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	<title>European School of Translation</title>
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	<description>Formazione online per traduttori europei</description>
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		<title>Online Summer School: iscrizioni aperte &#8211; costo ridotto</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 14:58:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaella Moretti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Corsi]]></category>
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		<description><![CDATA[È ancora possibile entrare a far parte della scuola: per chi si iscrive a metà corso infatti è prevista una tariffa scontata (€ 270 IVA inclusa anziché € 410) che consente di recuperare le lezioni della prima parte del corso attraverso l'accesso alle registrazioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/08/summerjoy_cr.jpg"><img class="size-medium wp-image-3209 alignleft" style="margin: 10px;" title="Foto Flickr" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/08/summerjoy_cr-300x297.jpg" alt="" width="246" height="243" /></a>L&#8217;estate sta finendo, diceva qualcuno, ma non per gli allievi della European School of Translation che si preparano alla seconda parte delle lezioni della <a title="Online Summer School" href="http://www.e-schooloftranslation.org/online-summer-school-2010/" target="_blank">Online Summer School 2010 &#8220;Diventare freelance&#8221;, </a>la scuola di formazione estiva interamente online interamente dedicata alle competenze necessarie per avviare una carriera freelance.</p>
<p>A partire da lunedì 13 settembre, infatti, ricominceranno i webinar in diretta che dureranno fino a venerdì 1 ottobre. È ancora possibile entrare a far parte della scuola: per chi si iscrive a metà corso infatti è prevista una<strong> tariffa scontata</strong> (<strong>€ 270 IVA inclusa</strong> anziché € 410) che consente di <strong>recuperare le lezioni</strong> della prima parte del corso attraverso l&#8217;accesso alle registrazioni.</p>
<p>Per conoscere il programma della Online Summer School visitate<a title="Programma della Online Summer School 2010" href="http://www.e-schooloftranslation.org/online-summer-school-2010/oss-2010-programma-dettagliato/" target="_blank"> questa pagina</a>.</p>
<p>Per l&#8217;iscrizione è necessario compliare il <a title="modulo di registrazione OSS2010" href="http://www.e-schooloftranslation.org/online-summer-school-2010-iscrizione/" target="_blank">modulo di registrazione online</a>.</p>
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		<title>Intervista a Emanuela Cervini</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 14:57:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Zoppi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ritratti]]></category>

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		<description><![CDATA[Per chi si appresta a leggere Hotel Bosforo di Esmahan Aykol, edito da Sellerio, si renderà conto, subito, della straordinaria traduzione, dal tedesco, di Emanuela Cervini: traduttrice professionista che rivela, in questa intervista, il fascino della traduzione.
PZ: Come si è avvicinata al mondo della traduzione?
EC: Le lingue straniere mi sono sempre piaciute. Dopo l’esame di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi si appresta a leggere <strong>Hotel Bosforo</strong> di Esmahan Aykol, edito da Sellerio, si renderà conto, subito, della straordinaria traduzione, dal tedesco, di Emanuela Cervini: traduttrice professionista che rivela, in questa intervista, il fascino della traduzione.</p>
<p><strong>PZ: Come si è avvicinata al mondo della traduzione?<br />
EC:</strong> Le lingue straniere mi sono sempre piaciute. Dopo l’esame di maturità ho deciso di <a href="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/08/Hotel-Bosforo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3214" title="Hotel Bosforo" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/08/Hotel-Bosforo-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>frequentare l’istituto per interpreti e traduttori per approfondire la mia conoscenza di inglese e tedesco concentrandomi sugli aspetti più concreti. Ho capito subito che l’interpretazione non faceva per me e mi sono innamorata della traduzione. Adoro riflettere su parole e frasi, consultare dizionari, fare ricerche, cercare di rendere al meglio ogni sfumatura. Ho terminato gli studi a Milano (dopo due anni a Varese) proprio per potermi specializzare in traduzione e ho avuto la fortuna di incontrare ottimi professionisti da cui ho imparato molto. Grazie a una delle mie docenti ho firmato il primo contratto con una casa editrice. Oggi lavoro prevalentemente in campo editoriale, ma faccio anche traduzioni di altro tipo quando ne ho la possibilità.</p>
<p><strong>PZ: Solitamente legge tutto il libro e poi inizia la traduzione oppure procede, passo dopo passo, senza sapere come si svolge la storia?<br />
EC: </strong>Il tempo è poco e non riesco quasi mai a leggere il libro prima di cominciare la traduzione. L’ho fatto solo una volta, approfittando di una vacanza in montagna. Comunque non mi dispiace scoprire poco per volta come si dipana la storia. Così mi trovo nella stessa situazione del lettore finale; non sapendo cosa succede dopo, non corro il rischio di anticipare involontariamente qualche particolare traducendo un termine o una frase in un modo anziché in un altro. Comunque non c’è niente di male nel leggere tutto il libro prima di iniziare. Se escludiamo il fattore tempo, è solo questione di preferenze.</p>
