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	<title>European School of Translation&#187; Scritture</title>
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	<description>Formazione online per traduttori europei</description>
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		<title>The Restless Mind of a Techie Translator (Una maledizione del traduttore)</title>
		<link>http://www.e-schooloftranslation.org/2009/03/the-restless-mind-of-a-techie-translator/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 18:11:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Maioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scritture]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[terminologia]]></category>
		<category><![CDATA[traduttore tecnico]]></category>

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		<description><![CDATA[


Capita a molti con le canzoni: ne ascolti una e fai fatica a togliertela dalla mente. A volte non c&#8217;è neppure bisogno di averla ascoltata da poco: è già là, gira in qualche circuito neurale, non puoi riconoscerla, suddivisa in pacchetti secondo un protocollo che non conosci, pacchetti biochimici (neuro-psicobiochimici?) che viaggiano a alta velocità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table style="text-align: justify;" border="0" cellpadding="10" width="95%">
<tbody>
<tr>
<td width="50%">Capita a molti con le canzoni: ne ascolti una e fai fatica a togliertela dalla mente. A volte non c&#8217;è neppure bisogno di averla ascoltata da poco: è già là, gira in qualche circuito neurale, non puoi riconoscerla, suddivisa in pacchetti secondo un protocollo che non conosci, pacchetti biochimici (neuro-psicobiochimici?) che viaggiano a alta velocità di sinapsi in sinapsi, di dendrite in dendrite mentre tu inconsapevole cerchi di rallentare l&#8217;ossidazione bevendo una tazza di tè verde, rischi di riaccelerarla davanti alla tv, scrivi, mangi, fai la doccia&#8230;</td>
<td style="text-align: right;"><em>How happy is the blameless vestal’s lot!<br />
The world forgetting, by the world forgot.<br />
Eternal sunshine of the spotless mind!<br />
Each pray’r accepted, and each wish resign’d;<br />
Labour and rest, that equal periods keep;</em></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Poi d&#8217;improvviso compare. Da dove? Sono mesi o anni che non la senti eppure è già là: sembra imprigionata nei solchi di un vecchio disco rotto, in un nastro chiuso a anello o nelle lacune di un CD violate dallo sguardo laser indifferente e indiscreto di un lettore che ogni tanto si incanta.</p>
<p>Non vale solo per le canzoni, s&#8217;intende. Può essere un&#8217;<em>ouverture</em>. O un <em>lied</em>. O il disegno ritmico ostinato di un <em>rap</em>. Non importa. Quando arriva a colpire il timpano virtuale del tuo orecchio interiore, quell&#8217;oggetto sonoro, fino a poco prima né identificato né sospettato presente, non ti molla e non ti mollerà per ore, in qualche caso per l&#8217;intera giornata.</p>
<p>Capita a molti, che siano dottori, ingegneri, fattorini, elettrauto, dentisti, giardinieri, fornai. Ma chi per mestiere scrive o traduce è esposto a un altro rischio: cadere preda del suono&#8230; di una parola. E tra chi scrive o traduce esiste una categoria ancora più vulnerabile: il traduttore tecnico.</p>
<p>Oggi ti senti sicuro, non accadrà, sei esonerato. È sabato, hai finito la revisione, il tuo ultimo lavoro attraversa la rete in un lampo e con lui svanisce rapido l&#8217;ultimo elenco di una settimana intensa e variegata: pompe peristaltiche, turbine eoliche, valvole di ritegno, elettrovalvole, fistole, leopardi delle nevi, cristalli giganti, dosatori, cilindri idraulici, schede madri (ti sei dovuto piegare al doppio plurale), tempistica (<em>quelle horreur!</em>) e naturalmente snippet, widget, triplet, weblog, login&#8230; Una oscena litania dell&#8217;onniscienza che per fortuna si dissolve in fretta come i ricordi di <em>Se mi lasci ti cancello</em>, titolo italiano discutibile e discusso del film <strong><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.eternalsunshine.com/">Eternal Sunshine of the Spotless Mind</a></span></em></strong><em> </em>(l&#8217;inglese è un verso della <strong><em><a href="http://www.monadnock.net/poems/eloisa.html">lettera di Eloisa a Abelardo</a></em></strong>). Dunque sono salvo e potrò distrarmi, magari proprio con la lettura di <strong><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alexander_Pope">Pope</a></span></em></strong>.</p>
