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	<title>European School of Translation &#187; claudiomaioli</title>
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		<title>I diritti linguistici e la globalizzazione</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 11:02:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudiomaioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[diversità linguistica]]></category>
		<category><![CDATA[esperanto]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 27 novembre 2009 presso la Sala delle Colonne alla Camera dei deputati si terrà il seminario “Globalizzazione Linguistica: scenari futuri per una comunicazione transnazionale equosostenibile” organizzato dalla Commissione inclusione sociale e pari opportunità (ISPO) del Forum Nazionale dei Giovani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-1830 alignleft" style="margin: 10px;" title="16658_209680575630_729620630_4661950_1348797_n" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/11/16658_209680575630_729620630_4661950_1348797_n-214x300.jpg" alt="16658_209680575630_729620630_4661950_1348797_n" width="214" height="300" />Il <strong>Forum Nazionale dei Giovani</strong>, piattaforma nazionale delle organizzazioni giovanili italiane e membro del Forum europeo della Gioventù, sin dalla sua nascita nel 2004, si occupa di tematiche legate alla partecipazione giovanile e all&#8217;inclusione sociale.</p>
<p>Venerdì 27 novembre 2009 presso la Sala delle Colonne alla Camera dei deputati si terrà il seminario <strong>“Globalizzazione Linguistica: scenari futuri per una comunicazione transnazionale equosostenibile”</strong> organizzato dalla Commissione inclusione sociale e pari opportunità (ISPO) del Forum Nazionale dei Giovani.</p>
<p>Nel corso della giornata verranno analizzate tematiche legate alle conseguenze linguistiche della <strong>globalizzazione</strong>, dagli scambi studenteschi all&#8217;evoluzione del sistema comunicativo linguistico come conseguenza del fenomeno dell&#8217;<strong>immigrazione</strong>.</p>
<p>Tra i relatori che interverranno al seminario, segnaliamo <strong>Arnaldo Colasanti</strong>, dell&#8217;Università di Tor Vergata, e <strong>Irene Zerbini</strong>, de Il Sole 24 ORE.<br />
Ulteriori dettagli sul programma sono visibili nella <a href="http://www.facebook.com/#/event.php?eid=175680080137" target="_blank">pagina Facebook</a> creata per l&#8217;evento.</p>
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		<title>Il Grande P</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 20:27:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudiomaioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Professione]]></category>
		<category><![CDATA[attrito]]></category>
		<category><![CDATA[popularizer]]></category>

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		<description><![CDATA[Il treno costeggia la statale, a quest&#8217;ora non c&#8217;è traffico, pochi i veicoli commerciali e anche le auto. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1376" style="margin: 10px;" title="attrito" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/06/attrito-300x204.jpg" alt="attrito" width="192" height="130" /> Il treno costeggia la statale, a quest&#8217;ora non c&#8217;è traffico, pochi i veicoli commerciali e anche le auto. Ne seguo una per un tratto, va via liscia come la bilia sul biliardo, immagino il fruscio.</p>
<p>Inizia a piovere, cambia il fruscio che ho in testa, l&#8217;auto continua liscia la sua corsa. Chiudo gli occhi, va via liscio anche il pensiero.</p>
<p>Di colpo la vedo dall&#8217;alto, segue tutta la rosa dei venti, poi di nuovo in basso: muso, fiancata, muso, cofano, corsia che fende prati in <strong><em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chroma_key">chroma-key</a></em></strong> (<em>too many commercials!</em>) poi ancora il tetto, zoom all&#8217;indietro, tetto sempre più piccolo, quasi scompare&#8230; cessa finalmente lo zoom, cessa anche il nastro: ora l&#8217;auto ha tutta per sé una lastra senza confini lucida di pioggia, corre lungo una linea che presto da diritta si piega in volute sempre più ampie, serpeggia e serpeggia e serpeggia fino a torcersi in tracce tormentate sempre più strette, disegna gorghi, libera da vincoli o leggi scivola in innocenti testacoda.</p>
<p>Il pensiero da liscio diventa tortuoso, la regia si sdoppia, si triplica, si moltiplica, il catastrofista (chi non ne ha uno dentro?) la strappa al poeta per improvvisare un incidente da brivido, il poeta reagisce, prende un timido controllo, sta per cedere all&#8217;idea del dramma quando gli viene in soccorso l&#8217;immaginario di <strong><em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Stanley_Kubrick">Kubrick</a></em></strong>: <strong><em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/2001:_A_Space_Odyssey_%28film%29">duemilauno</a></em></strong> giri di <strong><em><a href="http://www.rodoni.ch/proscenio/cartellone/FLEDERMAUS/magris.html">valzer</a></em></strong>, l&#8217;auto volteggia tra invisibili corpi celesti: s&#8217;inebria il poeta, il catastrofista rinuncia (è un catastrofista pigro).</p>
<p>Ma i poeti, si sa, non hanno vita facile e su un maxischermo compare la scritta</p>
<p>F<sub>a</sub> = C<sub>a </sub>* F<sub>p</sub></p>
<p>È arrivato l&#8217;ingegnere.</p>
<p>-      Che cos&#8217;è?</p>
<p>-      La formula dell&#8217;<strong><em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Friction">attrito</a></em></strong>.</p>
<p>Tace il poeta e mentre scolora nella delusione apre inconsapevole la strada a un terzo che entra in scena scalzando deciso l&#8217;ingegnere, un Supereroe con tanto di costume. Ha una grande P sul petto, una grande P per un Grande P.</p>
<p>-      Collega? &#8211; pensa il poeta e lì per lì ricolora: un collega maiuscolo! Si sente un po&#8217; maiuscolo anche lui.</p>
<p>Il Grande P indica lo schermo con un Superdito. Ricompaiono le immagini dell&#8217;auto di fianco che va via liscia. Il Superdito cambia mira di pochi gradi, punta sulla ruota posteriore destra, zoom in avanti, un bel dettaglione del contatto tra gomma e piano stradale. Il Grande P si illumina.</p>
<p>-      Cede al manto una parte di sé, &#8211;      dice ispirato, quasi commosso. Il Poeta si disorienta. Prosegue il Grande P.</p>
<p>-      Quella mescola è il prezzo dell&#8217;aderenza.</p>
<p>Il Poeta si allarma, il Grande P. riprende.</p>
<p>-         &#8220;Teniamoci in contatto&#8221;, disse la strada al battistrada, &#8211; e ride eccitato come un pupo. In volto piccole smorfie crescono. Il Poeta è confuso, smarrito: chi è quel deficiente?</p>
<p>Il Grande Pupo lo guarda, gli sorride sereno, lo rassicura: è qui in missione, ha risposto alla sua chiamata.</p>
<p>-      Io non ho chiamato nessuno.</p>
<p>Insiste il Grande P: certo che lo ha chiamato, non osservava forse l&#8217;auto via liscia come una bilia?</p>
<p>Dunque il deficiente legge nel pensiero (oh, Poeta spietato!), adesso tutto gli è chiaro, altro che Poeta maiuscolo, la P sta per Pirla.</p>
<p>-         <strong><em><a href="http://www.merriam-webster.com/dictionary/popularizer">Popularizer!</a></em></strong></p>
<p>Eh già, il Pirla legge nel pensiero.</p>
<p>-         Guardavo l&#8217;auto. E con ciò? Capita di farlo dal finestrino di un treno. &#8211; Il Poeta prova fastidio e una strana sensazione: all&#8217;improvviso è come se lo conoscesse da sempre.</p>
<p>-         Ti sarai chiesto il perché.</p>
<p>-         Il perché di che cosa?</p>
<p>-         Come avviene.</p>
<p>-         Come avviene che cosa?</p>
<p>-         Che un&#8217;auto possa filar via liscia sul manto stradale.</p>
<p>-         Ha le ruote, le ruote girano, per forza fila via liscia. &#8211; È sì un poeta ma guida la macchina.</p>
<p>-         Povero ingenuo.</p>
<p>-         Sei fuori di testa.</p>
<p>-         Cedono al manto una parte di sé.</p>
<p>-         Cedono chi?</p>
<p>-         Le gomme cedono una parte di mescola del battistrada, è il prezzo dell&#8217;aderenza.</p>
<p>-         Ancora con l&#8217;aderenza.</p>
<p>-         <strong><em><a href="http://auto.howstuffworks.com/auto-parts/brakes/brake-types/brake2.htm">Attrito</a></em></strong> se preferisci.</p>
<p>-         Che cosa?</p>
<p>-         Sì. amico mio, accade sempre tra due <strong><em><a href="http://books.google.it/books?id=FVQktR4toAoC&amp;pg=PA23&amp;lpg=PA23&amp;dq=pneumatico+cede+gomma+attrito+manto+stradale&amp;source=bl&amp;ots=1aebFY5_JW&amp;sig=WKlNs0AGtBFMiaSq3KnizoH7Fyg&amp;hl=it&amp;ei=mWcdStOGIcyQsAaE-rjOCg&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;ct=result&amp;resnum=3">materiali a contatto</a></em></strong>: se c&#8217;è attrito uno dei due, il più debole, il meno duro, se vuoi, cede molecole all&#8217;altro.</p>
<p>-         Dai i numeri.</p>
<p>-         Se vuoi ti do anche quelli, ma bada che la faccenda si complica. Ti chiedi quante molecole cede, non è vero? Beh, dipende: a ogni giro lo <strong><em><a href="http://tristanmac.tripod.com/id13.html">pneumatico</a></em></strong> lascia sul manto una parte di sé&#8230;</p>
<p>-         Lascia perdere.</p>
<p>-         &#8230; che dipende dal tipo di <strong><em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mescola">mescola</a></em></strong>, dall&#8217;usura, dalle sospensioni, dalla convergenza, dall&#8217;equilibratura&#8230;</p>
<p>-         Ti prego, dimmi che la missione è compiuta.</p>
<p>-         Incompiuta, direi, se la metti su questo tono mi vedo costretto a sospenderla, avverto una vaga ostilità&#8230;</p>
<p>-         Che animo sensibile.</p>
<p>-         &#8230; condita con un pizzico di scherno&#8230;</p>
<p>-         Ma va?</p>
<p>Qualcosa mi scuote, apro gli occhi, è una manica verde attaccata a una giacca verde.</p>
<p>-         Capolinea, deve scendere. O vuole tornare indietro?</p>
