Tutto ciò che può essere detto
può essere detto a tutti
(B.Porena)

Scrivo a penna su un foglio mp3. Che cosa ho fatto? Ho tracciato dei segni che chi condivide con me almeno la lingua (parlata e scritta) e una cultura di base molto probabilmente pronuncerà, a mente o a alta voce, “emmepitre”. È un oggetto? Fisico? Sì, è un segno tracciato su carta con l’inchiostro o meglio un aggregato di segni, appena più semplice della parola aggregato.
Che cosa vuol dire? Come quasi sempre la prima risposta esatta è “dipende”. Forse si tratta di una sigla, di un acronimo.
Faccio un passetto e trasformo la trilettera mp3 nel binomio file mp3. Anche un lettore del tutto estraneo a computer e informatica può sospettare che file mp3 dica più del semplice mp3 e esserne rassicurato.
Se poi il binomio diventa file in formato mp3 la quantità di informazione è senz’altro aumentata e con essa il valore di realtà.
Ma cominciamo dal principio e per essere precisi da una domanda:
- Che cos’è un mp3?
Da tanti anni M. mi stimola con le sue domande.
- In che senso?
A volte, lo so bene, è irritante rispondere a una domanda con un’altra domanda, ma altre è doveroso.
- È fisico?
Aspetto, per come la conosco aggiungerà qualche parolina. Se sapere rispondere (specie a domande tecniche) è una faccenda complessa, saper chiedere è un’arte.
- Questi mp3 si ficcano dentro quei cosi per sentire la musica, no? quelle scatolette piatte.
- Gli iPod?
Le direi volentieri che iPod è ormai l’antonomasia dei lettori multimediali, che solo alcune di quelle scatolette piatte sono veri iPod, ma credo che lo sappia. E poi non mi dà il tempo.
- Sì, quelli. Gli mp3 si mettono lì dentro, no? Che cos’è un mp3? Un oggetto fisico? Esiste FISICAMENTE?
Non posso sottrarmi, quando vuole sapere una cosa non molla facilmente. Del resto è il suo bello, una vera manna per chi come me pretende e predica che tutto può essere detto a tutti. Quel che fa di lei l’interlucutrice ideale del divulgatore-didatta accanito è soprattutto il suo rapporto con le tecnologie, un rapporto in continuo divenire soggetto a cambiamenti continui piccoli e grandi. M. usa da anni il computer e l’informatica e sa molto più di quanto sappia di sapere (una sindrome piuttosto diffusa). Di certo anche sugli mp3. Ma non ha avuto occasione di rifletterci. Almeno fino a qualche giorno prima di pormi la domanda. Come accade a tutti con i ricordi, la nuova curiosità di M. è fortemente motivata dagli affetti: da quello per me (unito alla fiducia che non uscirà dal nostro scambio comunicativo peggio di come ne sia entrata) a quello della causa che di recente l’ha avvicinata agli mp3: sta registrando come volontaria un audiolibro per non vedenti e consegna i capitoli in formato mp3. Di qui l’urgenza della domanda, che riprendo nella sua ultima espressione:
- [L'mp3] Esiste FISICAMENTE?
Mi verrebbe da rispondere ancora con una domanda:
- È forse fisico il pensiero?
Ma evito per alcune ottime ragioni: non voglio ripetere l’errore retorico (rispondere a una domanda con una domanda), non sono ferrato in filosofia e non voglio commettere un grave errore di comunicazione: tirare in ballo i massimi sistemi creerebbe del disagio in M., che potrebbe associarne il sentimento all’oggetto della sua curiosità ricacciando l’mp3 nel mistero da cui cerca di liberarlo.
Provo a accontentarmi di una vulgata un po’ rozza:
- L’mp3 è un modo per codificare i suoni e la codifica…
È fisica la codifica? Potrei mettermi in guai seri. Prima di cambiare strada chiedo tempo e mi aiuto con un dizionario italiano online, cerco prima codifica, poi giocoforza codificazione (l’accezione pertinente è traduzione di un messaggio in un determinato codice) e quindi codice (qui scelgo sistema convenzionale in cui a lettere, numeri, parole o altri simboli sono assegnati dei significati arbitrari…). A proposito di codice mi trattengo a fatica dal dirle che il 27 aprile ricorreva l’anniversario della nascita di Samuel Morse (la pagina che gli dedica Wikipedia è di grande interesse), come ci ha ricordato Google con un logo sobrio e elegante:
Approfitto di un silenzio comprensibile quanto allarmante:
- Ce li hai presenti i dischi? I dischi hanno dei solchi, per la verità sono delle spirali, una per ogni brano inciso. Bene. I solchi sono fisici.
