Il traduttore freelance, questo sconosciuto

Pubblicato il 26-02-2009 da Raffaella Moretti  
Archiviato in Professione

Luoghi comuni e credenze popolari sulla professione del traduttore

771785316_40e6b99928_oIl problema della scarsa visibilità dei traduttori si riflette nella vita di tutti i giorni.
Presentarsi a qualcuno e dire di essere un avvocato, un medico o un bidello non provoca le stesse reazioni stupite e a volte interrogative che spesso affrontiamo dicendo che siamo traduttori, per giunta freelance, che spesso lavorano da casa. Diciamoci la verità, nemmeno molti di noi sapevano come si svolgesse realmente la giornata lavorativa di un traduttore, prima di intraprendere questo mestiere.

La svalutazione (spesso anche economica) della professione deriva principalmente dai numerosi pregiudizi che circolano tra chi non è del mestiere. Si crede che la corrispondenza tra le lingue sia automatica e biunivoca e che i traduttori siano delle macchine in grado di riprodurre qualsiasi frase o espressione gli si proponga, nell’unica soluzione valida possibile. Si può così assistere a scene del tipo:
“Ma cosa traduci?”
“In genere libri.”
“Eh, capirai la fatica, è tutto già pronto, tu devi solo ricopiarlo in un’altra lingua.”
(episodio raccontato dalla collega Chiara Marmugi)

Molti lamentano la scarsa considerazione da parte degli “addetti ai lavori”, ad esempio dell’editoria, che fanno poco per contribuire alla visibilità di professionisti, i quali restano relegati nel loro cantuccio dietro le quinte. Ma questo è nulla se confrontato con la difficoltà di dover spiegare alla gente comune che si tratta di un lavoro vero e proprio, un lavoro intellettuale che richiede studio, aggiornamento professionale e sacrifici.

C’è l’amico laureando in medicina che ti chiede di tradurgli un libro di 200 pagine che deve leggere “il più presto possibile” (concetto interpretabile in una misura di tempo che va da una settimana a massimo tre), che te lo paga, certo, mica pretende che tu glielo faccia gratis: te lo pagherà 50 euro, 100 se è un amico generoso.

C’è poi invece la persona totalmente sconosciuta, presentata da amici di amici di amici, che chiacchierando del più e del meno ti chiede:
“E che fai di bello nella vita?”
“La traduttrice.”
“Ah, e in che lingue traduci?”
“Traduco dall’inglese in italiano.”
Ti guarda con la faccia stralunata e interdetta di chi ha finalmente scoperto una nuova fonte di guadagno e dice:
“Sai, anche io so tradurre. Io già da ragazzino traducevo i testi delle canzoni!”
È ovvio che in determinati frangenti lo sforzo sovrumano per evitare di ridere e/o offendere la persona che si ha dinanzi è tale da provocare una gastrite lacerante.

Inutile parlare, poi, di quando si estrae dal cilindro la parola freelance: il tutto si fa molto più complesso. Flavia Cerrone parla con la sua fisioterapista:
“Che lavoro fai?”
“Sono una traduttrice, lavoro da freelance.”
“Ah che bello! E dove si trova Freelance?”
“Ehm, a Roma, sicuro che non lo conosci…”

Foto: “Surprise? Horror?” di Karynsig su Flickr Creative Commons

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Commenti

10 commenti su "Il traduttore freelance, questo sconosciuto"

  1. Manuela on 02-03-2009 7:53 pm 

    Già!
    E quando dicono: “Capirai…con il vocabolario siamo capaci tutti!”
    sigh:-((

    Non so tu, ma io, superata la fase della gastrite lacerante, vengo colta da una sensazione di bonaria comprensione per tanta ingenuità. Mi fanno quasi tenerezza:-)

  2. melanitraini on 03-03-2009 1:15 pm 

    Eh già… quei teneri clienti ingenui secondo cui tradurre è come inserire in un fax un foglio scritto in una lingua e… voilà! Esce dall’altra parte in un’altra lingua :)

  3. Roberta on 16-03-2009 11:14 am 

    a me la cosa più assurda che hanno detto è stata: “ah, beata te che lavori da casa…così puoi lavorare anche quando stai male!!!” Mi sto ancora chiedendo che cosa ci sia di bello a lavorare con la febbre a 39…mah! :)

  4. Anna on 09-09-2009 5:26 pm 

    Spesso quando dico che faccio la traduttrice, mi capita di avere delle reazioni del tipo:

    “Che bello, allora fai l’interprete!”

