| Capita a molti con le canzoni: ne ascolti una e fai fatica a togliertela dalla mente. A volte non c’è neppure bisogno di averla ascoltata da poco: è già là, gira in qualche circuito neurale, non puoi riconoscerla, suddivisa in pacchetti secondo un protocollo che non conosci, pacchetti biochimici (neuro-psicobiochimici?) che viaggiano a alta velocità di sinapsi in sinapsi, di dendrite in dendrite mentre tu inconsapevole cerchi di rallentare l’ossidazione bevendo una tazza di tè verde, rischi di riaccelerarla davanti alla tv, scrivi, mangi, fai la doccia… | How happy is the blameless vestal’s lot! The world forgetting, by the world forgot. Eternal sunshine of the spotless mind! Each pray’r accepted, and each wish resign’d; Labour and rest, that equal periods keep; |
Poi d’improvviso compare. Da dove? Sono mesi o anni che non la senti eppure è già là: sembra imprigionata nei solchi di un vecchio disco rotto, in un nastro chiuso a anello o nelle lacune di un CD violate dallo sguardo laser indifferente e indiscreto di un lettore che ogni tanto si incanta.
Non vale solo per le canzoni, s’intende. Può essere un’ouverture. O un lied. O il disegno ritmico ostinato di un rap. Non importa. Quando arriva a colpire il timpano virtuale del tuo orecchio interiore, quell’oggetto sonoro, fino a poco prima né identificato né sospettato presente, non ti molla e non ti mollerà per ore, in qualche caso per l’intera giornata.
Capita a molti, che siano dottori, ingegneri, fattorini, elettrauto, dentisti, giardinieri, fornai. Ma chi per mestiere scrive o traduce è esposto a un altro rischio: cadere preda del suono… di una parola. E tra chi scrive o traduce esiste una categoria ancora più vulnerabile: il traduttore tecnico.
Oggi ti senti sicuro, non accadrà, sei esonerato. È sabato, hai finito la revisione, il tuo ultimo lavoro attraversa la rete in un lampo e con lui svanisce rapido l’ultimo elenco di una settimana intensa e variegata: pompe peristaltiche, turbine eoliche, valvole di ritegno, elettrovalvole, fistole, leopardi delle nevi, cristalli giganti, dosatori, cilindri idraulici, schede madri (ti sei dovuto piegare al doppio plurale), tempistica (quelle horreur!) e naturalmente snippet, widget, triplet, weblog, login… Una oscena litania dell’onniscienza che per fortuna si dissolve in fretta come i ricordi di Se mi lasci ti cancello, titolo italiano discutibile e discusso del film Eternal Sunshine of the Spotless Mind (l’inglese è un verso della lettera di Eloisa a Abelardo). Dunque sono salvo e potrò distrarmi, magari proprio con la lettura di Pope.
Ma la maledizione (esterna) del traduttore tecnico a riposo, l’incantesimo delle parole, può contare su una “talpa”, una passione forte che mi accompagna da anni e che ora, celandosi, cospira contro di me. Infatti, quando di colpo il termine-futuro-tormentone si affaccia alla coscienza non lo riconosco. Una piccola sciagura per chi è abituato a sciogliere compulsivamente ogni nodo lessicale si frapponga tra lui e la conoscenza del mondo: resistere non sarà facile.
La parola è RODIGGIO. Provo a ignorarla: tante ne passano per la mente e tolgono presto il disturbo. Lei no, lei si mette a girellarmi in testa formando subito un vortice. In questi casi l’antidoto primario è andare a vedere ma oggi non voglio, mi aspetta (e mi spetta) la storia tragi-romantica dei due sfortunati amanti. Resisterò. E per essere più sicuro di farcela scarico il testo dall’internet, lo stampo, spengo il computer e mi metto a leggere in poltrona.
Da non credere! Tempo di raggiungere la strofa e il RODIGGIO si ficca in ogni verso. Dovevo pensarci: il destino “se lo assecondi ti guida, se gli resisti ti trascina”. Eccomi qui alle prese con un grottesco pastiche:
The world forgetting RODIGGIO, by the world forgot.
Eternal sunshine of the RODIGGIO’ s spotless mind!
RODIGGIO Each pray’r accepted, and each wish resign’d
Di qualsiasi cosa si tratti, so che ha vinto. Prima di piegarmi del tutto tento con l’antidoto secondario: immaginare possibili definizioni come si fa nel bel “gioco del vocabolario”:
1) s.m., rodaggio limitato ai primi 1000 km, 2) s.m., arc., villano dedito all’alcol il cui volto facilmente si infiamma, 3) n.p., Sir Rodigy, it.zzato in Don Rodiggio, eroe negativo di una saga ambientata nel ’600 britannico, 4) s.m., animale mitico simile a un grosso roditore particolarmente estroverso (es. fare il rodiggione)
Niente, non funziona, il vortice continua. Allora mi arrendo a WikiPedia. E finalmente sono libero. Anzi felice: l’oggetto misterioso c’entra con la mia forte passione “talpa”, i treni. Che hanno fatto (me inconsapevole) da attrattori dopo averne consentito l’amnesia. Conosco il RODIGGIO come le mie tasche, nella mia non breve carriera di “traduttore da marciapiede” (pendolare ferroviario) ne ho visti a centinaia. E voi? Un consiglio: non cercatelo sul dizionario, spesso non c’è. Meglio qui. Vedrete: da oggi mai più senza.