<p>Ma la maledizione (esterna) del traduttore tecnico a riposo, l&#8217;incantesimo delle parole, può contare su una &#8220;talpa&#8221;, una passione forte che mi accompagna da anni e che ora, celandosi, cospira contro di me. Infatti, quando di colpo il termine-futuro-tormentone si affaccia alla coscienza non lo riconosco. Una piccola sciagura per chi è abituato a sciogliere compulsivamente ogni nodo lessicale si frapponga tra lui e la conoscenza del mondo: resistere non sarà facile.</p>
<p>La parola è <strong>RODIGGIO</strong>. Provo a ignorarla: tante ne passano per la mente e tolgono presto il disturbo. Lei no, lei si mette a girellarmi in testa formando subito un vortice. In questi casi l&#8217;antidoto primario è andare a vedere ma oggi non voglio, mi aspetta (e mi spetta) la storia tragi-romantica dei due sfortunati amanti. Resisterò. E per essere più sicuro di farcela scarico il testo dall&#8217;internet, lo stampo, spengo il computer e mi metto a leggere in poltrona.</p>
<p>Da non credere! Tempo di raggiungere la strofa e il <strong>RODIGGIO</strong> si ficca in ogni verso. Dovevo pensarci: il destino <strong><em>&#8220;se lo assecondi ti guida, se gli resisti ti trascina&#8221;</em></strong>. Eccomi qui alle prese con un grottesco <em>pastiche</em>:</p>
<p align="center"><strong><em>The world forgetting RODIGGIO, by the world forgot.</em></strong></p>
<p align="center"><strong><em>Eternal sunshine of the RODIGGIO&#8217; s spotless mind!</em></strong></p>
<p align="center"><strong><em>RODIGGIO Each pray&#8217;r accepted, and each wish resign&#8217;d</em></strong><strong></strong></p>
<p>Di qualsiasi cosa si tratti, so che ha vinto. Prima di piegarmi del tutto tento con l&#8217;antidoto secondario: immaginare possibili definizioni come si fa nel bel &#8220;gioco del vocabolario&#8221;:</p>
<p>1) <strong>s.m.</strong>, rodaggio limitato ai primi 1000 km, 2) <strong>s.m.</strong>, <em>arc.</em>, villano dedito all&#8217;alcol il cui volto facilmente si infiamma, 3) <strong>n.p.</strong>, Sir Rodigy, <em>it.zzato in</em> Don Rodiggio,<em> </em>eroe negativo di una saga ambientata nel &#8216;600 britannico, 4) <strong>s.m.</strong>, animale mitico simile a un grosso roditore particolarmente estroverso (es.<em> fare il rodiggione</em>)</p>
<p>Niente, non funziona, il vortice continua. Allora mi arrendo a WikiPedia. E finalmente sono libero. Anzi felice: l&#8217;oggetto misterioso c&#8217;entra con la mia forte passione &#8220;talpa&#8221;, i treni. Che hanno fatto (me inconsapevole) da attrattori dopo averne consentito l&#8217;amnesia. Conosco il RODIGGIO come le mie tasche, nella mia non breve carriera di &#8220;traduttore da marciapiede&#8221; (pendolare ferroviario) ne ho visti a centinaia. E voi? Un consiglio: non cercatelo sul dizionario, spesso non c&#8217;è. Meglio <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rodiggio">qui</a></strong>. Vedrete: da oggi mai più senza.</p>
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		<title>Impigliato nella rete</title>
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		<comments>http://www.e-schooloftranslation.org/2009/03/impigliato-nella-rete/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 15:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Maioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scritture]]></category>
		<category><![CDATA[breviari]]></category>
		<category><![CDATA[Il mestiere di scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[promessi sposi]]></category>