<p><strong>PZ: Crede che sia importante la formazione accademica oppure è una sorta di dote innata saper tradurre: insomma si è traduttori o lo si diventa?<br />
EC:</strong> Per svolgere bene questo mestiere ci vogliono senz’altro delle doti innate. Non a caso molti traduttori, almeno tra quelli che conosco io, hanno caratteristiche comuni: precisione quasi maniacale, abitudine alla riflessione, orecchio per la lingua (italiana e straniera)… Per chi traduce narrativa credo sia importante anche la capacità di immedesimarsi nell’autore e nei personaggi. Però anche la formazione è fondamentale. Io ho imparato molto frequentando l’istituto per traduttori e interpreti. Avendo a che fare con docenti che erano (e sono) anche professionisti affermati ho acquisito un metodo di lavoro. Il metodo, sommato alle doti naturali e affinato con l’esperienza, mi ha permesso di andare avanti. Comunque non si finisce mai di imparare, si cresce con ogni libro tradotto.</p>
<p><strong>PZ: Quale consiglio potrebbe dare a chi volesse diventare un traduttore?<br />
EC:</strong> All’aspirante traduttore direi di pensarci bene. È un lavoro impegnativo, faticoso non solo dal punto di vista mentale, spesso si lavora fino a tardi, anche di notte e nel weekend. C’è il vantaggio che si può lavorare a casa, ma può anche essere uno svantaggio. Bisogna amare la solitudine e avere buone capacità organizzative. L’aspetto peggiore, però, è quello retributivo. Le tariffe sono molto basse, è difficile vivere di sola traduzione editoriale. Ci vogliono passione e spirito di sacrificio, ma è anche importante non farsi mettere i piedi in testa, conoscere il proprio valore e non svendersi. Chi è deciso a imboccare questa strada deve avere un’ottima conoscenza della lingua straniera, ma soprattutto un’ottima conoscenza dell’italiano. L’offerta formativa è vasta, ci sono corsi di ogni tipo, ma bisogna fare attenzione, non tutti sono seri e utili. Entrare in contatto con le case editrici non è facile, all’inizio si ottengono pochissime rispose. Ecco il mio consiglio per gli aspiranti traduttori: cominciate proponendovi come lettori (in pratica dovrete leggere libri in lingua straniera e compilare una scheda di valutazione in base alla quale la casa editrice deciderà se acquistare o meno i diritti di traduzione). Stabilito un primo contatto, dovrebbe essere più facile ottenere un testo di prova per passare dal ruolo di lettore a quello di traduttore. Altro consiglio: leggete bene la sezione “Traduttori si diventa” del sito www.biblit.it e la pagina delle FAQ di www.traduttorisns.it.</p>
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		<title>Lo sguardo del leone di Maaza Mengiste</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 14:56:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Zoppi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risorse]]></category>

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		<description><![CDATA[Neri Pozza, traduzione di Massimo Ortelio
Recensione a cura di Paola Zoppi
Anno 1974: la storia di una famiglia che si intreccia alla storia dell&#8217;Etiopia; o meglio, la storia di una famiglia che è in realtà la storia di un paese.
Hailu, il capo famiglia, medico stimato ad Addis Abeba, padre e nonno, colui che è capace di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/08/mengiste.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3198" style="margin: 10px;" title="Lo sguardo del leone" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/08/mengiste-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a>Neri Pozza, </em><em><em>t</em>raduzione di Massimo Ortelio</em><em><br />
Recensione a cura di Paola Zoppi</em></p>
<p>Anno 1974: la storia di una famiglia che si intreccia alla storia dell&#8217;Etiopia; o meglio, la storia di una famiglia che è in realtà la storia di un paese.</p>
<p>Hailu, il capo famiglia, medico stimato ad Addis Abeba, padre e nonno, colui che è capace di “resuscitare i morti”, perlomeno è quello che credono, tenta di preservare coloro che ama dalle atrocità dei giorni. Combatte contro la propria etica, tradendo le promesse fatte, nel tentativo di salvare la moglie, Selam, dalla morte a cui è destinata. Per trent&#8217;anni ha lavorato nel suo ospedale, e il Black Lion Hospital è ormai lo spettro di se stesso. Rincorre un&#8217;unità famigliare che si sta dissolvendo, per non dover accettare ciò che si sta verificando attorno a lui. Fino a quando la realtà non busserà al suo studio, sotto forma di una giovane stuprata, torturata, in fin di vita, avvolta in un sacco di plastica, sfumando l&#8217;illusione di essere inattaccabili.</p>
