Facciamoci vedere insieme

Pubblicato il 03-04-2009 da Redazione  
Archiviato in Editoriale

Facciamoci vedere

Aprile è il mese della visibilità qui a EST e abbiamo deciso di fare un piccolo esperimento, per capire qual è l’immagine che i “non addetti ai lavori” hanno della nostra professione.

Abbiamo chiesto a venti persone di rispondere a un miniquestionario, quattro domande sul lavoro del traduttore. I risultati non hanno ovviamente alcun valore statistico, ma forse possono aiutarci a gettare luce sul modo in cui viene considerato il nostro mestiere.

Alla prima domanda (Che cosa è e che cosa fa un traduttore?) quasi la metà degli intervistati ha risposto facendo riferimento all’interprete (“una persona che traduce tra persone di lingue diverse”, “il traduttore è uno che traduce all’istante, che può interpretare e riformulare il pensiero di chi parla”, “quello che traduce in televisione”). La figura del traduttore letterario o editoriale è risultata la più citata mentre solo un decimo dei rispondenti ha citato il traduttore tecnico.

Quando abbiamo chiesto quali sono le competenze o abilità che deve possedere un traduttore, la maggior parte delle persone ha fatto riferimento alla conoscenza della lingua straniera e solo un terzo alla capacità di comunicare in modo adeguato nella propria lingua materna.

Pochissime le risposte in cui venivano citate le competenze tecniche o relative ai linguaggi specialistici. Solo il 10% ha poi fatto esplicitamente riferimento alle competenze informatiche.

Altri hanno parlato di “arte oratoria”, conoscenze culturali, formazione umanistica e sensibilità personale.

Quando abbiamo chiesto se il traduttore può essere considerato un libero professionista, alla stregua di avvocati o architetti, una minoranza (25%) ha risposto positivamente.

La domanda finale, volta a conoscere i committenti e datori di lavoro, ha confermato i risultati precedenti: i traduttori vengono spesso considerati dipendenti (soprattutto di case editrici, agenzie letterarie o di traduzione, ministeri) e i freelance sarebbero richiesti soprattutto da giornali e media in genere e dall’editoria. Una percentuale minima di rispondenti indica le aziende (ad es. import/export) tra i potenziali clienti dei servizi di traduzione.

Il nostro minisondaggio presenta una situazione che forse in parte già immaginavamo: gli interpreti sono i professionisti della lingua più visibili (e rubano così la scena – oltre al nome – ai colleghi che lavorano con la lingua scritta). Pochi danno attenzione alle competenze di scrittura in L1 e quasi nessuno dà importanza alle abilità (o agli strumenti) di carattere informatico o tecnologico.

Tra i traduttori, già poco visibili e poco conosciuti dal punto di vista professionale, la figura più invisibile è senz’altro quella del traduttore tecnico o tecnico-scientifico.

Noi di EST pensiamo che se la nostra professione è poco conosciuta e quasi invisibile dipende anche da noi. Per alcuni il problema è rappresentato dalla mancanza di un albo professionale. Per altri dalla mancanza di un’adeguata tutela contrattuale e sindacale. E poi c’è il problema delle tariffe, dei rapporti tra traduttori e agenzie di traduzione, dell’educazione del cliente, della formazione e della crescita professionale.

Noi di EST crediamo che per migliorare la visibilità della professione dobbiamo muoverci tutti insieme, trovando un linguaggio comune e idee condivise per farci vedere. Qualche idea ce l’abbiamo e ne parleremo con voi durante il mese. Non perdetevi le nostre nuove puntate di Tradurre e i primi due webinar di presentazione dei corsi dedicati alla Terminologia e a Wordfast. E soprattutto comunicateci le vostre idee e le vostre proposte scrivendo un commento qui sotto!

Buona lettura, buon ascolto e buona visione su e-schooloftranslation.org!

La Redazione

Foto “My cool glasses” su Flickr

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Commenti

2 commenti su "Facciamoci vedere insieme"

  1. Marysol ramirez on 14-04-2009 10:55 pm 

    Ciao! Prima di tutto vorrei farvi i miei complimenti per tutte le iniziative e per il modo in cui viene gestita Scuola di Traduzione Est, perche oltre a trovare argomenti molto interessanti li trovo sopratutto utili nel mio sviluppo professionale, io in reltà non ho molta esperienza (lavoro più come interprete) benché continuo a preparami giorno dopo giorno, nel attésa di essere chiamata…e per tutto questo, Grazie.

    Ora, riguardo questo test sperimentale ed i suoi risultati, credo che ci sia molto da fare, penso soprattutto che la nostra professiòne (anche se a volte viene chiamata “mestiere” e non lo trovo adeguato)deve essere intessa come tale, non soltanto come un “mestiere” di secondo livello, purtroppo l’errore radica nel credere che per svolgerla ci sia soltanto la conoscenza di almeno due lingue, il saper parlare bene non basta, non è cosi, per fare il traduttore o l’interprete richiede tutta una preparazione, un continuo aggiornamento, un saper comunicare…nel caso della traduzione letteraria anche il saper sovraporsi allo scrittore, ansi immedesimarsi in lui nelle sue parole in modo di riuscire a “plasmare e creare” le stesse emozioni nella lingua di arrivo…
    Potrei parlare ancora per molto sul argomento, ma con questo che ho scritto vorrei far capire che ABBIAMO MOLTO LAVORO DA FARE, dobbiamo farci valere e far capire che abbiamo bisogno anche di essere considerati come professionisti non come semplici mestieranti, ma dobbiamo dimostrarlo e credo che uniti e convinti riusciremo a farlo.

    Distinti Saluti
    Dott.ssa Marysol Ramirez

  2. Annarita Ferrara on 29-04-2009 5:11 pm 

    Salve a tutti, ecco la mia opinione in qualità di traduttrice tecnica con oltre 10 anni di esperienza sul campo. Prima osservazione: l’attività di “traduzione tecnica” può considerarsi relativamente giovane soprattutto per il suo evolversi parallelamente al settore tecnico/scientifico/informatico. Seconda osservazione: ad oggi l’attività di “traduzione tecnica” si è consolidata e definita con un tale grado di precisione da esigere la stessa visibilità e dignità di ogni altra professione. Il traduttore tecnico è un professionista maturo che vuole essere riconosciuto come tale e per questo è pronto ad agire insieme ai suoi colleghi con gli strumenti mediatici più opportuni.

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