Traduzione letteraria e traduzione tecnica: due professionalità separate?

Pubblicato il 03-04-2009 da Stefano Spila  
Archiviato in Professione

catdogI due settori della traduzione letteraria e della traduzione tecnica vengono considerati spesso come nettamente distinti tra loro. A mio avviso ci sono molte ragioni che dovrebbero spingere un traduttore professionista a operare in entrambi i settori con vantaggi per tutte e due le specializzazioni.

Saper affrontare la terminologia in letteratura

Tempo fa lessi la traduzione italiana di un romanzo di un noto scrittore americano che narrava la storia di un lungo viaggio in acque interne a bordo di una barca. La parte più letteraria del racconto era stata tradotta molto bene, ma non appena i protagonisti  salivano a bordo dell’imbarcazione o discutevano di aspetti tecnici legati alla navigazione, iniziavano grandi problemi terminologici, di comprensione e resa in italiano degli aspetti tecnici/nautici del testo originale.

Già questa mi sembra un’ottima ragione per non perdere di vista l’importanza, anche per coloro che scelgono la traduzione editoriale/letteraria, di imparare a documentarsi a fondo su argomenti tecnici specifici e di saperli tradurre.  Le case editrici, altrimenti, dovranno sempre ricorrere a revisori esperti di determinate materie, benché l’ideale per loro sarebbe vedere le due figure riunite in una sola.

L’importanza dello stile nella traduzione tecnica

Al tempo stesso, però, ci sono valide ragioni per le quali anche un traduttore tecnico dovrebbe svolgere, quando possibile, il ruolo di traduttore letterario. Questo per non perdere di vista l’importanza dell’eleganza nella scrittura, la capacità di alleggerire i periodi più pesanti, di ribaltare certe costruzioni riportandole nell’ordine più naturale per la sua madrelingua e di “riscrivere” nella propria lingua il testo laddove necessario.
In questo modo, il traduttore renderà più leggibili anche le traduzioni tecniche, spesso pesanti e per questo meno comprensibili.

È inoltre importante alternare manuali e documenti tecnici con la traduzione di testi più stimolanti e meno alienanti, affiancando la traduzione tecnica a quella di un libro interessante, che lasci maggiore spazio alla creatività e alla ricerca di soluzioni nuove per rendere l’originale nella propria lingua, soluzioni che naturalmente potranno poi andare anche a vantaggio di testi di altra natura.

Le tariffe: diversità di trattamento

Rendendo complementari le due attività sarà possibile inoltre innalzare la tariffa media, poiché nella traduzione tecnica è possibile ottenere compensi più elevati, mentre nella traduzione letteraria le tariffe sono solitamente più basse. Inoltre, il traduttore potrà bilanciare un lavoro alienante con un lavoro più gratificante dal punto di vista creativo.

Anche il tema delle retribuzioni, infatti, non può essere ignorato. In Italia, anche se alcuni parlano di punte di 33 euro a cartella, le retribuzioni più diffuse nell’editoria oscillano tra gli 8 e i 15/18 euro a cartella da 1.800 e in alcuni casi da 2.000 battute. D’altra parte, la traduzione tecnica permette di ottenere compensi decisamente più elevati anche grazie all’uso di software di traduzione assistita che migliorano la produttività.

La visibilità

Altre correlazioni tra queste due attività sono evidenti se pensiamo al tema della visibilità del traduttore. Nel campo della traduzione tecnica il più grande riconoscimento che un traduttore possa ricevere è anche il più paradossale. Quando ti dicono che per anni nessuno si è accorto che i testi che hai tradotto erano delle traduzioni, ottieni il massimo riconoscimento proprio per non essere stato riconosciuto; a pensarci bene lo stesso accade per esempio anche ai restauratori, artigiani anch’essi: il loro lavoro è un successo quanto più il loro intervento risulta “invisibile”. A differenza di un architetto, che si offenderebbe se gli dicessero che una sua costruzione non sembra progettata da un architetto, un traduttore tecnico sarà entusiasta della sua invisibilità.

Dall’altro lato, nel campo della traduzione letteraria, il traduttore si pone l’obiettivo di garantirsi la massima visibilità possibile, ad esempio facendo sì che il proprio nome sia citato in copertina. Tra l’altro la visibilità in quel caso è garanzia di qualità e retribuzioni adeguate, perché aiuta a mettere in evidenza i nomi dei traduttori migliori. Quindi anche qui l’invisibilità del traduttore tecnico risulterebbe bilanciata efficacemente dalla sua visibilità nella sua veste parallela di traduttore letterario.