- E allora?
I solchi sono fisici, a che somigliano? Prendiamone uno solo per semplicità, una sola spirale. A che cosa fa pensare? Sì, ci sono.
- Pensa al solco a spirale come al modellino di una trincea che in sezione si restringe dall’alto verso il basso. Ci hai pensato?
- Più o meno.
- Ora immagina di essere in quella trincea, stai camminandoci dentro, la trincea ha pareti lisce di argilla, è stretta più o meno quanto il tuo corpo, puoi allargare i gomiti quel tanto che basta per lasciare dei segni sulle pareti, anzi un segno continuo, anzi due, uno per parete.
Sono quasi arrivato alla stereofonia e sto per incartarmi, mi vedo strangolato dall’imprudente e impudente fantasia della spirale. Corro ai ripari chiedendo tempo:
- Ci rifletto e ti faccio sapere. Va bene?
- Va bene.
Così mi congedo e resto solo con i miei pensieri fisici di dischi, argilla, solchi, microsolchi. La puntina incide il solco… e il fucile lo difende? Perbacco, difficile credere che non bevo… Riproviamo. Il solco rappresenta il suono, giusto? Devo partire dal suono. Che cos’è il suono? A esempio la voce. Parli in un microfono, anzi no, parli e basta. Meglio se canti. Ecco, sì, canti.
Non va bene, M. si è sempre dichiarata stonata. Torno alla parola. Sei a casa e parli. C’è qualcuno con te. Tu parli e qualcuno sente. Com’è possibile? È possibile perché quel qualcuno ha le orecchie. Già, ma com’è che dalla bocca esce il suono delle parole? Le corde vocali. Le corde vocali vibrano e vibrando spostano l’aria tutta intorno, le molecole d’aria tutt’intorno, dunque le molecole dell’aria contenuta in gola. Come le spostano? Avanti e indietro. Quelle molecole spingono altre molecole (l’aria contenuta nella bocca) che ne spingono altre ancora, sempre avanti indietro, provocando continue compressioni e rarefazioni. Se la frequenza delle compressioni e delle rarefazioni supera un certo valore…
Mi fermo, mi sento come un ragazzino che abbia appena rovesciato sul pavimento i 5000 pezzi di un superpuzzle. E come quando si compone un puzzle è buona norma dividere i pezzi secondo criteri augurandosi che ci siano tutti.
Dieci minuti in ginocchio seduto sui talloni, attenzione al respiro e globi oculari che puntano al terzo occhio, l’attaccatura superiore del naso. Poi riattacco e in cerca di un ordine faccio appello alla rete:
MP3 (per esteso Motion Picture Expert Group-1/2 Audio Layer 3) è un algoritmo di compressione audio di tipo lossy in grado di ridurre drasticamente la quantità di dati richiesti per memorizzare un suono, rimanendo comunque una riproduzione accettabilmente fedele del file originale non compresso.
Non è il massimo della chiarezza, provo a bussare altrove:
The MP3 Format
If you’ve read How CDs Work, then you know something about how CDs store music. A CD stores a song as digital information. The data on a CD uses an uncompressed, high-resolution format. Here’s what happens when a CD is created:
- Music is sampled 44,100 times per second. The samples are 2 bytes (16 bits) long.
- Separate samples are taken for the left and right speakers in a stereo system.
So a CD stores a huge number of bits for each second of music:
44,100 samples/second * 16 bits/sample * 2 channels = 1,411,200 bits per second
Qui addirittura si presume che si conoscano il funzionamento dei CD, l’informazione digitale, i campioni, la frequenza di campionamento, gli altoparlanti, l’impianto stereo, i formati non compressi a alta risoluzione. Aggiungerei volentieri un bel po’ di parole chiave propedeutiche: INFORMAZIONE, MESSAGGIO. ARCHIVIO. DOCUMENTO e perché no? anche INTERFACCIA. Tutto da adattare al contesto. Bene. Mi sento meno inutile per la mia amica M.
Che da tanti anni mi costringe a riflettere e (posso ben dirlo) con le sue domande MI FORMA. Ancora una volta: grazie, M., di tutto cuore.