<p>Guardo fuori dal vetro: niente strada, niente auto che filano via lisce, c&#8217;è solo il marciapiede, rigorosamente fermo, e un tipo che ci cammina sopra. Sto per dire alla giacca verde: &#8220;Lo vede quello? Se non ci fosse l&#8217;attrito mica potrebbe camminare&#8221;, la giacca verde mi sollecita a scendere e non è neppure troppo cordiale, così per questa volta desisto.</p>
<p>Fino alla prossima doverosa missione.</p>
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		<title>6 suoni con molta eco</title>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2009 15:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudiomaioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Poor Echo. Like a computer, she could only repeat what she&#8217;d been told. Perhaps her doomed love affair [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Poor Echo. Like a computer, she could only repeat what she&#8217;d been told.<br />
Perhaps her doomed love affair with Narcissus is the ultimate metaphor for the relationship between Man and Machine.</em></p>
<p>-	Sei pronta?<br />
-	Sì.<br />
-	Allora leggi.<br />
Ha il foglio in mano e lo terrà fino alla fine, non deve sfuggirle niente, fa parte del gioco. Legge.<br />
&#8220;Arpeggio mi4 mi3 si3 la3 mi4 si3, tutti bemolli, sapore di quarta sospesa, la quarta è il la, che compare una sola volta ma l&#8217;arpeggio è riverberato, direi tra Room e Hall, suoni sostenuti, passano alcuni secondi prima dell&#8217;estinzione e in quei secondi il la3 riesce a dare il sapore di quarta. La terza è assente, lo considero maggiore. Sono ottimista?&#8221;<br />
-	Bene, e allora?<br />
-	Hai qualche idea?<br />
-	Ci sono i nomi delle note musicali, li ho imparati a scuola e me ne hai parlato spesso, senza i numeri però. Perché ci sono i numeri? Anche arpeggio e accordo mi dicono qualcosa ma non ricordo. E poi dovevamo continuare con il computer, che c&#8217;entrano le 	note?<br />
-	Un po&#8217; di pazienza e ci arrivo.</p>
<p>L&#8217;<strong>arte di divulgare</strong>, di <strong><span style="text-decoration: underline;"><a title="Boris Porena" href="http://musicaesocieta.blogspot.com/2008/10/1-tutto-ci-che-pu-essere-detto.html" target="_blank">dire tutto a tutti</a></span></strong>, impone un paio di gesti, il primo è mettersi nei panni di un interlocutore ideale di riferimento presumendone le competenze. A volte resta tutto in famiglia: mamme, zie, nonne (l&#8217;editore Ponte Alle Grazie ha pubblicato nel 2002 il divertente e prezioso <strong><span style="text-decoration: underline;"><a title="Internet spiegato a mia nonna" href="http://www.ponteallegrazie.it/scheda.asp?editore=Ponte%20alle%20Grazie&amp;idlibro=3970&amp;titolo=INTERNET+SPIEGATO+A+MIA+NONNA">Internet spiegato a mia nonna</a></span></strong> di <strong><span style="text-decoration: underline;"><a title="scrittore e giornalista" href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Francis_Mizio" target="_blank">Francis Mizio</a></span></strong> nella traduzione di <strong><span style="text-decoration: underline;"><a title="Suole Civiche di Milano" href="http://www.scuolecivichemilano.it/on-line/lingue/Home/Produzioni/Studentiedexallievi.html" target="_blank">Fabrizia Parini</a></span></strong>), altre a avere fortuna si trova una persona come M., <strong><span style="text-decoration: underline;"><a title="M." href="http://www.dallomo.org/opere.php?ID=124" target="_blank">l&#8217;amica curiosa</a></span></strong>. Il secondo gesto, che ha senso solo dopo compiuto il primo, consiste nell&#8217;espandere i termini supposti criptici, oscuri per l&#8217;interlocutore dato.<br />
Ecco dunque una frase criptica per molti che descrive un piccolo evento sotto le orecchie di tutti o più esattamente di molti. Fatto inevitabile, vuoi perché l&#8217;orecchio non ha palpebre vuoi perché spesso non c&#8217;è altra scelta: strapotere delle multinazionali!</p>
<p>M. è in conflitto tra l&#8217;impazienza e il <em>piacere dello svelamento progressivo</em>, per dirla con la parafrasi involontaria (?) del titolo di un <span style="text-decoration: underline;"><strong><a title="Spostamenti progressivi del piacere" href="http://www.comingsoon.it/scheda_film.asp?key=15640&amp;film=SPOSTAMENTI-PROGRESSIVI-DEL-PIACERE" target="_blank">film </a></strong></span>di Alain Robbe-Grillet. Ne approfitto e riprendo prolungando l&#8217;attesa.<br />
-	Giusto, sono note. A essere precisi 6 note tra le più ascoltate nel mondo, non chiedermi chi sia l&#8217;autore né se prenda i diritti. I numeri ti dicono dove trovarle nel campo di variazione delle frequenze. <img class="size-full wp-image-1259 alignright" style="margin: 10px;" title="Hoder Slanger - Keys" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/05/hoder-slanger-keys-580x420.jpg" alt="hoder-slanger-keys-580x420" width="290" height="210" />Qualche anno fa ti feci osservare il pianoforte, ricordi? La successione di 3 tasti bianchi interrotti da 2 neri e di altri 4 intramezzati a 3 neri, una successione che si ripete sette volte lungo tutta la <strong><span style="text-decoration: underline;"><a title="pianoforte" href="http://www.studiomusica.it/Corso_di_teoria_musicale/2_La_tastiera_del_pianoforte_.htm" target="_blank">tastiera</a></span></strong>. Sette ottave, ognuna di 12 note, che moltiplicate per sette fanno 88, il numero dei tasti di un normale pianoforte. Da sinistra a destra le note diventano sempre più acute e quasi tutte si ripetono sette volte (solo 4 di loro otto volte). Per distinguerle si mettono i numeri e più alti sono i numeri più acute sono le note. Ci siamo?<br />
-	Perché hai detto &#8220;tra le più ascoltate nel mondo&#8221;?<br />
-	Senti.<br />
Suono al pianoforte le 6 note l&#8217;una staccata dall&#8217;altra e guardo M. Me le fa ripetere. Le ripeto ancora staccate, M. è ancora perplessa, guarda il foglio con le frasi criptiche, qualcosa non le torna.<br />
-	Ancora.<br />
Obbedisco. Non voglio abusare della sua pazienza così suono tenendo premuto il <strong><span style="text-decoration: underline;"><a title="risonanza" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pianoforte#I_pedali" target="_blank">pedale</a></span><a title="risonanza" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pianoforte#I_pedali" target="_blank"> </a></strong>destro, quello che lascia tutte le corde libere di vibrare. M. si illumina, mi sorride, torna al foglio.<br />
-	Che cosa vuol dire &#8220;riverberato tra Room e Hall&#8221;?<br />
-	Vuol dire &#8220;con riverbero&#8221;. Il riverbero è un fenomeno acustico. I suoni sono fatti di molecole d&#8217;aria che eccitate, importunate da un oggetto in vibrazione vanno avanti e indietro, non l&#8217;hai dimenticato, vero? L&#8217;oggetto per vibrare deve essere elastico, cioè fatto in modo che se lo sposti da dove sta tende a tornare dove stava, un po&#8217; come quando a letto abbiamo ancora sonno e qualcuno cerca di scuoterci per farci alzare. L&#8217;aria è elastica, chi non ci crede prenda una siringa, la tappi dalla parte in cui si infila l&#8217;ago e provi a spingere o tirare lo stantuffo. Se l&#8217;aria non fosse elastica non udiremmo alcun suono, come accade dove l&#8217;aria proprio non c&#8217;è (a esempio nello spazio cosmico o sotto una campana di vetro da cui sia stata estratta).<br />
-	Che vuol dire &#8220;riverberato tra Room e Hall&#8221;?	- M. è sempre M., quasi fosse una sfida sembra modulare la sua curiosità sul mio accanimento didattico (a proposito: le ho spiegato la modulazione?).<br />
-	Ci arrivo, ancora un po&#8217; di pazienza. Dunque i suoni sono fatti di molecole d&#8217;aria che spingono avanti e indietro altre molecole d&#8217;aria. Quando sentiamo un suono vuol dire che un bel po&#8217; di loro ha colpito i nostri timpani e li ha scossi con più fortuna di chi voleva farci scendere dal letto. Ma l&#8217;aria quando c&#8217;è è dovunque, per questo il suono si sposta, si dice che si propaga, si diffonde dappertutto e abbastanza in fretta. Molto meno della luce, s&#8217;intende, ma molto più di noi anche quando corriamo al massimo: un atleta riesce a fare 100 metri in meno di 10 secondi, il suono ne fa 343 in un secondo.<br />
-	Va bene, i suoni sono fatti di aria che si spinge, ma qui c&#8217;è scritto Room e Hall, stanza e sala, CHE ACCIDENTI VUOL DIRE?</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.johnwaterhouse.com/view.cfm?recordid=16"><img class="alignnone" title="Waterhouse - Echo and Narcissus" src="http://www.johnwaterhouse.com/paintings/images/waterhouse_echo_and_narcissus.jpg" alt="" width="476" height="265" /></a><br />
<img src="file:///C:/Users/mela/AppData/Local/Temp/moz-screenshot.jpg" alt="" /><em>J.W. Waterhouse &#8211; Echo and Narcissus</em> (1903)</p>
<p>-	Ci siamo, ci siamo quasi. Ecco. Anzi: eco, che cos&#8217;è l&#8217;eco?<br />
-	Non sono io che faccio le domande?<br />
-	Giusto. I suoni fatti di aria sbattono contro tutto quello che trovano sul loro cammino, cioè in tutte le direzioni. Sei all&#8217;aperto, molto all&#8217;aperto, hai davanti una vallata con montagne, cacci un urlo: che succede?<br />
-	Che sento l&#8217;eco.<br />
-	Perché?<br />
-	Ancora domande! Il suono rimbalza, no?<br />
-	Già, rimbalza a esempio su una parete lontana di roccia. Se invece l&#8217;urlo lo cacci in una stanza (possibilmente vuota, se è piena di oggetti a forza di sbattere contro tutti loro il suono si spezzetta, i rimbalzi sono troppi, si annullano tra loro e non li senti) e se la stanza è abbastanza grande&#8230;<br />
-	Ho capito, senti come un rimbombo.<br />
-	Esatto, quel rimbombo, che è la somma di tanti echi o tante Eco&#8230; sai chi era Eco?<br />
-	Lo so, era una gran pettegola, una <strong><span style="text-decoration: underline;"><a title="Eco" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eco_(mitologia)" target="_blank">ninfa</a></span></strong>, finisci per favore.<br />