<p>Yonas, il professore, figlio di Hailu, è colui che attende nell&#8217;ombra, non partecipa attivamente alle attività sovversive e non si capacita del coinvolgimento dei propri famigliari. Yonas, che apparentemente consegna il proprio padre nelle mani dei torturatori, non è esente dal dolore e con il rosario in mano, rifugia le proprie pene nella stanza delle preghiere. Così distante da Sara, sua moglie, che crede di essere vittima di un maleficio, di essere ella stessa distruttrice di ogni cosa buona vi sia sul suo cammino. Dalla morte dei propri genitori, attivi combattenti per la libertà dell&#8217;Etiopia, alla malattia che colpisce la figlia Tizzie, non si da pace. Dal suo senso di colpa cerca un po&#8217; di pace ed è questo che la induce a partecipare alla resistenza clandestina.<em><a href="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/08/Mengiste-Maaza.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3201" title="Maaza Mengiste" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/08/Mengiste-Maaza-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a></em></p>
<p>Non restano che Dawit e Mickey. Due giovani uniti da un&#8217;infanzia in comune. Divisi dall&#8217;incedere della storia. Dawit aderisce alle idee rivoluzionarie che pongono fine all&#8217;era dell&#8217;Imperatore che sconfisse l&#8217;occupazione italiana. Crede nella rinascita del paese all&#8217;ombra del comunismo, fino a quando non si vocifera sulle attività dei militari, fino a quando l&#8217;economia del paese non viene razionata e razziata, fino a quando non riconosce il benessere dei potenti, nelle lettere di Mickey, a scapito del popolo. E che dire di Mickey. Non distante dai ritratti di giovani arruolati nelle fila militari per sconfiggere gli oppositori del regime, per imporre il silenzio del nemico, per mantenere l&#8217;ordine, la sicurezza. Per giungere alla carriera di sanguinario. Si intravede ancora il profilo del bimbo, che spinge fino in fondo le lenti degli occhiali per vedere meglio, nell&#8217;uomo che imbraccia il fucile, sotto minaccia, con un sacchetto di plastica in testa, e spazza via i funzionari imperiali con una scarica di pallottole. Le vite di Dawit e Mickey giungono ad un punto di non ritorno.</p>
<p>Maaza Mengiste racconta, “<em>rievocando l&#8217;essenza di quegli anni tumultuosi attraverso l&#8217;immaginazione</em>”, un paese che ha sconfitto l&#8217;occupazione italiana, che vede nascere uno stato fatto di resistenti, e che ancora  viene sovvertito dai militari e boccheggia nel tentativo di una controrivoluzione. Nel romanzo, la promessa che tutto si sarebbe svolto senza un bagno di sangue, viene smentita dai cadaveri di giovani, bambini, intellettuali e studenti, strappati alle proprie case, ai propri famigliari, abbandonati per le strade, con ancora le scritte oltraggianti sui corpi, apposte con il loro stesso sangue. Le stesse strade in cui la propaganda militare si fa incessante, con parate sontuose, manifesti propagandistici e assemblee obbligatorie. La durezza dei significati è abbacinante.</p>
<p>La narrazione di Maaza Mengiste non chiede clemenza a nessuno, neanche alla scrittura. Il suo stile asciutto, distante dalla retorica, attento a non superare la soglia del facilmente impressionabile, pone l&#8217;accento sulla storia, solo sulla storia, senza discussioni. Il ruolo della violenza imprescindibile dall&#8217;accadimento degli eventi narrati, la tortura inflitta ai corpi increduli, l&#8217;abbandono dei cadaveri per le strade, l&#8217;escalation delle violenze l&#8217;indomani di un attentato, è spaventosamente calibrato e tangibile. E il leone è una costante, lasciando trasparire che lo sguardo del leone è forse lo sguardo di chi tenta di rialzarsi dopo un duro attacco, dopo le scariche elettriche, i pugni, i calci e le infamie, ma nonostante questo non cede.</p>
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		<title>Riscritture: intervista a Teresa Solana</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 15:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Zoppi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ritratti]]></category>
		<category><![CDATA[salone internazionale del libro]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
		<category><![CDATA[teresa solana]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione e scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Paola Zoppi ha incontrato al Salone Internazionale del Libro di Torino la scrittrice e traduttrice Teresa Solana e l'ha intervistata per EST.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/06/scorciatoia_paradiso.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3096" style="margin: 10px;" title="Scorciatoia per il paradiso di Teresa Solana, Sellerio" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/06/scorciatoia_paradiso.jpg" alt="" width="130" height="188" /></a></strong></p>
<p>In occasione del <a title="Salone Internazionale del Libro di Torino" href="http://www.salonelibro.it/" target="_blank">Salone Internazionale del Libro di Torino</a>, Paola Zoppi ha incontrato la scrittrice e traduttrice catalana Teresa Solana.</p>
<p><strong>PZ: Nel tuo libro, Scorciatoia per il paradiso, edito da Sellerio e tradotto da Barbara Bertoni, attribuisci un doppio lavoro al traduttore, che è anche ladro. Cosa ti ha spinto ad affidargli questo ruolo?<br />
TS: </strong>Volevo spiegare ai lettori la difficoltà per i traduttori di sopravvivere; il caso che racconto nel libro è un caso vero: un traduttore che vive in modo precario, non ha un lavoro, poco denaro. Ho cercato, attraverso questo personaggio, di spiegare ai lettori che il lavoro dei traduttori è molto importante, ma è pagato molto male in Spagna, sebbene penso che sia così anche in Italia: conosco molti traduttori italiani, sono miei amici, e conosco bene la situazione.</p>
