E-learning, piattaforme, video conferencing: il professore che fine fa?

Pubblicato il 29-01-2009 da Federica Campoli  
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L’e-learning è un’arma letale. Pare che, nell’era del due punto zero, i professori cambieranno tutti lavoro. È veramente così? Spiegare cosa vuol dire ‘e-learning’, chiedersi se semanticamente equivalga a ‘formazione a distanza’, elencare i vantaggi per docenti e alunni, fare il nome delle piattaforme (ricche e povere) esistenti sul web, non è un gioco da ragazzi, soprattutto perché di portali di formazione ne esistono a bizzeffe. Far chiarezza si può: il web può insegnare, ma non da solo.

Spostare l’insegnamento sul web crea tanto rumore; lo dimostrano i più di quaranta convegni organizzati in tutto il mondo, da New Delhi alla Florida, (solo un paio in Italia e, tra l’altro, Expo sulla formazione in rete e non meeting) su e-learning, innovazione pedagogica, tecnologie di apprendimento, ambienti di insegnamento virtuale e, in generale, sul supporto a chi vuole imparare a distanza. Una delle convention più accreditate si svolge ogni dicembre, dal 2000, a Berlino: Online Educa Berlin, nel 2008 si è occupata, tra le altre cose, della narrativa e dei suoi possibili effetti sugli studenti, se usata come nuovo strumento di conoscenza attraverso il web.
L’e-learning non è un tema nuovo, ma nemmeno abbastanza vecchio da essere stato già esaminato a sufficienza, in Italia, almeno, tanto da non creare ansie inutili. Quello che il panorama europeo ci offre, infatti, non ha nulla a che fare con un’accozzaglia di idee; è più uno spettacolo, ordinato, fluido, con tanto di fuochi d’artificio: prendendo spunto dall’articolo di Repubblica della settimana scorsa, le ricerche hanno portato a un’Europa e a un resto del mondo in cui, insegnare dal web fa bene ai docenti, agli alunni e alle università.
I casi più emblematici, riguardano le regioni germanofone: Austria, Germania e Svizzera non sono al passo con i tempi, li hanno addirittura snobbati, fornendo già dal 2008, corsi di laurea completamente in rete. Ma soprattutto: lì, si è spiegato ai docenti cosa ci guadagnano loro, e come lavorare. A guardare i siti dell’Università di Konstanz, di Francoforte, di Friburgo, tanto per citarne alcuni, ci si accorge che l’apprendimento a distanza, per i tedeschi, esiste da anni: gli iscritti ai corsi trovano il materiale delle lezioni su internet circa dieci minuti dopo la fine della lezione, il tempo di un pezzo di torta in mensa.

Esistono tutorati, e chi manca un giorno, scopre pagine web con résumé accuratissimi. Avvicinarsi all’e-learning non vuol dire, quindi, scaricare file pdf creati con copia/incolla coperti da copyright: l’accostamento deve valere per professori e alunni. È nato un sito super fornito di notizie utili, per la prima volta, anche per chi sta (o stava!) dietro la cattedra: bildungsspiegel.de è una vera fonte di saggezza, perché è tra i pochi siti ad avere capito che passare al virtuale potrebbe comportare non pochi disagi. Ecco allora un How-to completo: si rassicurano i docenti del fatto che, le vecchie lezioni, le prove scritte, il tutorato, saranno sostituiti da forme telematiche equivalenti: ipertesti, videoconferenze, community, senza che lo stile personale di ognuno sia quindi intaccato. I vantaggi sono molteplici: le due parti non devono rispettare orari accademici imposti dalle lezioni frontali, possono riunirsi quando vogliono dato che l’accesso ai podcast è sempre possibile.

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Commenti

2 commenti su "E-learning, piattaforme, video conferencing: il professore che fine fa?"

  1. Laura De Renzis on 04-03-2009 4:09 pm 

    Cara Federica,
    ho letto con interesse il suo articolo comparativo centrato sulle regioni germanofone.
    Vorrei, a titolo informativo, segnalarle alcune iniziative di un Consorzio interuniversitario italiano che si chiama ICoN, Italian Culture on the Net forse poco conosciuto in Italia (e comprendera’ leggendo la mia lettera) ma oramai piuttosto noto all’estero (almeno agli specialisti del settore e a chi si interessa di lingua e cultura italiana. Si tratta di un consorzio nato nel gennaio del 1999 e che dal 2001 eroga un Corso di laurea interamente telematico in Lingua e cultura italiana riservato a cittadini stranieri e italiani residenti all’estero, con esami di fine semestre e prova finale presso poli didattici sparsi in tutto il mondo (Rappresentanze italiane, dipartimenti universitari, Comitati della Societa’ Dante Alighieri, ecc). Il diploma di laurea e’ congiunto ed e’ rilasciato dall’universita’ sede del Consorzio (attualmente Pisa).
    Lo scorso anno ICoN ha attivato (coinvolgendo direttamente tre delle universita’ socie – Bari, Genova e Pisa – che rilasciano il titolo) un Master universitario di I livello in Traduzione specialistica verso l’italiano, http://www.mastertraduzionespecialistica.it (erogazione in modalita’ blended), offerto anche in questo caso a cittadini stranieri e italiani residenti all’estero. Tra alcuni mesi si concludera’ la prima edizione e poco dopo ne attiveremo una seconda. A partire dal prossimo luglio attiveremo anche un Master universitario di I livello in Didattica della Lingua e della Letteratura italiana (con diploma rilasciato dalle Universita’ socie di Perugia e Siena per Stranieri), http://www.masterdidattica.it. Anche questa iniziativa didattica e’ riservata a cittadini stranieri e italiani residenti all’estero, e anche questo master e’ erogato in modalita’ blended.
    Spero che anche queste informazioni risultino di interesse suo e dei suoi colleghi.
    Cordialita’
    Laura De Renzis
    resp. relazioni esterne Consorzio ICoN Italian Culture on the Net

  2. Fabrizio Scatena on 09-03-2009 6:32 pm 

    Gentile Laura De Renzis,

    volevo chiederle informazioni in merito al rapporto che il mondo univeristario, e delle imprese, ha con i sistemi di e-learning nei paesi anglosassoni (Inghilterra e Irlanda in particolare).

    Grazie

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