla necessità di curare ogni piccolo dettaglio nel proprio ufficio, soprattutto se ricavato in una parte della propria abitazione. Corinne cita l’importanza della luce (“meglio se non troppo diretta”), la scoperta dei vantaggi di usare due monitor (“testo originale e tradotto su uno, dizionario e glossario sull’altro”), il piacere di utilizzare una tastiera professionale (“se dovete pigiare i tasti per 40 ore a settimana, è meglio che l’esperienza sia piacevole”), l’importanza di una sedia comoda (lei invece usa una palla da fitness) e la scelta dell’audio che accompagna il lavoro (“quando lavoro a tarda notte, a volte ascolto la disco music sul mio iPod”). Vale la pena leggere i molti commenti e suggerimenti che accompagnano l’articolo e che si concentrano soprattutto sugli aspetti ergonomici e sulla necessità di un’adeguata attività fisica, ma anche sui piccoli, grandi piaceri dell’home office (“per me gli apparecchi più importanti sono il mio comodo divano, il grande schermo del televisore e lo stereo”).
E per voi qual è l’aspetto più importante da curare nel vostro ufficio casalingo?

Molti di noi traduttori si occupano anche di redazione di contenuti per il web (non sono il solo vero?), oppure accompagnano il proprio lavoro di traduzione con quello di ottimizzazione per i motori di ricerca (il cosiddetto SEO) sia per i propri clienti che per il proprio sito web personale.
Danielle Gehrmann cita due articoli brevi ma esaurienti sull’importanza dei contenuti sul web, non solo quelli testuali, ma anche immagini e video, e sulla necessità di impostare fin dall’inizio un’adeguata e ben definita strategia per la pubblicazione di contenuti online. Mi sembrano due articoli utili a tutti i colleghi interessati a muovere i primi passi nel mondo del web writing e della Search Engine Optimization.
Qual è la vostra esperienza a riguardo? Avete qualche buona pagina da consigliare per cominciare a orientarsi o per approfondire questi temi?

Per questa settimana è tutto. Ci rivediamo tra sette giorni qui sul sito della European School of Translation!

Traduttori Sociali è una rubrica settimanale di Andrea Spila per la European School of Translation. I contenuti sono basati sui tweet e sui post che colleghi e colleghe nel mondo della traduzione, delle lingue e della scrittura hanno pubblicato durante la settimana precedente.
Andrea è su Twitter all’indirizzo http://twitter.com/andreaspila.