<p><strong>PZ: Oltre che scrittrice, sei un&#8217;importante traduttrice e collabori con la prestigiosa <a title="Casa del Traductor" href="http://www.casadeltraductor.com/" target="_blank">Casa del Traductor</a> di Tarazona. Come hai iniziato il lavoro di traduttrice?<br />
TZ:</strong> Quando ero più giovane lavoravo per una casa editrice, come lettore in lingua originale di romanzi o saggi provenienti da altri paesi; un giorno ebbero bisogno di qualcuno che traducesse dall&#8217;inglese un lavoro di Mortimer Wheeler sull&#8217;architettura antica di  <strong><a href="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/06/teresa-solana1.jpg"><img class="size-full wp-image-3093 alignright" style="margin: 10px;" title="teresa solana" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/06/teresa-solana1.jpg" alt="" width="168" height="245" /></a></strong>Roma, cercavano una persona che conoscesse la lingua ma che avesse anche una conoscenza di greco, latino, di lavori antichi, un po&#8217; la mia specializzazione. Ho deciso quindi di tradurre questo libro e ho scoperto il fascino di questo lavoro.</p>
<p><strong>PZ: Quanto sono distanti lo scrittore e il traduttore?</strong><br />
<strong> TS:</strong> È un lavoro diverso perchè quando traduci, ri-scrivi il testo ma non puoi cambiare le cose: puoi cambiare qualche parola,  qualche frase per renderla leggibile, ma non puoi cambiare il senso, mentre quando scrivi il tuo libro devi essere assolutamente libero di fare quello che vuoi. È  una prospettiva diversa.</p>
<p><strong>PZ: Credi nell&#8217;invisibilità del traduttore?</strong><strong><br />
TS: </strong>Assolutamente no. Proprio no. Dico sempre ai miei traduttori &#8220;quando pensate che ci sia qualcosa che non funziona nella vostra lingua dovete cambiarla, mantenendo sempre il significato autentico&#8221;, ma non sono proprio d&#8217;accordo con questa idea che il traduttore debba essere invisibile.</p>
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		<title>Tradurre, 27 maggio 2010: Diventare freelance</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 14:04:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaella Moretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[diventare traduttori]]></category>
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		<category><![CDATA[webcast]]></category>

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		<description><![CDATA[Una puntata di Tradurre interamente dedicata alla Online Summer School 2010 - "Diventare freelance". In palio, attraverso un quiz, un buono per la partecipazione gratuita  alla Summer School.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/05/bucket.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3048" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Foto Flickr Creative Commons" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/05/bucket-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Aria d&#8217;estate? È tempo di una nuova puntata di Tradurre, questa volta interamente dedicata alla <a title="Presentazione della Online Summer School 2010" href="http://www.e-schooloftranslation.org/online-summer-school-2010/" target="_self"><strong>Online Summer School 2010 &#8211; &#8220;Diventare freelance&#8221;</strong></a>. L&#8217;appuntamento è per <strong>giovedì 27 maggio</strong> dalle 18.00 alle 19.00.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www1.gotomeeting.com/register/936018336" target="_blank"><strong>&gt;&gt;La partecipazione è gratuita. Registratevi qui! &lt;&lt;</strong></a></p>
<p>A due settimane dall&#8217;inizio delle lezioni della Online Summer School e a  pochi giorni dalla chiusura delle iscrizioni scontate con la tariffa Early Bird, Andrea Spila e Melani Traini incontreranno i <a href="http://www.e-schooloftranslation.org/chi-siamo/docenti/i-docenti-della-online-summer-school-2010/" target="_blank">docenti</a> per approfondire il programma e per dare qualche anticipazione sui contenuti.</p>
<p>Durante la puntata potrete fare domande agli organizzatori e ai docenti per scoprire i motivi per i quali la Online Summer School 2010 può diventare il vostro passaporto per entrare nel mondo della libera professione.</p>
<p>Tutti coloro che parteciperanno in tempo reale alla puntata di Tradurre potranno inoltre prendere parte a un quiz in cui metteremo in palio un <strong>buono per la partecipazione gratuita</strong> alla Online Summer School 2010.</p>
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		<title>La puntata di Tradurre del 13 maggio è online!</title>
		<link>http://www.e-schooloftranslation.org/2010/05/la-puntata-di-tradurre-del-13-maggio-e-online/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 14:09:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaella Moretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>