-	Quel rimbombo si chiama riverbero.<br />
-	E si chiama Stanza se è piccolo e Sala se è grande?<br />
-	Più o meno: Room e Hall sono due modi di chiamare i riverberi artificiali, realizzati elettronicamente. Se vuoi&#8230;<br />
-	Uh, tu guarda che ora si è fatta! Scusami, è tardi, ora devo proprio andare. Poi mi spieghi la faccenda dell&#8217;ottimista e del sapore di quarta. Ciao, alla prossima.</p>
<p>L&#8217;arte del divulgare impone un terzo gesto, utile sempre anche in teatro e spesso nella vita: sapere come e quando uscire di scena.<br />
In questo caso non prima di un invito: per chi non avesse capito, ecco quali sono molto probabilmente <span style="text-decoration: underline;"><strong><a title="Win Xp" href="http://www.pc-noproblem.com/systemvoices/WXP/WindowsXP-EsecuzioneAutomatica.wav">i 6 suoni tra i più ascoltati del mondo</a></strong></span>.</p>
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		<title>Sull’esistenza (fisica) dell’mp3</title>
		<link>http://www.e-schooloftranslation.org/lingua-e-stile/la-natura-del-suono-in-mp3-spiegata-a-un-amica-poco-tecnologica</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 20:49:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudiomaioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Claudio Maioli spiega la natura del suono in formato mp3 a un'amica che ha poca familiarità con le tecnologie, dimostrando che tutto ciò che può essere detto, può essere detto a tutti. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tutto ciò che può essere detto<br />
</em><em>può essere detto a tutti<br />
(B.Porena)</em></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1115" style="margin: 10px;" title="Grammofoni" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/04/gramophone-300x196.jpg" alt="Grammofoni" width="279" height="182" /></p>
<p>Scrivo a penna su un foglio <strong><em>mp3</em></strong>. Che cosa ho fatto? Ho tracciato dei segni che chi condivide con me almeno la lingua (parlata e scritta) e una cultura di base molto probabilmente pronuncerà, a mente o a alta voce, &#8220;emmepitre&#8221;. È un oggetto? Fisico? Sì, è un segno tracciato su carta con l&#8217;inchiostro o meglio un aggregato di segni, appena più semplice della parola <strong><em>aggregato</em></strong>.</p>
<p>Che   cosa vuol dire? Come quasi sempre la prima risposta esatta è &#8220;dipende&#8221;. Forse   si tratta di una sigla, di un acronimo.</p>
<p>Faccio   un passetto e trasformo la trilettera <strong><em>mp3</em></strong> nel binomio <strong><em>file   mp3</em></strong>. Anche un lettore del tutto estraneo a computer e informatica può   sospettare che <strong><em>file mp3</em></strong> dica più del semplice <strong><em>mp3</em></strong> e esserne   rassicurato.</p>
<p>Se   poi il binomio diventa <strong><em>file in formato mp3</em></strong> la quantità di   informazione è senz&#8217;altro aumentata e con essa il valore di realtà.</p>
<p>Ma cominciamo dal principio e per essere precisi da una domanda:<br />
- Che cos&#8217;è un mp3?<br />
Da tanti anni M. mi stimola con le sue domande.<br />
- In che senso?<br />
A volte, lo so bene, è irritante rispondere a una domanda con un&#8217;altra domanda, ma altre è doveroso.<br />
- È fisico?<br />
Aspetto, per come la conosco aggiungerà qualche parolina. Se sapere rispondere (specie a domande tecniche) è una faccenda complessa, saper chiedere è un&#8217;arte.<em></em><br />
- Questi mp3 si ficcano dentro quei cosi per sentire la musica, no? quelle scatolette piatte.<br />
- Gli iPod?<br />
Le direi volentieri che iPod è ormai l&#8217;antonomasia dei lettori multimediali, che solo alcune di quelle scatolette piatte sono veri iPod, ma credo che lo sappia. E poi non mi dà il tempo.<br />
- Sì, quelli. Gli mp3 si mettono lì dentro, no? Che cos&#8217;è un mp3? Un oggetto fisico? Esiste FISICAMENTE?<br />
Non posso sottrarmi, quando vuole sapere una cosa non molla facilmente. Del resto è il suo bello, una vera manna per chi come me pretende e predica che <strong><em>tutto può essere detto a tutti</em></strong>. Quel che fa di lei l&#8217;interlucutrice ideale del divulgatore-didatta accanito è soprattutto il suo rapporto con le tecnologie, un rapporto in continuo divenire soggetto a cambiamenti continui piccoli e grandi. M. usa da anni il computer e l&#8217;informatica e <em>sa</em> molto più di quanto sappia di sapere (una sindrome piuttosto diffusa). Di certo anche sugli mp3. Ma non ha avuto occasione di rifletterci. Almeno fino a qualche giorno prima di pormi la domanda. Come accade a tutti con i ricordi, la nuova curiosità di M. è fortemente motivata dagli affetti: da quello per me (unito alla fiducia che non uscirà dal nostro scambio comunicativo peggio di come ne sia entrata) a quello della causa che di recente l&#8217;ha avvicinata agli mp3: sta registrando come volontaria un audiolibro per non vedenti e consegna i capitoli in formato mp3. Di qui l&#8217;urgenza della domanda, che riprendo nella sua ultima espressione:</p>
<p>- <em>[L'mp3]</em> Esiste FISICAMENTE?</p>
<p>Mi verrebbe da rispondere ancora con una domanda:<br />
- È forse fisico il pensiero?<br />
Ma evito per alcune ottime ragioni: non voglio ripetere l&#8217;errore retorico (rispondere a una domanda con una domanda), non sono ferrato in filosofia e non voglio commettere un grave errore di comunicazione: tirare in ballo i massimi sistemi creerebbe del disagio in M., che potrebbe associarne il sentimento all&#8217;oggetto della sua curiosità ricacciando l&#8217;mp3 nel mistero da cui cerca di liberarlo.</p>
<p>Provo a accontentarmi di una vulgata un po&#8217; rozza:<br />
- L&#8217;mp3 è un modo per codificare i suoni e la codifica&#8230;</p>
<p>È fisica la codifica? Potrei mettermi in guai seri. Prima di cambiare strada chiedo tempo e mi aiuto con un <a href="http://old.demauroparavia.it/">dizionario italiano online</a>, cerco prima <strong><em>codifica</em></strong>, poi giocoforza <strong><em><a href="http://old.demauroparavia.it/23847">codificazione</a></em></strong> (l&#8217;accezione pertinente è <em>traduzione di un messaggio in un determinato codice</em>) e quindi <strong><em><a href="http://old.demauroparavia.it/23834">codice</a></em></strong> (qui scelgo <em>sistema convenzionale in cui a lettere, numeri, parole o altri simboli sono assegnati dei significati arbitrari&#8230;</em>). A proposito di codice mi trattengo a fatica dal dirle che il 27 aprile ricorreva l&#8217;anniversario della nascita di Samuel Morse (la pagina che gli dedica Wikipedia è <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Samuel_Morse">di grande interesse</a>), come ci ha ricordato Google con un logo sobrio e elegante:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/04/morse.jpg"><img class="size-full wp-image-1128 aligncenter" title="morse" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/04/morse.jpg" alt="morse" width="156" height="57" /></a></p>
<p>Approfitto di un silenzio comprensibile quanto allarmante:<br />
- Ce li hai presenti i dischi? I dischi hanno dei solchi, per la verità sono delle spirali, una per ogni brano inciso. Bene. I solchi sono fisici.<br />
- E allora?<br />
I solchi sono fisici, a che somigliano? Prendiamone uno solo per semplicità, una sola spirale. A che cosa fa pensare? Sì, ci sono.<br />
- Pensa al solco a spirale come al modellino di una trincea che in sezione si restringe dall&#8217;alto verso il basso. Ci hai pensato?<br />
- Più o meno.<br />
- Ora immagina di essere in quella trincea, stai camminandoci dentro, la trincea ha pareti lisce di argilla, è stretta più o meno quanto il tuo corpo, puoi allargare i gomiti quel tanto che basta per lasciare dei segni sulle pareti, anzi un segno continuo, anzi due, uno per parete.<br />
Sono quasi arrivato alla stereofonia e sto per incartarmi, mi vedo strangolato dall&#8217;imprudente e impudente fantasia della spirale. Corro ai ripari chiedendo tempo:<br />
- Ci rifletto e ti faccio sapere. Va bene?<br />
- Va bene.<br />
Così mi congedo e resto solo con i miei pensieri fisici di dischi, argilla, solchi, microsolchi. La puntina incide il solco&#8230; e il fucile lo difende? Perbacco, difficile credere che non bevo&#8230; Riproviamo. Il solco rappresenta il suono, giusto? Devo partire dal suono. Che cos&#8217;è il suono? A esempio la voce. Parli in un microfono, anzi no, parli e basta. Meglio se canti. Ecco, sì, canti.<br />
Non va bene, M. si è sempre dichiarata stonata. Torno alla parola. Sei a casa e parli. C&#8217;è qualcuno con te. Tu parli e qualcuno sente. Com&#8217;è possibile? È possibile perché quel qualcuno ha le orecchie. Già, ma com&#8217;è che dalla bocca esce il suono delle parole? Le corde vocali. Le corde vocali vibrano e vibrando spostano l&#8217;aria tutta intorno, le molecole d&#8217;aria tutt&#8217;intorno, dunque le molecole dell&#8217;aria contenuta in gola. Come le spostano? Avanti e indietro. Quelle molecole spingono altre molecole (l&#8217;aria contenuta nella bocca) che ne spingono altre ancora, sempre avanti indietro, provocando continue compressioni e rarefazioni. Se la frequenza delle compressioni e delle rarefazioni supera un certo valore&#8230;<br />
Mi fermo, mi sento come un ragazzino che abbia appena rovesciato sul pavimento i 5000 pezzi di un superpuzzle. E come quando si compone un puzzle è buona norma dividere i pezzi secondo criteri augurandosi che ci siano tutti.<br />
Dieci minuti in ginocchio seduto sui talloni, attenzione al respiro e globi oculari che puntano al terzo occhio, l&#8217;attaccatura superiore del naso. Poi riattacco e in cerca di un ordine faccio appello alla rete:</p>