		<category><![CDATA[rete]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura professionale]]></category>

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		<description><![CDATA[Claudio Maioli riparte per il suo viaggio tra le maglie delle scritture e questa volta nello zaino ci mette un breviario.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-584" style="margin: 10px;" title="net_miemo" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/03/net_miemo-300x199.jpg" alt="Reti colorate" width="240" height="159" align="left" /></p>
<p>Se le cerchi si nascondono. Non sempre. Ma spesso preferiscono affacciarsi quando pare a loro. La prima idea di oggi era uno scritto o una breve serie intitolata <em>Leggere per scrivere</em> e dedicata a alcuni libri fondamentali, i miei <em>livres de chevet</em>, quei libri da tenere sul comodino, da aprire ogni tanto e leggere a caso per trovarvi qualche risposta, qualche buona domanda o un po&#8217; di conforto e da trasformare quando esci in <em>livres de sac à dos</em> per portarteli appresso.</p>
<p>Dunque un titolo c&#8217;era. Ma subito l&#8217;ipertesto si è messo in moto. Quei libri, ho pensato, sono come breviari. &#8220;Ecco&#8221;, mi dico, &#8220;forse sarebbe meglio <em>Breviario</em> o <em>Breviari</em>, magari senza metterlo subito per creare un pizzico di suspense&#8230;&#8221;. La suspense, ho letto mille volte in tanti e tanti manuali di scrittura, non è esclusiva di gialli, noir, avventure, meglio se c&#8217;è in ogni testo, serve a incuriosire il lettore perché non abbandoni troppo presto&#8230; Ci vuole un altro titolo. Mi viene <em>Amici fidati</em>. Non è meraviglioso, anzi è un po&#8217; stucchevole, retorico e&#8230; canino. Lo terrò solo come indicazione. Intanto mi occupo del <em>breviario</em>, poi penserò a come costruire la sorpresa.</p>
<p>Cerco in rete. La prima occorrenza è Breviario romano, libro liturgico. A me <em>breviario</em> interessa nel significato esteso di <em>compendio</em>, <em>riassunto</em>, <em>sommario</em>, come trovo alla 3<sup>a</sup> voce del De Mauro Paravia online:</p>
<p align="center"><a href="http://www.demauroparavia.it/lemmario">http://www.demauroparavia.it/lemmario</a></p>
<p>(<strong>TS</strong> <em>lett</em>, ovvero tecnico &#8211; specialistico in letteratura, dicono le abbreviazioni che precedono il termine Sinonimi).</p>
<p>Potrei tornare a Google, invece indugio. Basta un attimo: accanito, l&#8217;ipertesto si rimette a vagare. <em>Gira il mondo gira//nello spazio senza fine&#8230;</em> &#8220;Come si dirà in inglese? E magari in francese e spagnolo?&#8221; &#8220;Che te ne importa?&#8221; &#8220;Lasciami fare.&#8221; . L&#8217;accanito scalpita. Come per il destino, anche per lui vale che <em>se lo assecondi ti guida, se gli resisti ti trascina</em>. Dunque lo lascio fare, anzi: MI lascio fare.</p>
<p>Apro WordReference (<a href="http://www.wordreference.com/It/">http://www.wordreference.com/It/</a>), dizionario in rete con varie coppie di lingue (una è sempre l&#8217;inglese, non sono ammessi gli incroci). Unica traduzione è <em>book of hours</em>. Mi piace, sa di compagnia, la compagnia di un libro evoca belle immagini di quiete, interesse, attenzione ma anche conforto, proprio ciò che tante volte si cerca nei libri da comodino (o da zaino). Bene, vedo ancora la riva, è un conforto, mi quieto. Ma con la troppa quiete non si va lontano. Così metto <em>book of hours</em> nel motore di WordReference, cambio coppie linguistiche, trovo in francese <em>livre d&#8217;heures</em>. E allora? Allora lo prendo e lo cerco nell&#8217;altra direzione, dal francese all&#8217;inglese (non mi chiedo perché, ormai sono lanciato), Trovo questa risposta:</p>
<p align="center">No translation found for &#8216;livre d&#8217;heures&#8217;.</p>
