
“Lavorare meno, lavorare tutti”. Così recitava uno slogan sindacale degli anni Sessanta e Settanta, che molte aziende hanno recentemente ripreso nella forma dei cosiddetti “contratti di solidarietà” per affrontare l’emergenza occupazionale in questo periodo di crisi.
Forse, parafrasando lo slogan solidale dello scorso secolo, noi traduttori potremmo quantomeno puntare a “lavorare meglio”, per garantire a tutti coloro che hanno scelto questa professione di vivere in modo dignitoso, uscendo così dall’attuale situazione di precariato che non prevede tutele e reti di protezione sociale.
Nella puntata di Tradurre del 30 aprile 2009, Sandro Corradini di AITI ci ha illustrato alcuni dati relativi ai professionisti della traduzione, ossia tutte quelle entità giuridiche che dichiarano, tramite gli studi di settore, di svolgere principalmente attività di traduzione e/o interpretariato. Abbiamo così scoperto quante sono le partite IVA di traduttori e interpreti:
- 3.833 persone fisiche
- 524 società di persone
- 816 società di capitali, enti commerciali e non
- più altre 813 posizioni non inquadrabili.
per un totale di 5.986 posizioni registrate dall’Agenzia delle Entrate per l’anno fiscale 2004, un dato non dissimile da quello di 6.100 unità indicato dall’ISTAT (2006).
Bisogna tuttavia notare che – in base ai dati dell’AITI-Quest del 2008 – solo il 71% dei traduttori/interpreti ha la partita IVA. I dati dell’Agenzia delle Entrate non tengono così conto di altre tipologie di lavoro atipico (ricordiamo tra queste: lavoratori a progetto, coordinati e continuativi, mini Co.Co.Co., occasionali, associati in partecipazione).
Questa situazione così frammentata del mercato del lavoro spiega in parte sia le scarse tutele previdenziali sia il basso livello retributivo dei professionisti della traduzione (sempre secondo i dati dell’AITI-Quest, nonostante l’elevato numero di ore lavorate, oltre il 60% dei professionisti non raggiunge i 30.000 euro l’anno).
La European School of Translation dedica il mese di maggio al lavoro. Dopo esserci occupati della questione della visibilità della nostra professione è arrivata l’ora di capire quali sono i nostri diritti di lavoratori e quali le possibili tutele.
Vogliamo partire dalle vostre e dalle nostre esperienze per capire a che punto siamo e quali passi possiamo compiere per migliorare il mercato del lavoro. Per questo vi chiediamo di raccontarci le vostre storie di lavoratori atipici della traduzione e cercheremo di affrontare insieme le questioni più urgenti con il contributo di esperti dei problemi previdenziali e fiscali. Augurandoci di poter presto migliorare la qualità del lavoro per tutti e tutte!
Buon mese dalla redazione di EST!
Riferimenti
http://www.aiti.org/ricerche_mercato.html
Foto: “Colliery Lasses, British Coal Strike“, Library of Congress







