L’e-learning è un’arma letale. Pare che, nell’era del due punto zero, i professori cambieranno tutti lavoro. È veramente così? Spiegare cosa vuol dire ‘e-learning’, chiedersi se semanticamente equivalga a ‘formazione a distanza’, elencare i vantaggi per docenti e alunni, fare il nome delle piattaforme (ricche e povere) esistenti sul web, non è un gioco da ragazzi, soprattutto perché di portali di formazione ne esistono a bizzeffe. Far chiarezza si può: il web può insegnare, ma non da solo.
Spostare l’insegnamento sul web crea tanto rumore; lo dimostrano i più di quaranta convegni organizzati in tutto il mondo, da New Delhi alla Florida, (solo un paio in Italia e, tra l’altro, Expo sulla formazione in rete e non meeting) su e-learning, innovazione pedagogica, tecnologie di apprendimento, ambienti di insegnamento virtuale e, in generale, sul supporto a chi vuole imparare a distanza. Una delle convention più accreditate si svolge ogni dicembre, dal 2000, a Berlino: Online Educa Berlin, nel 2008 si è occupata, tra le altre cose, della narrativa e dei suoi possibili effetti sugli studenti, se usata come nuovo strumento di conoscenza attraverso il web.
L’e-learning non è un tema nuovo, ma nemmeno abbastanza vecchio da essere stato già esaminato a sufficienza, in Italia, almeno, tanto da non creare ansie inutili. Quello che il panorama europeo ci offre, infatti, non ha nulla a che fare con un’accozzaglia di idee; è più uno spettacolo, ordinato, fluido, con tanto di fuochi d’artificio: prendendo spunto dall’articolo di Repubblica della settimana scorsa, le ricerche hanno portato a un’Europa e a un resto del mondo in cui, insegnare dal web fa bene ai docenti, agli alunni e alle università.
I casi più emblematici, riguardano le regioni germanofone: Austria, Germania e Svizzera non sono al passo con i tempi, li hanno addirittura snobbati, fornendo già dal 2008, corsi di laurea completamente in rete. Ma soprattutto: lì, si è spiegato ai docenti cosa ci guadagnano loro, e come lavorare. A guardare i siti dell’Università di Konstanz, di Francoforte, di Friburgo, tanto per citarne alcuni, ci si accorge che l’apprendimento a distanza, per i tedeschi, esiste da anni: gli iscritti ai corsi trovano il materiale delle lezioni su internet circa dieci minuti dopo la fine della lezione, il tempo di un pezzo di torta in mensa.
Esistono tutorati, e chi manca un giorno, scopre pagine web con résumé accuratissimi. Avvicinarsi all’e-learning non vuol dire, quindi, scaricare file pdf creati con copia/incolla coperti da copyright: l’accostamento deve valere per professori e alunni. È nato un sito super fornito di notizie utili, per la prima volta, anche per chi sta (o stava!) dietro la cattedra: bildungsspiegel.de è una vera fonte di saggezza, perché è tra i pochi siti ad avere capito che passare al virtuale potrebbe comportare non pochi disagi. Ecco allora un How-to completo: si rassicurano i docenti del fatto che, le vecchie lezioni, le prove scritte, il tutorato, saranno sostituiti da forme telematiche equivalenti: ipertesti, videoconferenze, community, senza che lo stile personale di ognuno sia quindi intaccato. I vantaggi sono molteplici: le due parti non devono rispettare orari accademici imposti dalle lezioni frontali, possono riunirsi quando vogliono dato che l’accesso ai podcast è sempre possibile.