<p>Non male. Mi ostino, avevo detto &#8220;magari in spagnolo&#8221;, ma prima, ormai sospettoso, cerco <em>book of hours</em> verso l&#8217;italiano e qui la coppia funziona, mi si restituisce <em>breviario</em>. Vuoi vedere che funziona anche con lo spagnolo? Sì e no. L&#8217;espressione non c&#8217;è, scorro, scorro e, poiché so, trovo</p>
<p align="center"><strong>prayer book, </strong>devocionario (<em>religión</em>) e <strong>prayer book</strong>, libro de oraciones (<em>religión</em>).</p>
<p>Per scrupolo vado fino in fondo alla pagina:</p>
<p align="center">Forum discussions with the word(s)<strong> </strong>&#8220;<strong>book of hours</strong>&#8220;<strong> </strong>in the title:</p>
<p align="center">No titles with the word(s)<strong> </strong>&#8220;<strong>book of hours</strong>&#8220;<strong>.</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p>Mi basta. Anche perché si affaccia un&#8217;altra urgenza in forma di <em>binomio fantastico</em>, la tecnica inventata da Gianni Rodari per mettere in moto l&#8217;immaginazione e produrre storie. Il mio binomio è composto da <em>breviario</em> e <em>spagnolo</em>. Tra le associazioni con <em>spagnolo</em>, che non conosco come lingua, si affaccia per prima una frase: <em>Adelante, Pedro, si puedes</em>.   Torno alla rete e propongo a Google un mio binomio che in realtà è un trinomio: <em>breviario promessi sposi</em>. Trovo un passo già nel primo <em>snippet</em> (vuol dire <em>ritaglio</em>, è il testo subito sotto il link (<em><a href="http://books.google.it/books?id=2rIpAAAAYAAJ&amp;pg=PA4&amp;lpg=PA4&amp;dq=breviario+promessi+sposi&amp;source=bl&amp;ots=YO-P4HUJIK&amp;sig=MiHZEAP86iMky4WGuAdiugtXfkU&amp;hl=it&amp;ei=tXadSbfXKo-X_gblpPiZBQ&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;resnum=1&amp;ct=result">I <em>promessi sposi</em>: storia milanese del sec. XVII. &#8211; Risultati da Google Libri</a> di Alessandro Manzoni <strong>- </strong>1828</em><strong>) </strong>che in poche righe informa sul contenuto della pagina)<strong>, </strong>poi apro. L&#8217;indirizzo è lunghissimo. Meglio il passo, magari dall&#8217;inizio:</p>
<p><em> &#8220;Per una di queste stradicciuole, tornava bel bello dal passeggio verso casa, in sulla sera del 7 di novembre dell&#8217;anno 1628, don Abbondio, curato d&#8217;una delle terre accennate di sopra: il nome di questa, né il casato del personaggio, non si trovano nel manoscritto, né in questo luogo, né in seguito. Diceva tranquillamente il suo uffizio, e alcuna volta, tra un salmo e l&#8217;altro, richiudeva il breviario tenendovi entro, per segno, l&#8217;indice della mano destra&#8230;&#8221;</em></p>
<p>Lo leggo e lo rileggo tante tante volte, sono incantato. E pensare che al ginnasio&#8230;</p>
<p>L&#8217;idea era un&#8217;altra, ho finito per lasciare i miei <em>livres de chevet</em> sul comodino. Ma va bene così, anzi: chissà che non ne aggiunga uno, tornato da tanto lontano. Anche questo può accadere quando si resta impigliati nella rete.</p>
<p><em>Foto <a title="Fishing nets in Karpathos, Greece. " href="http://flickr.com/photos/miemo/210258035/" target="_self">Nets</a> su Flickr di miemo </em></p>
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		<title>Il traduttore (tecnico) curioso e diligente. A tempo pieno.</title>
		<link>http://www.e-schooloftranslation.org/2009/02/il-traduttore-tecnico-curioso-e-intelligente/</link>
		<comments>http://www.e-schooloftranslation.org/2009/02/il-traduttore-tecnico-curioso-e-intelligente/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 17:41:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Maioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scritture]]></category>
		<category><![CDATA[technical writing]]></category>
		<category><![CDATA[traduttore tecnico]]></category>

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		<description><![CDATA[Scena 1a, est. giorno, crepuscolo
&#8220;Tremando nei suoi vapori l&#8217;enorme mostro giallo spalmava una lingua nera fumante sul dorso della collina. Presto tanti nuovi occhi ciechi o distratti sarebbero passati di lì e lui non poteva permetterlo.