<p><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/MP3">MP3</a></strong> (per esteso <strong><em>M</em></strong><em>otion <strong>P</strong>icture Expert Group-1/2 Audio Layer <strong>3</strong></em>) è un <a title="Algoritmo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Algoritmo">algoritmo</a> di <a title="Compressione audio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Compressione_audio">compressione audio</a> di tipo <a title="Compressione dati lossy" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Compressione_dati_lossy">lossy</a> in grado di ridurre drasticamente la quantità di dati richiesti per memorizzare un suono, rimanendo comunque una riproduzione accettabilmente fedele del file originale non compresso.</p>
<p>Non è il massimo della chiarezza, provo a bussare <a href="http://computer.howstuffworks.com/mp31.htm">altrove</a>:</p>
<p><strong>The MP3 Format</strong></p>
<p>If you&#8217;ve read <a href="http://computer.howstuffworks.com/cd.htm">How CDs Work</a>, then you know something about how CDs store music. A CD stores a song as <strong>digital</strong> information. The data on a CD uses an uncompressed, high-resolution format. Here&#8217;s what happens when a CD is created:</p>
<ul class="unIndentedList">
<li> Music is sampled 44,100 times per second. The samples are 2 <a href="http://computer.howstuffworks.com/bytes.htm">bytes</a> (16 bits) long.</li>
<li> Separate samples are taken for the left and right <a href="http://electronics.howstuffworks.com/speaker.htm">speakers</a> in a stereo system.</li>
</ul>
<p>So a CD stores a huge number of bits for each second of music:<br />
<strong>44,100 samples/second * 16 bits/sample * 2 channels = 1,411,200 bits per second</strong></p>
<p>Qui addirittura si presume che si conoscano il funzionamento dei CD, l&#8217;informazione digitale, i campioni, la frequenza di campionamento, gli altoparlanti, l&#8217;impianto stereo, i formati non compressi a alta risoluzione. Aggiungerei volentieri un bel po&#8217; di parole chiave propedeutiche: INFORMAZIONE, MESSAGGIO. ARCHIVIO. DOCUMENTO e perché no? anche INTERFACCIA. Tutto da <strong><em>adattare al contesto</em></strong>. Bene. Mi sento meno inutile per la mia amica M.<br />
Che da tanti anni mi costringe a riflettere e (posso ben dirlo) con le sue domande MI FORMA. Ancora una volta: grazie, M., di tutto cuore.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Uomini e topi (espiatori)</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 15:06:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudiomaioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[come funziona]]></category>
		<category><![CDATA[digitopressione]]></category>
		<category><![CDATA[Engelbart]]></category>
		<category><![CDATA[ergonomia]]></category>
		<category><![CDATA[hardware]]></category>
		<category><![CDATA[howstuffworks]]></category>
		<category><![CDATA[mouse]]></category>
		<category><![CDATA[steinbeck]]></category>

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		<description><![CDATA[Milioni e milioni di individui ne tengono uno in mano tutti i giorni per ore in ogni parte del mondo, anche in questo stesso istante, lo trascinano su una superficie, si arrestano di colpo, gli infliggono alcune rapide digitopressioni, semplici o doppie, e ripartono ripetendo più e più volte la sequenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1044" style="margin: 10px;" title="Mice" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/04/mouse_cesar-300x183.jpg" alt="Mice" width="240" height="146" />Milioni e milioni di individui ne tengono uno in mano tutti i giorni per ore in ogni parte del mondo, anche in questo stesso istante, lo trascinano su una superficie, si arrestano di colpo, gli infliggono alcune rapide digitopressioni, semplici o doppie, e ripartono ripetendo più e più volte la sequenza. Di solito hanno scopi precisi, articolati in azioni che definiscono (ciascuno nella propria lingua) <em>aprire</em>, <em>lanciare</em>, <em>salvare</em>, <em>ridimensionare</em>, <em>ripristinare</em>, <em>annullare</em>, <em>confermare</em>, <em>selezionare</em>, <em>chiudere</em>, <em>uscire</em>, <em>spegnere</em>, <em>riavviare</em>.</p>
<p>C&#8217;è poi chi, leggendo sullo schermo un documento qualsiasi o guardando una foto, invece di mordere unghie e matite lo muove di continuo tracciando senza ragione e senza averne coscienza inutili ghirigori. A nulla vale dirgli che quei gesti, innocui e gratuiti all&#8217;apparenza, generano migliaia e migliaia di calcoli al secondo. Avrei per la verità un paio di suggerimenti. Uno è quello di trasformare la pratica in <strong><a href="http://www.mouseprogram.com/move-game.html">allenamento</a></strong>, l&#8217;altro è di osservare i suoi <strong><a href="http://computer.howstuffworks.com/mouse2.htm">visceri</a></strong> imparando a conoscerne la fisiologia&#8230;</p>
<p>Quello <a href="http://computer.howstuffworks.com/mouse4.htm">ottico</a>, a esempio, è dotato di una minuscola fotocamera che scatta (appunto) migliaia di istantanee al secondo. Ogni istantanea viene inviata a un <strong><a href="http://www.techfuels.com/cpu-components/13064-digital-signal-processor-optical-mouse.html">analizzatore</a></strong> che leggendone la struttura rileva le differenze rispetto all&#8217;istantanea immediatamente precedente. Da quelle differenze l&#8217;analizzatore ricava la distanza percorsa dalla nostra vittima e la trasmette in forma di coordinate al computer. Il computer a sua volta utilizza le coordinate per spostare il puntatore sullo schermo. Il tutto accade centinaia di volte ogni secondo e per questo il movimento appare fluido.</p>
<p>Parto di una <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Douglas_Engelbart">intelligenza raffinata</a></strong>, alcuni di noi lo accarezzano con voluttà. Altri ancora, in attesa di premergli il dorso una o due volte, puntano l&#8217;indice verso un ignoto interlocutore, che in quanto ignoto non interloquirà, non si sentirà chiamato in causa, non reagirà con dispetto (indicare col dito è maleducazione) né con violenza, neppure nel caso in cui a essere teso e puntato in avanti sia il medio: ebbene sì, c&#8217;è anche chi mentre lo sposta punta il medio, trasformandolo nella rozza imitazione di un pachiderma appena abbeverato con la proboscide diritta pronta allo scroscio. Cui tocca invece un mucchio di strada.</p>
<p>Infatti, che sia in funzione di uno scopo o a causa della nevrosi, l&#8217;oggetto in questione percorre chilometri su chilometri (qualcuno <strong><a href="http://ttlnews.blogspot.com/2009/01/how-far-do-you-move-your-mouse-cursor.html">li ha contati</a></strong>) senza un lamento, anzi: senza uno squittio. In Francia è <strong><em>souris</em></strong>, in Grecia <strong><em>ποντίκι</em></strong>, <strong><em>maus</em></strong> per i tedeschi, <strong><em>rato</em></strong> per portoghesi e galleghi, <strong><em>raton</em></strong> per gli spagnoli castigliani, per i catalani <strong><em>ratolí</em></strong>, quasi un vezzeggiativo alle nostre orecchie. Noi invece, forse in ossequio a una diffusa <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fear_of_mice">murofobia</a></strong>, non riusciamo a chiamarlo col suo vero nome: <strong><em>topo</em></strong>. Nemmeno in Sicilia, nonostante la rigorosa <strong><a href="http://scn.wikipedia.org/wiki/Mouse#column-one">definizione in lingua</a></strong>:</p>
<p style="padding-left: 30px;">Lu <strong>mouse</strong> è n&#8217;attrizzu nicu junciutu a nu <strong><a title="Computer" href="http://scn.wikipedia.org/wiki/Computer">computer</a></strong> (sia cu o sia senza nu filu) pi tali modu ca muvènnucci si nni fa mòviri nu ndicaturi supra lu schermu, dittu macari <strong><a title="Cursuri (nun ancora scrivutu)" href="http://scn.wikipedia.org/w/index.php?title=Cursuri&amp;action=edit&amp;redlink=1">cursuri</a></strong>, e d&#8217;accussì s&#8217;aiuta la navigazzioni. Spissu si cci nn&#8217;attròvanu li buttuna ê quali ponnu èssiri assignati vari funzioni.</p>
<p>È na palora <strong><a title="Lingua ngrisa" href="http://scn.wikipedia.org/wiki/Lingua_ngrisa">ngrisa</a></strong> chi signìfica: <strong><a title="Surci" href="http://scn.wikipedia.org/wiki/Surci">surci</a></strong>, facirmenti picchì cû sò filu e li soi buttuna, la sò forma assimigghia nu surci. <em>(Di Wikipedia, la nciclupidìa lìbbira)</em></p>
<p>Altre culture sono più benevole verso topi e ratti: primo animale dello <strong><a title="Zodiaco cinese" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zodiaco_cinese">zodiaco cinese</a></strong>, il ratto è per gli induisti la cavalcatura del dio <strong><a title="Ganesha" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ganesha">Ganesh</a></strong>. E è pur vero che le nostre paure si sono stemperate tra la protezione di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gertrude_di_Nivelles">Gertrude di Nivelles</a></strong> e la straordinaria quantità di fumetti e film d&#8217;animazione che hanno per protagonisti dei topi. Ma con buona pace di <strong><a title="Of Mice and Men" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Of_Mice_and_Men">Steinbeck</a></strong> e di Robert Burns che con il suo <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/To_a_Mouse">poema</a></strong> gli suggerì il titolo per noi il mouse resta <strong><em>mouse</em></strong>. Così abbiamo imparato a accettarlo dal <strong><a href="http://www.flickr.com/photos/ross/2068749/">primo esemplare</a></strong> in legno a <a href="http://www.flickr.com/photos/ty_photo/3369443459/"><strong>uno degli ultim</strong>i</a>, con laser e tecnologia Bluetooth (a proposito, per chi non sapesse ecco l&#8217;<strong><a href="http://digg.com/hardware/How_Bluetooth_Works?t=2865397#c2865397">origine di Bluetooth</a></strong>). E forse chiamandolo <strong><em>mouse</em></strong> al di qua e al di là dello stretto intendiamo garantirlo contro una ingiusta persecuzione. Se non fosse che per qualcuno <strong><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2009/02/QB1-computer-Epfl.shtml?uuid=2a0da142-03ed-11de-b262-02b204b540f4&amp;DocRulesView=Libero">la sua fine sarebbe vicina</a></strong>&#8230; Tanto vale allora farsi (sempre che <strong><a href="http://www.flickr.com/photos/fredosan/1816563398/">il gatto dorma</a></strong>) un <strong><a href="http://blip.tv/file/207943">ultimo ballo</a></strong>.</p>
