GILT, catastrofismo e qualità delle traduzioni

Pubblicato il 23-04-2009 da Stefano Spila  
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The best thingStefano Spila ha letto un recente post di Luigi Muzii sul suo blog Il Barbaro in cui si critica la visione della qualità che EST ha proposto nella prima puntata di Tradurre (“l’insistenza sulla qualità è utile ad accattivarsi le simpatie dei colleghi, ma terribilmente fuori sintonia rispetto ai tempi e agli umori di un mercato che guarda ad altro e della qualità ha un concetto del tutto diverso”). Stefano ci ha inviato il suo punto di vista che volentieri pubblichiamo.

Non solo GILT

È indubbio che il settore GILT (Globalisation, Internationalisation, Localisation, Translation) ha sottratto molto lavoro al mercato della traduzione, ma è altrettanto vero che ha assorbito gran parte della committenza “industriale”, per definizione più interessata alla quantità che alla qualità, e a testimoniarlo ci sono le decine, centinaia e migliaia di manuali illeggibili in italiano e in altre lingue.

I mercati della traduzione sono assai articolati e complessi e nessun acronimo potrebbe definirli interamente, inoltre il fenomeno GILT esiste in prevalenza per i grandi committenti di grandi volumi di traduzioni molto ripetitive e adatte per questo settore. L’eccessiva importanza attribuita al fenomeno GILT è un errore alimentato dalle distorsioni che si percepiscono in una fase di crisi come quella attuale, soprattutto in comparti specifici (la crisi a sua volta rafforza in questa fase lo sviluppo del comparto GILT per via delle minori risorse disponibili).

Imputare tutto a questa sigla sarebbe un errore, come è stato un errore sostenere che l’aumento dei prezzi dei cereali registrato un anno fa fosse da imputare all’espansione del mercato dei biocombustibili, e cioè una tendenza di lungo termine, se confermata.

Se fosse stato vero, la spirale di quei prezzi sarebbe stata inarrestabile e invece sono tornati indietro  molto rapidamente, a sottolineare che si trattava di guizzi speculativi di breve sullo sfondo di una probabile tendenza di lungo periodo.

Polverizzazione del mercato e qualità

Il mercato appare oggi più polverizzato di prima e in un certo senso torna a essere il mercato classico che si trovava di fronte un traduttore molti anni fa, ed è quindi un mercato che esige proprio la qualità di cui parla la European School of Translation e questo per una serie di motivi.

Pensiamo, solo per fare un esempio, agli studi legali: il volume di traduzioni che richiedono, la qualità attesa e i budget disponibili nonché la flessibilità e l’urgenza escludono nella stragrande parte dei casi il ricorso a una traduzione “industrializzata”. Ma, soprattutto, si tratta di committenti estremamente competenti in materia che però affidano all’esterno questi lavori perché il loro tempo ha un valore di norma troppo elevato perché possa essere dedicato alla traduzione.

Ecco che in quei casi la qualità diventa un elemento determinante per raggiungere il cliente, ma soprattutto per mantenerlo e acquisire altri clienti che ruotano attorno a esso, e il portafoglio clienti dei traduttori freelance è fatto in prevalenza di clienti di queste dimensioni, e ove non lo fosse, sarebbe consigliabile rafforzare questa componente.

Altra tendenza che ho riscontrato di persona, del tutto naturale: molti traduttori ex localizzatori si riversano ora sul mercato della traduzione tecnica in senso generale proponendosi in svariati settori tecnici, nell’economico, nel legale e così via.

E allora a maggior ragione, anche per questo, per i freelance che attingono a un bacino “polverizzato” di clienti di piccola e media dimensione è il momento di investire sempre più nella qualità, proprio la qualità di cui si parla alla EST e in altri contesti analoghi, per distinguersi ed eccellere ancora di più su quel mercato sempre più popolato che si confronta con clienti che spesso sono molto esigenti e competenti, molto più dei grandi committenti dei lavori “all’ingrosso”.

Tra l’altro, la riduzione temporanea del volume di lavoro dovuta alla crisi rappresenta semmai un eccellente momento per investire nella qualità per i traduttori freelance, proprio perché se tra uno o due anni dovesse realmente esserci la ripresa, quella qualità potrà pagare molto.

Commodification, USP e catastrofismi vari

Se osservo singolarmente tutti i miei clienti, io che non mi occupo più di localizzazione da molto tempo, non uno, e dico “nemmeno uno” potrebbe essermi sottratto da nessuna commodification, “industrializzazione” o altro processo o acronimo che sia, e immaginare che possano rivolgersi a chissà quale big player sarebbe come ipotizzare che io mi rivolgessi al mercato indiano o cinese per la revisione della mia caldaia a gas, per quello mi rivolgo a un fornitore locale, se mi dimostra la sua competenza e qualità.

Inoltre dobbiamo ricordarci che il mercato europeo continua a essere radicalmente diverso da gran parte di quello globale: pensiamo ai grandi marchi europei dei settori degli elettrodomestici, delle auto e di tanti altri settori, e vediamo come la Unique Selling Proposition continui a essere dominante sul mercato europeo, perché le aziende che significano qualità continuano a essere ai primi posti, in Europa ma anche nel mondo, indipendentemente dalle dinamiche di globalizzazione. Sintetizzando: la gente quando può compra la qualità e da noi non si vendono auto a tre ruote.

E la qualità la esportiamo, in Europa la qualità è rimasta un valore centrale, e non a caso prevalentemente i prodotti europei “significano” qualità in tutto il mondo.

Quindi ribadirei che sul mercato europeo le tendenze di lungo vanno distinte dai guizzi di breve termine, e quando si tornerà alla ripresa, catastrofismi permettendo, la tendenza di fondo all’industrializzazione del nostro settore resterà invariata, ma non incorporerà più questi effetti di breve termine così forti, e sarà, appunto, una tendenza di lungo periodo per il settore nel suo complesso e per determinati suoi comparti in modo particolare, appunto drastica e ripida solo per i settori più adatti e forse addirittura vocati all’industrializzazione.

Alla fine di questo periodo sul mercato ricompariranno i committenti che sono stati fermi per motivi di bilancio, quelli rimasti scottati e delusi e spesso anche danneggiati gravemente dalle traduzioni a 5 euro a cartella, ci saranno ancora i nostri clienti già acquisiti e i clienti nuovi, e per tutti questi pesci l’esca più efficace continuerà a essere la qualità, per banale che possa sembrare.

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Commenti

2 commenti su "GILT, catastrofismo e qualità delle traduzioni"

  1. Sogni di qualità « Taccuino di traduzione 2.0 on 28-04-2009 8:47 am 

    [...] e rimpalli fra il blog della European School of Translation e quello del Barbaro, su quantità e qualità nel mondo della [...]

  2. elisabetta bertinotti on 31-05-2010 1:55 pm 

    La qualità fornita da numerose agenzie italiane è dubbia. Il fenomeno GILT…. un mercato sempre più ampio ma alla ricerca di prezzi bassi a discapito della qualità. Questo è un po’ ilo destino globale. Invito a consultare il mio blog per ulteriori approfondimanti : http://wwwtraduttoretecnico.blogspot.com/

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