Spinse la leva con un colpo secco. Il boato risuonò in tutta la valle. Furono alcuni lunghissimi minuti.&#8221;
Nebbia e pioggia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Scena 1<sup>a</sup>, est. giorno, crepuscolo</h2>
<p align="right"><em>&#8220;Tremando nei suoi vapori l&#8217;enorme mostro giallo spalmava una lingua nera fumante sul dorso della collina. Presto tanti nuovi occhi ciechi o distratti sarebbero passati di lì e lui non poteva permetterlo.<br />
Spinse la leva con un colpo secco. Il boato risuonò in tutta la valle. Furono alcuni lunghissimi minuti.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nebbia e pioggia sottile, marciapiede deserto. È quasi buio, chiudo il libro. Muovo qualche passo, aggiusto la sciarpa sotto il bavero alzato, calco il berretto sulle orecchie  e sugli occhi: inutile, il mostro giallo è sempre lì tra i suoi vapori, mi gira in testa come un nastro chiuso a anello. L&#8217;orologio si distingue appena, ancora cinque minuti. Qualche altro passo e di colpo un frullo mi sfiora muovendo l&#8217;aria, nero come la lingua fumante del mostro. Giro piano la testa. Tutto sembra immerso in un lago di orzata (c&#8217;entra qualcosa con l&#8217;orzo? Vedremo.)</p>
<p style="text-align: justify;">Il campanello non suona, forse l&#8217;hanno soppresso&#8230; Riprendo il cammino e mi metto a contare i piedi, com&#8217;è la conversione? Non importa, ci penserò dopo. Due piedi, tre piedi&#8230; undici piedi&#8230; novantotto piedi. Sono quasi in fondo, sto per girarmi, faccio perno sulla gamba destra che ha un fremito. Poi finalmente lo vedo. È proprio lui, enorme, giallo e mostruoso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche immobile sul binario morto, inoffensivo: finalmente esco dal torpore e lo guardo. Il mostro ha una scritta sul fianco, MATISA. Fa troppo freddo per prendere nota, così me la ripeto e invento qualche acronimo, un trucco per ricordare. A casa (ora sono certo di tornarci, il campanello sta trillando) cercherò in Internet.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Scena 2<sup>a</sup>, int. sera</h2>
<p style="text-align: justify;">Il traduttore curioso è a casa davanti allo schermo del computer, collegato alla rete. Apre il browser, digita in Google (pagine in italiano) <strong>matisa</strong> e <strong>ferrovie</strong> e trova alla terza occorrenza:</p>
<p><a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;ct=res&amp;cd=3&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.gcf.it%2Fmacchine.html&amp;ei=LfaKSe3AGoz40QW1muihBw&amp;usg=AFQjCNHRkvQ_5vexaVtdeuuSxDoVcOq_GQ&amp;sig2=ezdwKlU5kx9QVgO1jtopKQ"><span style="text-decoration: underline;">GCF &#8211; Generali Costruzioni <em>Ferroviarie</em> S.p.A.</span></a><br />
ARMAMENTO <em>FERROVIARIO</em>. N°. DESCRIZIONE MACCHINA. TIPO. 1. TRENO DI RINNOVAMENTO COMPLETO DI CARRI DI SERVIZIO. <em><strong>MATISA</strong></em> &#8211; TIPO P90 &#8230;<br />
<cite><span style="color: #008000;">www.gcf.it/macchine.html &#8211; 17k -</span> </cite><a href="http://209.85.129.132/search?q=cache:NveDfFopyyYJ:www.gcf.it/macchine.html+matisa+ferrovie&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;cd=3&amp;gl=it&amp;lr=lang_it"><span style="text-decoration: underline;">Copia cache</span></a> &#8211; <a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;lr=lang_it&amp;q=related:www.gcf.it/macchine.html"><span style="text-decoration: underline;">Pagine simili</span></a></p>
<p>Le foto sono piccole, tenta il link successivo:</p>
<p><a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;ct=res&amp;cd=4&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.trainzitaliafoto.com%2Fshowphoto.php%2Fphoto%2F24374&amp;ei=LfaKSe3AGoz40QW1muihBw&amp;usg=AFQjCNGXKXbOCecKUQd5lONnJdWPCYV3Gw&amp;sig2=RbvRRTggCi-c6mHQeJvl1g"><span style="text-decoration: underline;">TrainZItalia Foto &#8211; Foto di Treni e <em>Ferrovie</em></span></a><br />