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		<description><![CDATA[La puntata di Tradurre di giovedì 13 maggio 2010, intitolata Tradurre (in) Europa è ora disponibile nella sezione Archivi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/05/Video-22-0-00-22-20.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3009" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Tradurre 13 maggio" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/05/Video-22-0-00-22-20-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a> La puntata di Tradurre di giovedì 13 maggio 2010, intitolata <strong>Tradurre (in) Europa</strong> è ora disponibile nella sezione <a href="http://www.e-schooloftranslation.org/archivi/tradurre-il-webcast/">Archivi</a>.</p>
<p>Melani e Andrea hanno incontrato <strong>Camilla Miglio</strong>, traduttrice, docente e coordinatrice del festival della Traduzione<strong> &#8220;<strong>Tradurre (in) Europa</strong>&#8220;</strong> che si terrà a Napoli dal 22 al 29 novembre 2010.</p>
<p>Camilla ci ha dato delle anticipazioni su alcuni dei tantissimi incontri che si terranno  in  castelli, piazze, librerie e  teatri, coinvolgendo l&#8217;intera città di Napoli, snodo culturale e linguistico d&#8217;Europa.</p>
<p>L&#8217;evento ospiterà anche la European School of Translation che condurrà un <strong>webcast </strong>in diretta dal festival. Melani e Andrea saranno inoltre protagonisti, insieme a Marina Rullo e Vincenzo Barca, di un seminario intitolato &#8220;Tradurre per mestiere &#8211; come muovere i primi passi nel mondo editoriale&#8221;.</p>
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		<title>Concorso di traduzione &#8220;Il Traduttore Visibile&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 13:49:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Pellacani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[concorsi]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[professionisti]]></category>
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		<category><![CDATA[traduzione editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione tecnica]]></category>

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		<description><![CDATA[Due gare di traduzione per studenti e professionisti dell'Emilia Romagna nell'ambito del progetto "Il Traduttore Visibile" del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Parma.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Il progetto</h2>
<p><a href="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/05/AcrobataPicassoSMALL.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2982" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Acrobata" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/05/AcrobataPicassoSMALL-187x300.jpg" alt="" width="187" height="300" /></a>Il progetto <strong>“Il Traduttore Visibile”</strong> è nato nell’autunno del 2003 da un’idea di Teresina Zemella, traduttrice e ricercatrice di letteratura tedesca presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Parma, e Sandra Talone, traduttrice professionista dal portoghese, per avvicinare <strong>mondo accademico</strong> e <strong>operatori del settore</strong> (traduttori professionisti e società di servizi di traduzione).</p>
<p>Fin dal primo convegno, nel 2004, “Il Traduttore Visibile” ha esplorato l’<strong>industria della traduzione</strong> per fornire una riflessione concreta su <strong>strumenti e funzione comunicativa della traduzione</strong> che sia utile tanto alle aziende, che richiedono personale capace di comunicare, quanto all’Università, affinché possa perfezionare e diversificare l’<strong>offerta formativa</strong> in sintonia con il <strong>mercato del lavoro</strong>.</p>
<p>Il progetto vuole offrire agli studenti di lingue e letterature straniere l’opportunità di conoscere i problemi inerenti la <strong>professionalità</strong> da acquisire non solo nel campo dell’editoria e delle discipline umanistiche, ma anche nella libera professione in ambito finanziario, tecnico, scientifico, per formare <strong>futuri traduttori consapevoli</strong> della specificità del loro lavoro.</p>
<h2>Il Concorso di traduzione 2010</h2>
<p>Quest’anno, nell’ambito del progetto, il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Parma indice <strong>due bandi di traduzione</strong>:</p>
<ul>
<li>una gara rivolta agli <strong>studenti iscritti alle università dell’Emilia-Romagna</strong> (Bologna, Ferrara, Modena-Reggio, Parma), che prevede la traduzione di un <strong>testo inedito di narrativa o di saggistica</strong> dalle lingue francese, inglese, portoghese, russo, spagnolo e tedesco verso l’italiano</li>
<li>un concorso diretto a tutti i <strong>traduttori professionisti</strong> che svolgono <strong>attività a tempo pieno in Emilia-Romagna</strong>, per <strong>traduzioni tecniche in campo meccanico/elettronico e agroalimentare</strong> dall’italiano verso inglese, francese, spagnolo e tedesco oppure da inglese, francese, spagnolo, tedesco verso l’italiano</li>
</ul>
<p>Il <strong>termine di presentazione</strong> dei lavori per entrambi i bandi è il <strong>31 agosto 2010</strong>. Le opere a concorso saranno valutate da una <strong>giuria di esponenti del mondo accademico</strong>. La <strong>premiazione</strong> avrà luogo il <strong>1 ottobre 2010</strong> nella giornata conclusiva del V convegno “Il Traduttore Visibile – La traduzione a stringhe e strisce” (30 settembre–1 ottobre 2010), che si occuperà della traduzione del fumetto come genere letterario e della traduzione giuridica e scientifica.</p>