Aggiungerei anche che, in tempi di crisi come questi, il settore della traduzione tecnica possa risultare più sensibile al ciclo economico, mentre quello editoriale lo è in misura minore, quindi il traduttore che opera nei due campi avrebbe anche un vantaggio in termini di diversificazione.

Per queste ragioni, per molte altre e per tutti i vantaggi reciproci ottenibili, queste due professionalità possono e forse dovrebbero opportunamente coesistere tra loro.

Condividi questa pagina:
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google
  • E-mail this story to a friend!
  • Print this article!

Commenti

3 commenti su "Traduzione letteraria e traduzione tecnica: due professionalità separate?"

  1. Marina on 16-04-2009 10:36 am 

    Davvero utile questo articolo di Stefano Spila. I punti toccati sono fondamentali ed è assolutamente necessario che un giovane traduttore alle prime armi sia consapevole di come funzionino i due mercati, tecnico e editoriale.
    Come Stefano sottolinea, sarebbe davvero un bene che chi punti alla traduzione letteraria sia consapevole del fatto che questo tipo di traduzione rientra nel più vasto campo della traduzione editoriale e che un traduttore editoriale è necessariamente una sorta di “ibrido” tra le due figure canoniche, ovvero tra un traduttore letterario e uno tecnico. Saper scrivere bene è fondamentale comunque anche per un traduttore tecnico e sapere fare ricerche terminologiche approfondite è una capacità che spetta anche al traduttore letterario.
    Altro punto importante è sicuramente quello delle tariffe: ancora molti traduttori tecnici rimangono basiti di fronte alle tariffe medie del mercato editoriale italiano. Anche in questo caso è fondamentale che il traduttore agli inizi della propria carriera (ma anche il traduttore tecnico che per la prima volta si avventuri nel mercato editoriale) sia consapevole della netta differenza in termini economici tra i due mercati, oltre all’abitudine diffusissima dell’editoria di utilizzare una cartella diversa rispetto al mercato tecnico, in genere da 1.800 o 2.000 battute.

    Marina

  2. Luca (traduttore tecnico per forza) on 17-01-2010 9:55 pm 

    … si, ma perché?
    Perché un lavoro che richiede più impegno, più tempo e spesso anche maggiore preparazione, ossia il lavoro di traduzione di saggi e letteratura viene pagato circa la metà del prezzo della traduzione tecnica?
    E soprattutto perché (come dimostrò anche il presidente dell’AITI in un’intervista del 2007) il traduttore letterario viene generalmente pagato meno di una colf?

  3. Giuseppe Manuel Brescia on 24-04-2010 7:52 am 

    Bell’articolo.

    Da traduttore letterario che si perde in ricerche minuziose ogni volta che si trova davanti un linguaggio tecnico, non posso che sottoscrivere l’importanza e la complementarietà delle due branche di questa disciplina. Purtroppo sono molti i puristi romantici da un lato e gli automi troppo cinici dall’altro.

    Mi sento di dissentire solo su un punto, la visibilità. Perché, stando alla mia esperienza, l’invisibilità è quasi altrettanto presente nella vita del traduttore letterario. Vedere il proprio nome in copertina è un caso rarissimo, limitato di solito alle altrettanto rare nuove traduzioni dei classici della letteratura. Certo, il nome sul frontespizio è già qualcosa, ma i recensori (e spesso gli stessi autori) non ti nominano quasi mai, a meno che non abbiano critiche feroci da fare. Se un libro fila, scorre, è scritto bene, solitamente lodano l’autore. Posso garantirti che anche i più affermati traduttori letterari vivono nel limbo degli invisibili… Passa sul mio blog per leggere qualche post a riguardo, se ti va.

    Rispondendo a Luca, infine, credo si tratti semplicemente di mercato. Tutti hanno bisogno dei loro manuali d’istruzioni, le imprese devono tradurre tutta la documentazione per gli impiegati. Quanti, invece, oggi, in Italia, comprano libri che non siano firmati da comici o calciatori (e scritti da ghostwriter ancor più invisibili del traduttore)?

Scrivi le tue opinioni su questo articolo...
e se vuoi pubblicare un'immagine con il tuo commento scegliti un gravatar!