TrainZItaliaFoto &#8211; Foto: foto <em>ferroviarie</em> e di trasporti su rotaia. &#8230; scrivi alcune (massimo 10) parole chiave (separate da spazio): <em><strong>Matisa</strong></em> &#8230;<br />
<span style="color: #008000;"><cite>www.trainzitaliafoto.com/showphoto.php/photo/24374 &#8211; 24k &#8211; </cite></span><a href="http://209.85.129.132/search?q=cache:fizSM9dpHR4J:www.trainzitaliafoto.com/showphoto.php/photo/24374+matisa+ferrovie&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;cd=4&amp;gl=it&amp;lr=lang_it"><span style="text-decoration: underline;">Copia cache</span></a> &#8211; <a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;lr=lang_it&amp;q=related:www.trainzitaliafoto.com/showphoto.php/photo/24374"><span style="text-decoration: underline;">Pagine simili</span></a></p>
<p style="text-align: justify;">Qui riconosce facilmente un veicolo simile a quello visto in stazione, persino l&#8217;inquadratura è giusta. Si tratta (sotto la foto c&#8217;è un collegamento ipertestuale) di una <strong>rincalzatrice</strong>. Il traduttore curioso non ha la più pallida idea di che cosa significhi ma l&#8217;oggetto è già più familiare: non solo l&#8217;ha visto e osservato perché ha attirato la sua attenzione, ma ora sa come si chiama: è aumentato il suo valore di realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Il traduttore curioso è anche diligente e diligentemente ricorda da un vecchio corso di formazione una citazione dal buon Terenzio: <em>Tutto ciò che è umano mi riguarda</em>. Quello strano veicolo è stato certamente costruito da umani  per umani, perciò in qualche modo lo riguarda. In più i treni gli piacciono. Fa clic sul collegamento. Ottiene solo un&#8217;immagine più grande.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è quello che cercava, ma già che c&#8217;è la salva in una cartella 0_IMMAGINI all&#8217;interno della cartella 0_MIEI interna alla cartella 0_AUTOFORMAZIONE (il simbolo &#8220;0&#8243; seguito da &#8220;_&#8221; (trattino basso o underscore) serve a designare le cartelle create da lui e non dal sistema o da applicazioni).</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto apre nel browser un&#8217;altra finestra per non perdere il filone di ricerca. Nel campo digita <strong>rincalzatrice</strong> (sempre nelle <strong>pagine in italiano)</strong>. Al primo posto compare Wikipedia con la voce <strong>Rincalzatrice ferroviaria</strong>. Ecco il collegamento:</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rincalzatrice_ferroviaria"><span style="text-decoration: underline;"><em>R</em><em>incalzatrice</em> ferroviaria &#8211; Wikipedia</span></a><br />
La <em><strong>rincalzatrice</strong></em> ferroviaria è una macchina per la manutenzione ordinaria e sistematica dell&#8217;armamento delle linee ferroviarie. <strong>&#8230;</strong><br />
<cite><span style="color: #008000;">it.wikipedia.org/wiki/<strong>Rincalzatrice</strong>_ferroviaria &#8211; 27k -</span> </cite><a href="http://209.85.129.132/search?q=cache:zZm9Clb0LQQJ:it.wikipedia.org/wiki/Rincalzatrice_ferroviaria+rincalzatrice&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;cd=1&amp;gl=it&amp;lr=lang_it"><span style="text-decoration: underline;">Copia cache</span></a> &#8211; <a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;lr=lang_it&amp;pwst=1&amp;q=related:it.wikipedia.org/wiki/Rincalzatrice_ferroviaria"><span style="text-decoration: underline;">Pagine simili</span></a></p>
<p>Fa clic per aprire e salva. Poi legge il primo paragrafo:</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>rincalzatrice ferroviaria</strong> è una macchina per la manutenzione ordinaria e sistematica dell&#8217;armamento delle <a title="Ferrovia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ferrovia">linee ferroviarie</a>. La sua funzione è di effettuare la rincalzatura del <a title="Binario (ferrovia)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Binario_%28ferrovia%29">binario</a>, cioè portarlo al livello richiesto dalle specifiche di costruzione. L&#8217;operazione è simile a quella che comunemente viene fatta con i cuscini in piume d&#8217;oca o di lana quando desideriamo dargli una nuova forma, prima di addormentarci.</p>