<p>I <strong>bandi con le modalità di partecipazione</strong> sono scaricabili dal sito di “<a href="http://www.diplingue.unipr.it/Ricerca%20e%20pubblicazioni/Il%20Traduttore%20Visibile/TVconcorso.htm" target="_blank">Il Traduttore Visibile</a>” &#8211; Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Parma.</p>
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		<title>Tradurre &#8211; 13 maggio 2010: Tradurre (in) Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 13:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaella Moretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Estranslation]]></category>
		<category><![CDATA[festival della traduzione]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Tradurre]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione letteraria]]></category>
		<category><![CDATA[webinar]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante questa puntata Andrea e Melani incontreranno Camilla Miglio, traduttrice, docente e coordinatrice del festival della traduzione "Tradurre (in) Europa", che si svolgerà a Napoli dal 22 al 29 novembre 2010.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.estranslation.net/it/index.php?lang=it&amp;lang_home=true"><img class="alignleft size-full wp-image-2929" title="ESTranslation" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/05/ESTranslation.png" alt="" width="220" height="184" /></a><strong>Giovedì 13 maggio alle 17:00 </strong>torna l&#8217;appuntamento bisettimanale con<strong> Tradurre, il webcast </strong>condotto da Andrea Spila e Melani Traini.</p>
<p>Durante questa puntata Andrea e Melani incontreranno <strong>Camilla Miglio</strong>, traduttrice, docente e coordinatrice   del festival della traduzione <a href="http://www.estranslation.net/it/index.php?id_site=4" target="_blank"><strong>&#8220;Tradurre (in) Europa&#8221;</strong></a>, che si svolgerà a <strong>Napoli dal 22 al 29 novembre 2010</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="https://www1.gotomeeting.com/register/283308905" target="_blank">&gt;&gt;La partecipazione è gratuita! Registrati qui.  &lt;&lt;</a></strong></p>
<p>Il festival della traduzione, patrocinato dall&#8217;Unione Europea e inserito nel <strong>Programma Cultura 2007-2013</strong>, coinvolgerà l&#8217;intera città di Napoli: gli incontri si svolgeranno in castelli, piazze, librerie e  teatri.</p>
<p>Sarà una settimana dedicata alla letteratura, alla cultura e alla <strong> traduzione </strong>intesa in senso molto ampio: passaggio e<strong> metamorfosi di  codici</strong> che non sono le lingue diverse, ma i linguaggi dei media,  dell’espressione artistica, che accolgono e riscrivono temi, miti,  figure.</p>
<p>Sarà presentato il progetto di un<strong> centro studi sulla traduzione</strong>, iniziato con la creazione di un sito web-rivista, <a title="Il porto di Toledo" href="http://www.lerotte.net/" target="_blank">Il Porto di Toledo</a>, già attivissimo nell’ambito della traduzione e del confronto tra gli spazi e le culture.</p>
<p>La  European School of Translation parteciperà al festival con una<strong> puntata speciale di &#8220;Tradurre&#8221;</strong>, condotta in diretta dal festival.</p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Intervista ad Antonietta Pastore</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 14:53:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Zoppi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ritratti]]></category>
		<category><![CDATA[antonietta pastore]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione letteraria]]></category>

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		<description><![CDATA[Paola Zoppi ha intervistato la docente, scrittrice e traduttrice Antonietta Pastore, parlando di lingua e cultura giapponese.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>PZ: Innanzitutto ad Antonietta Pastore, docente, scrittrice e traduttrice, vorrei chiedere una prima curiosità, da dove nasce la sua passione per la lingua giapponese, che noi occidentali siamo frequentemente abituati a considerare molto distante da noi?<br />
AP:</strong> Mi sono avvicinata alla cultura giapponese per ragioni personali: ho sposato un giapponese, conosciuto in Europa, e con lui mi sono trasferita dopo qualche anno in Giappone. A decidermi a compiere questo passo è stata la fascinazione che il paese ha esercitato su di me durante il mio viaggio di nozze: in quell&#8217;occasione sono rimasta estremamente colpita dalla raffinatezza della cultura, la cortesia della popolazione, l&#8217;originalità dell&#8217;estetica tradizionale. Il desiderio di imparare la lingua è stato una diretta, immediata conseguenza di questa fascinazione.</p>
<p><strong><a href="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/05/antoniettapastore.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2880" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Leggero il passo sui tatami" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/05/antoniettapastore.jpg" alt="" width="200" height="296" /></a>PZ: Nel suo ultimo libro, Leggero il passo sui tatami, edito da Einaudi, racconta i suoi sedici anni in Giappone, qual è stata la sua esperienza di orientamento in questo paese totalmente sconosciuto?<br />