    - “No, veramente faccio la traduttrice.”

    - “Perché non è lo stesso?!”

    A quel punto, l’ignaro interlocutore capisce dal rosso iracondo del mio viso, che no, non è proprio lo stesso.

  5. Giusi on 09-09-2009 8:54 pm 

    Anche a me è capitata la cliente stupita (o dovrei usare la “d”) che mi ha chiesto come mai ci volesse tanto per tradurre il documento che mi aveva dato, visto che tutti sapevano che basta inserirlo in un fax…Un altro invece è stato fulminato sulla via di Damasco, e dopo avermi pagato la traduzione giurata, ha giurato che avrebbe fatto anche lui il traduttore…

  6. Eupremio on 23-11-2009 2:25 pm 

    Condivido tutto quello che avete scritto, nel senso che a me sono capitate le stesse , identiche cose.

    Quando nel 2006 sono andato in pensione come docente d’inglese, ho intrapeso la strada del traduttore freelance di inglese e polacco.
    A parte la diffusa ignoranza da nord a sud sulla differenza tra traduttore e interprete, la gente , anche acculturata, che ti chiama o ti scrive per i preventivi circa le traduzioni, o fa finta di non conoscere la tempistica e il tariffario minimo oppure non immagina minimamente cosa c’è dietro una cartella tradotta con scrupolo.
    Le cause di tutto ciò sono certamente ataviche e riconducibili alla cronica ignoranza di fondo delle lingue straniere nel nostro Paese.

  7. Shinja on 01-12-2009 2:18 am 

    Buonasera a tutti, quasi mi vergogno a svcrivere poichè leggo che siete tutti professionisti traduttori, mentre io sono una principiante, per di più senza laurea, non avendo potuto studiare (ma lasciamo da parte i capitoli da libro “Cuore”).
    Negli anni, non avendo titoli e per problematiche personali, mi sono allenata con le traduzioni di siti web, menu dei ristoranti, libri di harry potter (amiche con tendenze psicotiche che non potevano ASSOLUTAMENTE aspettare l’uscita dell’edizione italiana) ed altre piccole cose… Ovviamente quando mi è andata di lusso ho preso 50€.
    Quello che volevo chiedere a Voi, che già siete inseriti in questo affascinante mondo, è una piccola indicazione o un consiglio su come muovermi per trasformare finalmente in professione questa passione.
    Ah che sbadata: le lingue che tratto sono l’inglese ed il giapponese.

    Grazie in anticipo a chi volesse rispondere!

  8. Raffaella Moretti on 02-12-2009 3:17 pm 

    Cara Shinja, il consiglio che mi sento di darti è quello di cercare di approfondire i tuoi studi, che non devono essere necessariamente universitari, anzi. Potrai misurare le tue capacità e metterti alla prova. Dà un’occhiata alla sezione “professione” e in particolare a quella “primi passi”: troverai dei suggerimenti. Tra l’altro, spesso EST organizza corsi per traduttori alle prime armi, quindi tienici d’occhio.
    Per quanto riguarda l’ingresso nel mercato, è dura ma non impossibile, e ti consiglio di iniziare a entrare nel mondo virtuale dei traduttori attraverso le mailing list e le community.
    A presto e in bocca al lupo
    Raffaella

  9. Lorena on 19-03-2010 12:03 pm 

    sono una laurenda e di rospi da ingoiare ne troverò lungo il cammino.. ma un’esperienza scioccante è stata questa:lavorando per un’importante manifestazione sportiva come traduttrice, il collega laureato in Lingue e bla bla mi concede una rapida occhiata alla sua traduzione..dall’italiano all’inglese……..
    “facile…sono andato su google translator e ho fatto la traduzione…non posso perder tempo a leggere l’intero testo e poi tradurre con il dizionario..o che”…….

    beh forse è anche per colpa di questo povero cretino che la gente poi ti urla in faccia “e quanto ci metti a tradurre tre paginette!!!!”

  10. Bruna on 07-07-2010 1:09 pm 

    Esempi calzanti! Io vivo a Londra da qualche anno e collaboro con diversi siti web per traduzioni e copywriting. Qualche mese fa, parlando con la mia nuova coinquilina, dico, tutta contenta: “Ho una nuova commissione. Traduco articoli dall’inglese all’italiano per un sito di viaggi”. Lei, gelosa: “Quanto prendi?” Glielo dico. “Ma anch’io posso farlo. Mi passi il contatto?” Poi ci ripensa, e dice ” Ah…ma non so l’italiano!”.
    Oh my God!

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