<p style="text-align: justify;">Bene. Per oggi può bastare, è ora di pensare alla cena.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Conclusioni</h2>
<p style="text-align: justify;">Iniziando dalla fine, il frammento di Wikipedia è confortante e per lo più comprensibile: a eccezione (forse) di <em>armamento</em> (e naturalmente <em>rincalzatrice</em> e <em>rincalzatura</em>) gli altri termini sono di uso corrente, anche se l&#8217;espressione <em>specifiche di costruzione</em> è decisamente tecnica. E la metafora dei cuscini da sprimacciare rende l&#8217;argomento ancor più familiare. Si può dire che la curiosità abbia dato i suoi frutti. Ma di che cosa stiamo scrivendo?</p>
<p style="text-align: justify;">Il protagonista delle due scene è un traduttore tecnico a tempo pieno e forse un po&#8217; ossessivo (ma non guasta: apprezzerebbe a esempio John Irving, che nel romanzo <em>Hotel New Hampshire</em> fa dire a un personaggio più o meno &#8220;Se vuoi realizzare qualcosa, quella cosa deve diventare per te un&#8217;ossessione.&#8221;). Qui l&#8217;ossessione è complice della curiosità, che non lo abbandona mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, mentre in un pomeriggio di un gelido inverno aspetta il treno a alta frequentazione (e bassa frequenza!) che dovrebbe riportarlo a casa, si mette a leggere la raccolta <em>Storie in 50 parole</em>. Il racconto che ha scelto aprendo a caso gli procura una lieve inquietudine, amplificata dal luogo e dal tempo meteorologico. Ma c&#8217;è un modo sicuro di ingannare l&#8217;attesa e persino il filo di angoscia: osservare.</p>
<p>Osservare, annotare/ricordare, cercare. Il mondo del traduttore tecnico è pieno di oggetti misteriosi. Agli inizi sono tantissimi, poi&#8230; continuano a essere tanti, ma fanno sempre meno paura. Specie se si è curiosi e diligenti. Magari a tempo pieno.</p>
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		<title>Scrivere per riflettere, formare e farsi una cultura</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 15:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Maioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scritture]]></category>
		<category><![CDATA[auto-formazione]]></category>
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		<category><![CDATA[metascrittura]]></category>
		<category><![CDATA[motori di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[parole chiave]]></category>

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		<description><![CDATA[Da una semplice ricerca nella rete possono scaturire riflessioni e appunti. Claudio Maioli ci accompagna nel suo diario di metascrittura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono davanti al computer, la finestra del programma di scrittura è già aperta. Dalla barra delle applicazioni<em> </em>avvio <strong>Firefox </strong>(si può ancora scrivere senza l’<em>internet</em>?), compare la pagina iniziale. È impostata su <strong>Google </strong>come milioni di pagine iniziali di milioni di browser avviati, magari in questo stesso momento, in molte parti del mondo da milioni di persone che in questo stesso momento hanno aperto una finestra sulla rete.<br />