AP:</strong> In realtà mi ci sono sono voluti diversi anni per trovare un rapporto equilibrato con la società giapponese. Dopo un primo periodo di innamoramento incondizionato per questa cultura, sono passata a una fase di totale rifiuto. In seguito ho dovuto compiere uno sforzo notevole per superare il limiti della mia forma mentis, profondamente condizionata dall&#8217;educazione ricevuta in Europa, e avvicinarmi a quella giapponese senza pregiudizi e senza preconcetti. Quando mi sono resa conto, concretamente, che il concetto di buon senso è molto relativo e non può avere valore universale, ho compiuto un grande passo avanti.</p>
<p><strong>PZ: Com&#8217;è riuscita a tradurre, in sé, questa cultura?<br />
AP: </strong>Un grande aiuto l&#8217;ho avuto dalla letteratura. Scoprire l&#8217;esistenza di scrittori giapponesi come Natsume Soseki, Kawabata Yasunari, e altri grandi e meno grandi, ha aperto uno spiraglio nella cortina di pregiudizi che offuscava la mia percezione della mentalità giapponese. Ho capito che solo un popolo di profonda umanità e ricchezza spirituale poteva produrre una letteratura di tale livello, e ho cominciato a chiedermi se la chiusura non fosse soprattutto mia, e a guardare le persone che mi stavano intorno con occhi diversi. Questo mio mutato atteggiamento ha d&#8217;altra parte indotto i giapponesi con cui venivo in contatto a una maggiore apertura nei miei confronti, e da lì è iniziato un percorso evolutivo in cui ho potuto costruire un rapporto più equilibrato con la società in cui vivevo, e adottarne molti valori. Il mio libro Leggero il passo sui tatami parla fondamentalmente di quest&#8217;esperienza esistenziale.</p>
<p><strong>PZ: Lei è certamente una delle più celebri traduttrici delle voci della letteratura giapponese più importanti, voci come quelle di Abe, Izekawa, Inoue, Soseki e il contemporaneo Murakami. Qual è, secondo lei, il rapporto che si instaura fra il traduttore e il testo?<br />
AP: </strong>Nel mio caso, quando traduco un testo cerco di tener conto della diversità del contesto culturale in cui è nato. In altre parole, cerco di conservare intatta la personalità dei personaggi, l&#8217;atmosfera dei luoghi, la peculiarità delle circostanze. Cioè faccio attenzione a <strong>non &#8216;italianizzare&#8217; il testo</strong>, cosa che risulterebbe forse di più facile lettura per il pubblico italiano, ma costituirebbe un &#8216;tradimento&#8217; nei confronti dell&#8217;autore. Questo è uno dei grandi problemi della traduzione, perché se da una parte è necessario rendere il testo scorrevole e vivace, non lo si può trasformare in qualcos&#8217;altro. Per fare un esempio, spesso trovo le traduzioni americane molto belle dal punto di vista della scrittura e del linguaggio, ma infedeli in quanto &#8216;americanizzano&#8217; personaggi e atmosfere. Ora questo non va bene, perché il ruolo del traduttore è sì di rendere al meglio nella propria lingua un testo originariamente scritto in un&#8217;altra, ma anche di dare un&#8217;immagine fedele di una civiltà e di un paese sconosciuti al lettore. Quindi, anche se mi lascio coinvolgere emotivamente dall&#8217;opera che sto traducendo, cerco di conservare nei suoi confronti la mente lucida.</p>
<p><strong>PZ: Sempre nel suo libro, lei arriva a mettere in discussione i propri parametri occidentali per comprendere fino in fondo i meccanismi della società giapponese. Questo è accaduto nel suo mestiere di traduttrice?<br />
AP: </strong>La risposta si riallaccia a quella precedente. I parametri di giudizio sono diversi in civiltà diverse, e occorre rispettarli nella traduzione, anche quando il traduttore non li condivide. Faccio un esempio concreto: in italiano l&#8217;aggettivo &#8216;orgoglioso&#8217; in genere ha valore positivo, mentre in giapponese no, viene piuttosto associato al concetto di &#8216;arrogante&#8217;, &#8216;poco modesto&#8217;; la stessa cosa si potrebbe dire dell&#8217;aggettivo &#8216;individualista&#8217;, che per un italiano evoca un&#8217;idea di indipendenza, mentre per un giapponese è piuttosto sinonimo di &#8216;poco cooperativo&#8217; ed &#8216;egoista&#8217;. Quando si traducono questi aggettivi in italiano è quindi necessario fare molta attenzione a non trasformare in qualità quelle che nell&#8217;intenzione dell&#8217;autore non lo sono. Bisogna cioè rispettare i valori dell&#8217;autore e della sua civiltà, anche se non sono in sintonia con quelli del traduttore. In casi estremi in cui per motivi etici non si possa accettare di farlo (supponiamo il caso di un testo di propaganda politica), meglio rinunciare alla traduzione in questione.</p>
<p><strong>PZ: Cosa consiglierebbe a chi volesse accostarsi per la prima volta alla lingua giapponese?<br />
AP:</strong> Se stiamo parlando di traduzione, meglio scegliere un testo che piace, che sia &#8216;nelle proprie corde&#8217;. Questo è valido sempre, ma in particolar modo per un esordiente. Se invece stiamo parlando di studio della lingua, penso che sia necessario avere delle motivazioni profonde per sostenere lo sforzo che implica. Se queste motivazioni ci sono, ne vale veramente la pena. All&#8217;inizio credo che non sia bene insistere troppo sul&#8217;apprendimento degli ideogrammi, perché abbiamo una memoria visiva e scrivere le parole giapponesi anche in caratteri latini aiuta a ricordarle. Quanto agli ideogrammi, è bene sapere che  si riconoscono meglio se inseriti in un testo, piuttosto  che isolati (questo d&#8217;altronde è valido per tutto, Gestalt insegna).</p>