<p>Foto: &#8220;Mouse&#8221; di César S.. su <a href="http://www.flickr.com/photos/rasec/1809746837/">Flickr Creative Commons</a></p>
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		<title>The Restless Mind of a Techie Translator (Una maledizione del traduttore)</title>
		<link>http://www.e-schooloftranslation.org/lingua-e-stile/the-restless-mind-of-a-techie-translator</link>
		<comments>http://www.e-schooloftranslation.org/lingua-e-stile/the-restless-mind-of-a-techie-translator#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 18:11:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudiomaioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[terminologia]]></category>
		<category><![CDATA[traduttore tecnico]]></category>

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		<description><![CDATA[Capita a molti con le canzoni: ne ascolti una e fai fatica a togliertela dalla mente. A volte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table style="text-align: justify;" border="0" cellpadding="10" width="95%">
<tbody>
<tr>
<td width="50%">Capita a molti con le canzoni: ne ascolti una e fai fatica a togliertela dalla mente. A volte non c&#8217;è neppure bisogno di averla ascoltata da poco: è già là, gira in qualche circuito neurale, non puoi riconoscerla, suddivisa in pacchetti secondo un protocollo che non conosci, pacchetti biochimici (neuro-psicobiochimici?) che viaggiano a alta velocità di sinapsi in sinapsi, di dendrite in dendrite mentre tu inconsapevole cerchi di rallentare l&#8217;ossidazione bevendo una tazza di tè verde, rischi di riaccelerarla davanti alla tv, scrivi, mangi, fai la doccia&#8230;</td>
<td style="text-align: right;"><em>How happy is the blameless vestal’s lot!<br />
The world forgetting, by the world forgot.<br />
Eternal sunshine of the spotless mind!<br />
Each pray’r accepted, and each wish resign’d;<br />
Labour and rest, that equal periods keep;</em></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Poi d&#8217;improvviso compare. Da dove? Sono mesi o anni che non la senti eppure è già là: sembra imprigionata nei solchi di un vecchio disco rotto, in un nastro chiuso a anello o nelle lacune di un CD violate dallo sguardo laser indifferente e indiscreto di un lettore che ogni tanto si incanta.</p>
<p>Non vale solo per le canzoni, s&#8217;intende. Può essere un&#8217;<em>ouverture</em>. O un <em>lied</em>. O il disegno ritmico ostinato di un <em>rap</em>. Non importa. Quando arriva a colpire il timpano virtuale del tuo orecchio interiore, quell&#8217;oggetto sonoro, fino a poco prima né identificato né sospettato presente, non ti molla e non ti mollerà per ore, in qualche caso per l&#8217;intera giornata.</p>
<p>Capita a molti, che siano dottori, ingegneri, fattorini, elettrauto, dentisti, giardinieri, fornai. Ma chi per mestiere scrive o traduce è esposto a un altro rischio: cadere preda del suono&#8230; di una parola. E tra chi scrive o traduce esiste una categoria ancora più vulnerabile: il traduttore tecnico.</p>
<p>Oggi ti senti sicuro, non accadrà, sei esonerato. È sabato, hai finito la revisione, il tuo ultimo lavoro attraversa la rete in un lampo e con lui svanisce rapido l&#8217;ultimo elenco di una settimana intensa e variegata: pompe peristaltiche, turbine eoliche, valvole di ritegno, elettrovalvole, fistole, leopardi delle nevi, cristalli giganti, dosatori, cilindri idraulici, schede madri (ti sei dovuto piegare al doppio plurale), tempistica (<em>quelle horreur!</em>) e naturalmente snippet, widget, triplet, weblog, login&#8230; Una oscena litania dell&#8217;onniscienza che per fortuna si dissolve in fretta come i ricordi di <em>Se mi lasci ti cancello</em>, titolo italiano discutibile e discusso del film <strong><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.eternalsunshine.com/">Eternal Sunshine of the Spotless Mind</a></span></em></strong><em> </em>(l&#8217;inglese è un verso della <strong><em><a href="http://www.monadnock.net/poems/eloisa.html">lettera di Eloisa a Abelardo</a></em></strong>). Dunque sono salvo e potrò distrarmi, magari proprio con la lettura di <strong><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alexander_Pope">Pope</a></span></em></strong>.</p>
<p>Ma la maledizione (esterna) del traduttore tecnico a riposo, l&#8217;incantesimo delle parole, può contare su una &#8220;talpa&#8221;, una passione forte che mi accompagna da anni e che ora, celandosi, cospira contro di me. Infatti, quando di colpo il termine-futuro-tormentone si affaccia alla coscienza non lo riconosco. Una piccola sciagura per chi è abituato a sciogliere compulsivamente ogni nodo lessicale si frapponga tra lui e la conoscenza del mondo: resistere non sarà facile.</p>
<p>La parola è <strong>RODIGGIO</strong>. Provo a ignorarla: tante ne passano per la mente e tolgono presto il disturbo. Lei no, lei si mette a girellarmi in testa formando subito un vortice. In questi casi l&#8217;antidoto primario è andare a vedere ma oggi non voglio, mi aspetta (e mi spetta) la storia tragi-romantica dei due sfortunati amanti. Resisterò. E per essere più sicuro di farcela scarico il testo dall&#8217;internet, lo stampo, spengo il computer e mi metto a leggere in poltrona.</p>
<p>Da non credere! Tempo di raggiungere la strofa e il <strong>RODIGGIO</strong> si ficca in ogni verso. Dovevo pensarci: il destino <strong><em>&#8220;se lo assecondi ti guida, se gli resisti ti trascina&#8221;</em></strong>. Eccomi qui alle prese con un grottesco <em>pastiche</em>:</p>
<p><strong><em>The world forgetting RODIGGIO, by the world forgot.</em></strong></p>
<p><strong><em>Eternal sunshine of the RODIGGIO&#8217; s spotless mind!</em></strong></p>
<p><strong><em>RODIGGIO Each pray&#8217;r accepted, and each wish resign&#8217;d</em></strong><strong></strong></p>
<p>Di qualsiasi cosa si tratti, so che ha vinto. Prima di piegarmi del tutto tento con l&#8217;antidoto secondario: immaginare possibili definizioni come si fa nel bel &#8220;gioco del vocabolario&#8221;:</p>
<p>1) <strong>s.m.</strong>, rodaggio limitato ai primi 1000 km, 2) <strong>s.m.</strong>, <em>arc.</em>, villano dedito all&#8217;alcol il cui volto facilmente si infiamma, 3) <strong>n.p.</strong>, Sir Rodigy, <em>it.zzato in</em> Don Rodiggio,<em> </em>eroe negativo di una saga ambientata nel &#8217;600 britannico, 4) <strong>s.m.</strong>, animale mitico simile a un grosso roditore particolarmente estroverso (es.<em> fare il rodiggione</em>)</p>
<p>Niente, non funziona, il vortice continua. Allora mi arrendo a WikiPedia. E finalmente sono libero. Anzi felice: l&#8217;oggetto misterioso c&#8217;entra con la mia forte passione &#8220;talpa&#8221;, i treni. Che hanno fatto (me inconsapevole) da attrattori dopo averne consentito l&#8217;amnesia. Conosco il RODIGGIO come le mie tasche, nella mia non breve carriera di &#8220;traduttore da marciapiede&#8221; (pendolare ferroviario) ne ho visti a centinaia. E voi? Un consiglio: non cercatelo sul dizionario, spesso non c&#8217;è. Meglio <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rodiggio">qui</a></strong>. Vedrete: da oggi mai più senza.</p>
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		<title>Impigliato nella rete</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 15:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudiomaioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[breviari]]></category>
		<category><![CDATA[Il mestiere di scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[promessi sposi]]></category>
		<category><![CDATA[rete]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura professionale]]></category>

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		<description><![CDATA[Claudio Maioli riparte per il suo viaggio tra le maglie delle scritture e questa volta nello zaino ci mette un breviario.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-584" style="margin: 10px;" title="net_miemo" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/03/net_miemo-300x199.jpg" alt="Reti colorate" width="240" height="159" align="left" /></p>
<p>Se le cerchi si nascondono. Non sempre. Ma spesso preferiscono affacciarsi quando pare a loro. La prima idea di oggi era uno scritto o una breve serie intitolata <em>Leggere per scrivere</em> e dedicata a alcuni libri fondamentali, i miei <em>livres de chevet</em>, quei libri da tenere sul comodino, da aprire ogni tanto e leggere a caso per trovarvi qualche risposta, qualche buona domanda o un po&#8217; di conforto e da trasformare quando esci in <em>livres de sac à dos</em> per portarteli appresso.</p>
<p>Dunque un titolo c&#8217;era. Ma subito l&#8217;ipertesto si è messo in moto. Quei libri, ho pensato, sono come breviari. &#8220;Ecco&#8221;, mi dico, &#8220;forse sarebbe meglio <em>Breviario</em> o <em>Breviari</em>, magari senza metterlo subito per creare un pizzico di suspense&#8230;&#8221;. La suspense, ho letto mille volte in tanti e tanti manuali di scrittura, non è esclusiva di gialli, noir, avventure, meglio se c&#8217;è in ogni testo, serve a incuriosire il lettore perché non abbandoni troppo presto&#8230; Ci vuole un altro titolo. Mi viene <em>Amici fidati</em>. Non è meraviglioso, anzi è un po&#8217; stucchevole, retorico e&#8230; canino. Lo terrò solo come indicazione. Intanto mi occupo del <em>breviario</em>, poi penserò a come costruire la sorpresa.</p>
<p>Cerco in rete. La prima occorrenza è Breviario romano, libro liturgico. A me <em>breviario</em> interessa nel significato esteso di <em>compendio</em>, <em>riassunto</em>, <em>sommario</em>, come trovo alla 3<sup>a</sup> voce del De Mauro Paravia online:</p>