Oggi, mercoledì 28 gennaio 2009, sopra il <strong>campo di ricerca</strong> c’è un rettangolo di circa 6 centimetri per 2,5 colorato, un intrico di filacce bianche, nere, marroncine, grigette e qua e là, in numero molto inferiore, arancioni. Potrebbe essere un marmettone, uno scampolo di tappeto in lana cotta, un cartoncino su cui qualcuno ha scarabocchiato dei colori. Quando ingrandisco al massimo (tasto CTRL + rotellina del mouse in avanti) so già di che si tratta: ci sono passato sopra poco fa con il puntatore, che si è trasformato in manina facendo comparire la scritta <strong>Anniversario della nascita di Jackson Pollock</strong> – per gentile concessione della Fondazione Pollock-Krasner /ARS, NY. Copio l’immagine (clic col tasto destro e Copia immagine) e la incollo qui sotto, appena andato a capo con il tasto Invio (clic col destro e Incolla)</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-237" title="pollock2" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/01/pollock2.jpg" alt="pollock2" width="276" height="130" /></p>
<p style="text-align: justify;">L’immagine è sul bordo sinistro della pagina, forse dovrei dire sul margine, magari sul margine del foglio, sarei tentato di chiarire: che cos’è una pagina, che cos’è un foglio? Ma rimando a un altro momento, ora l’urgenza è piazzare (posizionare) il mio Pollock per gentile concessione al centro (della pagina o del foglio). Faccio clic sull’immagine con il tasto sinistro, compare un bordo con maniglie, prova dell’avvenuta selezione. L’operazione successiva (sposto il puntatore in alto fino alla barra degli strumenti, lo posiziono sull’icona delle lineette orizzontali allineate al centro e faccio clic una volta con il sinistro) non posso descriverla in corso d’opera: se per continuare a scrivere facessi comparire il cursore a inizio riga successiva dopo l’immagine (clic con il sinistro) la selezione verrebbe annullata e non potrei spostare l’immagine.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-238 aligncenter" title="pollock3" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/01/pollock3.jpg" alt="pollock3" width="276" height="130" /></p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto decido di controllare il numero di parole, vincolato dalla committenza. Per farlo devo selezionare il testo. Ci sono ovviamente più modi (gioie e dolori dei moderni e sofisticatissimi programmi applicativi), io scelgo di<br />
1.    portare il puntatore all’inizio del testo (in questo caso in alto a sinistra del foglio o della pagina),<br />
2.    fare clic con il tasto sinistro (il puntatore si trasforma in cursore) e tenendolo premuto<br />
3.    trascinare il mouse fino alla fine del testo, che diventa bianco su fondo nero.<br />
Riporto il puntatore in alto sulla barra dei menu, la seconda striscia orizzontale dall’alto della finestra, subito sotto la barra del titolo, seleziono Strumenti, si apre il menu a discesa, scelgo Conteggio parole (si vede con difficoltà anche a causa della scelta del corsivo, ma la prima delle g di Conteggio è sottolineata, perché?) e leggo: fin qui sono quasi cinquecento, mi devo fermare.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p style="text-align: justify;">Ti dicono “scrivi un pezzo di tot parole” e ti definiscono il campo con un po’ di parole chiave. Tu scrivi, poi rileggi, riscrivi, rifletti, capisci e commenti.<br />
Hai applicato una specie di <strong>metascrittura</strong>, hai ragionato cioè sul testo man mano che lo scrivevi. Ma c’è dell’altro: qua e là hai evidenziato parole e espressioni. Perché?<br />
A esempio per suggerire ai lettori di convertire quelle parole e quelle espressioni in collegamenti ipertestuali trasformando il testo in un <strong>ipertesto </strong>formativo e autoformativo.<br />
Provateci. Che lo vogliate o no, mentre leggete la vostra mente lo fa di continuo. Provate a farlo consapevolmente. Partite da dove vi pare, magari da Anniversario della nascita di Jackson Pollock – per gentile concessione della Fondazione Pollock-Krasner /ARS, NY.<br />
Trovate le vostre<strong> parole chiave</strong>, i vostri link. E se vi va fateci sapere.</p>
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