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		<title>Intervista a Fabio Cremonesi &#8211; Gran Vía</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 14:21:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Annalisa Dolzan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ritratti]]></category>
		<category><![CDATA[fiera editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione letteraria]]></category>

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		<description><![CDATA[L'intervista di Annalisa Dolzan a Fabio Cremonesi, editore di Gran Vía.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione del <strong>BUK Festival </strong>della Piccola e Media Editoria di  Modena<strong> Annalisa Dolzan</strong>, docente di traduzione dallo spagnolo  presso l’istituto per interpreti e traduttori di Trento (<a title="ISIT" href="http://www.isit.tn.it/IT/homepage/">ISIT</a>) ha incontrato e  intervistato  in merito al <strong>rapporto tra editore e traduttore </strong>alcuni  editori che propongono ai lettori italiani narrativa spagnola e  ispanoamericana contemporanea.</p>
<p>Vi proponiamo l&#8217;intervista a <strong>Fabio Cremonesi, editore di Gran Vía</strong>.</p>
<h2>Gran Vía</h2>
<p><a href="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/04/granvia.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-2745" title="Gran Via" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2010/04/granvia.gif" alt="" width="183" height="164" /></a>Gran Vía è una piccola casa editrice nata 4 anni fa. Ha 2 collane: una di narrativa ispanoamericana e una di narrativa della<strong> Spagna “plurale”</strong>, dove per plurale si intende non solo autori che scrivono in castigliano, ma anche in basco, catalano o galiziano, le altre lingue ufficiali del Paese.</p>
<p>Gran Vía produce una decina di titoli all’anno, (con tirature tra le  mille e le 3 mila copie). Intorno a questi numeri ci sono diversi  traduttori. Alcuni hanno tradotto 4-5 libri e altri, per vari motivi, ne  hanno fatto uno solo.  Segnaliamo il caso del <strong>basco</strong>: dal basco all’italiano all’editore risulta  vi sia una sola traduttrice, che dunque è monopolista e, per fortuna, &#8211;  ci dicono &#8211; è anche bravissima!</p>
<p>La editrice privilegia autori attenti alla realtà sociale e  alla storia contemporanea, piuttosto che punti di vista intimisti, per  dare spazio a voci più difficili da trovare tra gli autori italiani.</p>
<h2>L&#8217;intervista</h2>
<p><strong>AD: Cosa dice a un aspirante traduttore letterario?</strong><br />
<strong>FC:</strong> Nella mia esperienza – come dico ai seminari delle<strong> Giornate della traduzione letteraria</strong> all’Università di Urbino – è fondamentale il modo di presentarsi professionale. Apprezzo le presentazioni ben fatte: curriculum ben fatto, con un capitolo di assaggio di un testo ben tradotto e corredato dal testo originale.</p>
<p>È importante anche la consapevolezza che la traduzione è importante ma è comunque solo un passo in un ciclo produttivo piuttosto complesso: una settimana di ritardo per il traduttore può quindi essere indifferente, mentre in realtà scombussola il lavoro a valle, per la tipografia, la promozione, la distribuzione ecc. Sono cose che non vanno sottovalutate.<br />
Magari uno per ingenuità o inesperienza, se è consapevole di tradurre bene, pensa che sia l’unica cosa e che giustifichi qualunque altra manchevolezza. Purtroppo non è vero.</p>
<p><strong>AD: Qual è invece la parte più apprezzabile del lavoro del traduttore?<br />
FC:</strong> Io sono anche traduttore, per cui faccio più fatica a rispondere, perché sto anche parlando di me.<br />
La cosa che io apprezzo molto del traduttore è anzitutto l’italiano. Per me è più importante della lingua di partenza. Sul testo di partenza qualunque errore si riesce ad aggiustare, sull’italiano di arrivo – se abbiamo una traduzione che parte col piede sbagliato – è molto più difficile ed è laboriosissimo.<br />
Un’altra cosa è saper accogliere il lavoro di chi viene dopo – di chi fa la <strong>revisione della traduzione</strong>, rivede le bozze ecc.. Non va percepito come un nemico con cui fare il braccio di ferro, ma come un compagno di squadra. Anche perché, in fondo, – e qui parlo come traduttore – è uno che sta lavorando per me ma prende lo stipendio da un altro. A mio avviso è una questione di <strong>esperienza del traduttore</strong>: più un traduttore è navigato e più accetta costruttivamente, positivamente, il lavoro di chi fa la revisione. Spesso sono proprio i traduttori più giovani o con meno esperienza che se la prendono di più – magari come una cosa personale – pensando ‘devo difendere fino alla morte le mie scelte’. Dopodiché è anche vero che, come in tutti i processi, tutti sbagliano un po’. Per cui ci saranno le volte in cui effettivamente sbaglia il traduttore e le volte in cui sbaglia chi fa la revisione.</p>
<p><strong>AD: Che tipo di rapporto riuscite a instaurare con i vostri traduttori e i vostri editor?<br />
FC:</strong> La parte redazionale la facciamo tutta all’interno. È una relazione peculiare, ma non sfugge ai rapporti che intrattengono le persone. Io mi ricordo due o tre episodi spiacevoli, ma molti, molti più episodi positivi e costruttivi.</p>
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