<p><a href="http://www.demauroparavia.it/lemmario">http://www.demauroparavia.it/lemmario</a></p>
<p>(<strong>TS</strong> <em>lett</em>, ovvero tecnico &#8211; specialistico in letteratura, dicono le abbreviazioni che precedono il termine Sinonimi).</p>
<p>Potrei tornare a Google, invece indugio. Basta un attimo: accanito, l&#8217;ipertesto si rimette a vagare. <em>Gira il mondo gira//nello spazio senza fine&#8230;</em> &#8220;Come si dirà in inglese? E magari in francese e spagnolo?&#8221; &#8220;Che te ne importa?&#8221; &#8220;Lasciami fare.&#8221; . L&#8217;accanito scalpita. Come per il destino, anche per lui vale che <em>se lo assecondi ti guida, se gli resisti ti trascina</em>. Dunque lo lascio fare, anzi: MI lascio fare.</p>
<p>Apro WordReference (<a href="http://www.wordreference.com/It/">http://www.wordreference.com/It/</a>), dizionario in rete con varie coppie di lingue (una è sempre l&#8217;inglese, non sono ammessi gli incroci). Unica traduzione è <em>book of hours</em>. Mi piace, sa di compagnia, la compagnia di un libro evoca belle immagini di quiete, interesse, attenzione ma anche conforto, proprio ciò che tante volte si cerca nei libri da comodino (o da zaino). Bene, vedo ancora la riva, è un conforto, mi quieto. Ma con la troppa quiete non si va lontano. Così metto <em>book of hours</em> nel motore di WordReference, cambio coppie linguistiche, trovo in francese <em>livre d&#8217;heures</em>. E allora? Allora lo prendo e lo cerco nell&#8217;altra direzione, dal francese all&#8217;inglese (non mi chiedo perché, ormai sono lanciato), Trovo questa risposta:</p>
<p>No translation found for &#8216;livre d&#8217;heures&#8217;.</p>
<p>Non male. Mi ostino, avevo detto &#8220;magari in spagnolo&#8221;, ma prima, ormai sospettoso, cerco <em>book of hours</em> verso l&#8217;italiano e qui la coppia funziona, mi si restituisce <em>breviario</em>. Vuoi vedere che funziona anche con lo spagnolo? Sì e no. L&#8217;espressione non c&#8217;è, scorro, scorro e, poiché so, trovo</p>
<p><strong>prayer book, </strong>devocionario (<em>religión</em>) e <strong>prayer book</strong>, libro de oraciones (<em>religión</em>).</p>
<p>Per scrupolo vado fino in fondo alla pagina:</p>
<p>Forum discussions with the word(s)<strong> </strong>&#8220;<strong>book of hours</strong>&#8220;<strong> </strong>in the title:</p>
<p>No titles with the word(s)<strong> </strong>&#8220;<strong>book of hours</strong>&#8220;<strong>.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Mi basta. Anche perché si affaccia un&#8217;altra urgenza in forma di <em>binomio fantastico</em>, la tecnica inventata da Gianni Rodari per mettere in moto l&#8217;immaginazione e produrre storie. Il mio binomio è composto da <em>breviario</em> e <em>spagnolo</em>. Tra le associazioni con <em>spagnolo</em>, che non conosco come lingua, si affaccia per prima una frase: <em>Adelante, Pedro, si puedes</em>.   Torno alla rete e propongo a Google un mio binomio che in realtà è un trinomio: <em>breviario promessi sposi</em>. Trovo un passo già nel primo <em>snippet</em> (vuol dire <em>ritaglio</em>, è il testo subito sotto il link (<em><a href="http://books.google.it/books?id=2rIpAAAAYAAJ&amp;pg=PA4&amp;lpg=PA4&amp;dq=breviario+promessi+sposi&amp;source=bl&amp;ots=YO-P4HUJIK&amp;sig=MiHZEAP86iMky4WGuAdiugtXfkU&amp;hl=it&amp;ei=tXadSbfXKo-X_gblpPiZBQ&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;resnum=1&amp;ct=result">I <em>promessi sposi</em>: storia milanese del sec. XVII. &#8211; Risultati da Google Libri</a> di Alessandro Manzoni <strong>- </strong>1828</em><strong>) </strong>che in poche righe informa sul contenuto della pagina)<strong>, </strong>poi apro. L&#8217;indirizzo è lunghissimo. Meglio il passo, magari dall&#8217;inizio:</p>
<p><em> &#8220;Per una di queste stradicciuole, tornava bel bello dal passeggio verso casa, in sulla sera del 7 di novembre dell&#8217;anno 1628, don Abbondio, curato d&#8217;una delle terre accennate di sopra: il nome di questa, né il casato del personaggio, non si trovano nel manoscritto, né in questo luogo, né in seguito. Diceva tranquillamente il suo uffizio, e alcuna volta, tra un salmo e l&#8217;altro, richiudeva il breviario tenendovi entro, per segno, l&#8217;indice della mano destra&#8230;&#8221;</em></p>
<p>Lo leggo e lo rileggo tante tante volte, sono incantato. E pensare che al ginnasio&#8230;</p>
<p>L&#8217;idea era un&#8217;altra, ho finito per lasciare i miei <em>livres de chevet</em> sul comodino. Ma va bene così, anzi: chissà che non ne aggiunga uno, tornato da tanto lontano. Anche questo può accadere quando si resta impigliati nella rete.</p>
<p><em>Foto <a title="Fishing nets in Karpathos, Greece. " href="http://flickr.com/photos/miemo/210258035/" target="_self">Nets</a> su Flickr di miemo </em></p>
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		<title>Outing di un formatore</title>
		<link>http://www.e-schooloftranslation.org/ritratti/outing-di-un-formatore</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 18:13:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudiomaioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ritratti]]></category>
		<category><![CDATA[didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Jean Guitton]]></category>

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		<description><![CDATA[Claudio Maioli esce alla scoperto e racconta una sua particolare ossessione di formatore: l'accanimento didattico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-494" style="margin: 10px;" title="A scuola" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/02/dame_school-150x150.jpg" alt="A scuola" width="196" height="196" />Ebbene lo confesso: da molto tempo so di esserne affetto, anche se fino a oggi non avevo osato informarmi&#8230; Si sa che accade agli studenti di medicina, a tutti senza distinzione: cominci a studiare e a ogni malattia ti fissi che potresti averla anche tu. Da fuori sembra una specie di smania. &#8220;Le vuoi avere tutte,&#8221; dicevo tanti anni fa senza troppo garbo a un amico che studiava appunto medicina e che probabilmente non conosceva la grande utilità di riconoscere su di sé i sintomi più vari, percorso necessario per imparare l&#8217;identificazione e allenarsi all&#8217;empatia con i futuri pazienti.</p>
<p>Ma almeno quella degli studenti di medicina è un&#8217;ossessione condivisa nonché supportata (e stemperata) da una vasta aneddotica. Io invece a ingegneria ero solo con la mia sindrome latente. I miei colleghi badavano a dare esami e prepararsi una carriera senza preoccuparsi di capire e spiegare sempre proprio tutto fino in fondo. Eppure saranno stati anche loro bambini, pensavo, avranno frantumato le riserve di pazienza dei padri e delle madri più disponibili con i loro bravi &#8216;perché questo è così&#8217; e &#8216;perché quello è cosà&#8217; e &#8216;come si fa questo&#8217; e &#8216;come si fa quell&#8217;altro&#8217;. Per me era diverso, la curiosità, il segno più forte e chiaro della sindrome latente, invece di attenuarsi aumentava. Fino allo scabroso svelamento.</p>
<p>A che serve prendere tempo? Oggi ho deciso di confessare. In più suggellerò la svolta con un gesto simbolico&#8230; e molto molto banale: la ricerca nell&#8217;internet della mia sindrome, ormai acclarata dopo anni di esercizio: l&#8217;<a title="Ricerca di &quot;accanimento didattico&quot; su Google" href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;q=%22accanimento+didattico%22&amp;btnG=Cerca&amp;meta=" target="_blank"><strong><em>accanimento didattico</em></strong></a>.</p>
<p>I circa 410 risultati dimostrano che non sono solo. Bene. Anzi, no. In anni di esercizio ovviamente accanito la mia presunta solitudine si era trasformata via via nell&#8217;illusione di una paternità e di un&#8217;esclusiva. Gli esseri umani passano la vita nel difficile equilibrio tra il confondersi e il distinguersi gli uni con e dagli altri. Così quando qualcuno mi chiedeva di spiegare qualcosa non pensavo certo di essere l&#8217;unico a potergli dare soddisfazione. Poi però l&#8217;accanimento cresceva e cresceva e cresceva. Mi sarei spinto talmente in là, sarei sceso così in basso che anche un sasso avrebbe capito. Nessun altro aveva una tale capacità di approfondire controllando man mano lo sguardo del richiedente: era ancora sveglio, per niente pentito, interessato e a volte persino ammaliato&#8230;</p>
<p><strong><em>Chunk up</em></strong>, <strong><em>chunk down</em></strong>, due espressioni inglesi affiorano di colpo alla coscienza dal formidabile ipertesto che non ci abbandona neanche nel sonno. Hanno a che fare con i livelli di comprensione (verso l&#8217;alto, verso il basso) nella comunicazione, dunque anche con la didattica e l&#8217;accanimento? In rete trovo che significano &#8216;induttivo&#8217; e &#8216;deduttivo&#8217;, perciò c&#8217;entrano soprattutto con il metodo. Breve delusione, mi piaceva associarle a una specie di speleologia del conoscere. Ne esco subito grazie a una frase che mi viene in soccorso:</p>
<p align="center"><em>Le verità più preziose sono quelle che si scoprono per ultime; ma le verità più preziose sono i metodi</em>.</p>
<p>È di Nietzsche, ci possiamo stare. L&#8217;ho ricopiata da uno dei miei breviari preferiti, <strong><em>Il lavoro intellettuale</em></strong>. Jean Guitton l&#8217;ha scelta come epigrafe della prefazione.</p>
<p>L&#8217;accanimento della ricerca virtuale (compagno spesso inseparabile dell&#8217;altro accanimento) si scioglie ora nel contatto con un libro. E che libro. Chi vuole prosegua con la navigazione, magari in attesa di comprare una copia di Guitton (le edizioni sono le Paoline, quelle di <em>Famiglia Cristiana</em>, che ce ne fossero in questi tempi bui), alcuni link sono qui sotto.</p>
<p><a href="http://creatingminds.org/tools/chunking.htm"><span style="text-decoration: underline;">Chunking</span></a><br />
Then <em>chunk up</em> using inductive reasoning to creative an explanatory theory. Then <em>chunk down</em> though deduction to a hypothesis about what should work in <strong>&#8230;</strong><br />
<span style="color: 0,128,0;"><cite>creatingminds.org/tools/<strong>chunk</strong>ing.htm &#8211; 18k -</cite></span> <a href="http://209.85.129.132/search?q=cache:SDHCDWutSkYJ:creatingminds.org/tools/chunking.htm+chunk+up+chunk+down&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;cd=1&amp;gl=it">Copia cache</a> &#8211; <a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;q=related:creatingminds.org/tools/chunking.htm">Pagine simili</a></p>
<p><a href="http://www.empatec.com/archive/jun07.htm"><span style="text-decoration: underline;">Do you &#8220;<em>chunk up</em>&#8221; to the bigger picture, or &#8220;<em>chunk down</em>&#8221; to the &#8230;</span></a><br />
So, do you habitually <em>chunk up</em> or <em>chunk down</em>? Notice what your colleagues tend to do and see if this correlates with how well you get on with them or how <strong>&#8230;</strong><br />
<em><span style="color: 0,128,0;">www.empatec.com/archive/jun07.htm &#8211; 11k &#8211; </span></em><a href="http://209.85.129.132/search?q=cache:CtnqxGCss-oJ:www.empatec.com/archive/jun07.htm+chunk+up+chunk+down&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;cd=2&amp;gl=it">Copia cache</a> &#8211; <a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;q=related:www.empatec.com/archive/jun07.htm">Pagine simili</a></p>
<p><a href="http://www.blogcatalog.com/discuss/entry/chunk-up-chunk-down"><span style="text-decoration: underline;"><em>Chunk up Chunk Down</em> // General Discussion // BlogCatalog</span></a><br />
Think of something like &#8216;tree&#8217; and then say <em>up</em>/ <em>down</em>. If &#8216;<em>Up</em>&#8216; The person that follows has to then say something that &#8216;<em>chunks up</em>&#8216; from tree <strong>&#8230;</strong><br />
<em><span style="color: 0,128,0;">www.blogcatalog.com/discuss/entry/<strong>chunk</strong>-<strong>up</strong>-<strong>chunk</strong>-<strong>down</strong> &#8211; 23k </span>- </em><a href="http://209.85.129.132/search?q=cache:7roTEAbNtf8J:www.blogcatalog.com/discuss/entry/chunk-up-chunk-down+chunk+up+chunk+down&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;cd=3&amp;gl=it">Copia cache</a> &#8211; <a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;q=related:www.blogcatalog.com/discuss/entry/chunk-up-chunk-down">Pagine simili</a></p>
<p><a href="http://www.manifestation.com/neurotoys/chunking.php3"><span style="text-decoration: underline;">Flashcards for linguistic chunking</span></a><br />
For example, when you think of yourself, you could call yourself by name, <em>chunk down</em> and consider the bones and organs of your body, or <em>chunk up</em> and think <strong>&#8230;</strong><br />
<em><span style="color: 0,128,0;">www.manifestation.com/neurotoys/<strong>chunk</strong>ing.php3 &#8211; 5k </span>- </em><a href="http://209.85.129.132/search?q=cache:looa1vvlV90J:www.manifestation.com/neurotoys/chunking.php3+chunk+up+chunk+down&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;cd=4&amp;gl=it">Copia cache</a> &#8211; <a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;q=related:www.manifestation.com/neurotoys/chunking.php3">Pagine simili</a></p>
<p><em>Foto:  <a title="A dame's school" href="http://flickr.com/photos/nationalmediamuseum/2781207528/" target="_blank">A Dame&#8217;s  School</a> (Foto Flickr Commons)</em></p>
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		<title>Il traduttore (tecnico) curioso e diligente. A tempo pieno.</title>
		<link>http://www.e-schooloftranslation.org/lingua-e-stile/il-traduttore-tecnico-curioso-e-intelligente</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 17:41:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudiomaioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[technical writing]]></category>
		<category><![CDATA[traduttore tecnico]]></category>

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		<description><![CDATA[Scena 1a, est. giorno, crepuscolo &#8220;Tremando nei suoi vapori l&#8217;enorme mostro giallo spalmava una lingua nera fumante sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Scena 1<sup>a</sup>, est. giorno, crepuscolo</h2>
<p><em>&#8220;Tremando nei suoi vapori l&#8217;enorme mostro giallo spalmava una lingua nera fumante sul dorso della collina. Presto tanti nuovi occhi ciechi o distratti sarebbero passati di lì e lui non poteva permetterlo.<br />
Spinse la leva con un colpo secco. Il boato risuonò in tutta la valle. Furono alcuni lunghissimi minuti.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nebbia e pioggia sottile, marciapiede deserto. È quasi buio, chiudo il libro. Muovo qualche passo, aggiusto la sciarpa sotto il bavero alzato, calco il berretto sulle orecchie e sugli occhi: inutile, il mostro giallo è sempre lì tra i suoi vapori, mi gira in testa come un nastro chiuso a anello. L&#8217;orologio si distingue appena, ancora cinque minuti. Qualche altro passo e di colpo un frullo mi sfiora muovendo l&#8217;aria, nero come la lingua fumante del mostro. Giro piano la testa. Tutto sembra immerso in un lago di orzata (c&#8217;entra qualcosa con l&#8217;orzo? Vedremo.)</p>
<p style="text-align: justify;">Il campanello non suona, forse l&#8217;hanno soppresso&#8230; Riprendo il cammino e mi metto a contare i piedi, com&#8217;è la conversione? Non importa, ci penserò dopo. Due piedi, tre piedi&#8230; undici piedi&#8230; novantotto piedi. Sono quasi in fondo, sto per girarmi, faccio perno sulla gamba destra che ha un fremito. Poi finalmente lo vedo. È proprio lui, enorme, giallo e mostruoso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche immobile sul binario morto, inoffensivo: finalmente esco dal torpore e lo guardo. Il mostro ha una scritta sul fianco, MATISA. Fa troppo freddo per prendere nota, così me la ripeto e invento qualche acronimo, un trucco per ricordare. A casa (ora sono certo di tornarci, il campanello sta trillando) cercherò in Internet.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Scena 2<sup>a</sup>, int. sera</h2>
<p style="text-align: justify;">Il traduttore curioso è a casa davanti allo schermo del computer, collegato alla rete. Apre il browser, digita in Google (pagine in italiano) <strong>matisa</strong> e <strong>ferrovie</strong> e trova alla terza occorrenza:</p>
<p><a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;ct=res&amp;cd=3&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.gcf.it%2Fmacchine.html&amp;ei=LfaKSe3AGoz40QW1muihBw&amp;usg=AFQjCNHRkvQ_5vexaVtdeuuSxDoVcOq_GQ&amp;sig2=ezdwKlU5kx9QVgO1jtopKQ"><span style="text-decoration: underline;">GCF &#8211; Generali Costruzioni <em>Ferroviarie</em> S.p.A.</span></a><br />
ARMAMENTO <em>FERROVIARIO</em>. N°. DESCRIZIONE MACCHINA. TIPO. 1. TRENO DI RINNOVAMENTO COMPLETO DI CARRI DI SERVIZIO. <em><strong>MATISA</strong></em> &#8211; TIPO P90 &#8230;<br />
<cite><span style="color: #008000;">www.gcf.it/macchine.html &#8211; 17k -</span> </cite><a href="http://209.85.129.132/search?q=cache:NveDfFopyyYJ:www.gcf.it/macchine.html+matisa+ferrovie&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;cd=3&amp;gl=it&amp;lr=lang_it"><span style="text-decoration: underline;">Copia cache</span></a> &#8211; <a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;lr=lang_it&amp;q=related:www.gcf.it/macchine.html"><span style="text-decoration: underline;">Pagine simili</span></a></p>
<p>Le foto sono piccole, tenta il link successivo:</p>
<p><a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;ct=res&amp;cd=4&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.trainzitaliafoto.com%2Fshowphoto.php%2Fphoto%2F24374&amp;ei=LfaKSe3AGoz40QW1muihBw&amp;usg=AFQjCNGXKXbOCecKUQd5lONnJdWPCYV3Gw&amp;sig2=RbvRRTggCi-c6mHQeJvl1g"><span style="text-decoration: underline;">TrainZItalia Foto &#8211; Foto di Treni e <em>Ferrovie</em></span></a><br />
TrainZItaliaFoto &#8211; Foto: foto <em>ferroviarie</em> e di trasporti su rotaia. &#8230; scrivi alcune (massimo 10) parole chiave (separate da spazio): <em><strong>Matisa</strong></em> &#8230;<br />
<span style="color: #008000;"><cite>www.trainzitaliafoto.com/showphoto.php/photo/24374 &#8211; 24k &#8211; </cite></span><a href="http://209.85.129.132/search?q=cache:fizSM9dpHR4J:www.trainzitaliafoto.com/showphoto.php/photo/24374+matisa+ferrovie&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;cd=4&amp;gl=it&amp;lr=lang_it"><span style="text-decoration: underline;">Copia cache</span></a> &#8211; <a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;lr=lang_it&amp;q=related:www.trainzitaliafoto.com/showphoto.php/photo/24374"><span style="text-decoration: underline;">Pagine simili</span></a></p>
<p style="text-align: justify;">Qui riconosce facilmente un veicolo simile a quello visto in stazione, persino l&#8217;inquadratura è giusta. Si tratta (sotto la foto c&#8217;è un collegamento ipertestuale) di una <strong>rincalzatrice</strong>. Il traduttore curioso non ha la più pallida idea di che cosa significhi ma l&#8217;oggetto è già più familiare: non solo l&#8217;ha visto e osservato perché ha attirato la sua attenzione, ma ora sa come si chiama: è aumentato il suo valore di realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Il traduttore curioso è anche diligente e diligentemente ricorda da un vecchio corso di formazione una citazione dal buon Terenzio: <em>Tutto ciò che è umano mi riguarda</em>. Quello strano veicolo è stato certamente costruito da umani  per umani, perciò in qualche modo lo riguarda. In più i treni gli piacciono. Fa clic sul collegamento. Ottiene solo un&#8217;immagine più grande.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è quello che cercava, ma già che c&#8217;è la salva in una cartella 0_IMMAGINI all&#8217;interno della cartella 0_MIEI interna alla cartella 0_AUTOFORMAZIONE (il simbolo &#8220;0&#8243; seguito da &#8220;_&#8221; (trattino basso o underscore) serve a designare le cartelle create da lui e non dal sistema o da applicazioni).</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto apre nel browser un&#8217;altra finestra per non perdere il filone di ricerca. Nel campo digita <strong>rincalzatrice</strong> (sempre nelle <strong>pagine in italiano)</strong>. Al primo posto compare Wikipedia con la voce <strong>Rincalzatrice ferroviaria</strong>. Ecco il collegamento:</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rincalzatrice_ferroviaria"><span style="text-decoration: underline;"><em>R</em><em>incalzatrice</em> ferroviaria &#8211; Wikipedia</span></a><br />
La <em><strong>rincalzatrice</strong></em> ferroviaria è una macchina per la manutenzione ordinaria e sistematica dell&#8217;armamento delle linee ferroviarie. <strong>&#8230;</strong><br />
<cite><span style="color: #008000;">it.wikipedia.org/wiki/<strong>Rincalzatrice</strong>_ferroviaria &#8211; 27k -</span> </cite><a href="http://209.85.129.132/search?q=cache:zZm9Clb0LQQJ:it.wikipedia.org/wiki/Rincalzatrice_ferroviaria+rincalzatrice&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;cd=1&amp;gl=it&amp;lr=lang_it"><span style="text-decoration: underline;">Copia cache</span></a> &#8211; <a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;lr=lang_it&amp;pwst=1&amp;q=related:it.wikipedia.org/wiki/Rincalzatrice_ferroviaria"><span style="text-decoration: underline;">Pagine simili</span></a></p>
<p>Fa clic per aprire e salva. Poi legge il primo paragrafo:</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>rincalzatrice ferroviaria</strong> è una macchina per la manutenzione ordinaria e sistematica dell&#8217;armamento delle <a title="Ferrovia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ferrovia">linee ferroviarie</a>. La sua funzione è di effettuare la rincalzatura del <a title="Binario (ferrovia)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Binario_%28ferrovia%29">binario</a>, cioè portarlo al livello richiesto dalle specifiche di costruzione. L&#8217;operazione è simile a quella che comunemente viene fatta con i cuscini in piume d&#8217;oca o di lana quando desideriamo dargli una nuova forma, prima di addormentarci.</p>
<p style="text-align: justify;">Bene. Per oggi può bastare, è ora di pensare alla cena.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Conclusioni</h2>
<p style="text-align: justify;">Iniziando dalla fine, il frammento di Wikipedia è confortante e per lo più comprensibile: a eccezione (forse) di <em>armamento</em> (e naturalmente <em>rincalzatrice</em> e <em>rincalzatura</em>) gli altri termini sono di uso corrente, anche se l&#8217;espressione <em>specifiche di costruzione</em> è decisamente tecnica. E la metafora dei cuscini da sprimacciare rende l&#8217;argomento ancor più familiare. Si può dire che la curiosità abbia dato i suoi frutti. Ma di che cosa stiamo scrivendo?</p>
<p style="text-align: justify;">Il protagonista delle due scene è un traduttore tecnico a tempo pieno e forse un po&#8217; ossessivo (ma non guasta: apprezzerebbe a esempio John Irving, che nel romanzo <em>Hotel New Hampshire</em> fa dire a un personaggio più o meno &#8220;Se vuoi realizzare qualcosa, quella cosa deve diventare per te un&#8217;ossessione.&#8221;). Qui l&#8217;ossessione è complice della curiosità, che non lo abbandona mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, mentre in un pomeriggio di un gelido inverno aspetta il treno a alta frequentazione (e bassa frequenza!) che dovrebbe riportarlo a casa, si mette a leggere la raccolta <em>Storie in 50 parole</em>. Il racconto che ha scelto aprendo a caso gli procura una lieve inquietudine, amplificata dal luogo e dal tempo meteorologico. Ma c&#8217;è un modo sicuro di ingannare l&#8217;attesa e persino il filo di angoscia: osservare.</p>
<p>Osservare, annotare/ricordare, cercare. Il mondo del traduttore tecnico è pieno di oggetti misteriosi. Agli inizi sono tantissimi, poi&#8230; continuano a essere tanti, ma fanno sempre meno paura. Specie se si è curiosi e diligenti. Magari a tempo pieno.</p>
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		<title>Scrivere per riflettere, formare e farsi una cultura</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 15:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudiomaioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[auto-formazione]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[metascrittura]]></category>
		<category><![CDATA[motori di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[parole chiave]]></category>

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		<description><![CDATA[Da una semplice ricerca nella rete possono scaturire riflessioni e appunti. Claudio Maioli ci accompagna nel suo diario di metascrittura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono davanti al computer, la finestra del programma di scrittura è già aperta. Dalla barra delle applicazioni<em> </em>avvio <strong>Firefox </strong>(si può ancora scrivere senza l’<em>internet</em>?), compare la pagina iniziale. È impostata su <strong>Google </strong>come milioni di pagine iniziali di milioni di browser avviati, magari in questo stesso momento, in molte parti del mondo da milioni di persone che in questo stesso momento hanno aperto una finestra sulla rete.<br />
Oggi, mercoledì 28 gennaio 2009, sopra il <strong>campo di ricerca</strong> c’è un rettangolo di circa 6 centimetri per 2,5 colorato, un intrico di filacce bianche, nere, marroncine, grigette e qua e là, in numero molto inferiore, arancioni. Potrebbe essere un marmettone, uno scampolo di tappeto in lana cotta, un cartoncino su cui qualcuno ha scarabocchiato dei colori. Quando ingrandisco al massimo (tasto CTRL + rotellina del mouse in avanti) so già di che si tratta: ci sono passato sopra poco fa con il puntatore, che si è trasformato in manina facendo comparire la scritta <strong>Anniversario della nascita di Jackson Pollock</strong> – per gentile concessione della Fondazione Pollock-Krasner /ARS, NY. Copio l’immagine (clic col tasto destro e Copia immagine) e la incollo qui sotto, appena andato a capo con il tasto Invio (clic col destro e Incolla)</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-237" title="pollock2" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/01/pollock2.jpg" alt="pollock2" width="276" height="130" /></p>
<p style="text-align: justify;">L’immagine è sul bordo sinistro della pagina, forse dovrei dire sul margine, magari sul margine del foglio, sarei tentato di chiarire: che cos’è una pagina, che cos’è un foglio? Ma rimando a un altro momento, ora l’urgenza è piazzare (posizionare) il mio Pollock per gentile concessione al centro (della pagina o del foglio). Faccio clic sull’immagine con il tasto sinistro, compare un bordo con maniglie, prova dell’avvenuta selezione. L’operazione successiva (sposto il puntatore in alto fino alla barra degli strumenti, lo posiziono sull’icona delle lineette orizzontali allineate al centro e faccio clic una volta con il sinistro) non posso descriverla in corso d’opera: se per continuare a scrivere facessi comparire il cursore a inizio riga successiva dopo l’immagine (clic con il sinistro) la selezione verrebbe annullata e non potrei spostare l’immagine.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-238 aligncenter" title="pollock3" src="http://www.e-schooloftranslation.org/wp-content/uploads/2009/01/pollock3.jpg" alt="pollock3" width="276" height="130" /></p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto decido di controllare il numero di parole, vincolato dalla committenza. Per farlo devo selezionare il testo. Ci sono ovviamente più modi (gioie e dolori dei moderni e sofisticatissimi programmi applicativi), io scelgo di<br />
1.    portare il puntatore all’inizio del testo (in questo caso in alto a sinistra del foglio o della pagina),<br />
2.    fare clic con il tasto sinistro (il puntatore si trasforma in cursore) e tenendolo premuto<br />
3.    trascinare il mouse fino alla fine del testo, che diventa bianco su fondo nero.<br />
Riporto il puntatore in alto sulla barra dei menu, la seconda striscia orizzontale dall’alto della finestra, subito sotto la barra del titolo, seleziono Strumenti, si apre il menu a discesa, scelgo Conteggio parole (si vede con difficoltà anche a causa della scelta del corsivo, ma la prima delle g di Conteggio è sottolineata, perché?) e leggo: fin qui sono quasi cinquecento, mi devo fermare.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p style="text-align: justify;">Ti dicono “scrivi un pezzo di tot parole” e ti definiscono il campo con un po’ di parole chiave. Tu scrivi, poi rileggi, riscrivi, rifletti, capisci e commenti.<br />
Hai applicato una specie di <strong>metascrittura</strong>, hai ragionato cioè sul testo man mano che lo scrivevi. Ma c’è dell’altro: qua e là hai evidenziato parole e espressioni. Perché?<br />
A esempio per suggerire ai lettori di convertire quelle parole e quelle espressioni in collegamenti ipertestuali trasformando il testo in un <strong>ipertesto </strong>formativo e autoformativo.<br />
Provateci. Che lo vogliate o no, mentre leggete la vostra mente lo fa di continuo. Provate a farlo consapevolmente. Partite da dove vi pare, magari da Anniversario della nascita di Jackson Pollock – per gentile concessione della Fondazione Pollock-Krasner /ARS, NY.<br />
Trovate le vostre<strong> parole chiave</strong>, i vostri link. E se vi va fateci sapere.</p>
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